Alessandro Manzoni

Adelchi

La gloria e la sofferenza

La personalità di Adelchi viene definita soprattutto nelle due scene che qui si riuniscono l’una di seguito all’altra. L’atto III si apre con un colloquio fra il principe e l’amico Anfrido. I due credono che la situazione militare sia ancora favorevole: i Longobardi, infatti, presidiano l’unico valico che i Franchi hanno a disposizione per entrare in Italia. I Franchi, di conseguenza, non possono avanzare e stanno organizzando la ritirata. I Longobardi sono sul punto di ottenere la vittoria non grazie a uno scontro militare ma grazie a questa tattica astuta che non lascia morti sul campo. Ciononostante, l’insoddisfazione e lo scoramento di Adelchi sono profondi.

    ADELCHI
   
15   [...] Ei1 parte, il vile
    offensor2 d’Ermengarda, ei che giurava
    di spegner la mia casa;3 ed io non posso
    spingergli addosso il mio destrier, tenerlo,4
    dibattermi5 con esso, e riposarmi
20   sull’armi sue! Non posso! In campo aperto
    stargli a fronte, non posso!
    [...] Il messo6
30   che mi dirà: Carlo è partito, un lieto
    annunzio mi darà: gioia mi fia
    che lunge ei sia7 dalla mia spada!





    ANFRIDO
    O dolce
    signor, ti basti questa gloria.
    [...]





    ADELCHI



    La gloria? il mio
    destino è d’agognarla,8 e di morire
45   senza averla gustata. Ah no! codesta
    non è ancor gloria, Anfrido. Il mio nemico
    parte impunito; a nuove imprese ei corre;
    vinto in un lato, ei di vittoria altrove
    andar può in cerca;9 ei che su un popol regna
50   d’un sol voler, saldo, gittato in uno,
    siccome il ferro del suo brando; e in pugno
    come il brando lo tiensi.10 Ed io sull’empio11
  che m’offese nel cor,12 che per ammenda13
    il mio regno assalì, compier non posso
55   la mia vendetta! Un’altra impresa,14 Anfrido,
    che sempre increbbe al mio pensier,15 né giusta
    né gloriosa,16 si presenta; e questa
    certa ed agevol fia.17





    ANFRIDO



    Torna agli antichi
    disegni il re?18









    ADELCHI



    Dubbiar ne puoi?19 Securo
60   dalle minacce d’esti Franchi, incontro
    l’apostolico sire20 il campo tosto
    ei moverà21: noi guiderem sul Tebro22
    tutta Longobardia, pronta, concorde
    contro gl’inermi,23 e fida allor che a certa
65   e facil preda la conduci.24 Anfrido,
    qual guerra! e qual nemico! Ancor ruine
    sopra ruine ammucchierem:25 l’antica
    nostr’arte è questa: ne’ palagi il foco
    porremo e ne’ tuguri;26 uccisi i primi,
70   i signori del suolo, e quanti a caso
    nell’asce nostre ad inciampar verranno,
    fia servo il resto, e tra di noi diviso;27
    e ai più sleali e più temuti, il meglio
    toccherà della preda.28 – Oh! mi parea,
75   pur mi parea che ad altro io fossi nato,
    che ad esser capo di ladron;29 che il cielo
    su questa terra30 altro da far mi desse
    che, senza rischio e senza onor, guastarla.31
    – O mio diletto!32 O de’ miei giorni primi,
80   de’ giochi miei, dell’armi poi, de’ rischi
    solo compagno e de’ piacer; fratello
    della mia scelta,33 innanzi a te soltanto
    tutto vola sui labbri il mio pensiero.34
    Il mio cor m’ange,35 Anfrido: ei mi comanda
85   alte e nobili cose;36 e la fortuna
    mi condanna ad inique;37 e strascinato
    vo per la via ch’io non mi scelsi, oscura,
    senza scopo; e il mio cor s’inaridisce,
    come il germe caduto in rio terreno,
90   e balzato dal vento.38







    ANFRIDO



    Alto infelice!39
    Reale amico! Il tuo fedel40 t’ammira,
    e ti compiange. Toglierti la tua
    splendida cura41 non poss’io, ma posso
    teco sentirla42 almeno. Al cor d’Adelchi
95   dir che d’omaggi, di potenza e d’oro
    sia contento, il poss’io?43 dargli la pace
    de’ vili, il posso?44 e lo vorrei, potendo?
    – Soffri e sii grande: il tuo destino è questo,
    finor: soffri, ma spera: il tuo gran corso45
100   comincia appena; e chi sa dir, quai tempi,
    quali opre46 il cielo ti prepara? Il cielo
    che re ti fece, ed un tal cor47 ti diede.







Metro: endecasillabi sciolti. 

ADELCHI "PRIGIONIERO" DELLA REALTÀ STORICA Adelchi si sfoga con l’unico suo amico sincero, Anfrido, che ha un ruolo di “spalla”, di comprimario: è cioè un personaggio che ha la sola funzione di far risaltare chi è in scena con lui. Adelchi si sente offeso nel suo amore per la sorella Ermengarda e minacciato in quanto principe longobardo. La sua aspirazione è affrontare in battaglia Carlo Magno. Egli vuole dimostrare, prima di tutto a se stesso, il suo senso dell’onore. Ma la realtà va in direzione contraria. Lo scontro tra gli eserciti pare impossibile, visto che i Franchi sono sulla via del ritiro. La gloria militare si allontana: l’onore non può essere ristabilito attraverso la vendetta.
Questa situazione non solo impedisce la realizzazione dei desideri di Adelchi, ma favorisce il progetto politico paterno, che lui disapprova e al quale si deve sottomettere: invadere i territori dello Stato pontificio. Ciò significa portare distruzione e morte fra le popolazioni locali. Adelchi prevede, ed è motivo di ulteriore afflizione, che le conseguenze ricadranno tanto sui ricchi quanto sui poveri (a cui alludono i nomi delle abitazioni: palagi v. 68 e tuguri v. 69).
Inoltre, la ragione politica spinge inevitabilmente Desiderio a rendere più solido il suo potere. Per ottenere questo risultato, dovrà assegnare i maggiori benefici ai Longobardi infedeli, quelli che teme di più. Verranno premiati i più infidi, coloro che assecondano il capo solo per la speranza di bottino, senza avere una visione politica di lungo periodo. Ben diversa è la condizione politica dei Franchi. Carlo Magno regna su un popolo unito e obbediente, dalla volontà omogenea: è uno strumento potente con cui il re può realizzare i suoi ambiziosi progetti politici.

IL DISSIDIO ROMANTICO TRA IDEALE E REALE Violenza e iniquità: sono questi i cardini su cui si muove il progetto politico di Desiderio. Non perché Desiderio sia malvagio o politicamente inetto: sono le regole della vita reale, e bisogna accettarle. Adelchi sperava che gli fosse dato in sorte un destino migliore, più glorioso. Voleva realizzare imprese nobili agendo valorosamente. Invece le circostanze lo spingono verso un ruolo oscuro e moralmente basso: si sente come un seme che non riesce a germogliare perché la realtà non lo permette (vv. 88-90).
Anfrido ammira e loda l’altezza d’animo di Adelchi. Ne compiange l’infelicità, ma la collega alla grandezza della personalità di Adelchi, come se sofferenza e grandezza non potessero essere separate. Adelchi è lacerato nel contrasto tra aspirazioni e realtà, tra la sua visione del mondo e la pratica del potere cui è costretto dall’obbedienza al padre: tutto questo fa di Adelchi un eroe romantico, al pari di Jacopo Ortis (> rimando). I due condividono sia gli slanci generosi, tesi a cambiare la realtà politica che li circonda, sia l’impossibilità a tradurli in azioni efficaci. Si infrangono entrambi contro il muro della storia e del potere.

UNO STILE TRAGICO MENO COMPLESSO DI QUELLO DI ALFIERI La tragedia è un genere nobile: la qualità dello stile dev’essere alta. Manzoni vuole però ottenere una forma meno letteraria e aulica rispetto a quella della tradizione cinque-settecentesca, e soprattutto rispetto a quella di Alfieri. Per prima cosa, contiene la lunghezza delle frasi. Poi, rispetta l’ordine naturale delle parole nella frase (che è soggetto, verbo, complemento oggetto, complementi indiretti).
Diventano più rari gli iperbati (ossia la separazione di parole tra loro sintatticamente connesse inserendone altre), che accrescono la difficoltà e dunque la letterarietà dello stile (un esempio è ai vv. 48-49 «ei di vittoria altrove / andar può in cerca»). Infine, Manzoni usa con una certa parsimonia termini che appartengono al lessico più tradizionale e più aulico (ma in questa categoria rientrano, per esempio, brando v. 51, ammenda v. 53, Securo v. 59, esti v. 60, i latinismi m’ange v. 84 e cura v. 93).

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Ricostruisci sinteticamente la trama delle argomentazioni su cui si fonda il dialogo tra Adelchi e Anfrido: qual è il dilemma di Adelchi? E qual è la posizione che assume Anfrido nei confronti dell’amico?



ANALIZZARE


2. Le parole di Adelchi sono caratterizzate da una forte coloritura retorica: a quali soluzioni espressive ricorre, nei vv. 15-32, per sottolineare il suo stato d’animo?



3. Ripercorri il lungo discorso dell’eroe dal v. 50 al v. 83 rilevando la presenza di climax, enjambement, antitesi e chiasmo.



4. Quale figura retorica è presente nei vv. 88-90 («il mio cor s’inaridisce, / come il germe caduto in rio terreno, / e balzato dal vento»)?



INTERPRETARE


5. Il dissidio, tipico dell’eroe romantico, tra “reale” e “ideale” emerge in alcuni passaggi del lungo discorso di Adelchi ad Anfrido. Ripercorri con un compagno questa parte della scena, evidenziando e spiegando i punti in cui traspare in modo più evidente la “crisi dell’individuo”.



6. Adelchi: “oppresso” o “oppressore”? Sulla scorta di questa scena, e della tua conoscenza generale dell’opera, rispondi al quesito.



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  1. Ei: Carlo Magno.
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  3. offensor: colui che ha offeso, che ha oltraggiato.
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  5. spegner la mia casa: distruggere il mio casato.
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  7. tenerlo: trattenerlo.
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  9. dibattermi: combattere.
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  11. Il messo: il soldato che ha il compito di portare le notizie. È una figura tradizionale nella tragedia, fin dalla Grecia classica.
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  13. gioia ... sia: sarà (fia) per me una gioia che egli sia lontano. Sono frasi ironiche: la notizia della ritirata di Carlo Magno non sarà lieta.
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  15. d’agognarla: di desiderarla con forza.
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  17. vinto ... cerca: vinto in Italia (in un lato, cioè sul fronte longobardo), egli può andare a cercare vittorie su altri popoli (altrove).
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  19. ei ... tiensi: egli che regna su un popolo che ha un sola volontà, stabile, fuso in un unico stampo (gittato in uno) come (siccome) il ferro della sua spada (brando), e tiene il suo popolo in pugno come se fosse una spada. All’opposto invece, tra i Longobardi, molti duchi aspettavano l’occasione per rovesciare il dominio di Desiderio e di Adelchi.
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  21. empio: peccatore.
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  23. nel cor: nei miei affetti intimi, cioè nell’amore per la sorella Ermengarda.
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  25. per ammenda: per risarcimento dell’offesa che mi ha inflitto. È detto in senso ironico: ripudiando Ermengarda, Carlo Magno ha offeso Adelchi e tutti i Longobardi; e invece che riparare a questo torto, li ha aggrediti.
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  27. Un’altra impresa: l’aggressione ai danni del papa progettata da Desiderio.
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  29. sempre ... pensier: ho sempre trovato ripugnante.
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  31. né gloriosa: perché condotta contro un nemico che non ha la possibilità di opporsi militarmente.
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  33. e questa ... fia: e questa è già stata decisa e verrà compiuta facilmente.
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  35. il re: Desiderio.
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  37. Dubbiar ne puoi: puoi dubitarne.
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  39. l’apostolico sire: il papa.
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  41. il campo ... moverà: egli muoverà subito (tosto) l’accampamento militare (il campo); “muovere il campo” significa, per metonimia, “fare una spedizione militare”: si designa la conseguenza attraverso la causa.
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  43. Tebro: è la forma latineggiante di Tevere.
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  45. inermi: disarmati; il papa non possedeva un esercito e doveva quindi chiedere aiuti agli stranieri (in questo caso ai Franchi di Carlo Magno).
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  47. fida ... conduci: (i duchi Longobardi sono) fedeli (solo) quando li conduci a un bottino (preda) certo e facile.
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  49. ruine ... ammucchierem: ammasseremo rovine sopra rovine.
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  51. ne’ ... tuguri: appiccheremo il fuoco nei palazzi (palagi) e nelle baracche (tuguri), cioè senza distinguere tra nobili e contadini.
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  53. uccisi ... diviso: dopo aver ucciso i capi (primi), i proprietari terrieri (signori del suolo), e quanti si imbatteranno per caso nelle nostri armi, il resto (della popolazione) sarà reso servo (fia servo) e sarà spartito tra noi (vincitori).
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  55. e ... preda: e ai (Longobardi) più sleali e di cui abbiamo più timore (più temuti) toccherà la parte migliore del bottino (preda).
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  57. capo di ladron: la guerra contro il papato è considerata da Adelchi un’azione immorale, un furto, in quanto mossa contro un nemico inerme; cielo: Dio.
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  59. su questa terra: sull’Italia.
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  61. altro ... guastarla: mi assegnasse un destino differente dal devastare la terra (guastarla) senza correre alcun rischio e senza conseguire alcun onore.
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  63. diletto: amico caro.
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  65. fratello ... scelta: Anfrido è un gasindio, parola che Manzoni spiega così: “Nei costumi germanici il dipendere personalmente dai principali [nobili] era, già ai tempi di Tacito, una distinzione ambita. Questa dipendenza, nel Medioevo, comprendeva il servizio domestico e il militare, ed era un misto di soggezione onorata, e di devozione affettuosa”.
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  67. innanzi ... pensiero: solo davanti a te dico apertamente tutto ciò che penso.
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  69. Il ... m’ange: il mio animo mi tormenta (angere in latino significa “stringere”, “opprimere”, e angor è “angoscia”).
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  71. alte e nobili cose: imprese magnifiche. Il termine Alto insieme a nobili forma una dittologia sinonimica: sono cioè due parole con significato molto simile, usate insieme per dare maggiore forza al concetto.
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  73. ad inique: a compiere azioni ingiuste.
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  75. il germe ... vento: il seme portato (balzato) dal vento e caduto in un terreno infecondo (rio). Attraverso un espediente retorico la cronologia delle due azioni viene invertita: questa figura retorica – con cui si antepone nella frase ciò che logicamente e cronologicamente viene dopo – si chiama ỳsteron pròteron.
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  77. Alto infelice: persona nobile e infelice.
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  79. fedel: amico fedele e leale.
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  81. splendida cura: angoscia nobile; è un ossimoro che sottolinea come l’angoscia di Adelchi sia motivata da nobili ragioni.
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  83. Teco sentirla: condividerla con te.
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  85. Al ... poss’io? : a un animo nobile come quello di Adelchi posso dire di accontentarsi degli omaggi, del potere e del denaro?
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  87. dargli ... posso?: posso proporgli di raggiungere quella serenità tipica di chi è vile?
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  89. il tuo gran corso: la tua vita, che sarà sicuramente gloriosa.
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  91. opre: azioni.
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  93. tal cor: un animo così nobile.
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