Galileo Galilei

Lettera a Benedetto Castelli

La natura parla più chiaramente delle Scritture

Il punto di partenza è lo stesso che abbiamo già visto nella lettera a Cristina di Lorena: le Scritture, dettate dallo Spirito Santo, non possono mentire. Ma anche la natura è emanazione di Dio; anzi, mentre le Scritture devono essere interpretate, la natura si offre direttamente ai nostri sensi. Pertanto non è ragionevole utilizzare le Scritture nelle dispute sulle cose di natura, perché è tanto più semplice avvalersi direttamente delle «sensate esperienze» (ossia dei fenomeni sperimentalmente osservabili) e dei ragionamenti basati su di esse. Galileo prosegue introducendo un’importante distinzione: mentre la verità profonda della Bibbia è infallibile, il suo senso puramente letterale può talvolta mentire, perché essendo rivolto alla plebe sceglie spesso un livello espositivo più elementare per «accomodarsi all’incapacità del vulgo». Come si vedrà, l’inizio del brano che leggiamo è molto simile (in alcuni passi identico) al primo brano dalla lettera a Cristina. Torneremo in seguito ad analizzare alcune significative differenze tra le due lettere.

Quanto alla prima domanda generica di Madama Serenissima, parmi che prudentissimamente fusse proposto da quella e conceduto e stabilito dalla Paternità Vostra, non poter mai la Scrittura Sacra mentire o errare, ma essere i suoi decreti d’assoluta ed inviolabile verità. Solo avrei aggiunto, che, se bene la Scrittura non può errare, potrebbe nondimeno talvolta errare alcuno de’ suoi interpreti ed espositori, in varii modi: tra i quali uno sarebbe gravissimo e frequentissimo, quando volessero fermarsi sempre nel puro significato delle parole1, perché così vi apparirebbono non solo diverse contradizioni, ma gravi eresie e bestemmie ancora2; poi che sarebbe necessario dare a Iddio e piedi e mani e occhi, e non meno affetti3 corporali e umani, come d’ira, di pentimento, d’odio, e anco talvolta l’obblivione4 delle cose passate e l’ignoranza delle future. Onde, sì come nella Scrittura si trovano molte proposizioni le quali, quanto al nudo senso delle parole, hanno aspetto diverso dal vero, ma son poste in cotal guisa5 per accomodarsi all’incapacità del vulgo, così per quei pochi che meritano d’esser separati dalla plebe è necessario che i saggi espositori produchino i veri sensi6, e n’additino le ragioni particolari per che siano sotto cotali parole stati profferiti7.
Stante, dunque, che la Scrittura in molti luoghi è non solamente capace, ma necessariamente bisognosa d’esposizioni diverse dall’apparente significato delle parole, mi par che nelle dispute naturali ella doverebbe esser riserbata nell’ultimo luogo8: perché, procedendo di pari9 dal Verbo divino la Scrittura Sacra e la natura, quella come dettatura dello Spirito Santo, e questa come osservantissima esecutrice de gli ordini di Dio; ed essendo, di più, convenuto nelle Scritture, per accomodarsi all’intendimento dell’universale, dir molte cose diverse, in aspetto e quanto al significato delle parole, dal vero assoluto; ma, all’incontro, essendo la natura inesorabile e immutabile e nulla curante che le sue recondite ragioni e modi d’operare sieno o non sieno esposti alla capacità de gli uomini10, per lo che ella non trasgredisce mai i termini delle leggi imposteli; pare che quello de gli effetti naturali che o la sensata esperienza ci pone innanzi a gli occhi o le necessarie dimostrazioni ci concludono, non debba in conto alcuno esser revocato in dubbio per luoghi della Scrittura ch’avesser nelle parole diverso sembiante11, poi che non ogni detto della Scrittura è legato a obblighi così severi com’ogni effetto di natura. Anzi, se per questo solo rispetto, d’accomodarsi alla capacità de’ popoli rozzi e indisciplinati, non s’è astenuta la Scrittura d’adombrare de’ suoi principalissimi dogmi, attribuendo sino all’istesso Dio condizioni lontanissime e contrarie alla sua essenza, chi vorrà asseverantemente sostenere che ella, posto da banda cotal rispetto, nel parlare anco incidentemente di Terra o di Sole o d’altra creatura, abbia eletto di contenersi con tutto rigore dentro a i limitati e ristretti significati delle parole12? E massime pronunziando di esse creature cose lontanissime dal primario instituto di esse Sacre Lettere, anzi cose tali, che, dette e portate con verità nuda e scoperta, avrebbon più presto danneggiata l’intenzion primaria, rendendo il vulgo più contumace alle persuasioni de gli articoli concernenti alla salute13.
Io crederei che l’autorità delle Sacre Lettere avesse avuto solamente la mira a persuader a gli uomini quegli articoli e proposizioni, che, sendo14 necessarie per la salute15 loro e superando ogni umano discorso, non potevano per altra scienza né per altro mezzo farcisi credibili, che per la bocca dell’istesso Spirito Santo. Ma che quel medesimo Dio che ci ha dotati di sensi, di discorso e d’intelletto, abbia voluto, posponendo l’uso di questi, darci con altro mezzo le notizie che per quelli possiamo conseguire, non penso che sia necessario il crederlo, e massime in quelle scienze delle quali una minima particella e in conclusioni divise se ne legge nella Scrittura16; qual appunto è l’astronomia, di cui ve n’è così piccola parte, che non vi si trovano né pur nominati i pianeti. Però se i primi scrittori sacri avessero auto pensiero di persuader al popolo le disposizioni e movimenti de’ corpi celesti, non ne avrebbon trattato così poco, che è come niente in comparazione dell’infinite conclusioni altissime e ammirande17 che in tale scienza si contengono.
Veda dunque la Paternità Vostra quanto, s’io non erro, disordinatamente procedino quelli che nelle dispute naturali, e che direttamente non sono de Fide18, nella prima fronte costituiscono luoghi della Scrittura, e bene spesso malamente da loro intesi19. Ma se questi tali veramente credono d’avere il vero senso di quel luogo particolar della Scrittura, ed in consequenza si tengon sicuri d’avere in mano l’assoluta verità della quistione che intendono di disputare, dichinmi20 appresso ingenuamente, se loro stimano, gran vantaggio aver colui che in una disputa naturale s’incontra a sostener il vero, vantaggio, dico, sopra l’altro a chi tocca sostener il falso? So che mi risponderanno di sì, e che quello che sostiene la parte vera, potrà aver mille esperienze e mille dimostrazioni necessari; per la parte sua, e che l’altro non può aver se non sofismi paralogismi e fallacie21. Ma se loro, contenendosi dentro a’ termini naturali né producendo altr’arme che le filosofiche22, sanno d’essere tanto superiori all’avversario, perché, nel venir poi al congresso, por subito mano a un’arme inevitabile e tremenda, che con la sola vista atterrisce ogni più destro ed esperto campione23? Ma, s’io devo dir il vero, credo che essi sieno i primi atterriti, e che, sentendosi inabili a potere star forti contro gli assalti dell’avversario, tentino di trovar modo di non se lo lasciar accostare24. Ma perché, come ho detto pur ora, quello che ha la parte vera dalla sua, ha gran vantaggio, anzi grandissimo, sopra l’avversario, e perché è impossibile che due verità si contrariino25, però non doviamo temer d’assalti che ci venghino fatti da chi si voglia, pur che a noi ancora sia dato campo di parlare e d’essere ascoltati da persone intendenti26 e non soverchiamente alterate da proprie passioni e interessi.

CHE COS’È UN CARTEGGIO SCIENTIFICO NEL SEICENTO Galileo usò la lettera a Castelli come modello per quella indirizzata (quasi due anni dopo) a Cristina di Lorena, e perciò è particolarmente interessante paragonarle. Innanzitutto è del tutto evidente la grande affinità tra i due testi: come si è potuto vedere, molte espressioni del primo brano riportato della lettera a Cristina di Lorena sono riprese parola per parola da quella a Castelli. Oggi sembrerebbe strano “riciclare” brani da una lettera per inserirli in un’altra due anni dopo. Dal punto di vista del destinatario, la cosa potrebbe apparire addirittura offensiva, perché priva il messaggio della specificità e del carattere personale che ci si aspetta da una lettera. Questo perché pensiamo alle lettere tra persone che si conoscono come a documenti di carattere privato, mentre ancora all’epoca di Galileo la corrispondenza, specie tra intellettuali, era vista come un’occasione di comunicazione potenzialmente pubblica.

UN CONFRONTO CON LA LETTERA A CRISTINA DI LORENA Tra la lettera a Castelli e quella alla Granduchessa ci sono, comunque, numerose differenze. Innanzitutto qui Galileo fa scelte lessicali più dirette rispetto alla lettera a Cristina di Lorena, badando meno, per così dire, alle buone maniere. Per esempio, scrive «per accomodarsi all’incapacità del vulgo», laddove rivolgendosi alla Granduchessa preferirà dire «per accomodarsi alla capacità del vulgo». Galileo modificherà anche «quei pochi che meritano d’esser separati dalla plebe» in «quelli che meritano d’esser separati dalla plebe». Ma al di là di queste differenze minute, i due testi divergono a un certo punto in maniera sostanziale. Nella lettera a Cristina di Lorena, infatti, Galileo fa seguire alle prime considerazioni sulla Bibbia lunghe pagine fitte di citazioni di autorità religiose, utilizzate soprattutto per difendere l’idea che sia lecito dubitare del senso letterale delle Scritture. Nella lettera a Castelli, come abbiamo visto, egli entra invece subito in argomento senza sentire la necessità, com’era dopo tutto naturale attendersi in una lettera a un collega, di fornire auctoritates a supporto.

GLI SCIENZIATI ANTICHI, I PADRI DELLA CHIESA, LA BIBBIA Per quanto riguarda le fonti, va fatta però una netta distinzione tra il ricorso a fonti scientifiche e quello a fonti di tipo religioso. Galileo considera i pochi scienziati ellenistici alle cui opere aveva accesso come autorità altissime, e anzi sembra talvolta consapevole della propria incomprensione della profondità dei testi archimedei. Inoltre è per lui naturale, in molte lettere, invocare l’autorità di scienziati come Archimede e Seleuco. I Padri della Chiesa vengono invece citati solo strumentalmente, quando e se sono utili a comprovare con la loro autorità le sue posizioni. Mentre è quindi corretto dire che Galileo si libera dall’eccessiva reverenza verso alcune auctoritates (principalmente Aristotele e i suoi epigoni) e ne usa abilmente per i suoi fini altre (santi e Padri della Chiesa), si deve anche ricordare che dal punto di vista strettamente scientifico la lettura delle opere greche rappresentò uno dei suoi principali punti di riferimento.
Particolarmente interessante è infine l’ultima parte (che sarà ripresa più brevemente nella lettera a Cristina di Lorena), in cui Galileo ironizza su chi, non avendo argomenti sperimentali o razionali a sostegno della propria posizione, si affida a «un’arme … tremenda» come la Bibbia. Quella di Galileo è una sottile analisi psicologica dei suoi avversari: egli afferma infatti che è probabile che essi, sentendosi inferiori nella disputa, usino la Bibbia più che altro per prevenire una vera discussione nel merito delle questioni scientifiche.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Sintetizza, anche in uno schema, la struttura argomentativa del testo, mostrando come il ragionamento si sviluppi dalle premesse all’argomentazione, alle conclusioni.

2 Il linguaggio delle Scritture è spesso metaforico: perché, secondo, Galileo è rischioso e dannoso «fermarsi sempre nel puro significato» delle loro parole?

3 Di che cosa Dio ha dotato l’uomo, secondo Galileo?

ANALIZZARE

4 Nella lettera predomina l’ipotassi. Individua i connettivi testuali (congiunzioni, locuzioni, e in generale tutti gli elementi sintattici che danno unità al testo), le ripetizioni e le sostituzioni lessicali (pronomi, aggettivi, perifrasi) che mirano a rendere il testo più sciolto e leggibile.

5 Nella lettera Galileo ricorre più volte alle proposizioni interrogative: quale funzione hanno nell’argomentazione?

6 Nel periodo «Però se i primi scrittori sacri avessero auto pensiero di persuader al popolo le disposizioni e movimenti de’ corpi celesti, non ne avrebbon trattato così poco» l’autore ricorre a una dimostrazione per assurdo: che cosa significa?

CONTESTUALIZZARE

7 Nel Medioevo, la lettura delle Sacre Scritture era fondata sulla distinzione fra senso letterale e senso allegorico. È quanto sostiene, per esempio, Dante nel Convivio, e il metodo può essere applicato alla stessa Commedia. La spiegazione di Galileo non è la stessa di Dante: in che cosa differisce?

8 La «sensata esperienza» e le «necessarie dimostrazioni» sono due momenti essenziali del metodo galileiano: di che cosa si tratta?

9 Alla luce di questo testo, descrivi in una ventina di righe il rapporto che Galileo istituisce tra la verità della Bibbia e la fede da una parte e la scienza e la ricerca empirica dall’altra.

Stampa
  1. quando volessero ... parole: quando [gli interpreti delle Scritture] si limitassero a considerare il significato puramente letterale.
  2. ancora: anche.
  3. affetti: sentimenti, emozioni.
  4. obblivione: dimenticanza.
  5. guisa: modo, maniera.
  6. sensi: significati.
  7. e n’additino ... profferiti: e spieghino le ragioni per cui i veri significati sono stati enunciati attraverso quelle parole.
  8. mi par ... luogo: mi sembra che trattando di questioni di natura la Bibbia non debba essere tenuta in grande considerazione.
  9. di pari: allo stesso modo.
  10. nulla ... uomini: del tutto indifferente al problema di farsi comprendere dagli uomini.
  11. ch’avesser ... sembiante: che quanto al significato letterale sembrassero diverse.
  12. Anzi, se … parole?: il periodo, senza essere particolarmente complesso, è però piuttosto lungo e pertanto ne forniamo una sintesi: “Anzi, se, al fine di farsi comprendere da tutti, la Bibbia arriva a dire cose non vere perfino di Dio stesso, chi potrebbe fidarsi del suo senso letterale quando essa tratta della Terra, del Sole o di altri elementi della creazione?”.
  13. E massime ... salute: anche di questa frase forniamo una sintesi: “tanto più affermando a proposito della natura cose [contrarie al senso comune] che avrebbero danneggiato il primo fine delle Scritture, allontanando il popolo da quelle parti che trattano della salvezza [dell’anima]”.
  14. sendo: essendo.
  15. salute: salvezza.
  16. Ma che ... Scrittura: ma non penso che dobbiamo credere che Dio, dopo averci dotati di sensi e intelletto, abbia voluto comunicarci le verità scientifiche non attraverso di essi ma attraverso la Bibbia, che ne tratta molto poco e in modo sparso.
  17. ammirande: degne di ammirazione.
  18. de Fide: a proposito della fede (ovviamente è latino).
  19. nella prima ... intesi: utilizzano in primo luogo passi dalle Scritture, spesso avendoli male interpretati.
  20. dichinmi: mi dicano.
  21. sofismi … fallacie: deduzioni volutamente ingannevoli (i sofismi) o sbagliate. Un paralogismo, in particolare, è un sillogismo che non funziona dal punto di vista logico.
  22. filosofiche: Galileo lo usa più o meno come uno scienziato moderno userebbe “fisiche”, ovvero sottintende “concernenti la filosofia naturale”.
  23. Ma se ... campione: ma se loro [quelli che usano le Scritture nelle dispute scientifiche] pensano di essere nel giusto anche se ci limitasse a esibire fenomeni sperimentali e rigorosi ragionamenti, perché allora ricorrono a un’arma così terribile [cioè la Bibbia] e in grado di terrorizzare l’avversario?
  24. di non … accostare: di non lasciarlo avvicinare.
  25. contrariino: contraddicano.
  26. intendenti: ragionevoli, in grado di capire.