Galileo Galilei

Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari e loro accidenti

La prima lettera a Marcus Welser

Galileo risponde a Welser

Leggiamo l’attacco della prima lettera, per prendere confidenza con il tono e il linguaggio di Galileo.

Illustrissimo Sig. e Padron1 Colendissimo2,
Alla cortese lettera di V. S. Illustrissima, scrittami tre mesi fa, rendo tarda risposta, essendo stato quasi necessitato a usare tanto silenzio3 da varii accidenti4, ed in particolare da una lunga indisposizione5, o, per meglio dire, da lunghe e molte indisposizioni, le quali, vietandomi tutti gli altri esercizii ed occupazioni, mi toglievano6 principalmente di potere scrivere, sì come anco in gran parte me lo levano al presente7, pure non tanto rigidamente, che io non possa almeno rispondere ad alcuna delle lettere de gli amici e padroni, delle quali mi ritrovo non picciol numero, che tutte aspettano risposta.

 

Dove sono le macchie solari

Basandosi su osservazioni effettuate attraverso l’elioscopio, Galileo comincia a occuparsi dei problemi sollevati da Scheiner. Il primo è, ovviamente, quello di localizzare le macchie nello spazio. Non si può sapere, infatti, a priori, se esse siano più vicine alla Terra o al Sole, né di quanto.

[…] Stabilito che ha l’autore8, che le macchie vedute non sono illusioni dell’occhiale9 o difetti dell’occhio, cerca di determinare in universale qualche cosa circa il luogo loro10, mostrando che non sono né in aria né nel corpo solare. Quanto al primo, la mancanza di parallasse notabile mostra di concluder necessariamente, le macchie non esser nell’aria11, cioè vicine alla Terra, dentro a quello spazio che comunemente si assegna all’elemento dell’aria.

Galileo concorda con «l’autore» (ossia Scheiner) che le macchie non siano illusioni generate dal telescopio, e che esse non possano essere oggetti siti nelle vicinanze della Terra. Infatti, in questo caso si noterebbe qualche effetto di parallasse: osservandole da luoghi diversi della Terra, cioè, si dovrebbero vedere proiettate in punti diversi del disco solare, cosa che non si verifica.
Galileo prosegue confutando l’idea di Scheiner che le macchie non possano essere nello stesso corpo del Sole:

Ma che le non possin esser nel corpo solare12, non mi par con intera necessità dimostrato; perché il dire, come egli mette nella prima ragione13, non esser credibile che nel corpo solare siano macchie oscure, essendo egli lucidissimo, non conclude14: perché in tanto doviamo noi dargli titolo di purissimo e lucidissimo, in quanto non sono in lui state vedute tenebre o impurità alcuna; ma quando ci si mostrasse in parte impuro e macchiato, perché non doveremmo noi chiamarlo e macolato15 e non puro? I nomi e gli attributi si devono accomodare16 all’essenza delle cose, e non l’essenza a i nomi; perché prima furon le cose, e poi i nomi.

 

Come si valuta la luminosità delle macchie solari

Il successivo problema di Galileo è quello di stimare la luminosità delle macchie. In particolare, egli cerca di stabilire se esse siano più o meno luminose della Luna. Il problema non è banale: occorre confrontare lo splendore di una macchia che si può osservare solo all’interno del disco solare (e che quindi per contrasto con l’immenso splendore del disco appare nera) con un oggetto (la Luna) che non appare quasi mai vicino al Sole, e quando lo fa ci mostra ovviamente la faccia che da esso non è illuminata. La conclusione inaspettata cui Galileo arriva, e il metodo semplicissimo che adopera, fanno di queste righe un piccolo capolavoro.

[…] Quello che in questo luogo vien detto da Apelle17, cioè che le macchie apparenti nel Sole siano molto più negre di quelle che mai si siano vedute nella Luna, credo che assolutamente sia falso; anzi stimo che le macchie vedute nel Sole siano non solamente meno oscure delle macchie tenebrose che nella Luna si scorgono, ma che le siano non meno lucide18 delle più luminose parti della Luna, quand’anche il Sole più direttamente l’illustra19: e la ragione che a ciò creder m’induce, è tale. Venere nel suo esorto vespertino20, ancor che ella sia di così gran splendor ripiena, non si scorge se non poi che è per molti gradi lontana dal Sole, e massime21 se amendue saranno elevati dall’orizonte; e ciò avviene per esser le parti dell’etere, circonfuse intorno al Sole, non meno risplendenti dell’istessa Venere: dal che si può arguire, che se noi potessimo por la Luna accanto al Sole, splendida dell’istessa luce che ella ha nel plenilunio, ella veramente resterebbe invisibile, come quella che verria collocata22 in un campo23 non meno splendente e chiaro della sua propria faccia. Ora pongasi mente, quando col telescopio, cioè con l’occhiale, rimiriamo il lucidissimo disco solare, quanto e quanto egli ci appar più splendido del campo che lo circonda; ed, in oltre, paragoniamo la negrezza delle macchie solari sì con la luce dell’istesso Sole come con l’oscurità dell’ambiente contiguo: e troveremo, per l’uno e per l’altro paragone, non esser le macchie del Sole più oscure del campo circonfuso24. Se dunque l’oscurità delle macchie solari non è maggior di quella del campo che circonda il medesimo Sole, e se, di più, lo splendor della Luna resterebbe impercettibile nella chiarezza del medesimo ambiente, adunque per necessaria consequenza si conclude, le macchie solari non esser punto25 men chiare delle parti più splendide della Luna, ben che, situate nel fulgidissimo campo del disco solare, ci si mostrino tenebrose e nere […].

UNO STILE PIANO La prosa di Galileo è stata più volte elogiata, nella storia, da grandi uomini di lettere come (per fare solo pochi nomi) Campanella, Parini, Leopardi, De Sanctis e Calvino. La caratteristica su cui gli ammiratori di Galileo scrittore hanno insistito di più è la semplicità dello stile, il fatto cioè che non ci sia quasi traccia, nel discorso galileiano, di elementi puramente ornamentali, estranei alle necessità logiche dell’argomentazione.
Queste caratteristiche sono evidenti anche nell’epistolario (fatte salve, ovviamente, le solite formule cerimoniali di saluto e ringraziamento), e il passo Galileo risponde a Welser ne è un buon esempio. Il registro espressivo che usa Galileo può sembrare altisonante al lettore di oggi, ma si tratta di un’impressione superficiale, che scompare non appena ci si fa un po’ l’orecchio: la sua prosa è limpida, fatta di proposizioni brevi e chiare, ed è basata su un lessico che ancora oggi dovrebbe risultare del tutto comprensibile. È una prosa lontanissima, per esempio, dalla famosa introduzione ai Promessi sposi con la quale Manzoni voleva darci un saggio della pomposità e della complicazione di cui poteva essere capace un dotto del Seicento («L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl’anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita»).
Queste caratteristiche dello stile si mantengono, anzi si rafforzano, man mano che Galileo entra nel vivo del discorso, nei passi Dove sono le macchie solari e Come si valuta la luminosità delle macchie solari.

DALL’ESPERIENZA ALLA SINTESI Dai passi Dove sono le macchie solari e Come si valuta la luminosità delle macchie solari possiamo notare quanto siano importanti gli elementi di metodo e di logica nell’interpretazione dei dati sperimentali. Scheiner aveva sostenuto che non ci potessero essere macchie nel corpo del Sole, in quanto quest’ultimo è purissimo e lucidissimo. Galileo osserva semplicemente che l’osservazione del fenomeno deve precedere la decisione di attribuire o meno al Sole certe caratteristiche: se vediamo delle macchie, ebbene, dobbiamo concludere che il Sole non è così “immacolato”. Dal punto di vista logico il passo è banale; dal punto di vista culturale, invece, la sua importanza è enorme: si tratta di rinunciare all’idea, accettata dalla millenaria e autorevole tradizione aristotelica, che gli oggetti celesti siano perfetti. Notiamo, tuttavia, che nella trattazione di Galileo un ruolo importante lo gioca la distinzione tra le essenze e i nomi degli oggetti: una distinzione che risaliva proprio ad Aristotele. Ciò vale a riprova del fatto che il percorso lungo il quale evolve il pensiero non si può quasi mai rinchiudere in uno schema banale di contrapposizione tra “vecchio” e “nuovo”.

IL METODO DIMOSTRATIVO Nel passo Come si valuta la luminosità delle macchie solari Galileo procede per gradi: parte dal presupposto implicito (e sostanzialmente corretto) che la Luna e Venere abbiano lo stesso splendore, nel senso che, viste dalla Terra, porzioni della loro superficie della stessa grandezza apparente emettono la stessa luce (ovviamente la Luna è nel complesso molto più luminosa, dal momento che ha una grandezza apparente molto maggiore). Egli nota poi che Venere è molto meno brillante dell’etere solare (ossia dello spazio intorno al Sole), in quanto, nella sua apparizione serale, diventa visibile solo dopo il tramonto e quando si trova a grande distanza apparente dal Sole. In questo modo ottiene un termine di paragone direttamente confrontabile con le macchie solari: è possibile infatti paragonare la negrezza di queste con quella dell’etere solare. Dal momento che esse ci appaiono meno nere dell’etere solare, Galileo conclude correttamente che, per quanto strano possa sembrare, si tratta di zone in realtà ben più splendenti della Luna, che ci si mostrano nere solo perché immerse nello sfolgorante disco solare. Il percorso logico seguito consiste di una serie di disuguaglianze tra grandezze che non vengono misurate esattamente, ma stimate l’una relativamente all’altra: lo splendore della Luna è più o meno uguale a quello di Venere, che è minore dello splendore dell’etere solare, che è minore dello splendore delle macchie solari. Si tratta di un metodo tipico di Galileo, a metà strada tra il qualitativo e il quantitativo. Ciascun passo è in sé scontato, ma presi insieme permettono di giungere a una conclusione sorprendente.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Perché Venere appare invisibile, quando, nel suo «esorto vespertino» Come si valuta la luminosità delle macchie solari, è vicina al Sole?

2 Le macchie solari sono più o meno scure rispetto al «campo circonfuso» Come si valuta la luminosità delle macchie solari, oppure lo sono in maniera uguale? Individua le righe in cui viene descritto il fenomeno e riformulane sinteticamente il contenuto.

ANALIZZARE

3 All’inizio del Come si valuta la luminosità delle macchie solari, Galileo presenta la tesi che vuole dimostrare: individua le righe e riformula il contenuto.

4 Dopo l’esposizione delle dimostrazioni, il passo Come si valuta la luminosità delle macchie solari si chiude con la conferma della tesi. Individua le righe e riformulane il contenuto.

5 Individua e riunisci in un elenco i sostantivi e gli aggettivi del brano Come si valuta la luminosità delle macchie solari che hanno a che fare con il concetto di “scuro” (a partire da negre). Individua e riunisci, in modo analogo, quelli che riguardano il concetto di “luminoso” (a partire da lucide), presente nello stesso brano.

6 Noterai che Galileo non si pone il problema di ripetere parole e concetti: ciò contribuisce alla chiarezza dell’argomentazione o la limita? In che modo?

INTERPRETARE

7 Illustra in dieci righe in che senso il metodo galileiano si pone a metà strada tra metodo qualitativo e metodo quantitativo (vedi anche i suggerimenti contenuti nell’Analisi del testo).

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  1. Padron: è formula di cortesia e deferenza, frequente nell’uso epistolare del tempo.
  2. Colendissimo: reverendissimo. È una tipica formula retorica di riverenza, che sarà comune nelle lettere fino all’Ottocento.
  3. usare tanto silenzio: restare in silenzio, senza scrivere.
  4. accidenti: contrattempi.
  5. indisposizione: malattia.
  6. mi toglievano: mi impedivano.
  7. me … presente: me lo impediscono adesso.
  8. autore: Christoph Scheiner.
  9. occhiale: cannocchiale.
  10. circa il luogo loro: sulla loro posizione.
  11. la mancanza ... nell’aria: l’assenza di una notevole parallasse porta alla conclusione che le macchie non sono nell’aria. Per parallasse si intende lo spostamento apparente di un corpo celeste quando esso viene osservato da due punti diversi della superficie terrestre.
  12. che … solare: che non possano far parte del sole stesso.
  13. nella prima ragione: nel primo ragionamento.
  14. non conclude: non prova nulla.
  15. macolato: macchiato.
  16. accomodare: adeguare.
  17. Apelle: è lo pseudonimo del gesuita Christoph Scheiner.
  18. lucide: luminose.
  19. quand’anche ... illustra: anche quando il Sole illumina la Luna nella maniera più diretta possibile.
  20. esorto vespertino: nel suo sorgere serale (in latino, vesper significa “sera”).
  21. massime: soprattutto.
  22. come … collocata: perché verrebbe a trovarsi.
  23. campo: l’alone di luce che circonda il disco del Sole.
  24. più oscure del campo circonfuso: più scure dell’alone di luce prodotto dal Sole.
  25. punto: affatto, per niente.