Eugenio Montale

La bufera e altro

La primavera hitleriana

La primavera hitleriana (nella sezione Silvae) è la poesia in cui la funzione di Clizia viene affermata nei termini più espliciti. Si tratta dell’ideale ripresa e continuazione di Nuove stanze; del resto, l’evento a cui quel componimento delle Occasioni forse alludeva è qui richiamato direttamente. Nella primavera del 1938 Hitler e Mussolini visitarono Firenze; la parata trionfale dei due dittatori ebbe luogo nei pressi del fiume Arno, in direzione di via del Corso, dove sorge il Teatro comunale: lì era stata organizzata una serata di gala in onore dell’ospite tedesco. Montale immagina che la presenza di Hitler contamini l’intera popolazione («più nessuno è incolpevole», v. !") e che solo il sacrificio di Clizia possa riscattare l’umanità dalla barbarie. Nel finale viene formulato l’auspicio per una nuova alba, una rinascita dopo gli orrori della guerra.

    Né quella ch’a veder lo sol si gira…1
    DANTE (?) a Giovanni Quirini



    Folta la nuvola bianca delle falene impazzite
    turbina intorno agli scialbi fanali e sulle spallette2,
    stende a terra una coltre3 su cui scricchia
    come zucchero il piede; l’estate imminente sprigiona
5   ora il gelo notturno che capiva4
    nelle cave segrete della stagione morta5,
    negli orti che da Maiano scavalcano a questi renai6.



    Da poco sul corso è passato a volo un messo infernale7
    tra un alalà di scherani8, un golfo mistico acceso
10   e pavesato di croci a uncino9 l’ha preso e inghiottito,
    si sono chiuse le vetrine, povere
    e inoffensive benché armate anch’esse
    di cannoni e giocattoli di guerra,
    ha sprangato il beccaio10 che infiorava
15   di bacche il muso dei capretti uccisi,
    la sagra dei miti carnefici che ancora ignorano il sangue
    s’è tramutata in un sozzo trescone11 d’ali schiantate,
    di larve sulle golene12, e l’acqua séguita a rodere
    le sponde e più nessuno è incolpevole.



20   Tutto per nulla, dunque?13 – e le candele
    romane14 a San Giovanni15, che sbiancavano lente
    l’orizzonte, ed i pegni e i lunghi addii
    forti come un battesimo nella lugubre attesa
    dell’orda16 (ma una gemma rigò l’aria stillando
25   sui ghiacci e le riviere dei tuoi lidi
    gli angeli di Tobia, i sette, la semina
    dell’avvenire17) e gli eliotropi18 nati
    dalle tue mani – tutto19 arso e succhiato
    da un polline che stride come il fuoco
30   e ha punte di sinibbio…20
    Oh la piagata
    primavera è pur festa se raggela
    in morte21 questa morte! Guarda ancora
    in alto, Clizia, è la tua sorte22, tu
    che il non mutato amor mutata serbi23,
35   fino a che il cieco sole che in te porti
    si abbàcini nell’Altro e si distrugga
    in Lui per tutti24. Forse le sirene, i rintocchi
    che salutano i mostri nella sera
    della loro tregenda25, si confondono già
40   col suono che slegato dal cielo26, scende, vince –
    col respiro di un’alba che domani per tutti
    si riaffacci bianca ma senz’ali
    di raccapriccio27, ai greti arsi del sud…28





Metro: tre strofe di misura crescente, con la terza divisa in due dallo scalino del v. 30. Endecasillabi i vv. 5, 11-15, 20, 22, 25-36, 38, 43; decasillabi i vv. 19, 42; per il resto versi lunghi. Praticamente assenti le rime perfette, sostituite da una fitta rete di rime imperfette o interne e di assonanze.

DESCRIZIONE DELLA VISITA DI HITLER Il titolo, La primavera hitleriana, orienta l’interpretazione di questa ardua poesia. La stagione è la primavera, l’inizio di maggio (ma le sere sono ancora fresche, per l’aria che scende dalle colline); ma non è un maggio qualsiasi, è il 1938, e nella città di Firenze, dove Montale risiede, è arrivato in visita Adolf Hitler. Tutto è come guastato, infettato dalla sua presenza: le falene scricchiolano sotto i piedi dei passanti, i bottegai chiudono in fretta le loro vetrine, gli scherani (v. 9) salutano con entusiasmo il passaggio del corteo nazista; e, commenta il poeta, nessuno è innocente (v. 19), tutti sono coinvolti, macchiati da questa colpa tragica.

RIFLESSIONE INTIMA Al v. 20 si avverte un cambio di tono e di registro: dalla descrizione si passa alla riflessione, introdotta dalla domanda «Tutto per nulla, dunque?». Di lì in poi, per i successivi dieci versi, la Storia è lasciata da parte e la scena si fa familiare, intima: il poeta ricorda il congedo dalla donna amata, la sera di San Giovanni, festa del patrono di Firenze, mentre salivano al cielo i fuochi d’artificio. Tutto inutile, tutto abolito dalla violenza, dalla guerra che si profila all’orizzonte? Non tutto. Dal v. 30 alla fine i verbi restano al presente, ma quello che il poeta formula è un augurio: affida cioè a Clizia, che ora prende decisamente i tratti di un angelo, di un essere soprannaturale che fa nascere girasoli dalle sue mani (vv. 27-28), che ha in sé un cieco sole (v. 35) e che, guardando in alto (v. 33), e facendo dono di sé all’Altro (Dio? Il prossimo?) può accedere a quella che in Arsenio. Montale aveva chiamato «un’altra orbita » (v. 12). Forse attraverso di lei, attraverso la dolcezza di un’anima femminile, è possibile sperare che un’altra alba sorga, domani, sull’Europa (v. 41).

Esercizio:

COMPRENDERE


1. La poesia può essere suddivisa in tre parti: individuale e riassumine i contenuti.



2. Trova i termini che trasfigurano la sfilata organizzata per l’arrivo di Hitler in una cerimonia lugubre, satanica e grottesca.



3. Trova i correlativi oggettivi e sciogline i possibili significati (ad esempio: al v. . le «falene impazzite» / la follia umana; al v. , «il gelo notturno» / la tragedia della guerra).



4. Trova termini ed espressioni che appartengono ai campi semantici del freddo e del fuoco. A&che cosa rimandano?



CONTESTUALIZZARE


5. Quale giudizio dà Montale della vicenda storica e del popolo italiano? Qual era il rapporto del poeta con il fascismo?



6. Che cosa rappresenta, in termini più universali, l’opposizione tra Hitler e Clizia?



INTERPRETARE


7. Guarda il film di Ettore Scola Una giornata particolare, che racconta l’incontro di Antonietta e&di un ex annunciatore dell’Eiar (la Rai) un giorno in cui Hitler giunge in visita a Roma.



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  1. Né quella … gira: il verso in epigrafe, tratto da un sonetto erroneamente attribuito, in passato, a Dante, si riferisce al personaggio mitologico di Clizia, a cui Montale si è ispirato per il nome della figura femminile presente nelle sue poesie. Innamorata del dio del Sole, Clizia fu tramutata in girasole per potersi volgere sempre verso l’amato (ne parla Ovidio nelle Metamorfosi).
  2. \r
  3. Folta … spallette: uno sciame di farfalle notturne si affolla attorno ai lampioni, che emettono una luce fioca, e sulla sponda (spallette) del fiume.
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  5. una coltre: una coperta, una distesa di farfalle che, calpestate dai piedi dei passanti, scricchiola (scricchia).
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  7. capiva: era contenuto (dal verbo, d’uso piuttosto arcaico, capire, “stare dentro”).
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  9. stagione morta: l’inverno, il cui gelo era come rimasto imprigionato nelle cave di Maiano (nei pressi di Fiesole, sui colli intorno a Firenze): è l’’ maggio, l’estate sta per arrivare, ma dalle colline la sera scende un fresco che ricorda l’inverno.
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  11. renai: gli spiazzi sabbiosi (da rena, “sabbia”) lungo l’Arno.
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  13. sul corso … infernale: sul Corso, dove si trova il Teatro comunale, è passato da poco Hitler (messo, cioè messaggero).
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  15. alalà di scherani: acclamazione della soldataglia («eia eia alalà» era il grido d’ordine delle squadre fasciste, inventato da d’Annunzio a imitazione di un antico grido di battaglia greco). golfo mistico: la buca dove sta l’orchestra nei teatri d’opera.
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  17. pavesato … uncino: addobbato con le svastiche, simboli del nazismo.
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  19. beccaio: toscano per “macellaio”. Anche le vetrine delle modeste botteghe sembrano condividere il clima di violenza provocato dal trionfo dei dittatori. Così, anche il macellaio che prepara il capretto da esporre guarnendolo con bacche partecipa alla celebrazione (sagra, v. 16) dei miti carnefici, che non si sono ancora macchiati del sangue dell’uomo (che ancora ignorano il sangue) ma che presto diventeranno colpevoli come tutti dell’orrore.
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  21. trescone: danza particolarmente agitata (come sempre, in Montale, simbolo di disordine e negatività); qui il termine definisce metaforicamente il movimento vorticoso delle falene citate al v. !, che si abbattono sul terreno per poi essere schiacciate dal calpestio della folla. Per metafora, la scena richiama il tema dello sterminio provocato dalla guerra scatenata da Hitler.
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  23. larve: sono sempre le farfalle che cadono a terra; golene: zone pianeggianti presso le sponde del fiume.
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  25. Tutto per nulla, dunque?: come se il poeta dicesse: e tutto ciò che abbiamo vissuto è stato dunque vano?
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  27. candele romane: fuochi d’artificio.
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  29. San Giovanni: il battistero di Firenze, intitolato al santo protettore della città, e la piazza antistante sui cui si affaccia l’arcivescovado. I fuochi d’artificio coinvolgono nella tragica celebrazione anche i simboli religiosi.
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  31. i pegni … dell’orda: durante la festa di San Giovanni, il poeta e Clizia si sono detti addio scambiandosi però la promessa (il pegno) di ritrovarsi, una promessa quasi sacra (come un battesimo), mentre l’orda nazifascista preme alle porte.
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  33. ma … dell’avvenire: ma una luce ha solcato il cielo e ha riversato sulla patria di Clizia (l’America di ghiacci e riviere) l’immagine dei sette angeli di Tobia (cioè gli angeli che il libro vetero-testamentario di Tobia dice risiedere «davanti al Signore »), forse annuncio di una nuova alba, di un diverso avvenire. Al di là del senso letterale, si tratta di simboli e riferimenti mistici che richiamano il tema della salvezza e della fecondità, qui opposta alla morte e alla devastazione provocate dai dittatori (nel libro di Tobia l’intervento dell’arcangelo Raffaele, uno dei sette della schiera più vicina a Dio, permette a Tobia di sposare Sara).
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  35. eliotropi: girasoli, simboli di Clizia.
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  37. tutto: riprende il Tutto per nulla, dunque? con cui si era aperta la strofa (v. 20). Tutto verrà bruciato dalla guerra prossima?
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  39. sinibbio: vento gelido, misto a neve.
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  41. oh la piagata … morte: anche una primavera così ferita dal freddo può ritrovare la sua feconda funzione di rinnovamento se è capace, con il suo gelo, di uccidere i tiranni portatori di morte che sfilano per la città.
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  43. Guarda … sorte: la missione salvifica di Clizia (qui chiamata così dal poeta per la prima volta) implica che la donna guardi verso il cielo.
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  45. che … serbi: che, pur se trasformata (in girasole), conservi immutato l’amore verso il dio. Riproduce quasi esattamente un verso del sonetto forse dantesco che Montale cita in epigrafe: «e ’l non mutato amor mutata serba».
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  47. si abbàcini … tutti: la missione di Clizia, figura Christi, che porta in sé un “sole nascosto” (cieco, v. 35), prevede una forma di sacrificio, cioè un annullamento in un Altro, in un Lui che può essere Dio, o semplicemente “il prossimo”; si abbàcini, cioè “si accechi, si annulli”.
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  49. mostri … tregenda: Hitler e Mussolini. Nelle leggende nordiche la tregenda è una riunione notturna di diavoli e creature malefiche; qui definisce coloro che celebrano la visita dei dittatori, implicitamente paragonata a un rito satanico.
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  51. col suono … cielo: ancora il suono delle campane, stavolta però messaggere di pace, di resurrezione.
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  53. senz’ali di raccapriccio: forse quelle del messo infernale, Hitler, menzionato al v. 8: in ogni caso una figura demoniaca, un diavolo volante – come quello che troveremo in Piccolo testamento.
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  55. ai greti arsi del sud: alle regioni meridionali dell’Europa (i greti sono i letti dei fiumi).
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