Giacomo Leopardi

Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani

La solitudine è bellissima

La «società stretta» è dunque necessaria perché le nazioni abbiano – come scrive Leopardi nel Discorso – «buon tuono» (alla lettera «buon tono»: un’espressione che possiamo parafrasare come “buona qualità delle idee che circolano, della pubblica conversazione, e perciò del carattere di coloro che a questa conversazione partecipano”). Mancando però, in Italia, questo genere di società, gli italiani spendono gran parte del loro tempo «in una dissipazione giornaliera e continua». Questa constatazione suggerisce a Leopardi un breve, bellissimo elogio della solitudine.

La solitudine rinfranca l’anima e ne rinfresca le forze, e massime1 quella parte di lei che si chiama immaginazione. Ella ci ringiovanisce. Ella scancella2 quasi o ristringe o indebolisce il disinganno3, quando abbia avuto luogo, sia pure stato interissimo e profondissimo. Ella rinnuova la vita interna. In somma, bench’ella sembri compagna indivisibile e quasi sinonimo della noia, nondimeno per un animo che vi abbia contratto una certa abitudine4, e con questa5 sia divenuto capace di aprire e spiegare e mettere in attività nella solitudine le sue facoltà, ella6 è più propria7 a riconciliare o affezionare alla vita, che ad alienarne8, a rinnovare o conservare o accrescere la stima verso gli uomini e verso la vita stessa, che a distruggerla o diminuirla o finir di spegnerla. E ciò non per altro se non perché gli uomini e la vita sono lontani da lei9, giacché ella affeziona o riconcilia propriamente e più particolarmente non alla vita presente, cioè a quella che si mena in essa solitudine10, ma a quella del mondo11 che s’è abbandonata intermessa12 con disgusto.

LA SOLITUDINE E L’IMMAGINAZIONE Sappiamo che l’immaginazione è – secondo Leopardi – una delle poche risorse attraverso le quali gli uomini possono catturare qualche fugace momento di felicità. Ma è in solitudine che l’immaginazione ha libero campo per esercitarsi. Non solo: proprio la solitudine, che a un giudizio superficiale potrebbe sembrare una condizione favorevole al pessimismo e all’amarezza, è invece il mezzo migliore per affezionarsi di nuovo alla vita e agli altri esseri umani, perché permette di vedere le cose con un distacco e una lucidità che la vita trascorsa nella dissipazione mondana non può conoscere. Osserviamo in che modo si svolge l’argomentazione. Leopardi parte da alcune definizioni assiomatiche: “la solitudine fa...” (e segue un elenco dei suoi effetti). Poi risponde a un’obiezione che lui stesso ha formulato: “potrebbe sembrare che la solitudine sia parente della noia, invece...” («bench’ella sembri compagna indivisibile e quasi sinonimo della noia», rr. 4-5). Infine, spiega perché la solitudine ha gli effetti positivi appena elencati: «E ciò non per altro se non perché...». Potremmo dire che, a rigor di logica, l’ordine del discorso andrebbe capovolto: prima l’enunciazione della propria tesi, poi la risposta alle obiezioni, quindi le deduzioni e gli assiomi. Ma il modo scelto da Leopardi è più efficace, anche grazie alla ripresa anaforica del pronome personale, nei primi periodi: Ella.

Esercizio:

Raccontare l’Italia

1 Il testo ha, per buona parte, una struttura anaforica. Sottolinea le anafore: quale effetto ottiene, Leopardi, attraverso questo artificio retorico?

2 Qual è la funzione della solitudine, secondo Leopardi? Confronta la sua posizione con quella che Petrarca argomenta nel De vita solitaria (puoi trovare il testo in rete) o in un sonetto come Solo et pensoso. Fai un confronto anche con l’atteggiamento degli eremiti moderni (anche in questo caso puoi trovare informazioni in rete).

3 Ha senso, oggi, nel mondo globalizzato e “connesso”, elogiare la solitudine? E tu, personalmente, che cosa ne pensi? Ti senti più spesso troppo o troppo poco solo?

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  1. massime: soprattutto.
  2. scancella: con s intensiva (oggi si preferisce usare il verbo cancellare, ma scancellare, a rigore, non è sbagliato, come non sono sbagliati sbattere o svuotare).
  3. il disinganno: la delusione.
  4. che ... abitudine: che alla solitudine si sia un po’ abituato.
  5. con questa: grazie all’abitudine.
  6. ella: la solitudine.
  7. propria: adatta.
  8. che ad alienarne: che ad allontanare dalla vita.
  9. da lei: dalla solitudine.
  10. che ... solitudine: che si conduce, si vive, in quella solitudine.
  11. a quella del mondo: alla vita del mondo, quella che si trascorre in mezzo agli uomini.
  12. che s’è abbandonata intermessa: a cui si è rinunciato interrompendola (il verbo intermettere, oggi disusato, vuol dire “sospendere”, “interrompere”, “lasciar stare”).