Eugenio Montale

Satura

La storia

Uno dei testi più rappresentativi dei temi e dello stile di Satura è La storia (in Satura I), in cui Montale esprime una difesa della libertà dell’individuo contro il determinismo sostenuto tanto dal pensiero idealistico quanto soprattutto da quello materialistico, particolarmente in voga all’epoca. I marxisti in particolare pensavano che la storia fosse un itinerario in cui l’umanità aveva attraversato fasi o modi di produzione diversi, determinati da condizioni di carattere economico; alla fine quell’itinerario avrebbe condotto all’instaurazione di una società senza divisione in classi. Montale non approva questa dottrina, perché ritiene che la storia e il cammino dell’uomo non siano orientati verso un esito certo e comune a tutti. Per esprimere la propria opposizione, Montale sceglie la forma della litania, che adotta anche in altri testi di Satura: in questo caso si tratta di una litania negativa, in cui verso dopo verso il poeta rifiuta convinzioni e luoghi comuni, affermando solo nel finale la propria perplessa visione della Storia.

    I



    La storia non si snoda
    come una catena
    di anelli ininterrotta.
    In ogni caso
5   molti anelli non tengono.1
    La storia non contiene
    il prima e il dopo,
    nulla che in lei borbotti
    a lento fuoco.2
10   La storia non è prodotta
    da chi la pensa e neppure
    da chi l’ignora. La storia
    non si fa strada, si ostina,
    detesta il poco a poco, non procede
15   né recede,3 si sposta di binario
    e la sua direzione
    non è nell’orario.4
    La storia non giustifica
    e non deplora,
20   la storia non è intrinseca5
    perché è fuori.
    La storia non somministra
    carezze o colpi di frusta.
    La storia non è magistra6
25   di niente che ci riguardi.
    Accorgersene non serve
    a farla più vera e più giusta.





    II



    La storia non è poi
    la devastante ruspa che si dice.7
30   Lascia sottopassaggi, cripte, buche
    e nascondigli. C’è chi sopravvive.
    La storia è anche benevola: distrugge
    quanto più può: se esagerasse, certo
    sarebbe meglio, ma la storia è a corto
35   di notizie, non compie tutte le sue vendette.



    La storia gratta il fondo
    come una rete a strascico8
    con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
    Qualche volta s’incontra l’ectoplasma9
40   d’uno scampato e non sembra particolarmente felice.
    Ignora di essere fuori, nessuno glie n’ha parlato.
    Gli altri, nel sacco, si credono
    più liberi di lui.10





Metro: due parti, rispettivamente di ventisette e sedici versi. La prima parte è formata per lo più da versi brevi (dal quinario al novenario), con due endecasillabi (vv. 14, 15); la seconda è caratterizzata da una presenza più folta di endecasillabi e di versi lunghi. Le rime sono numerose e spesso anche ravvicinate; in questo modo alla lettura si sentono meglio e contribuiscono a dare alla poesia una cadenza ripetitiva, come una litania.

UNA LITANIA   La storia, come abbiamo detto, è costruita quasi come una litania, cioè sulla ripetizione, o anafora, di un soggetto del quale si dice, di volta in volta, ciò che non è e ciò che non fa: La storia non (vv. 1, 6, 10, 12-13, 18, 22, 24, 28). La prima parte della poesia fa piazza pulita delle ideologie che vogliono trovare, nella storia, un senso, una direzione, una ragione: la storia non ce l’ha, è fatta di scarti inattesi e imprevedibili, e nessuno conosce le sue leggi, nemmeno gli intellettuali che – soprattutto negli anni in cui Montale scriveva – pensano addirittura di “produrla” (v. 10). Infine, la storia non è maestra di niente, non insegna niente, ma questa coscienza (a differenza del «so di non sapere» di Socrate) è essa stessa inutile, perché non la rende né più vera né più giusta.

LA STORIA VISTA CON IRONIA  La seconda parte è meno secca nell’argomentazione, e dà della storia una rappresentazione familiare, ironica, quasi sorridente. La Storia, anzi la storia, con la minuscola, non è quel rullo compressore che amano immaginarsi gli intellettuali: lascia dei cunicoli, dei nascondigli, e qui vanno a rintanarsi coloro che di essere “uomini del proprio tempo” proprio non ne vogliono sapere. Tra questi “ectoplasmi scampati” (vv. 39-40), restii all’impegno politico diretto e alle ideologie, non è difficile scorgere la fisionomia dello stesso Montale. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Indica le parole e le locuzioni che dicono ciò che la storia non è.



2. Individua le parole e le locuzioni che dicono ciò che la storia è.



ANALIZZARE


3. In che senso il tono e il contenuto di questa poesia possono essere ricondotti al genere della satira?



CONTESTUALIZZARE


4. In quali anni Montale scriveva questa poesia? La sua concezione della storia (che non è maestra di vita, non ha una direzione, non significa) si armonizza o contrasta, a tuo avviso, con la concezione che della storia avevano gli intellettuali suoi contemporanei?



5. Rifletti sul significato delle due immagini della ruspa (v. 29) e della rete a strascico (v. 37).



6. Spiega i seguenti versi:



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  1. molti anelli non tengono: cfr. I limoni, v. 27: «l’anello che non tiene».
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  3. borbotti … fuoco: come in una pentola nel quale qualcosa stia bollendo lentamente. Il lessico (borbottare, a fuoco lento) è quello familiare, quotidiano che è tipico di molti testi di Satura.
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  5. recede: torna indietro.
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  7. binario … orario: metafora “ferroviaria” che nega il confronto tra l’andamento imprevedibile della storia e quello regolare di un meccanismo.
  8. \r
  9. intrinseca: interna (o anche familiare, amica di qualcuno).
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  11. La storia non è magistra: confuta il celebre motto latino historia magistra vitae (“La Storia è maestra di vita”), cioè insegna come vivere nel presente attraverso gli esempi del passato: se, come Montale ha affermato all’inizio, «La storia non contiene il prima e il dopo» (vv. 6-7), non ha senso pensare che possa dare insegnamenti.
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  13. la devastante … dice: l’avanzare della Storia non cancella tutto ciò che è venuto prima, ma restano come delle sacche nelle quali alcuni sopravvivono senza adeguarsi al movimento continuo e lineare che si attribuisce al tempo.
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  15. rete a strascico: rete da pesca che raccoglie ciò che sta sul fondo del mare; qui è metafora di una Storia casuale che include tutto e tutti senza distinzione e soprattutto senza un particolare progetto o piano provvidenziale.
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  17. ectoplasma: fantasma.
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  19. Gli altri … lui: chi è rimasto impigliato nella rete – cioè, fuor di metafora, coloro che si sentono parte di una Storia collettiva – crede di essere più libero di chi è riuscito a rimanere fuori dalle maglie ed è quindi davvero libero.
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