Bonagiunta Orbicciani e Guido Guinizelli

Rime

La tenzone tra Bonagiunta e Guinizelli

I letterati parlano – oggi come ieri – di letteratura. Nell’antichità e nel Medioevo, lo facevano anche in versi. Di fatto, la più importante opera latina sul tema della letteratura, l’Ars poetica, “Arte poetica” di Orazio, è in versi. E sono in versi anche molti di quei testi che, nel Medioevo, insegnavano a comporre un testo latino in prosa o in poesia (il loro nome era poetrie). La tenzone tra Bonagiunta Orbicciani e Guido Guinizelli è appunto un discorso a due voci sulla letteratura. Il lucchese Bonagiunta (nato probabilmente negli anni Venti del Duecento, e noto soprattutto perché Dante lo menziona nel canto XXIV del Purgatorio, trattandolo come un esponente della “vecchia scuola” del vecchio modo di far poesia) accusa il bolognese Guinizelli di aver «mutata la maniera» delle poesie d’amore, e di aver scritto versi oscuri, incomprensibili. Guinizelli risponde attraverso un sonetto che non si rivolge direttamente a Bonagiunta ma invita, genericamente, al rispetto per gli altri e alla riservatezza.

L’accusa di Bonagiunta a Guinizelli





  Voi ch’avete mutata la mainera1
    de li piacenti ditti de l’amore2
    de la forma dell’esser là dov’era3,
4   per avansare ogn’altro trovatore4,



    avete fatto como la lumera5,
    ch’a le scure partite6 dà sprendore,
    ma non quine ove luce l’alta spera7,
8   la quale avansa e passa di chiarore8



    Così passate voi di sottigliansa9,
    e non si può trovar chi ben ispogna10,
11   cotant’è iscura vostra parlatura11.



    Ed è tenuta grave ’nsomilliansa12,
    ancor che ’l senno vegna da Bologna13,
14   traier canson per forsa di scritura14.





Metro: sonetto di schema ABAB ABAB CDE CDE; A, B ed E consuonano (-era, -ore, -ura).





La risposta di Guinizelli a Bonagiunta





    Omo ch’è saggio non corre leggero15,
    ma a passo grada sì com’ vol misura16:
    quand’ha pensato, riten17 su’ pensero
4   infin a tanto che ’l ver l’asigura18.



    Foll’è chi crede sol veder lo vero
    e non pensare che altri i pogna cura19:
    non se dev’omo tener troppo altero20,
8   ma dé guardar so stato e sua natura21.



    Volan ausel’ per air di straine guise22
    ed han diversi loro operamenti23,
11   né tutti d’un volar né d’un ardire24.



    Dëo natura e ’l mondo in grado mise25,
    e fe’ despari senni e intendimenti26:
14   perzò ciò ch’omo pensa non dé dire27.





Metro: sonetto di schema ABAB ABAB CDE CDE; A, B ed E, proprio come nel sonetto di Bonagiunta, consuonano (ma le desinenze non sono le stesse: -ero, -ura, -ire).

DUE SONETTI MISTERIOSI  Questa coppia di sonetti è un piccolo mistero. Di che cosa, precisamente, Bonagiunta accusa Guinizelli? E a quali sono le poesie di Guinizelli che prende di mira? E chi è l’«alta spera» (l’alta sfera, il sole; L’accusa di Bonagiunta a Guinizelli, v. 7) che splende luminosissimo e che rende la rivoluzione stilistica tentata da Guinizelli vana e velleitaria? E in che cosa consisterebbe questa rivoluzione stilistica? Per rispondere a queste domande si possono fare, preventivamente, due cose: innanzitutto, leggere le altre poesie di Bonagiunta (ne restano una ventina) per controllare se contengono elementi utili a capire questa tenzone; poi, leggere le altre poesie di Guinizelli (una ventina anch’esse) allo stesso scopo. Purtroppo, né l’una né l’altra strada danno alcun risultato. Non resta allora che rileggere i due sonetti e fare delle ipotesi.

L'ACCUSA DI BONAGIUNTA  Intanto (L’accusa di Bonagiunta a Guinizelli, vv. 1-4), Bonagiunta dice chiaramente che il poeta d’amore Guinizelli ha voluto “cambiare stile” (maniera: parola che si usa più spesso per le arti figurative, ma che si può adoperare anche per la poesia) per superare «ogn’altro trovatore», termine che designerà non certo i trovatori provenzali ma, genericamente, “ogni poeta”. Dunque Guinizelli avrebbe voluto, con i suoi versi, distinguersi da tutti, avansare, cioè superare tutti. Lasciamo da parte i vv. 5-8 di L’accusa di Bonagiunta a Guinizelli, e rileggiamo le terzine. In che sarebbe consistito questo tentativo di “fare meglio degli altri”? Guinizelli, dice Bonagiunta, ha scritto versi oscurissimi, che nessuno è in grado di capire e di spiegare: ma questo è inammissibile, nonostante il fatto che (e qui c’è una sfumatura d’ironia) Guinizelli venga da Bologna, città universitaria, città di intellettuali. Insomma: inutile fare gli intelligentoni, quando si scrivono poesie d’amore, non è dalla sottigliezza che deriva la vera ispirazione. Impossibile dire a quale poesia di Guinizelli faccia riferimento Bonagiunta: la canzone Al cor gentil è di sicuro complessa, ma certo non incomprensibile; né si trovano nel corpus guinizelliano altre poesie che rispondano alla descrizione.

I MOLTI DUBBI INTERPRETATIVI  Se questo è il senso complessivo del testo, molto dubbi restano alcuni dettagli; li elenchiamo:

1. Il significato di ’nsomilliansa (L’accusa di Bonagiunta a Guinizelli, v.12);

2. L’esatto significato dell’ultimo verso di L’accusa di Bonagiunta a Guinizelli: «per forsa di scrittura» (con s al posto di z, com’era normale nel dialetto lucchese) vuol dire semplicemente “a forza di virtuosismi stilistici”? O c’è un’allusione alla Sacra Scrittura?

3. Infine, il dubbio più grave riguarda i vv. 5-8 di L’accusa di Bonagiunta a Guinizelli, su cui ora conviene tornare. Bonagiunta dice che Guinizelli ha illuminato là dov’era scuro, ma non invece qui, dove c’è la luce dell’«alta spera», il sole. Ebbene, come interpretare questa opposizione tra e qui? In termini geografici, Bologna contro Lucca? Questo versante degli Appennini contro quello? Ma soprattutto: l’«alta spera» è il “sole dell’amore” (che splende sui poeti-amanti), o il “sole della poesia”, oppure è una perifrasi per indicare un altro poeta che Bonagiunta considera più grande di Guinizelli, per esempio Guittone d’Arezzo, che era il poeta più noto e rispettato nella Toscana del pieno Duecento, un poeta che Guinizelli conosceva personalmente (i manoscritti ci trasmettono infatti una tenzone in sonetti tra Guittone e Guinizelli)?          

LA RISPOSTA DI GUINIZELLI  Come si vede, le ipotesi non portano molto lontano. Né aiuta il testo responsivo di Guinizelli (La risposta di Guinizelli a Bonagiunta), che sposta il discorso dal piano concretissimo della polemica letteraria a quello molto più astratto delle buone maniere («ciò ch’omo pensa non dé dire», v. 14) e – per usare un’espressione un po’ anacronistica – della libertà d’opinione: ci sono tanti uccelli nel cielo, e sono tutti diversi; allo stesso modo, Dio ha creato gli uomini dando loro intelligenze diverse; perché mai non dovrebbe, ciascun poeta, scrivere a modo suo?

 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. È corretto, secondo te, dire che i due poeti che dialogano in questa tenzone hanno idee diverse su come bisogna far poesia? O si tratta piuttosto di una polemica di natura personale, sull’arroganza che uno dei due poeti avrebbe manifestato? O le due cose insieme? Giustifica la tua risposta.



ANALIZZARE


2. Bonagiunta accusa Guido di essere incomprensibile, forse di usare troppa dottrina (filosofia, teologia), e per farlo adopera l’antitesi chiaro/scuro: in quali versi? Che cosa vogliono dire, alla lettera, questi versi?



INTERPRETARE


3. Nell’analisi del testo si prospettano diverse interpretazioni. Tu per quale propendi? Perché?



Stampa
\r
    \r
  1. Mutato la mainera: cambiato lo stile.
  2. \r
  3. de li ... amore: delle belle poesie d’amore.
  4. \r
  5. de ... dov’era: la maniera delle poesie è mutata “rispetto alla sua forma, al suo modo di essere precedente”.
  6. \r
  7. per ... trovatore: allo scopo di fare meglio di ogni altro poeta.
  8. \r
  9. lumera: candela.
  10. \r
  11. scure partite: zone, regioni oscure.
  12. \r
  13. quine ... spera: qui dove c’è la luce (ma luce è verbo: “illumina”) dell’alta sfera luminosa (e cioè, probabilmente, il sole).
  14. \r
  15. la quale ... chiarore: che supera (tutte le altre) per lucentezza.
  16. \r
  17. Così ... sottigliansa: Allo stesso modo voi superate (tutti) per sottigliezza (ma sottigliansa ha probabilmente il senso di “inutile complicazione”.
  18. \r
  19. chi ben ispogna: chi riesca a esporre, a interpretare (quello che scrivete). Ispogna deriva da exponere (da cui l’italiano esporre), il verbo che i medievali adoperavano per descrivere la lezione che il maestro faceva in aula, leggendo e interpretando l’opera di un filosofo antico (come Aristotele), o un corpus di leggi, oppure la Bibbia: ed expositio era il nome di questo esercizio.
  20. \r
  21. cotant’è ... parladura: tanto sono oscure, difficili, le cose che dite.
  22. \r
  23. Ed è tenuta ... ’nsomilliansa: Ed è considerata una grande stranezza.
  24. \r
  25. ancor ... Bologna: benché la (vostra) intelligenza venga da Bologna; la città era sede di università, dunque piena di persone colte: del resto, ancora oggi uno dei suoi epiteti è “la dotta”.
  26. \r
  27. traier ... scritura: ricavare (traier “trarre”) una canzone a forza di scrittura. Può significare qualcosa come “comporre poesie a forza di complicazioni stilistiche”; ma non si può escludere che scrittura vada interpretato come Scrittura, con la maiuscola (nei manoscritti antichi la distinzione tra minuscole e maiuscole non è sempre precisa), e allora il senso sarebbe “usare i testi sacri, la Bibbia, per scrivere poesie”, con allusione a testi di Guinizelli in cui il poeta avrebbe contaminato retorica sacra e retorica profana (un po’ come nella canzone Al cor gentil). L’interpretazione resta comunque dubbia.
  28. \r
  29. Omo ... leggero: chi è saggio non va di fretta.
  30. \r
  31. ma ... misura: ma procede passo dopo passo, misuratamente.
  32. \r
  33. riten: trattiene per sé; non dice.
  34. \r
  35. infin ... asigura: finché la verità non lo rende sicuro (della sua opinione).
  36. \r
  37. che ... cura: che ad altri stia a cuore la verità.
  38. \r
  39. tener ... altero: darsi troppa importanza.
  40. \r
  41. dé ... natura: deve riconoscere umilmente ciò che è (la sua natura e le sue condizioni).
  42. \r
  43. Volan ... guise: per l’aria volano uccelli di foggia (guise) diverse.
  44. \r
  45. ed han ... operamenti: e fanno cose diverse.
  46. \r
  47. né ... ardire: e hanno tutti un diverso stile di volo e un diverso ardimento.
  48. \r
  49. Dëo ... mise: Dio ha disposto la natura e il mondo secondo gradi differenti.
  50. \r
  51. e fe’ ... intendimenti: e ha creato gli uomini provvedendoli di intelligenze diverse.
  52. \r
  53. perzò ... dire: perciò è bene non dire (affrettatamente) ciò che si pensa.
  54. \r
\r