Francesco Redi

Esperienze intorno alla generazione degl’insetti

La vita non si genera dal nulla

Il brano che segue descrive alcuni dei primi esperimenti di Redi sulla comparsa di larve nella carne in decomposizione, e si sofferma a lungo anche sul comportamento degli insetti nati in questo modo. Redi mette dei pezzi di carne di serpente in contenitori aperti e aspetta fino alla comparsa delle larve (che egli chiama di solito “vermi”, un termine che la biologia odierna riserva ad altre forme di vita), osservando poi la loro crescita e la loro successiva trasformazione in insetti adulti. L’autore nota esplicitamente la somiglianza tra questa trasformazione e quella dei bachi da seta e dei bruchi, e in effetti si tratta di processi biologici strettamente collegati. Redi, infine, descrive anche le caratteristiche degli insetti adulti, e in particolare riporta efficacemente la graduale acquisizione della piena mobilità dopo una breve fase in cui gli insetti sono goffi e lenti. L’accuratezza e la sistematicità dimostrate da Redi sono, da allora, tratti tipici del metodo sperimentale in biologia. È notevole, nel brano, oltre alla vivacità dell’esposizione, la minuziosità nel riferire i dati derivanti dall’osservazione. L’attenzione di Redi è sempre rivolta a quelle caratteristiche discriminanti che consentono di distinguere una specie dall’altra: egli è tanto accurato che oggi siamo in grado di identificare con precisione quasi tutte le specie menzionate nelle sue opere.

Secondo adunque ch’io vi dissi1, e che gli antichi ed i novelli2 scrittori e la comune opinione del volgo voglion dire, ogni fracidume di cadavero corrotto ed ogni sozzura di qualsisia altra cosa putrefatta ingenera i vermini3 e gli produce4; sicché, volendo io rintracciarne la verità5, fin nel principio del mese di giugno feci ammazzare tre di quelle serpi che angui d’Esculapio s’appellano6; e tosto che morte furono7 le misi in una scatola aperta acciocché quivi infracidassero8; né molto andò di tempo9 che le vidi tutte ricoperte di vermi che avean figura dicono e senza gamba veruna10, per quanto all’occhio appariva, i quali vermi, attendendo a divorar quelle carni, andavano a momenti crescendo di grandezza; e da un giorno all’altro, secondo che potei osservare, crebbero ancora11 di numero, onde, ancorché12 fossero tutti della stessa figura d’un cono, non erano però della stessa grandezza, essendo nati in più e diversi giorni, ma i minori d’accordo coi più grandi13, dopo d’aver consumata la carne e lasciate intatte le sole e nude ossa, per un piccolo foro della scatola che io avea serrata se ne scapparon via tutti quanti, senza che potessi ritrovar giammai il luogo dove nascosti si fossero; per lo che fatto più curioso di vedere qual fine si potessero aver avuto14, di nuovo il dì undici di giugno misi in opra tre altre delle medesime serpi15; su le quali, passati che furono tre giorni, vidi vermicciuoli che d’ora in ora andarono crescendo di numero e di grandezza; ma però tutti della stessa figura16, ancorché non tutti dello stesso colore, il quale ne’ maggiori per di fuora era bianco e ne’ minori pendeva al carnicino17. Finito che ebbero di mangiar quelle carni, cercavano ansiosamente ogni strada per potersene fuggire; ma, avendo io benissimo serrate tutte le fessure, osservai che il giorno diciannove dello stesso mese alcuni de’ grandi e de’ piccoli cominciarono, quasi addormentatisi, a farsi immobili; quindi raggrinzandosi in sé medesimi insensibilmente pigliarono una figura simile all’uovo; ed il giorno ventuno si erano trasformati tutti in quella figura d’uovo di color bianco da principio, poscia18 dorato, che a poco a poco diventò rossigno; e tale si conservò in alcune uova: ma in altre andando sempre oscurandosi, alla fine diventò come nero: e l’uova, tanto nere quanto rosse, arrivate a questo segno, di molli e tenere che erano, diventarono di guscio duro e frangibile; onde si potrebbe dire che abbiano qualche somiglianza con quelle crisalidi, o aurelie o ninfe che se le chiamino, nelle quali per qualche tempo si trasformano i bruchi, i bachi da seta ed altri simili insetti. Per lo che, fattomi più curioso osservatore, vidi che tra quell’uova rosse e queste nere v’era qualche differenza di figura, imperciocché19, se ben pareva che tutte indifferentemente composte fossero quasi di tanti anelletti congiunti insieme, nulladimeno20 questi anelli erano più scolpiti e più apparenti21 nelle nere che nelle rosse, le quali a prima vista parevano quasi lisce, ed in una delle estremità non avevano, come le nere, una certa piccola concavità non molto dissimile a quella de’ limoni o d’altri frutti quando sono staccati dal gambo. Riposi quest’uova separate e distinte in alcuni vasi di vetro ben serrati con carta, ed in capo agli otto giorni da ogn’uovo di color rossigno, rompendo il guscio, scappava fuora una mosca di color cenerognolo, torbida, sbalordita e, per così dire, abbozzata e non ben finita di farsi, con l’ale non ancora spiegate, che poi nello spazio d’un mezzo quarto d’ora, cominciando a spiegarsi, si dilatavano alla giusta proporzione di quel corpicello che anch’esso in quel tempo s’era ridotto alla conveniente e naturale simmetria delle parti, e quasi tutto raffazzonatosi22, avendo lasciato quello smorto colore di cenere, si era vestito d’un verde vivissimo e maravigliosamente brillante; ed il corpo tutto erasi così dilatato e cresciuto che impossibile parea il poter credere come in quel piccolo guscio fosse mai potuto capire23. Ma se nacquero queste verdi mosche dopo gli otto giorni da quell’uova rossigne, da quell’altre uova poi di color nero penarono quattordici giornate a nascere certi grossi e neri mosconi listati di bianco e col ventre peloso e rosso nel fondo, di quella razza istessa la quale vediamo giornalmente ronzare ne’ macelli e per le case intorno alle carni morte; ed allora che nacquero erano mal fatti e pigrissimi al moto e coll’ali non ispiegate, come avvenuto era a quelle prime verdi che di sopra ho mentovate24. Non però tutte quell’uova nere nacquero dopo i quattordici giorni; anzi che una buona parte indugiarono a nascere fino al vigesimoprimo25: nel qual tempo ne scapparono26 fuora certe bizzarre mosche in tutto dalle due prime generazioni differenti e nella grandezza e nella figura, e da niuno istorico27 giammai, che io sappia, descritte.

L’IDEA DELLA GENERAZIONE SPONTANEA In questo brano Redi descrive sia come sono fatti, sia come si comportano le larve e gli insetti che da esse si formano, il che sarà essenziale per progettare gli esperimenti che porteranno alla scoperta dell’inesistenza della generazione spontanea. Oggi, l’idea che ogni animale nasca da genitori della stessa specie ci sembra ovvia, ma la generazione spontanea della vita da materia non vivente godeva, all’epoca di Redi, di grande considerazione, essendo stata sostenuta da padri della chiesa come sant’Agostino e dall’auctoritas per eccellenza, Aristotele. La sua negazione ha rappresentato un passo fondamentale per l’evoluzione del pensiero biologico, e solo grazie a essa si è potuto procedere verso una visione pienamente razionale della natura vivente. Redi ha dato un importante contributo in questa direzione, dimostrando che gli insetti nascono sempre da uova che, a loro volta, derivano da altre forme di vita.

PRIMA E DOPO REDI Egli ammise tuttavia, nel caso di alcuni parassiti delle piante, che le uova potessero nascere dalla pianta stessa, invece che da altri insetti. Per renderci meglio conto del cammino compiuto dalla scienza, contestualizziamo questi risultati ricordando il passo precedente e quello successivo: lo scienziato inglese William Harvey, nel 1651, aveva già concluso che gli insetti devono nascere da uova di qualche tipo, ammettendo però che le uova stesse potessero generarsi spontaneamente da materia non vivente; l’italiano Marcello Malpighi, poco dopo i lavori di Redi, utilizzò in modo sistematico il microscopio per dimostrare che le uova si originano sempre da genitori della stessa specie dell’insetto che da esse nascerà.

UN PERCORSO COLLETTIVO La storia della negazione della generazione spontanea, quindi, riconferma ciò che abbiamo avuto modo di osservare già molte volte studiando il lavoro degli scienziati: se si va oltre un racconto puramente aneddotico, la storia della scienza risulta quasi sempre un cammino collettivo, in cui anche le menti più brillanti non apportano che piccole novità nell’ambito di una generale, graduale evoluzione.

Esercizio:

 

1. Redi riesce a descrivere in maniera dettagliata ciò che osserva, dimostrando un’eccezionale padronanza della lingua. L’osservazione passa attraverso i sensi, in particolare quello della vista. Analizza e commenta il brano da questo punto di vista, soprattutto il passo in cui Redi descrive i “vermi” e le mosche.

 

2. In che modo il metodo di Redi contribuisce al superamento di un equivoco millenario basato sul principio di autorità?

 

3. La figura di Redi è incredibilmente ricca, e molti aspetti dei suoi studi – come il pensiero atomistico, i primi cenni di attenzione alla significatività statistica, la metodologia clinica, l’interesse per l’arte e per i dialetti – non possono essere trattati in questa sede. Consulta il sito internet www.francescoredi.it (curato da Walter Bernardi), approfondendo uno dei tanti filoni delle ricerche di Redi, e presenta la tua ricerca alla classe.

Stampa
  1. ch’io vi dissi: come vi ho già detto.
  2. novelli: nuovi.
  3. ingenera i vermini: genera larve.
  4. gli produce: li produce.
  5. volendo … verità: volendo mettere alla prova la verità di quest’affermazione (cioè che ogni cadavere genera larve).
  6. s’appellano: si chiamano.
  7. tosto … furono: appena furono morte.
  8. acciocché quivi infracidassero: affinché marcissero.
  9. né molto … tempo: non passò molto tempo.
  10. veruna: alcuna.
  11. ancora: anche.
  12. ancorché: sebbene.
  13. ma i minori … grandi: sia i più piccoli sia i più grandi.
  14. per lo che … avuto: a causa di questo fatto, essendo io curioso di vedere che fine avessero fatto (le larve).
  15. misi in opra … serpi: preparai tre nuovi esperimenti con carne di serpente (come quelli precedenti).
  16. figura: forma.
  17. carnicino: color carne.
  18. poscia: in seguito.
  19. imperciocché: poiché.
  20. nulladimeno: nondimeno.
  21. apparenti: evidenti.
  22. raffazzonatosi: formatosi in breve e sommariamente.
  23. capire: entrare, essere contenuto.
  24. mentovate: menzionate.
  25. vigesimoprimo: ventunesimo.
  26. ne scapparono: ne uscirono.
  27. istorico: nel senso di cultore di Storia naturale.