Carlo Goldoni

La locandiera

La vittoria di Mirandolina

Nel secondo atto assistiamo alla seduzione del Cavaliere, che cede alle lusinghe di Mirandolina. Il terzo atto si apre con una situazione di stallo apparente. Mirandolina ha raggiunto il suo scopo, ha fatto innamorare il Cavaliere: si è divertita abbastanza, e ora vuole smetterla con questa finzione. Ma non ha fatto i conti con la potenza della passione amorosa. Il Cavaliere, ormai «cotto, stracotto e biscottato» della locandiera, entra in conflitto con gli altri due spasimanti, il Conte e il Marchese, che non perdono occasione di prenderlo in giro ricordandogli – adesso che Mirandolina l’ha sedotto – tutti i suoi proclami contro le donne. La tensione sta per sfociare in un duello tra il Conte e il Cavaliere, che viene però interrotto dall’arrivo di Fabrizio e Mirandolina.

SCENA DICIOTTESIMA

Mirandolina, Fabrizio e detti

FABRIZIO Alto1, alto, padroni.
MIRANDOLINA Alto, signori miei, alto.
CAVALIERE (Ah maledetta!). (vedendo Mirandolina)
MIRANDOLINA Povera me! Colle spade?
MARCHESE Vedete? Per causa vostra.
MIRANDOLINA Come per causa mia?
CONTE Eccolo lì il signor Cavaliere. È innamorato di voi.
CAVALIERE Io innamorato? Non è vero; mentite.
MIRANDOLINA Il signor Cavaliere innamorato di me? Oh no, signor Conte, ella s’inganna. Posso assicurarla, che certamente s’inganna.
CONTE Eh, che siete voi pur2 d’accordo…
MIRANDOLINA Si, si vede…
CAVALIERE Che si sa? Che si vede? (alterato, verso il Marchese)
MARCHESE Dico, che quando è, si sa… Quando non è, non si vede.
MIRANDOLINA Il signor Cavaliere innamorato di me? Egli lo nega, e negandolo in presenza mia, mi mortifica, mi avvilisce, e mi fa conoscere la sua costanza e la mia debolezza. Confesso il vero, che se riuscito mi fosse d’innamorarlo, avrei creduto di fare la maggior prodezza del mondo. Un uomo che non può vedere le donne, che le disprezza, che le ha in mal concetto3, non si può sperare d’innamorarlo. Signori miei, io sono una donna schietta e sincera: quando devo dir, dico, e non posso celare la verità. Ho tentato d’innamorare il signor Cavaliere, ma non ho fatto niente. (al Cavaliere)
CAVALIERE (Ah! Non posso parlare). (da sé)
CONTE Lo vedete? Si confonde4. (a Mirandolina)
MARCHESE Non ha coraggio di dir di no. (a Mirandolina)
CAVALIERE Voi non sapete quel che vi dite. (al Marchese, irato)
MARCHESE E sempre l’avete5 con me. (al Cavaliere, dolcemente)
MIRANDOLINA Oh, il signor Cavaliere non s’innamora. Conosce l’arte6. Sa la furberia delle donne: alle parole non crede; delle lagrime non si fida. Degli svenimenti poi se ne ride.
CAVALIERE Sono dunque finte le lagrime delle donne, sono mendaci7 gli svenimenti?
MIRANDOLINA Come! Non lo sa, o finge di non saperlo?
CAVALIERE Giuro al cielo! Una tal finzione meriterebbe uno stile8 nel cuore.
MIRANDOLINA Signor Cavaliere, non si riscaldi, perché questi signori diranno ch’è innamorato davvero.
CONTE Sì, lo è, non lo può nascondere.
MARCHESE Si vede negli occhi.
CAVALIERE No, non lo sono. (irato al Marchese)
MARCHESE E sempre con me.
MIRANDOLINA No signore, non è innamorato. Lo dico, lo sostengo, e son pronta a provarlo.
CAVALIERE (Non posso più). (da sé) Conte, ad altro tempo mi troverete provveduto di spada. (getta via la mezza spada del Marchese)
MARCHESE Ehi! la guardia9 costa denari. (la prende di terra)
MIRANDOLINA Si fermi, signor Cavaliere, qui ci va della sua riputazione. Questi signori credono ch’ella sia innamorato; bisogna disingannarli.
CAVALIERE Non vi è questo bisogno.
MIRANDOLINA Oh sì, signore. Si trattenga10 un momento.
CAVALIERE (Che far intende costei?). (da sé)
MIRANDOLINA Signori, il più certo segno d’amore è quello della gelosia, e chi non sente la gelosia, certamente non ama. Se il signor Cavaliere mi amasse, non potrebbe soffrire11 ch’io fossi d’un altro, ma egli lo soffrirà, e vedranno…
CAVALIERE Di chi volete voi essere?
MIRANDOLINA Di quello a cui mi ha destinato mio padre.
FABRIZIO Parlate forse di me? (a Mirandolina)
MIRANDOLINA Sì, caro Fabrizio, a voi in presenza di questi cavalieri vo’12 dar la mano di sposa.
CAVALIERE (Oimè! Con colui? non ho cuor13 di soffrirlo). (da sé, smaniando)
CONTE (Se sposa Fabrizio, non ama il Cavaliere). (da sé) Sì, sposatevi, e vi prometto trecento scudi.
MARCHESE Mirandolina, è meglio un uovo oggi, che una gallina domani. Sposatevi ora, e vi do subito dodici zecchini.
MIRANDOLINA Grazie, signori, non ho bisogno di dote. Sono una povera donna senza grazia, senza brio, incapace d’innamorar persone di merito. Ma Fabrizio mi vuol bene, ed io in questo punto14 alla presenza loro lo sposo…
CAVALIERE Sì, maledetta, sposati a chi tu vuoi. So che tu m’ingannasti, so che trionfi dentro di te medesima d’avermi avvilito, e vedo sin dove vuoi cimentare15 la mia tolleranza. Meriteresti che io pagassi gli inganni tuoi con un pugnale nel seno; meriteresti ch’io ti strappassi il cuore, e lo recassi in mostra alle femmine lusinghiere16, alle femmine ingannatrici. Ma ciò sarebbe un doppiamente avvilirmi17. Fuggo dagli occhi tuoi: maledico le tue lusinghe, le tue lagrime, le tue finzioni; tu mi hai fatto conoscere qual infausto potere abbia sopra di noi il tuo sesso, e mi hai fatto a costo mio imparare, che per vincerlo non basta, no, disprezzarlo, ma ci conviene fuggirlo. (parte)

 

SCENA DICIANNOVESIMA

Mirandolina, il Conte, il Marchese e Fabrizio

CONTE Dica ora di non essere innamorato.
MARCHESE Se mi dà un’altra mentita18, da cavaliere lo sfido.
MIRANDOLINA Zitto, signori zitto. È andato via, e se non torna, e se la cosa passa così, posso dire di essere fortunata. Pur troppo, poverino, mi è riuscito d’innamorarlo, e mi son messa ad un brutto rischio. Non ne vo’ saper altro. Fabrizio, vieni qui, caro, dammi la mano.
FABRIZIO La mano? Piano un poco, signora. Vi dilettate d’innamorar la gente in questa maniera, e credete ch’io vi voglia sposare?
MIRANDOLINA Eh via, pazzo! È stato uno scherzo, una bizzarria, un puntiglio19. Ero fanciulla, non avevo nessuno che mi comandasse. Quando sarò maritata, so io quel che farò.
FABRIZIO Che cosa farete?

 

SCENA ULTIMA

Il Servitore del Cavaliere e detti

SERVITORE Signora padrona, prima di partire son venuto a riverirvi.
MIRANDOLINA Andate via?
SERVITORE Sì. Il padrone va alla Posta20. Fa attaccare: mi aspetta colla roba, e ce ne andiamo a Livorno.
MIRANDOLINA Compatite, se non vi ho fatto…
SERVITORE Non ho tempo da trattenermi. Vi ringrazio, e vi riverisco. (parte)
MIRANDOLINA Grazie al cielo, è partito. Mi resta qualche rimorso; certamente è partito con poco gusto21. Di questi spassi non me ne cavo22 mai più.
CONTE Mirandolina, fanciulla o maritata che siate, sarò lo stesso per voi.
MARCHESE Fate pure capitale23 della mia protezione.
MIRANDOLINA Signori miei, ora che mi marito, non voglio protettori, non voglio spasimanti, non voglio regali. Sinora mi sono divertita, e ho fatto male, e mi sono arrischiata troppo, e non lo voglio fare mai più. Questi è mio marito…
FABRIZIO Ma piano, signora…
MIRANDOLINA Che piano! Che cosa c’è? Che difficoltà ci sono? Andiamo. Datemi quella mano.
FABRIZIO Vorrei che facessimo prima i nostri patti.
MIRANDOLINA Che patti? Il patto è questo: o dammi la mano, o vattene al tuo paese.
FABRIZIO Vi darò la mano… ma poi…
MIRANDOLINA Ma poi, sì, caro, sarò tutta tua; non dubitare di me ti amerò sempre, sarai l’anima mia.
FABRIZIO Tenete, cara, non posso più24. (le dà la mano)
MIRANDOLINA (Anche questa è fatta). (da sé)
CONTE Mirandolina, voi siete una gran donna, voi avete l’abilità di condur gli uomini dove volete25.
MARCHESE Certamente la vostra maniera obbliga26 infinitamente.
MIRANDOLINA Se è vero ch’io possa sperar grazie27 da lor signori, una ne chiedo loro per ultimo.
CONTE Dite pure.
MARCHESE Parlate.
FABRIZIO (Che cosa mai adesso domanderà?). (da sé)
MIRANDOLINA Le supplico per atto di grazia, a provvedersi di28 un’altra locanda.
FABRIZIO (Brava; ora vedo che la mi vuol bene). (da sé)
CONTE Sì, vi capisco e vi lodo. Me ne andrò, ma dovunque io sia, assicuratevi29 della mia stima.
MARCHESE Ditemi: avete voi perduta una boccettina d’oro?
MIRANDOLINA Sì signore.
MARCHESE Eccola qui. L’ho ritrovata, e ve la rendo. Partirò per compiacervi, ma in ogni luogo fate pur capitale della mia protezione.
MIRANDOLINA Queste espressioni mi saran care, nei limiti della convenienza e dell’onestà. Cambiando stato, voglio cambiar costume; e lor signori ancora profittino30 di quanto hanno veduto, in vantaggio e sicurezza del loro cuore; e quando mai si trovassero in occasioni di dubitare, di dover cedere, di dover cadere, pensino alle malizie imparate, e si ricordino della Locandiera.

Fine della Commedia

IL TRIONFO DI MIRANDOLINA Nelle ultime scene della commedia, l’intelligenza e la malizia di Mirandolina trionfano sul mondo maschile. Il Cavaliere, che non ha potuto confessare il suo amore, anche se esso è ormai chiaro a tutti, fugge, maledicendola per averlo preso in giro e per avergli fatto comprendere una volta di più «qual infausto potere abbia sopra di noi [uomini] il tuo sesso». Il Conte e il Marchese vengono congedati bruscamente: Mirandolina si sposa, e non ha più bisogno né dei loro soldi né della loro protezione: che si cerchino un’altra locanda. E Fabrizio, il futuro marito, viene “preso” da Mirandolina senza quasi che si ascolti il suo parere: la scena diciannovesima si chiude con una domanda che resta senza risposta (Lei: «Quando sarò maritata, so io quel che farò», lui: «Che cosa farete?»), e che lascia intravedere, per il povero, sottomesso Fabrizio, tempi non facili.

UNA COMMEDIA SENZA LIETO FINE In un suo fortunato saggio, il critico letterario Ezio Raimondi definisce i Promessi sposi di Manzoni un «romanzo senza idillio». Anche La locandiera, in fondo, è una commedia “senza idillio”, senza lieto fine. Nel senso che l’epilogo fortemente moralistico della vicenda lascia un po’ di amaro in bocca. Certo, la beffa ai danni del Cavaliere è riuscita benissimo, i buoni (Mirandolina e Fabrizio) sono stati premiati e i cattivi puniti, però è come se la macchina degli eventi si fosse mossa invano. Non uno dei personaggi della commedia muta la propria condizione: i nobili rimangono nobili, i borghesi rimangono borghesi, e i misogini vengono violentemente riconfermati nella loro misoginia. La stessa Mirandolina, che per la sua abilità e la sua intelligenza potrebbe ragionevolmente aspirare a una qualche forma di promozione sociale, finirà per accettare il matrimonio con Fabrizio: un matrimonio senza amore, perché Mirandolina non fa altro che mantenere la promessa che aveva fatto al padre sul letto di morte: di sposare appunto Fabrizio. Ma lo stesso Fabrizio, che vede coronato il suo sogno di sposare Mirandolina, sta per legarsi a una donna che non lo ama e che, con tutta evidenza, continuerà a comandarlo a bacchetta per tutta la vita. È il trionfo della morale comune.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Costruisci il sistema dei personaggi di queste scene, tenendo conto dei seguenti elementi: Protagonista, Antagonista, Aiutante/i, Oppositore/i.

ANALIZZARE

2 La scena diciottesima può essere letta come un momento di “metateatro” (teatro nel teatro). Quali parti recitano i due attori principali?

3 Qual è il valore simbolico della mezza spada del Marchese?

4 Attraverso l’ironia Mirandolina sottolinea la sua vittoria sul Cavaliere. Rileva nel testo i passaggi più significativi da questo punto di vista.

5 «Mi resta qualche rimorso», dice Mirandolina nell’ultima scena. Come può essere interpretata questa battuta? In questo caso a parlare è la “donna” o la “locandiera”?

INTERPRETARE

6 Libertà di scelta, volontà di dominio e di riscatto sociale, accettazione remissiva della propria condizione, civetteria e seduzione: sono tutte chiavi di lettura, a volte anche contrastanti, attraverso le quali La locandiera è stata messa in scena, a teatro e al cinema, dal Settecento a oggi. A tuo parere sono tutte plausibili? Quale interpretazione preferisci? Elabora una breve relazione scritta o orale su questo tema, alla luce di questa e di altre scene della commedia che hai letto.

Stampa
  1. Alto: fermi.
  2. siete voi pur: anche voi siete.
  3. mal concetto: cattiva opinione.
  4. Si confonde: è confuso.
  5. l’avete: ce l’avete.
  6. l’arte: gli inganni, le astuzie.
  7. mendaci: falsi.
  8. stile: pugnale.
  9. guardia: parte dell’elsa, e cioè dell’impugnatura della spada.
  10. trattenga: fermi.
  11. soffrire: sopportare.
  12. vo’: voglio.
  13. non ho cuor: non ho forza, non riesco.
  14. in questo punto: qui e ora.
  15. cimentare: mettere alla prova.
  16. lusinghiere: piene di lusinghe, incantatrici.
  17. doppiamente avvilirmi: svilirmi due volte.
  18. mentita: smentita, e cioè “se mi contraddice un’altra volta”.
  19. puntiglio: questione di principio, testardaggine.

    *Puntiglio

    Si tratta di un iberismo, cioè una parola entrata in Italia attraverso lo spagnolo (puntillo, “piccolo punto”) nel Cinquecento. In ambito cavalleresco ha originariamente il significato di “questione”, “punto d’onore” («io mi trovo impegnato in un affare d’onore, in un puntiglio», dice Don Rodrigo all’Innominato nei Promessi sposi). Poi il significato diventa più generico, e oggi puntiglio è sinonimo di “posizione che si tiene per ostinazione, per caparbietà” (per esempio: “il tuo è un puntiglio sciocco: pensa a cose più serie!”).

     


  20. Posta: era il luogo dove venivano posteggiati e cambiati i cavalli.
  21. gusto: soddisfazione, piacere.
  22. me ne cavo: me ne tolgo, me ne prendo.
  23. Fate pure capitale: fate pure tesoro, affidamento.
  24. non posso più: non riesco più a resistere.
  25. condur … volete: obbligare gli uomini a fare quello che volete.
  26. obbliga: impegna.
  27. sperar grazie: sperare di avere un favore.
  28. provvedersi di: cercarsi, trovarsi.
  29. assicuratevi: state sicura, abbiate per certa.
  30. profittino: approfittino.