Johann Wolfgang Goethe

Wilhelm Meister

Laggiù! Laggiù!

«Qui già crescono i limoni», annota Goethe alla fine dell’appunto sul suo soggiorno sul Garda. Proprio i limoni sono i frutti che ispirano una delle più celebri poesie goethiane, una poesia che contiene una definizione dell’Italia altrettanto celebre: «Il paese dove crescono i limoni». Goethe la inserisce nel romanzo intitolato Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister (1795), facendola recitare a una delle figure centrali del libro, la giovane Mignon, una zingarella nata in Italia che il protagonista, Wilhelm, prende sotto la sua protezione.

Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?

Brillano tra le foglie cupe le arance d’oro,

una brezza lieve dal cielo azzurro spira,

il mirto è immobile, alto è l’alloro!

Lo conosci tu?

Laggiù! Laggiù!

O amato mio, con te vorrei andare!

Conosci tu la casa? Sulle colonne il tetto posa,

la grande sala splende, scintillano le stanze,

alte mi guardano le marmoree effigi:

che ti hanno fatto, o mia povera bambina?1

La conosci tu?

Laggiù! Laggiù!

O mio protettore2, con te vorrei andare.

Conosci tu il monte e l’impervio sentiero?

Il mulo nella nebbia cerca la sua strada,

nelle grotte s’annida l’antica stirpe dei draghi,

la roccia precipita e sopra lei l’ondata:

lo conosci?

Laggiù! Laggiù,

porta la nostra strada, andiamo o padre mio!

IL FASCINO DEL PAESAGGIO ITALIANO Il testo è limpido. Basterà osservare come, fantasticando dell’Italia, Goethe alterni immagini di festosa solarità (i limoni in fiore, le arance mature, il cielo azzurro) a immagini che evocano i palazzi del Rinascimento (Goethe aveva visto e apprezzato le ville di Palladio), infine a immagini che alludono a una natura selvaggia e inospitale, cioè alle montagne che separano la Germania dall’Italia (qui, nelle Alpi, il mito diceva che si nascondevano i draghi). Un luogo insieme paradisiaco e misterioso: questo era l’Italia per i viaggiatori che venivano dall’Europa settentrionale.