Eugenio Montale

Satura

L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili

    L’alluvione ha sommerso il pack1 dei mobili,
    delle carte, dei quadri che stipavano
    un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto.
    Forse hanno ciecamente lottato i marocchini
5   rossi, le sterminate dediche di Du Bos2,
    il timbro a ceralacca con la faccia di Ezra3,
    il Valéry di Alain4, l’originale
    dei Canti Orfici – e poi qualche pennello
    da barba, mille cianfrusaglie e tutte
10   le musiche di tuo fratello Silvio5.
    Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura6
    di nafta e sterco. Certo hanno sofferto
    tanto prima di perdere la loro identità.
    Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio
15   stato civile fu dubbio fin dall’inizio.
    Non torba m’ha assediato, ma gli eventi
    di una realtà incredibile e mai creduta.
    Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo
    dei tuoi prestiti e forse non l’hai saputo.





Metro: versi liberi, con molti endecasillabi (vv. 1, 2, 7-10, 12, 16) e qualche martelliano (vv. 4-6, 13-15). 

UNA POESIA PER DRUSILLA TANZI   L’alluvione del titolo è quella che effettivamente sommerse Firenze nel novembre del 1966, anno in cui la poesia è stata scritta. Montale abita a Milano dal 1948, ma a Firenze ha vissuto per molti anni in compagnia della moglie Drusilla Tanzi (ed è proprio a lei che la poesia si rivolge, come scopriamo negli ultimi due versi: «il mio coraggio fu il primo / dei tuoi prestiti»). Drusilla – la “Mosca” protagonista di molte poesie di Satura – è morta tre anni prima, nel 1963, ma nel «sotterraneo chiuso a doppio lucchetto» (v. 3) della sua casa fiorentina sono rimasti custoditi, stipati (v. 2) molti oggetti cari legati al passato della coppia. I mobili, le carte e le suppellettili sono ora sommersi dal fango e dal combustibile trascinato dall’acqua (l’«atroce morsura / di nafta e sterco» dei vv. 11-12; al v. 16 la «torba»). In avvio di testo vengono paragonati a una sorta di pack, termine inglese che designa i ghiacciai della banchisa polare: macerie e frantumi abbandonati alla corrente.

LA PERDITA D’IDENTITÀ DEGLI OGGETTI CARI   Questi oggetti cari – immagina il poeta – hanno combattuto e sofferto prima di «perdere la loro identità» (v. 13), distrutti dalla melma. Ecco i libri rilegati in un pregiato cuoio rosso detto appunto “marocchino” (i «marocchini / rossi», vv. 4-5); alcuni volumi impreziositi dalle dediche del celebre critico letterario Charles Du Bos, amico di Montale (v. 5); un timbro a ceralacca raffigurante la barba di Ezra Pound, il grande poeta americano vissuto a lungo in Italia, anche lui frequentato da Montale (v. 6); il commento di un altro importante critico francese, Alain, agli Charmes (Gli incanti) di Paul Valéry, capolavoro della lirica del Novecento, al pari dei Canti orfici di Dino Campana, di cui Montale possedeva una rara edizione originale (vv. 7-8). E infine «qualche pennello / da barba» (vv. 8-9) e tanti piccoli oggetti, e gli spartiti appartenuti a Silvio Tanzi, musicista e fratello di Drusilla (v. 10).

OGGETTI-SIMBOLO   Ma è chiaro che tutte queste cose sono simbolo di qualcos’altro; è chiaro, cioè, che «il pack dei mobili, / delle carte, dei quadri» (vv. 1-2) è un equivalente culturale e sentimentale del poeta. Non solo perché questi oggetti alla deriva gli appartengono, o perché incarnano figure illustri della cultura poetica di primo Novecento, cui anche Montale appartiene di diritto; ma soprattutto perché è l’autore stesso, al v. 14, ad associarsi ai cimeli sommersi e corrosi: «Anch’io sono incrostato fino al collo». Da un lato, in primo piano, l’acqua che travolge, riducendoli a inutili cianfrusaglie, gli oggetti-simbolo di un passato culturale e di una memoria personale; dall’altro, in parallelo, gli eventi del presente che assediano la coscienza del poeta stesso e ne mettono in crisi le certezze residue.

IL SOPRAVVENTO DELLA «MORSURA»   L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili registra così la cancellazione di una identità personale e collettiva: il tramonto di una cultura autentica e non massificata – incarnata in poeti come Valéry, Pound, Campana, e in critici come Du Bos e Alain – porta con sé il declino della figura di poeta e intellettuale che in quella cultura si era formato; cioè dello stesso Montale: «il mio / stato civile fu dubbio fin dall’inizio», precisa l’autore ai vv. 14-15, riferendosi all’atteggiamento critico e negativo che egli ha sempre manifestato nei confronti del reale («una realtà incredibile e mai creduta», v. 17). Ma solo adesso, nell’epoca della massificazione universale, la morsura (v. 11) ha preso definitivamente il sopravvento, abbattendo le difese che l’arte aveva costruito per resisterle. In questo senso, l’immagine del sotterraneo fiorentino «chiuso a doppio lucchetto» (v. 3) ma invaso dall’acqua è quella di una difesa estrema dall’omologazione e dal conformismo. Ma è una barricata che non regge più. A Montale resta soltanto il coraggio (v. 18), ricevuto in prestito dalla moglie: non più il coraggio di resistere attivamente al «male di vivere», come al tempo degli Ossi di seppia, ma ormai solo quello di testimoniare sarcasticamente, prima di essere spazzato via, la fine irreversibile di una civiltà.

UN DIALOGO CON L’ASSENTE   Si tratta di una poesia che decisamente “va verso la prosa”, e della prosa ha sia il lessico concreto, quotidiano (nafta, sterco, v. 12; incrostato, v. 14), sia il tono colloquiale. La forma retorica è quella del “dialogo con l’assente”, una forma che Montale adotta spesso sin dagli Ossi di seppia. Ma mentre i “dialoghi in assenza” degli Ossi di seppia o delle Occasioni o della Bufera e altro erano stilisticamente complessi, elaboratissimi – pensiamo a testi come Nuove stanze, o come La primavera hitleriana – , qui il linguaggio è piano, trasparente, in sintonia con un’epoca (e con un pubblico) che non sembra avere tempo per le complicazioni.  

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Da quale evento ha origine la poesia?



2. Che cosa si intende con «pack dei mobili» (v. 1)? Da che cosa nasce questa immagine?



3. Perché il sotterraneo è «chiuso a doppio lucchetto» (v. 3)? Che cosa contiene? Si tratta di oggetti significativi per il poeta?



4. Riformula, chiarendone il significato, i vv. 14-19.



ANALIZZARE


5. Convivono in questa poesia diversi toni e registri. Individua e distingui le parole che appartengono al lessico quotidiano, a quello specialistico e a quello letterario.



6. Una delle figure usate da Montale è l’accumulazione. Distingui gli oggetti della quotidianità da quelli che rimandano alla letteratura. Quali di essi, inoltre, sono legati al presente e quali al passato?



INTERPRETARE


7. Che cosa accadde a Firenze il 4 novembre 1966? Fai una ricerca da cui ricavare un articolo di giornale da leggere poi in classe. Puoi scegliere di usare il presente, fingendoti un cronista dell’epoca, oppure il passato, rievocando i fatti accaduti



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  1. pack: banchisa polare.
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  3. Du Bos: Charles Du Bos, critico letterario amico di Montale.
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  5. Ezra: il poeta americano Ezra Pound.
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  7. Alain: pseudonimo di Émile-Auguste Chartier, filosofo francese attivo nella prima metà del Novecento.
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  9. Silvio: Silvio Tanzi, musicista, fratello di Drusilla, la moglie di Montale.
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  11. morsura: morso, morsicatura.
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