Galileo Galilei

Il Saggiatore

Le autorità possono essere messe in discussione

Nel brano che segue, Galileo affronta il delicato problema della contrapposizione tra invenzione e tradizione nel lavoro scientifico. Come sempre nel Saggiatore, le discussioni di interesse generale nascono da questioni relative ad aspetti più specifici e personali. In questo caso, Galileo comincia con il riassumere la posizione di Orazio Grassi, che nella Libra si chiedeva chi avrebbe mai potuto seguire, come auctoritas, al posto di Tycho Brahe.

Ma tornando al proposito1, vegga com’egli2 di nuovo vuol pure ch’io abbia reputato gran mancamento nel P. Grassi l’aver egli aderito alla dottrina di Ticone3, e risentitamente domanda: Chi ei doveva seguitare? forse Tolomeo, la cui dottrina dalle nuove osservazioni in Marte è scoperta per falsa? forse il Copernico […]?
Dove io noto più cose e prima, replico ch’è falsissimo ch’io abbia mai biasimato il seguitar Ticone4, ancor che con ragione avessi potuto farlo, come pur finalmente dovrà restar manifesto a i suoi aderenti per l’Antiticone del signor cavalier Chiaramonte5; sì che quanto qui scrive il Sarsi, è molto lontano dal proposito; e molto più fuor del caso6 s’introducono Tolomeo e Copernico, de’ quali non si trova che scrivessero mai parola attenente a distanze, grandezze, movimenti e teoriche7 di comete, delle quali sole, e non d’altro, si è trattato […]. Parmi, oltre a ciò, di scorgere nel Sarsi ferma credenza, che nel filosofare sia necessario appoggiarsi all’opinioni di qualche celebre autore, sì che la mente nostra, quando non si maritasse8 col discorso d’un altro, ne dovesse in tutto rimanere sterile ed infeconda; e forse stima che la filosofia sia un libro e una fantasia d’un uomo, come l’Iliade e l’Orlando furioso, libri ne’ quali la meno importante cosa è che quello che vi è scritto sia vero. Signor Sarsi, la cosa non istà così. La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. Ma posto pur anco9, come al Sarsi pare, che l’intelletto nostro debba farsi mancipio10 dell’intelletto d’un altr’uomo […], e che nelle contemplazioni de’ moti celesti si debba aderire ad alcuno11, io non veggo per qual ragione ei s’elegga12 Ticone, anteponendolo a Tolomeo e a Nicolò Copernico, de’ quali due abbiamo i sistemi del mondo interi e con sommo artificio costrutti e condotti al fine; cosa ch’io non veggo che Ticone abbia fatta.

LE AUTORITÀ CONTANO MENO DELL’OSSERVAZIONE Galileo, all’inizio del brano, si propone di rispondere alla domanda (retorica) rivoltagli da Lotario Sarsi: quale autorità astronomica avrebbe dovuto egli seguire? Galileo, infatti, aveva affermato, in precedenza, che il Sarsi si affida, nella scelta del sistema astronomico, all’autorità di Tycho Brahe. La risposta di Galileo si articola in due punti. Innanzitutto egli respinge l’idea di aver giudicato criticabile il fatto stesso di seguire le posizioni astronomiche di Tycho. Inoltre, e soprattutto, egli rifiuta l’idea stessa che sia necessario, nel prendere posizione su una qualsiasi questione scientifica, scegliere un’autorità e seguirla da vicino. Il motivo di ciò, secondo Galileo, sta nel fatto che l’opera dello scienziato non è puramente creativa, come quella di un poeta, ma deve interrogarsi sulla verità o la falsità delle sue affermazioni. Si deve, in altre parole, misurare con la realtà, piuttosto che affidarsi alla tradizione dei maestri e agli ingegni del passato, come sempre deve fare chi ha a che fare con la pura invenzione. Verso la fine del brano, Galileo si riferisce polemicamente al fatto che un vero sistema astronomico, paragonabile per completezza a quelli di Tolomeo e di Copernico, non fosse stato affatto elaborato da Grassi e neppure, in fondo, dallo stesso Tycho Brahe. Nel seguito, Galileo si sofferma su alcuni dettagli tecnici per dimostrare che tutti i sistemi considerati presentavano numerosi problemi e non avrebbero potuto essere ritenuti veri in tutto e per tutto. Quello che qui ci interessa di più è la sua conclusione metodologica: l’insufficienza dei sistemi astronomici conosciuti non implica, sostiene Galileo, che in mancanza di autorità degne di fiducia si debba rinunciare alle domande sulla «vera costituzion dell’universo».

IL GRANDE LIBRO DELL’UNIVERSO Il brano contiene un passo tra i più celebri non solo dell’opera di Galileo, ma probabilmente di tutta la storia della scienza. «La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto». L’universo – sostiene Galileo – è un libro, ma se vogliamo leggerlo dobbiamo prima imparare la lingua e l’alfabeto in cui esso è scritto, e questa lingua e questo alfabeto sono la matematica e la geometria. Se si cercano in libreria o in rete pagine divulgative dedicate alla filosofia della scienza, ci si imbatte continuamente in versioni più o meno letterali della citazione relativa al «grandissimo libro». Come avviene molto spesso nel caso di passi presi a simbolo di una rivoluzione culturale, il suo significato originario è stato tuttavia leggermente travisato a causa del fatto che esso è di solito presentato senza il suo contesto.

USARE LA MATEMATICA PER DESCRIVERE I FENOMENI Secondo Galileo, esiste una realtà oggettiva e più profonda di quella immediatamente evidente, e questa realtà è di tipo matematico. È in un certo senso sorprendente che questa posizione sia stata così spesso citata come quintessenza della modernità scientifica, e quindi come uno dei principali contributi metodologici di Galileo. L’idea che sta alla base di questa concezione, infatti, all’epoca di Galileo era già vecchia di un paio di millenni, risalendo agli antichi pitagorici, e non era mai stata dimenticata. Platone, per esempio, l’aveva ripresa esplicitamente nel Timeo.
Lo stesso Galileo non ignorava, ovviamente, l’origine pitagorica di questa posizione: e ne parla infatti anche nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632). Ma al di là dell’influenza che il pensiero dei pitagorici poté avere su Galileo, ciò che si può affermare con certezza è che la novità del suo approccio scientifico non sta nell’eventuale fiducia nell’esistenza di un ordine matematico nel mondo, bensì nel modo in cui egli si servì della matematica.
Facciamo un esempio concreto. Galileo, come abbiamo visto, usava idee geometriche per dimostrare che le macchie solari erano situate vicino alla superficie solare: in ciò il ruolo della matematica era senza dubbio grandissimo, ma allo stesso tempo era puramente strumentale alla descrizione del fenomeno. Galileo non si chiedeva quale fosse la struttura matematica celata dietro le macchie solari, ma usava l’arsenale matematico a sua disposizione come uno degli strumenti cui fare ricorso nella ricerca della verità.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Quali idee di Sarsi vengono messe in discussione nella prima parte del brano?

2 Quale differenza c’è, nell’argomentazione di Galileo, fra le opere d’invenzione come l’Iliade o l’Orlando furioso e la “filosofia”?

3 Definisci con parole tue il “principio di autorità”.

ANALIZZARE

4 Metti in evidenza i passi in cui Galileo sostiene le proprie opinioni e quelle in cui cita quelle di Sarsi.

5 Sottolinea almeno tre espressioni del testo appartenenti al registro del parlato e altrettante di livello ricercato o aulico.

INTERPRETARE

6 La contrapposizione tra le opere di invenzione come l’Iliade e l’Orlando furioso e la “filosofia” comporta, nel giudizio di Galileo, una svalutazione della letteratura a vantaggio delle scienze?

7 Che cosa intende Galileo quando dice che l’universo «è scritto in lingua matematica»?

8 Scrivi un breve testo in cui difendi o confuti con adeguate argomentazioni il principio di autorità (scegli tu quale opinione assumere).

Stampa
  1. al proposito: all’argomento principale.
  2. egli: Lotario Sarsi, che Galileo finge di non aver identificato come Orazio Grassi.
  3. Ticone: forma italianizzata del nome Tycho (Brahe).
  4. il seguitar Ticone: il seguire le tesi di Tycho Brahe.
  5. l’Antiticone … Chiaramonte: Galileo si riferisce qui a Scipione Chiaramonti (1565-1652), un accademico dello Studio di Pisa che prese apertamente posizione contro le idee di Tycho Brahe.
  6. fuor del caso: a sproposito.
  7. teoriche: le teorie relative alle comete.
  8. si maritasse: si unisse, si accoppiasse.
  9. posto pur anco: anche ammesso.
  10. mancipio: servo.
  11. aderire ad alcuno: sottoscrivere le opinioni di qualcuno.
  12. ei s’elegga: lui scelga.