Italo Calvino

Se una notte d’inverno un viaggiatore

Le fantastiche avventure del Lettore e della Lettrice

È il secondo capitolo del romanzo. Il «Lettore» a cui Calvino si rivolge, e che è il protagonista del racconto, si è accorto che c’è stato un errore nella stampa del libro che ha tra le mani: le pagine che ha letto appartengono in realtà a uno scrittore polacco, un tale Bazakbal, che non c’entra niente con Se una notte d’inverno un viaggiatore. Allora torna nella libreria dove l’ha comprato per cambiarlo. Ma non è il solo a cui sia capitato questo contrattempo. Il libraio gli dice che un’altra cliente è venuta a lamentarsi dello stesso problema: anche lei ha comprato una copia difettosa. Ed eccola, la Lettrice, in un angolo della libreria: è decisamente carina, e così il Lettore prova ad attaccare bottone, in questa deliziosa (perché goffa) scena di seduzione. 

Ecco dunque la Lettrice fa il suo felice ingresso nel tuo campo visivo, Lettore, anzi nel campo della tua attenzione, anzi sei tu entrato in un campo magnetico di cui non puoi sfuggire l'attrazione. Non perdere tempo, allora, un buon argomento per attaccar discorso ce l'hai, un terreno comune, pensa un po', puoi far sfoggio delle tue vaste e varie letture, buttati avanti, cos'aspetti.

- Allora anche lei, ah ah, il polacco, - dici, tutto filato, - però quel libro che comincia e resta lì, che fregatura, perché anche lei mi hanno detto, e io tal quale, sa?, provare per provare, ho rinunciato a quello e prendo questo, ma che bella combinazione tutti e due.

Mah, forse potevi coordinare un po' meglio, comunque i concerti principali li hai espressi. Adesso tocca a lei.

Lei sorride. Ha fossette. Ti piace ancor di più.

Dice: - Ah, davvero, avevo tanta voglia di leggere un bel libro. Questo subito al principio no, ma poi cominciava a piacermi... Che rabbia quando ho visto che era interrotto. Poi non era quello l'autore. Già un po' mi sembrava che era diverso dagli altri suoi libri. Difatti era il Bazakbal. Bravo però questo Bazakbal. Non avevo mai letto niente di lui.

- Neanch'io, - puoi dire tu, rassicurato, rassicurante. - Un po' troppo sfocato come modo di raccontare, per i miei gusti. A me il senso di smarrimento che dà un romanzo quando si comincia a leggerlo non dispiace affatto, ma se il primo effetto è quello della nebbia, temo che appena la nebbia si dirada anche il mio piacere di leggere si perda. Tu scuoti il capo, pensoso. -

Effettivamente, quel rischio lì c'è. - Preferisco i romanzi, - aggiunge lei, - che mi fanno entrare subito in un mondo dove ogni cosa è precìsa, concreta, ben specificata. Mi dà una soddisfazione speciale sapere che le cose sono fatte in quel determinato modo e non altrimenti, anche le cose qualsiasi che nella vita mi sembrano indifferenti. Sei d'accordo? Diglielo, allora. - Eh, quei libri lì, sì che vai la pena. E lei: - Comunque, anche questo è un romanzo interessante, non lo nego. Dai, non lasciar cadere la conversazione. Di' qualsiasi cosa, basta che parli. - Lei legge molti romanzi? Sì? Anch'io, qualcuno, per quanto io sia più per la saggistica... - Tutto lì quel che sai dire? E poi? Ti fermi? Buonasera!

Ma non sei capace a chiederle: «E questo l'ha letto? E quest'altro? Quale le piace di più di questi due?» Ecco, ora avete da parlare per mezz'ora. Il guaio è che lei di romanzi ne ha letti molti di più di te, specialmente stranieri, e ha una memoria minuziosa, allude a degli episodi precisi, ti domanda: - E ricorda cosa dice la zia di Henry quando... - e tu che avevi tirato fuori quel titolo perché conosci il titolo e basta, e ti piaceva lasciar credere che l'avevi letto, adesso devi barcamenarti con commenti generici, arrischi qualche giudizio poco compromettente come: - Per me è un po' lento, - oppure: - Mi piace perché è ironico, - e lei replica: - Ma davvero, lei trova? Non direi... - e tu ci resti male. Ti lanci a parlare d'un autore famoso, perché ne hai letto un libro, due al massimo, e lei senza esitare prende d'infilata il resto dell'opera omnia1, che si direbbe conosca alla perfezione, e se ha qualche incertezza peggio ancora, perché ti chiede: - E il famoso episodio della fotografia tagliata è in quel libro o in quell'altro? Mi confondo sempre... - Tu tiri a indovinare, visto che lei si confonde. E lei: - Ma come, cosa dice? Non può essere... - Beh, diciamo che vi siete confusi tutti e due. Meglio ripiegare sulla tua lettura di ìersera, sul volume che ora entrambi stringete in mano e che dovrebbe risarcirvi della recente delusione. - Speriamo, - dici, - d'aver preso una copia buona, stavolta, impaginata bene, che non restiamo interrotti sul più bello, come succede... - (Come succede quando? Cosa vuoi dire?) - Insomma, speriamo d'arrivare fino in fondo con soddisfazione. - Oh sì, - risponde. Hai sentito? Ha detto: «Oh sì». Tocca a te ora, di tentare un aggancio. - Allora spero di tornare a incontrarla, visto che è anche lei cliente qui, così ci scambi eremo le impressioni di lettura -. E lei risponde: - Volentieri.

Tu sai dove vuoi arrivare, è una sottilissima rete che stai tendendo. - Il più buffo sarebbe che come credevamo di leggere Italo Calvino ed era Bazakbal, adesso che vogliamo leggere Bazakbal apriamo il libro e troviamo Italo Calvino. - Ah no! Se è così facciamo causa all'editore! - Senta, perché non ci scambiamo i nostri numeri del telefono? - (Ecco dove volevi arrivare, o Lettore, girandole intorno come un serpente a sonagli!) - Così se uno di noi trova che nella sua copia c'è qualcosa che non va, può chiedere aiuto all'altro... Tra tutt'e due, avremo più probabilità di mettere insieme una copia completa. Ecco, l'hai detto. Cosa c'è di più naturale che tra Lettore e Lettrice sì stabilisca tramite il libro una solidarietà, una complicità, un legame? Puoi uscire dalla librerìa contento, uomo che credevi finita l'epoca in cui ci si può aspettare qualcosa dalla vita. Porti con te due aspettative diverse e che entrambe promettono giornate di gradevoli speranze: l'aspettativa contenuta nel libro - d'una lettura che sei impaziente di riprendere - e l'aspettativa contenuta in quel numero di telefono, - di riudire le vibrazioni ora acute ora velate di quella voce, quando risponderà alla prima tua chiamata, tra non molto, anzi, già domani, con la fragile scusa del libro, per chiederle se le piace o non le piace, per dirle quante pagine hai letto o non hai letto, per proporle di rivedervi... Chi tu sia, Lettore, quale sia la tua età, lo stato civi le, la professione, il reddito, sarebbe indiscreto chiederti.

Fatti tuoi, veditela un po' tu. Quello che conta è lo stato d'animo con cui ora, nell'intimità della tua casa, cerchi di ristabilire la calma perfetta per immergerti nel libro, allunghi le gambe, le ritrai, le riallunghi. Ma qualcosa è cambiato, da ieri. La tua lettura non è più solitaria: pensi alla Lettrice che in questo stesso momento sta aprendo anche lei il libro, ed ecco che al romanzo da leggere si sovrappone un possibile romanzo da vivere, il seguito della tua storia con lei, o meglio: l'inizio d'una possibile storia. Ecco come sei già cambiato da ieri, tu che sostenevi di preferire un libro, cosa solida, che sta li, ben definita, fruibile senza rischi, in confronto dell'esperienza vissuta, sempre sfuggente, discontinua, controversa. Vuol dire che il libro è diventato uno strumento, un canale dì comunicazione, un luogo d'incontro? Non per ciò la lettura avrà meno presa su di te: anzi, qualcosa s'aggiunge ai suoi poteri.

Questo volume ha le pagine intonse: un primo ostacolo che si contrappone alla tua impazienza. Munito d'un buon tagliacarte t'accingi a penetrare i suoi segreti. Con una decìsa sciabolata ti fai largo tra il frontespizio e l'inizio del primo capitolo. Ed ecco che... Ecco che fin dalla prima pagina t'accorgi che il romanzo che hai in mano non ha niente a che fare con quello che stavi leggendo ieri.

LETTORI VICINI AL LETTORE   Il Lettore ‘ci prova’ con la Lettrice. Ma è goffo, inesperto, il contrario di quello che in francese si chiama un tombeur de femmes (alla lettera ‘uno che fa cadere le donne’): balbetta, non riesce a formulare una frase che abbia senso, non riesce a entrare davvero nella conversazione, dice sciocchezze. Allora la voce fuori campo dell’autore gli dà una mano, lo sprona, gli dice cosa fare: «Non perdere tempo, allora, un buon argomento per attaccar discorso ce l’hai … Dài, non lasciar cadere la conversazione». La leggerezza di queste pagine (che è poi la leggerezza di tutto il romanzo) si deve proprio a questa sovrapposizione di piani: il fatto che i protagonisti del racconto si chiamino «Lettore» e «Lettrice» facilita la nostra identificazione con loro; e il fatto che l’autore parli al «Lettore» frontalmente, dandogli del tu, dà alla narrazione un tono confidenziale, conversevole, e insieme la rende avvincente (è molto difficile non stare ad ascoltare con interesse qualcuno che sembra si stia rivolgendo proprio a noi). E che cosa vuol dire, qui, avvincente? Vuol dire che, leggendo, noi siamo portati a identificarci col Lettore, vogliamo che i suoi tentativi di approccio abbiano successo, e reagiamo con un certo sollievo quando finalmente lui riesce a ottenere il numero di telefono della Lettrice. Stiamo dalla sua parte, trepidiamo per lui: e questo significa che Calvino ha saputo delineare bene i suoi personaggi, è riuscito a farceli piacere.

LO STILE   Questo tono e questa atmosfera lieve si rispecchiano anche nello stile di Calvino. Le parole che adopera sono quelle che si adoperano in una normale conversazione, e anche la sintassi ricorda quella del parlato: le frasi sono brevi, a volte brevissime («Lei sorride. Ha fossette. Ti piace ancora di più»); il discorso procede in maniera frammentaria, sincopata, con quegli aggiustamenti, quelle piccole correzioni di rotta che sono tipiche appunto della lingua parlata («Ecco dunque la Lettrice fa il suo ingresso nel tuo campo visivo, Lettore, anzi nel campo della tua attenzione, anzi sei tu entrato in un campo magnetico…»); la voce narrante adotta volentieri moduli colloquiali («pensa un po’ … Ti fermi? Buonasera! … Che fregatura … Fatti tuoi, veditela un po’ tu»), e le battute del dialogo sembrano registrate ‘in presa diretta’, vale a dire che Calvino è abilissimo nel rendere la spontaneità e l’immediatezza del discorso pronunciato («Ma davvero, lei trova? Non direi…»).
Ma il registro colloquiale non è l’unico registro linguistico adottato da Calvino in questo brano. Una volta terminato il dialogo tra il Lettore e la Lettrice (lui esitante, timido, lei sciolta, convinta delle sue opinioni), la voce narrante riprende il controllo del racconto, e lo stile si fa più controllato. Le frasi continuano ad essere brevi e limpide («Ma qualcosa è cambiato da ieri. La tua lettura non è più solitaria»), ma l’aggettivazione si fa più preziosa ed esatta («riudire le vibrazioni ora acute ora velate di quella voce», «la fragile scusa»), più alto il tasso di figuralità metaforica («un primo ostacolo che si contrappone alla tua impazienza», «una decisa sciabolata»). 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Cosa s’intende per opera omnia di un autore? A quale lingua appartiene questa espressione? Ed è più corretto dire l’opera omnia o gli opera omnia? O si può dire in entrambi i modi?



ANALIZZARE


2. Nell’analisi del testo si parla di «moduli colloquiali». Riesci a trovarne altri, nel brano che abbiamo letto?



CONTESTUALIZZARE


3. La disposizione di Calvino a "giocare con la letteratura" deve qualcosa, come si è accennato, alla frequentazione del gruppo parigino dell’Oulipo, e di Raymond Queneau in particolare. Fai una breve ricerca sull’Oulipo e relaziona sull’argomento in classe. Queneau è celebre per alcuni suoi romanzi (I fiori blu, Zazie nel metro tra gli altri) e per uno strano libretto intitolato Esercizi di stile che è stato tradotto in italiano da Umberto Eco. Di che si tratta?



INTERPRETARE


4. Calvino descrive una piuttosto impacciata scena di corteggiamento: il Lettore cerca di ottenere il numero di telefono della Lettrice. Prova a scrivere un breve dialogo (4-5000 caratteri al massimo) in cui un personaggio A (maschio o femmina) prova ad attaccare discorso con un personaggio B (maschio o femmina), e ci riesce. Immagina che l’ambiente in cui la scena si svolge sia il corridoio della scuola, durante la ricreazione.



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  1. Opera omnia: espressione latina che indica "tutte (omnia) le opere (, neutro plurale)" di un determinato autore.
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