Il Burchiello

Sonetti

Lievitomi in sull’asse come ’l pane

I sonetti del Burchiello non sono tutti “alla burchia”. Molti appartengono infatti a più nor­mali filoni della tradizione comico-realistica. Perciò, invece di affastellare oggetti inauditi e personaggi bizzarri, descrivono situazioni reali, anche se lo fanno in modi divertenti e creativi. Il testo che segue è per esempio un sonetto dal carcere: la scena si colloca a Siena, città in cui il Burchiello visse dal 1438 al 1443 circa e dove fu effettivamente imprigionato nel 1439 (ufficialmente per furto, ma forse per una relazione con una donna sposata). L’esperienza della cella è dunque concreta e dolorosamente vissuta, perché le prigioni del tempo non erano luoghi né comodi né salubri, ma il poeta riesce a trasformarla in qual­cosa di buffo e di ridicolo grazie al suo talento linguistico e alla sua inventiva.

 

    Lievitomi1 in sull’asse come ’l pane,
    ma non posso ire al forno2 come lui:
    ècci3 quattro cantucci tanto bui
4   ch’andando4 mi fo lume colle mane;

 

    e parto5 colle zanne come ’l cane,
    io non me le lavai6 po’ ch’io ci fui
    e sonci a petition ben so di cui7
8   ma n’ho posto silenzio alle campane8.

 

 

    El corpo9 m’urla spesso e fa rimbombo
    onde un dì mi rispose una colomba
11   la qual credette ch’i fussi un colombo:

 

 

    e sbucò il capo10 e guardò giù la tomba,
    poi prese11 un volo giù diritto a piombo
14   e volò infino a mezo e tornò a bomba12.

 

 

    «S’io avessi una fromba13»,
    diss’io «lasconaccia vadinera14,
17   i’ ti farei15 col cavolo istasera».

 

 


Metro: sonetto caudato con rime AB­BAABBACDCDCDdEE.

 

NEL DISAGIO, MA CON IRONIA  Il sonetto è chiaramente articolato in due parti: le quartine elencano i disagi del carcerato, le terzine e la coda variano sul tema alimentare, animandolo con la grottesca scenetta della colomba. La fame, la scomodità, il freddo, il buio, l’abbrutimento, la sete sono protagonisti della prima parte; sono luoghi comuni, cioè elementi ricorrenti, di tutti i componimenti comici sul tema del “malo albergo”, della cattiva sistemazione, e certo la prigione è fra le peggiori sistemazioni possibili. Il Burchiello non si limita però a elencare quei disagi, né gli interessa troppo lamentarsene, bensì gli piace trovare dei modi creativi e inconsueti di scherzarci su: di certo è la fame a suscitare l’immagine del pane, ma è la poesia a svilupparla in un paragone dell’autore con una pagnotta per dire quanto è rigida la panca su cui giace, per raccontare la propria inerzia e per ironizzare sulla mancanza di un forno, cioè di una fonte di calore. È forse ancora una volta l’associazione libera delle parole a suggerire il termine cantucci, che possono essere le estremità di una pagnotta o anche, come qui, gli angoli di una stanza, angoli tanto bui da richiedere un’espressione ironica, tanto indiretta quanto incisiva, come «farsi luce con le mani» per dire “camminare  a tentoni”, sorella di «lavarsi le zanne» per dire “bere” e di «non lavarsele» per dire “soffrire la sete”.

IL SUONO STRAMBO DELLE PAROLE  Il poeta sa bene chi, denunciandolo, lo ha fatto finire in questo luogo in cui è ridotto come un cane (v. 5), ma preferisce non dirlo. Quasi per dispetto, in contrasto con questo silenzio (v. 8), della mente, è il corpo che, al verso 9, si mette a urlare. L’iperbole, cioè l’esagerazione fantastica di un dato reale, genera una geniale scenetta, dipinta con i colori vivaci delle espressioni idiomatiche («sbucare il capo», «diritto a piombo», tornare «a bomba») e delle rime comiche (in -ombo e -omba), e tanto paradossale quanto perfettamente coerente con il tema della fame. Il sonoro rimbombo dei gorgoglii di stomaco del famelico Burchiello sembra sul punto di trasformarsi in un potente mezzo per procurarsi del cibo: è tanto forte, infatti, da attrarre una colomba che lo scambia per il richiamo amoroso di un colombo e per un attimo si avventura nella tomba del poeta, il quale però non fa in tempo a catturarla ma solo a inveirle contro, sognando di cucinarla col cavolo. Nonostante il realismo delle immagini, insomma, quel che domina è pur sempre l’estrosità dell’immaginazione.

Esercizio:

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1. Riassumi il contenuto della poesia.

2. Spiega il significato delle espressioni idiomatiche «sbucò il capo» (v. 12), «diritto a piombo» (v. 13), «tornò a bomba» (v. 14).

3. Analizza i connettivi e indica se prevalgono quelli causali, quelli consecutivi o quelli temporali. Puoi dare una spiegazione della prevalenza che hai osservato?

CONTESTUALIZZARE

4. Quale esperienza autobiografica ha ispirato il sonetto?

5. Il sonetto presenta vari tratti grotteschi. Fai una ricerca sul significato del termine “grottesco”. Quale, tra i libri e i film che conosci, potrebbe essere definito “grottesco”?

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  1. Lievitomi: mi lievito; me ne sto a lievitare; asse: la tavola che funge da letto per il carcerato diventa la mensola su cui si mettevano le pagnotte a lievitare.

  2. ire al forno: andare nel forno; nella cella non c’è alcun fuoco per scaldarsi. Si tenga comunque presente che il forno , fin dalla poesia provenzale, può essere metafora dei genitali femminili: in tal caso il poeta starebbe deplorando l’astinenza sessuale cui è costretto.

  3. ècci: c’è; ci sono; cantucci: angoli della stanza.

  4. ch’andando ... mane: che nell’andare, nel muovermi, mi faccio luce con le mani; cioè “cammino a tentoni”. Il plurale mane è analogico, cioè deve la sua -e finale alla tendenza a omologare i femminili alle forme più comuni, in -a/-e; perciò il fiorentino quattrocentesco preferiva la coppia mana/mane a quella mano/mani, apparentemente maschile.

  5. parto: divido; taglio; «partire il pane» è forma ancora viva in Toscana.

  6. le lavai: più che lamentarsi di non potersi lavare i denti (le zanne), ammicca alla mancanza di vino in carcere; po’ … fui: da quando sono qui.

  7. e sonci ... cui: e ci sono (sonci) per richiesta di so bene io chi. Si riferisce a un tal Giovanni Tedesco, con la moglie del quale pare che il Burchiello, a Siena, avesse una relazione: per vendicarsi, il tradito lo accusò di insulti, percosse e furto.

  8. ma n’ho ... campane: ma ho smesso di lamentarmene.

  9. corpo: ventre.

  10. sbucò il capo: si affacciò dal buco che funge da finestra della cella; tomba: il sotterraneo in cui è incarcerato il poeta.

  11. prese: spiccò.

  12. a bomba: al punto di partenza; a Firenze, la bomba era il nome, e lo è tuttora, del luogo sicuro in cui mettersi in salvo in giochi di bambini come il nascondino.

  13. fromba: fionda.

  14. lasconaccia vadinera: espressione di significato oscuro, ma sicuramente offensivo per la colomba (lasco è “pigro”: perciò forse “pigronaccia”).

  15. ti farei: ti cucinerei.