Francesco Guicciardini

Storia d’Italia

L’inizio della fine: Firenze, l’Italia e la morte di Lorenzo de’ Medici

Guicciardini fa cominciare la sua Storia con la discesa di Carlo VIII in Italia (1494), ma anche per questo episodio iniziale vuole indicare il contesto, lo sfondo storico: intorno al 1490 la penisola italiana era in una situazione politica di sostanziale equilibrio, favorito dall’azione diplomatica di Lorenzo de’ Medici, il quale sapeva bene che l’espansione degli altri stati italiani avrebbe significato un ridimensionamento del suo potere a Firenze, e perciò agiva in modo da scongiurare in anticipo quella espansione. Gli accordi siglati tra Firenze, Napoli e Milano in funzione anti-veneziana, garantivano stabilità: anche se fra tutti questi stati non c’era una vera alleanza, il timore reciproco serviva a mantenere un certo equilibrio.
Il quadro dipinto da Guicciardini è quindi quello di un’Italia divisa in molti stati, ma in pace: una pace che garantisce prosperità economica, tranquillità sociale, fioritura delle arti. La descrizione mette in luce gli aspetti positivi dell’Italia tardo-quattrocentesca: la sua forza economica e militare, la sua superiorità intellettuale sull’Europa. Le calamità iniziano quindi nel momento di massimo splendore dell’Italia.

Prosperità d’Italia intorno al 1490. La politica di Lorenzo de’ Medici ed il desiderio di pace de’ prìncipi italiani

Ma le calamità1 d’Italia (acciocché io faccia noto quale fusse allora lo stato suo2, e insieme le cagioni3 dalle quali ebbeno l’origine tanti mali) cominciorono4 con tanto maggiore dispiacere e spavento negli animi degli uomini quanto le cose universali5 era­no allora più liete e più felici. Perché manifesto è6 che, dappoi7 che lo imperio romano, indebolito principalmente per la mutazione8 degli antichi costumi, cominciò, già sono più di mille anni9, di quella grandezza a declinare10 alla quale con maravigliosa virtù e fortuna11 era salito, non aveva giammai12 sentito13 Italia tanta prosperità, né provato stato14 tanto desiderabile quanto era quello nel quale sicuramente si riposava15 l’anno della salute cristiana16 mille quattrocento novanta, e gli anni che a quello e prima e poi furono congiunti17. Perché, ridotta18 tutta in somma pace e tranquillità, coltivata non meno ne’ luoghi piú montuosi e piú sterili che nelle pianure e regioni sue più fertili, né sottoposta a altro imperio che de’ suoi medesimi19, non solo era abbondantissima d’abitatori, di mercatanzie20 e di ricchezze; ma illustrata sommamente21 dalla magni­ficenza22 di molti prìncipi, dallo splendore di molte nobilissime e bellissime città, dalla sedia e maestà della religione23, fioriva d’uomini prestantissimi24 nella amministrazio­ne delle cose publiche, e di ingegni molto nobili25 in tutte le dottrine26 e in qualunque arte preclara27 e industriosa; né priva secondo l’uso di quella età28 di gloria militare e ornatissima di tante doti, meritamente29 appresso a tutte le nazioni nome e fama chiarissima30 riteneva.

Nella quale felicità, acquistata con varie occasioni31, la conservavano molte cagioni32: ma trall’altre, di consentimento33 comune, si attribuiva laude non piccola alla industria e virtù di Lorenzo de’ Medici, cittadino tanto eminente sopra ’l grado privato34 nella città di Firenze che per consiglio suo35 si reggevano le cose di quella republica, potente più per l’opportunità del sito36, per gli ingegni degli uomini e per la prontezza37 de’ danari, che per grandezza di dominio38. E avendosi egli nuovamente congiunto con parentado39, e ridotto a prestare fede40 non mediocre a’ consigli suoi Innocenzo ottavo pontefice roma­no, era per tutta Italia grande il suo nome, grande nelle deliberazioni delle cose comuni41 l’autorità. E conoscendo42 che alla republica fiorentina e a sé proprio sarebbe molto pe­ricoloso se alcuno de’ maggiori potentati43 ampliasse più la sua potenza, procurava con ogni studio44 che le cose d’Italia in modo bilanciate45 si mantenessino46 che più in una che in un’altra parte non pendessino47: il che, senza la conservazione della pace e senza vegghiare con somma diligenza ogni accidente benché minimo, succedere non poteva48. Concorreva nella medesima inclinazione49 della quiete comune Ferdinando di Aragona re di Napoli, principe certamente prudentissimo50 e di grandissima estimazione51. [...]


Morte di Lorenzo de’ Medici

Tale era lo stato delle cose, tali erano i fondamenti della tranquillità d’Italia, disposti e contrapesati52 in modo che non solo di alterazione presente53 non si temeva ma né si poteva facilmente congetturare da quali consigli54 o per quali casi55 o con quali armi56 s’avesse a muovere57 tanta quiete. Quando, nel mese di aprile dell’anno mille quattro­cento novantadue, sopravenne la morte di Lorenzo de’ Medici; morte acerba58 a lui per l’età, perché morì non finiti ancora59 quarantaquattro anni; acerba alla patria, la quale, per la riputazione60 e prudenza61 sua e per lo ingegno62 attissimo63 a tutte le cose onorate e eccellenti, fioriva maravigliosamente di ricchezze e di tutti quegli beni e orna­menti64 da’ quali suole essere nelle cose umane la lunga pace accompagnata. Ma e fu65 morte incomodissima66 al resto d’Italia, così per l’altre operazioni67 le quali da lui, per la sicurtà68 comune, continuamente si facevano69, come perché era mezzo a moderare70 e quasi uno freno ne’ dispareri71 e ne’ sospetti72 i quali, per diverse cagioni, tra Ferdinando e Lodovico Sforza, prìncipi di ambizione e di potenza quasi pari, spesse volte nascevano.

DECADENZA E “MUTAZIONE”  Lo scenario delineato in apertura della Storia d’Italia è funzionale alla descrizio­ne della caduta: il governo di Lorenzo è assimilato all’Impero romano e acquista alcuni tratti tipici dell’età dell’oro (la grandezza, la pace, la prosperità), che danno una rappresentazione idealizzata della realtà. Il brano è al passato, e si sottintende che ormai le cose non stanno più così come stavano prima. La descrizione, infatti, volge subito al negativo, proprio attraverso il parallelo con l’Impero romano crollato dopo aver raggiunto il suo massimo splendore: «indebolito … per la mutazione degli antichi costumi, cominciò … a declinare». È inevitabile, quindi, fare un confronto con la situa­zione presente. Anche in Italia, come nell’Impero romano, c’è stata mutazione: per esempio, come sappiamo da altri passi dell’o­pera, con l’elezione a papa di Alessandro VI Borgia (che porta all’estremo la corruzione del papato), ma anche con il passaggio di potere a Firenze e a Napoli, dove arrivano al governo i figli di Lorenzo de’ Medici (Piero de’ Medici) e di Ferrante d’Aragona (Alfonso), molto meno abili dei padri. La mutazione in negativo è all’origine del declino italiano. L’equilibrio che si era venuto a creare negli anni di Lorenzo è ormai rotto. Lo schema interpretativo quindi è piuttosto lineare: da una situazione iniziale di equilibrio, messo in crisi dagli eventi, si arriva a uno stato di decadenza generale.

COME RAGIONA GUICCIARDINI  Il breve paragrafo dedicato alla morte di Lorenzo ci fa vedere come Guicciardini costruisce il suo discorso. I temi sono molti e la loro scansione è articolata, ma assai precisa; lo storico cerca di dominare la sua materia e di rappre­sentarla in tutta la sua complessità: per farlo, indica ogni aspetto importante del problema, proponendo un ordi­ne degli avvenimenti, una sequenza di cause e di effetti. Riflesso di questa visione complessa e articolata è la sin­tassi del periodo, ampia e in grado di abbracciare nel giro di poche frasi tutti i punti essenziali delle questioni che vengono trattate, grazie a parallelismi sintattici e lessicali («tale era… tali erano… Quando»; «morte acerba a lui… acerba alla patria… incomodissima al resto d’Italia»), opposizioni («non solo… ma», «così… come»), alternative («da quali consigli o per quali casi o con quali armi»). Analizzando la sintassi, si capisce come un evento specifico (la morte di Lorenzo de’ Medici) sia la causa, o una delle cause, di eventi complessi (la fine della libertà italiana). Questo intreccio di cause ed effetti si riflette in una struttura testuale estremamente ar­ticolata ma anche ordinata e rigorosa: lo storico non deve nascondere la complessità del reale, ma deve cercare di in­dividuare gli eventi importanti, deve indicarli, deve riordinare i fatti, presentandoli nei loro rapporti.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Descrivi la situazione politica italiana nel 1490.



2. In che senso quelli si potevano definire – come fa Guicciardini – anni felici?



ANALIZZARE


3. Individua nel brano queste figure retoriche e spiegane la funzione: litote; anafora; antitesi.



CONTESTUALIZZARE


4. I due governanti prudentissimi , cioè più saggi e capaci, secondo Guicciardini, sono Lorenzo de’ Medici e Ferrante d’Aragona, che reggono Firenze e Napoli. Quali scrittori, in età rinascimentale, sono legati alla corte di Firenze e Napoli? Quali opere scrivono?



5. Con la morte di Lorenzo de’ Medici crolla tutto. Pensa alla storia (antica, moderna, contemporanea): ci sono altre morti che hanno segnato la fine di un lungo periodo di pace (perché l’uomo o la donna defunti mantenevano in equilibrio una situazione politica molto delicata)?



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  1. calamità: il disastro.
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  3. lo stato suo: le condizioni dell’Italia.
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  5. cagioni: motivi.
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  7. cominciorono: cominciarono.
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  9. le cose universali: la situazione in generale.
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  11. manifesto è: è evidente a tutti.
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  13. dappoi: dopo che.
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  15. mutazione: (indebolito) per i cambiamenti, in negativo, degli antichi usi.
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  17. già … anni: più di mille anni fa; perciò alla fine del V secolo.
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  19. di … declinare: (cominciò) a perdere la sua antica grandezza.
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  21. maravigliosa … fortuna: straordinario valore, ma anche aiuto della fortuna.
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  23. giammai: mai.
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  25. sentito: vissuto.
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  27. stato: condizione.
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  29. sicuramente si riposava: in cui si trovava, in piena sicurezza e tranquillità.
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  31. della salute cristiana: dopo la salvezza portata da Cristo; perciò nel 1490 dopo Cristo.
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  33. e gli anni … congiunti: immediatamente prima e dopo.
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  35. ridotta: è sempre l’Italia, portata (ridotta) in una condizione di pace e tranquillità politica ed economica.
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  37. né sottoposta … medesimi: la penisola era autonoma e indipendente da domini stranieri.
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  39. mercatanzie: merci (commercio).
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  41. illustrata sommamente: era resa grande dalle arti, dalla religione, dall’abilità di governo dei suoi principi.
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  43. magnificenza: generosità e grandezza; così come si dice Lorenzo il Magnifico.
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  45. sedia … religione: sede e governo del papa (a Roma).
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  47. prestantissimi: abilissimi.
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  49. nobili: altissimi.
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  51. dottrine: scienze.
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  53. preclara: degna.
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  55. secondo … età: proprio come nell’età imperiale romana.
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  57. meritamente: giustamente.
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  59. nome … chiarissima: l’Italia godeva di altissima considerazione tra tutte le altre nazioni.
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  61. occasioni: cogliendo le opportunità che si erano presentate.
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  63. la … cagioni: molti erano i motivi che garantivano all’Italia (la) la felicità.
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  65. consentimento: consenso.
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  67. eminente … privato: superiore a tutti gli altri privati cittadini.
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  69. per consiglio suo: col suo governo.
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  71. l’opportunità del sito: per la posizione favorevole.
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  73. prontezza: disponibilità.
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  75. grandezza di dominio: estensione territoriale; più che per l’estensione fisica, Firenze era importante per posizione e per ricchezza.
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  77. congiunto con parentado: unito per via di “parentela”, con politiche dinastiche; infatti Lorenzo fece sposare la figlia Mad-dalena con Franceschetto Cybo, figlio di papa Innocenzo VIII.
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  79. ridotto … fede: convinto il papa ad avere fiducia in lui.
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  81. nelle … comuni: Lorenzo aveva grande potere, tra gli altri stati italiani, quando si trattava di decidere su questioni di comune interesse.
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  83. conoscendo: sapendo.
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  85. potentati: stati.
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  87. procurava … studio: cercava con grande impegno.
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  89. bilanciate: è una delle parole chiave e delle caratteristiche principali della politica di Lorenzo: garantire l’equilibrio tra le varie parti.
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  91. mantenessino: mantenessero.
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  93. pendessino: pendessero; la frase significa: le cose dovevano essere in equilibrio, e non pendere da una parte o dall’altra.
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  95. il che … poteva: e questo equilibrio non poteva essere garantito senza individuare (senza vegghiare), con estrema attenzione, ogni evento, anche il più piccolo (benché minimo) in grado di minare questo equilibrio.
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  97. Concorreva … inclinazione: puntava verso la quiete comune.
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  99. prudentissimo: di grande esperienza e capacità.
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  101. estimazione: considerazione.
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  103. disposti e contrapesati: collocati in perfetto equilibrio.
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  105. alterazione presente: di possibili squilibri nell’immediato.
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  107. consigli: decisioni.
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  109. casi: eventi imprevisti.
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  111. armi: eserciti stranieri.
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  113. muovere: disturbare; far venir meno.
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  115. acerba: amara; dolorosa.
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  117. non finiti ancora: prima di compiere 44 anni.
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  119. riputazione: stima che godeva ovunque.
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  121. prudenza: abilità politica.
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  123. ingegno: intelligenza.
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  125. attissimo: perfettamente adeguato.
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  127. beni e ornamenti: manufatti e opere d’arte.
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  129. e fu: essa fu.
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  131. incomodissima: estremamente grave; che provoca molti danni.
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  133. operazioni: azioni diplomatiche.
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  135. sicurtà: sicurezza.
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  137. si facevano: che lui faceva.
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  139. mezzo a moderare: Lorenzo era in grado di mediare tra tutti i principi.
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  141. uno … dispareri: Lorenzo limitava gli attriti tra gli altri principi quando erano di “pareri diversi” (dispareri).
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  143. sospetti: limitava la diffidenza reciproca che spesso nasceva tra Ferdinando (re di Napoli) e Lodovico Sforza (duca di Milano).
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