Giovanni Boccaccio

Decameron

Lisabetta da Messina muore per amore

Amore e orrore si mescolano spesso nella narrativa moderna: basta pensare a certi “romanzi gotici” dell’Ottocento, o ai racconti di Edgar Allan Poe (come Ligeia), o a tanti film dei nostri giorni (tutta la serie di Twilight è una miscela di storie di vampiri e amori adolescenziali). Ma ben poco s’inventa, nell’ambito della narrativa, e contaminazioni simili si sono date anche nella letteratura del passato, per esempio in questa celebre novella di Boccaccio, che mette in scena una ragazza innamorata, i suoi crudeli fratelli e... un omicidio.

I fratelli d’Ellisabetta uccidon l’amante di lei; egli l’apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato; ella occultamente1 disotterra la testa e mettela in un testo di bassilico2; e quivi sù piagnendo ogni dì per una grande ora3, i fratelli gliele4 tolgono, ed ella se ne muore di dolor poco appresso.

Finita la novella d’Elissa e alquanto dal re commendata5, a Filomena fu imposto che ragionasse6: la quale, tutta piena di compassione del misero Gerbino e della sua donna7, dopo un pietoso sospiro incominciò:
La mia novella, graziose donne, non sarà di genti di sì alta condizione come costor furono de’ quali Elissa ha raccontato, ma ella per avventura non sarà men pietosa8: e a ricordarmi di quella9 mi tira Messina poco innanzi ricordata10, dove l’accidente avvenne.
Erano adunque in Messina tre giovani fratelli e mercatanti11, e assai ricchi uomini rimasi dopo la morte del padre loro, il quale fu da12 San Gimignano; e avevano una loro sorella chiamata Elisabetta, giovane assai bella e costumata13, la quale, che che se ne fosse cagione14, ancora maritata non aveano. E avevano oltre a ciò questi tre fratelli in un lor fondaco15 un giovinetto pisano chiamato Lorenzo, che tutti i lor fatti guidava e faceva16; il quale, essendo assai bello della persona e leggiadro17 molto, avendolo più volte Lisabetta guatato18, avvenne che egli le incominciò stranamente a piacere. Di che Lorenzo accortosi e una volta e altra, similmente, lasciati suoi altri innamoramenti di fuori19, incominciò a porre l’animo a lei; e sì andò la bisogna20 che, piacendo l’uno all’altro igualmente, non passò gran tempo che, assicuratisi21, fecero di quello che più disiderava ciascuno22.
E in questo continuando e avendo insieme assai di buon tempo e di piacere, non seppero sì segretamente fare, che una notte, andando Lisabetta là dove Lorenzo dormiva, che il maggior de’ fratelli, senza accorgersene ella, non se ne accorgesse. Il quale, per ciò che savio giovane era23, quantunque molto noioso gli fosse a ciò sapere24, pur mosso da più onesto consiglio, senza far motto25 o dir cosa alcuna, varie cose fra sé rivolgendo intorno a questo fatto26, infino alla mattina seguente trapassò27. Poi, venuto il giorno, a’ suoi fratelli ciò che veduto aveva la passata notte d’Elisabetta e di Lorenzo raccontò; e con loro insieme, dopo lungo consiglio, diliberò di questa cosa28, acciò che né a loro né alla sirocchia29 alcuna infamia ne seguisse, di passarsene tacitamente e d’infignersi del tutto d’averne alcuna cosa veduta o saputa infino a tanto che tempo venisse nel quale essi, senza danno o sconcio di loro, questa vergogna, avanti che più andasse innanzi, si potessero torre dal viso30.
E in tal disposizion dimorando31, così cianciando32 e ridendo con Lorenzo come usati erano, avvenne che, sembianti faccendo33 d’andare fuori della città a diletto34 tutti e tre, seco menaron35 Lorenzo; e pervenuti in un luogo molto solitario e rimoto, veggendosi il destro36, Lorenzo, che di ciò niuna guardia prendeva, uccisono e sotterrarono in guisa che37 niuna persona se n’accorse. E in Messina tornatisi dieder voce38 d’averlo per loro bisogne mandato in alcun luogo; il che leggiermente39 creduto fu, per ciò che spesse volte eran di mandarlo da torno, usati40.
Non tornando Lorenzo, e Lisabetta molto spesso e sollecitamente41 i fratei domandandone, sì come colei a cui la dimora lunga gravava42, avvenne un giorno che, domandandone ella molto instantemente43, che l’uno de’ fratelli disse: «Che vuol dir questo? che hai tu a far di Lorenzo, che tu ne domandi così spesso? Se tu ne domanderai di più, noi ti faremo quella risposta che ti si conviene44». Per che la giovane dolente e trista, temendo e non sappiendo che45, senza più domandarne si stava e assai volte la notte pietosamente il chiamava e pregava che ne venisse; e alcuna volta con molte lagrime della sua lunga dimora46 si doleva e senza punto47 rallegrarsi sempre aspettando si stava.
Avvenne una notte che, avendo costei molto pianto Lorenzo che non tornava e essendosi alla fine piagnendo adormentata, Lorenzo l’apparve nel sonno, pallido e tutto rabbuffato48 e co’ panni tutti stracciati e fracidi: e parvele che egli dicesse: «O Lisabetta, tu non mi fai altro che chiamare e della mia lunga dimora t’atristi49 e me con le tue lagrime fieramente accusi50; e per ciò sappi che io non posso più ritornarci51, per ciò che l’ultimo dì che tu mi vedesti i tuoi fratelli m’uccisono». E disegnatole52 il luogo dove sotterato l’aveano, le disse che più nol chiamasse né l’aspettasse, e disparve53.
La giovane, destatasi e dando fede alla visione, amaramente pianse. Poi la mattina levata, non avendo ardire di dire alcuna cosa a’ fratelli, propose di volere andare al mostrato luogo e di vedere se ciò fosse vero che nel sonno l’era paruto54. E avuta la licenza d’andare alquanto fuor della terra a diporto55, in compagnia d’una56 che altra volta con loro era stata e tutti i suoi fatti sapeva, quanto più tosto57 poté là se n’andò; e tolte via foglie secche che nel luogo erano, dove men dura le parve la terra quivi cavò58; né ebbe guari cavato59, che ella trovò il corpo del suo misero amante in niuna cosa ancora guasto né corrotto60: per che manifestamente conobbe essere stata vera la sua visione. Di che più che altra femina dolorosa, conoscendo che quivi non era da piagnere61, se avesse potuto volentier tutto il corpo n’avrebbe portato per dargli più convenevole62 sepoltura; ma veggendo che ciò esser non poteva, con un coltello il meglio che poté gli spiccò63 dallo ’mbusto la testa, e quella in uno asciugatoio inviluppata64, e la terra sopra l’altro corpo gittata65, messala in grembo alla fante66, senza essere stata da alcun veduta, quindi si dipartì67 e tornossene a casa sua.
Quivi con questa testa nella sua camera rinchiusasi, sopra essa lungamente e amaramente pianse, tanto che tutta con le sue lagrime la lavò, mille basci dandole in ogni parte. Poi prese un grande e un bel testo68, di questi ne’ quali si pianta la persa69 o il basilico, e dentro la vi mise fasciata in un bel drappo; e poi messavi sù la terra, sù vi piantò parecchi piedi70 di bellissimo bassilico salernetano, e quegli da niuna altra acqua che o rosata o di fior d’aranci o delle sue lagrime non innaffiava giammai71. E per usanza aveva preso di sedersi sempre a questo testo vicina e quello con tutto il suo disidero vagheggiare72, sì come quello che73 il suo Lorenzo teneva nascoso: e poi che molto vagheggiato l’avea, sopr’esso andatasene74 cominciava a piagnere, e per lungo spazio75, tanto che tutto il basilico bagnava, piagnea.
Il basilico, sì per lo lungo e continuo studio76, sì per la grassezza della terra procedente dalla testa corrotta77 che dentro v’era, divenne bellissimo e odorifero molto; e servando la giovane questa maniera del continuo78, più volte da’ suoi vicin fu veduta. Li quali, maravigliandosi i fratelli della sua guasta bellezza e di ciò che gli occhi le parevano della testa fuggiti79, il disser loro: «Noi ci siamo accorti che ella ogni dì tiene la cotal maniera80». Il che udendo i fratelli e accorgendosene, avendonela alcuna volta ripresa e non giovando81, nascosamente da lei fecero portar via questo testo82; il quale non ritrovando ella con grandissima instanzia83 molte volte richiese, e non essendole renduto, non cessando il pianto e le lagrime, infermò84, né altro che il testo suo nella infermità domandava. I giovani si maravigliavan forte di questo adimandare, e per ciò vollero vedere che dentro vi fosse; e versata la terra, videro il drappo e in quello la testa non ancora sì consumata, che essi alla capellatura crespa85 non conoscessero lei essere quella di Lorenzo. Di che essi si maravigliaron forte e temettero non questa cosa si risapesse86: e sotterrata quella87, senza altro dire, cautamente di Messina uscitisi e ordinato come di quindi si ritraessono88, se n’andarono a Napoli.
La giovane non restando di piagnere e pure il suo testo adimandando89, piagnendo si morì, e così il suo disaventurato amore ebbe termine. Ma poi a certo tempo divenuta questa cosa manifesta a molti, fu alcun che compuose quella canzone la quale ancora oggi si canta, cioè:
«Qual esso fu lo malo cristiano, che mi furò la grasta», et cetera90.

DALL’IDILLIO ALLA TRAGEDIA   La tragedia è quel genere letterario in cui chi era felice all’inizio diventa infelice alla fine. La novella di Lisabetta da Messina ha appunto – nello spazio di poche pagine, non di cinque atti come le tragedie vere e proprie – lo svolgimento di una tragedia. Nel primo paragrafo c’è solo gioia e armonia: tre fratelli benestanti, una bella sorella, un lavorante fedele, l’amore che sboccia tra Lisabetta e il lavorante. Poi l’idillio svanisce e comincia il dramma: i tre fratelli, sentendosi disonorati, uccidono il ragazzo. Dal dramma passiamo quindi al racconto dell’orrore: il fantasma del ragazzo visita in sogno Lisabetta, costei disseppellisce il suo cadavere, ne taglia la testa, la mette in un vaso. Negli ultimi paragrafi la tragedia si compie, e tutti quelli che un tempo erano felici diventano infelici: i tre fratelli, che temono di essere processati per omicidio, fuggono da Messina, e Lisabetta muore di crepacuore.

LO SPAZIO INTERNO E QUELLO ESTERNO   Nel suo commento alla novella, lo studioso Giancarlo Alfano ha richiamato l’attenzione sul modo in cui Boccaccio gestisce, nel corso del racconto, gli spazi interni (la casa) e gli spazi esterni (la campagna, il vicinato), il dentro e il fuori. Ecco come funziona questo gioco di spazi. 1. Al primo livello troviamo la dialettica tra il dentro del fondaco, dove Elisabetta s’innamora stranamente (cioè “straordinariamente”, r. 18) di Lorenzo e gli «altri innamoramenti di fuori» (rr. 19-20) che il giovane abbandona quando si accorge della ragazza. 2. Al secondo livello, troviamo il movimento tra il fuori (la campagna) in cui i fratelli uccidono e seppelliscono il loro giovane aiutante [...] e il dentro del fondaco, dove Elisabetta chiede notizie di Lorenzo. 3. Al terzo livello [si] contrappone il fuori della campagna – in cui Elisabetta si reca per recuperare il corpo dell’amato [...] – alla camera dove la giovane si chiude con la funebre reliquia amorosa. 4. Ciò conduce al quarto livello, che vede uniti nel “fuori” il vicinato (insospettito dalla devozione della fanciulla) e i fratelli, i quali [...] fanno portare via di nascosto il vaso di basilico.

IL PICCOLO MONDO DI LISABETTA   Attenzione: non dobbiamo credere che Boccaccio abbia costruito coscientemente la novella in questo modo. Ma questo schema ci aiuta a comprendere due circostanze che a una lettura meno attenta potrebbero sfuggirci. La prima è che il “fuori”, gli “altri”, non sono alleati della ragazza ma, al contrario, suoi avversari: la campagna diventa un luogo sinistro, senza legge, il luogo in cui si nascondono i cadaveri; e i vicini di casa fanno la spia, e pur senza volerlo la condannano a morte. La seconda è che il mondo di Lisabetta è piccolissimo, ed è il mondo di tutte le giovani donne che hanno vissuto nella sua epoca. C’è la casa, ci sono i fratelli, i vicini, l’innamorato Lorenzo, nient’altro. Fuori, come si è detto, non ci sono alleati; dentro, Lisabetta è soggetta non alla legge ma all’arbitrio omicida dei suoi fratelli maschi, cioè di coloro che – secondo la morale dell’epoca – devono proteggerla dai pericoli e dalla “vergogna” (i fratelli vogliono «togliersi la vergogna dal viso», scrive Boccaccio: ed è una frase che suona atroce). Una “protezione” che costa la vita al suo amante e a lei: sotto l’apparenza di novella dedicata a un «amore infelice» (che è il tema della quarta giornata), la storia di Lisabetta da Messina è anche una testimonianza sul modo in cui funzionavano (male) i rapporti tra i sessi nel Basso Medioevo.

Esercizio:

COMPRENDERE

1. Riassumi il contenuto informativo del testo in non più di 10 righe.

2. Scegli almeno 10 parole significative e con esse costruisci una nuvola dei tag, scegliendo con cura la gerarchia dei termini (le parole più rilevanti vanno in corpo maggiore).

ANALIZZARE

3. In quali luoghi si svolge la novella?

4. La novella presenta alcuni particolari decisamente macabri: quali?

CONTESTUALIZZARE

5. Cerca su YouTube la versione cinematografica del Decameron realizzata nel 1970 da Pier Paolo Pasolini, che comprende anche la novella di Lisabetta. Trovi che Pasolini sia riuscito a rendere in maniera efficace il dramma di Lisabetta? Se tu dovessi scrivere una sceneggiatura a partire dalla novella di Boccaccio, su quali elementi concentreresti la tua attenzione, a quali snodi della trama daresti più rilievo?

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  1. occultamente: di nascosto.

  2. mettela … bassilico: la mette in un vaso di terracotta contenente del basilico.

  3. quivi … ora: piangendo sopra di esso ogni giorno molto a lungo.

  4. gliele: si riferisce al testo, al vaso.

  5. alquanto … commendata: molto lodata dal re della giornata.

  6. ragionasse: cominciasse a parlare, a raccontare.

  7. misero Gerbino ... donna: sono i protagonisti della novella precedente.

  8. pietosa: commovente.

  9. di quella: di quella novella.

  10. mi tira … ricordata: mi induce la città di Messina, menzionata nella precedente novella.

  11. mercatanti: mercanti.

  12. fu da: era originario di.

  13. costumata: casta, morigerata.

  14. che … cagione: quale che fosse la ragione.

  15. in … fondaco: in un loro magazzino, come lavorante.

  16. che … faceva: che li serviva come tuttofare; che era il loro uomo di fiducia.

  17. leggiadro: elegante.

  18. guatato: guardato; contemplato.

  19. lasciati … fuori: dimenticati, lasciati da parte tutti i suoi altri amori; essendo un bel ragazzo, questo Lorenzo aveva evidentemente altre avventure sentimentali.

  20. sì … bisogna: le cose andarono in modo tale che.

  21. assicuratisi: stando attenti a non farsi scoprire.

  22. fecero … ciascuno: fecero l’amore.

  23. per ciò … era: dato che era un ragazzo intelligente.

  24. quantunque … sapere: benché lo addolorasse molto aver scoperto la tresca tra la sorella e Lorenzo.

  25. senza far motto: non dicendo nulla.

  26. varie … fatto: pensando e ripensando tra sé a ciò che aveva visto.

  27. infino … trapassò: aspettò fino alla mattina seguente. Insomma, il fratello scopre i due amanti, ma pensa che sia meglio aspettare un po’, non reagire d’istinto ma a mente fredda. Fin qui, tutti i personaggi si comportano secondo ragione e buon senso: gli amanti cercano di non farsi sorprendere, il fratello mantiene la calma e tace.

  28. diliberò … cosa: prese una decisione intorno a questo fatto.

  29. sirocchia: sorella.

  30. di passarsene … viso: [decidono] di stare zitti e di fingere di non aver visto o saputo niente, aspettando il momento in cui, senza riceverne danno o vergogna (sconcio), potranno vendicarsi di questo affronto, per evitare che duri ancora più a lungo.

  31. in tal … dimorando: tenendo fermo questo proposito.

  32. cianciando: chiacchierando.

  33. sembianti faccendo: facendo finta.

  34. a diletto: per divertirsi.

  35. seco menaron: portarono con sé.

  36. veggendosi il destro: cogliendo il momento opportuno.

  37. in guisa che: in modo che.

  38. dieder voce: dissero in giro.

  39. leggiermente: facilmente.

  40. spesse … usati: dato che spesso gli era capitato di mandarlo in giro per commissioni.

  41. sollecitamente: con apprensione.

  42. sì come … gravava: dato che la lunga attesa le pesava, la angustiava.

  43. instantemente: con insistenza.

  44. che ti si conviene: che ti meriti.

  45. temendo ... che: avendo timore, senza sapere esattamente di cosa.

  46. della ... dimora: della sua lunga assenza.

  47. punto: affatto.

  48. rabbuffato: in disordine.

  49. della … t’atristi: ti rattristi della mia lunga assenza.

  50. me … accusi: accusi me violentemente con le tue lacrime.

  51. ritornarci: ritornare lì (ci), da te.

  52. disegnatole: indicatole.

  53. disparve: sparì.

  54. se … paruto: se era vero ciò che le era sembrato in sogno, cioè se davvero Lorenzo era stato seppellito dai fratelli nel luogo che le aveva indicato.

  55. E avuta la licenza … diporto: e dopo aver ricevuto il permesso di uscire dalla città, per svago (diporto).

  56. in compagnia d’una: in compagnia d’una donna.

  57. quanto più tosto: quanto più rapidamente.

  58. dove … cavò: scavò nel punto in cui la terra era molle (cioè in cui era stata appena smossa).

  59. né … cavato: e aveva scavato soltanto un poco (guari).

  60. in niuna … corrotto: cioè perfettamente conservato, integro.

  61. quivi … piagnere: non era il momento di piangere.

  62. convenevole: degna.

  63. spiccò: staccò.

  64. in uno … inviluppata: avvoltala in un asciugamano.

  65. e la terra … gittata: sepolto di nuovo il resto del cadavere con la terra.

  66. alla fante: alla servitrice che era venuta con lei.

  67. quindi si dipartì: se ne andò da lì.

  68. testo: vaso.

  69. persa: maggiorana.

  70. parecchi piedi: molte piantine.

  71. e quegli … innaffiava giammai: e annaffiava quel basilico soltanto con acqua profumata alle rose o ai fiori d’arancio o con le sue lacrime.

  72. vagheggiare: guardare con amore.

  73. sì … che: dal momento che.

  74. sopr’esso andatasene: sopra di esso.

  75. e … spazio: e per molto tempo.

  76. per … studio: per la lunga e continua cura.

  77. corrotta: marcescente, in decomposizione (la testa di Lorenzo, bagnata dalle lacrime di Lisabetta fa sì che il basilico cresca rigogliosissimo).

  78. servando … continuo: continuando, Lisabetta, a curarlo in questo modo.

  79. guasta ... fuggiti: deperita, guastata. A forza di piangere, Lisabetta è diventata brutta, e per colpa delle lacrime gli occhi sembrano esserle usciti dalle orbite («dalla testa fuggiti»).

  80. tiene … maniera: si comporta così e così (a parlare sono i vicini di casa, rivolti ai fratelli, che si domandano perché la loro sorella sta così male).

  81. avendonela … giovando: avendola rimproverata per quel comportamento, ma il rimprovero non servendo a niente.

  82. nascostamente … testo: di nascosto da lei fecero portare via il vaso contenente la testa di Lorenzo.

  83. con … instanzia: con moltissima insistenza.

  84. infermò: si ammalò.

  85. alla capellatura crespa: a causa dei capelli ondulati, mossi.

  86. temettero … si risapesse: ebbero paura che la cosa si sapesse in giro.

  87. quella: la testa di Lorenzo.

  88. ordinato … ritraessono: dati gli ordini necessari per il loro trasferimento da Messina.

  89. non restando … adimandando: non smettendo di piangere e continuando a chiedere il suo vaso.

  90. qual … et cetera: chi fu l’uomo (cristiano) cattivo che mi rubò il vaso (la grasta è il “vaso”, in dialetto siciliano).