Guittone d’Arezzo

Lettere

Lo stile solenne delle prime lettere in volgare

Per avere un’idea dell’ardua prosa epistolare di Guittone, riportiamo qui la salutatio e il primo paragrafo di una lettera di Guittone a un Bonaiunta che potrebbe essere (ma non è sicuro che sia) il poeta Bonagiunta da Lucca.

Diletto in Cristo Iesù, bon Bonaiunta, Guittone, di bono eternale amore. 
Gaude, carissimo mio, l’anima mia nel prezioso utilissimo sommo seme, che ’l maggio sementatore benigno Dio ha sementato nel campo del vostro core, la carissima Sua magna mercede; e voi pensate, carissimo mio, mercé, e guardate del tutto in tutte guardie che non già intra spini, e non in sasso, e non lungo de via àggialo sementato, ma in ottima terra purgata e coltata bene e presta a esso.1

COMUNICARE O IMPRESSIONARE? È evidente che qui non ci troviamo di fronte a un testo che vuole semplicemente comunicare un contenuto: qui Guittone vuole prima di tutto fare sfoggio di abilità retorica. Proviamo allora a scomporre le parti di questa lettera. 

LA SALUTATIO E LA PROPOSITIO Il primo periodo («Diletto ... amore») costituisce, nella terminologia epistolare, la salutatio; i restanti formano la propositio: l’annuncio del tema che verrà svolto nella lettera. Le norme dell’epistolografia definiscono la forma della salutatio. Il nome del destinatario è anteposto a quello del mittente; il verbo (“augura”, o simili) viene sottinteso. Guittone aggiunge il gioco etimologico sul nome («bon Bonaiunta») e l’anastrofe («di bono eternale amore», cioè “amore di bene eterno” o “eterno amore di bene”). Nella propositio, Guittone ricorda al destinatario la parabola evangelica del grano e del loglio, ma lo fa attraverso uno stile allusivo (non dice «Come si legge nel Vangelo...», dà per scontato che l’interlocutore afferri l’allusione) e denso di figure retoriche. Non stupisce, in una lettera, l’uso dell’apostrofe, uso che però qui è particolarmente insistito, per coinvolgere affettivamente il destinatario: «carissimo mio», ripetuto per due volte. Tipico di Guittone e della retorica epistolare è il cumulo degli aggettivi, che è uno dei mezzi della amplificatio: «prezioso utilissimo sommo», e degli epiteti: «maggio sementatore». E tipica è anche la disposizione artificiale delle parole, sia attraverso la violazione dell’ordine consueto: «Gaude, carissimo mio, l’anima mia» (iperbato), «non già intra spini ... àggialo sementato» (anastrofe); sia attraverso l’uso del parallelismo (notevoli i due tricola* che chiudono il periodo: «spini ... sasso ... via», e «purgata ... coltata ... presta»). 

LE FIGURE DI SUONO Infine, effetti fonici più facili sono ottenuti attraverso l’omoteleuto («carissimo... utilissimo»), la paronomasia e il poliptoto («guardate ... guardie», con struttura a chiasmo) e anche attraverso clausole come quella che chiude il secondo periodo: «la carissima Sua magna mercede», che è un endecasillabo.

 

*Tricola
Kólon in greco antico significava “membro, parte”. Si chiama tricolon la successione di tre parole o sintagmi che appartengano alla stessa categoria grammaticale, come nella famosa frase di Giulio Cesare Veni vidi vici (“Venni, vidi, vinsi”). Nel caso di Guittone si tratta prima di sostantivi (spini ... sasso ... via) poi di participi-aggettivi (purgata ... coltata ... presta). È un artificio retorico comune anche oggi: si pensi al titolo del libro (e poi del film) Eat, love, pray (Mangia, prega, ama).

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Quale scopo ha la lettera? 

2 Individua, all’interno del testo, la parte della salutatio e quella della propositio

3 Costruisci una tabella a due colonne in cui inserirai le figure retoriche di posizione e quelle di parola che trovi nel testo.

4 Trova e leggi, nel Vangelo, i paragrafi in cui si racconta la parabola del grano e del loglio. 

CONTESTUALIZZARE 

5 Esistono anche oggi (o esistevano appena ieri) testi che insegnano a scrivere lettere o a parlare? Fai una ricerca in internet sul “Segretario galante” e sugli odierni corsi di “public speaking”.

Stampa
  1. Diletto Bonagiunta, Guittone ti saluta e ti manda un augurio di amore e di bene eterno. 

    La mia anima gioisce, mio carissimo, per il seme prezioso e utilissimo che il grande seminatore, Dio, ha seminato nel vostro cuore per sua carissima e grande grazia. Voi dunque, mio carissimo, badate che il seme non cada tra spini o tra sassi o sulla strada (lungo de via), dove non darà frutto, ma in terra buona e feconda (coltata bene, “ben coltivata”).