Guido Guinizelli

Rime

Lo vostro bel saluto e ’l gentil sguardo:la dinamica dell’innamoramento

Questa è una delle poesie di Guinizelli che più si avvicinano – per lessico, immagini, motivi – alle poesie della generazione che verrà chiamata “stilnovista”, la generazione di Dante, Cavalcanti, Cino da Pistoia. Il poeta incontra la donna amata, rievoca il momento dell’innamoramento e descrive le conseguenze che la visione della donna ha non solo sulla sua anima ma anche sul suo corpo. 

Lo vostro bel saluto e ’l gentil sguardo
che fate quando v’encontro, m’ancide1:
Amor m’assale e già non ha reguardo
s’elli face peccato over merzede2,

ché per mezzo lo cor3 me lanciò4 un dardo5
ched oltre ’n parte6 lo taglia e divide;
parlar non posso, ché ’n pene io ardo
sì come quelli che sua morte vede7.

Per li occhi passa8 come fa lo trono9,
che fer’ per la finestra10 de la torre
e ciò che dentro trova spezza e fende11;

remagno como statüa d’ottono12,
ove vita né spirto non ricorre13,
se non che la figura d’omo rende14.

 

 

Metro: sonetto di schema ABABABAB CDECDE; siciliane le rime ancide / merzede e divide / vede.

IL COLPO DI FULMINE  Questa non è veramente una poesia d’amore, se per poesia d’amore intendiamo (e di solito è così) un testo nel quale il poeta racconta il suo sentimento, elogia la donna amata, la prega di fargli buona accoglienza. Guinizelli non racconta l’amore come esperienza bensì il suo sbocciare, quello che chiamiamo il “colpo di fulmine”. Di fatto, la “scintilla” che fa nascere l’amore è paragonata appunto, nella prima terzina, alla forza del lampo (trono) che entra attraverso le finestre di una torre, e brucia e distrugge ciò che trova al suo interno (un’esperienza che doveva essere tutt’altro che rara, in un’epoca in cui non era stato ancora inventato il parafulmine). 

IL LEITMOTIV DEL DOLORE L’esperienza dell’innamoramento non ha infatti niente di positivo, perché da essa il poeta non sembra trarre che ragioni di dolore. Di fatto, tutto il sonetto è tramato da un lessico che rimanda al campo semantico della sofferenza e della morte (che sarà uno dei leitmotiv della poesia di uno degli eredi di Guinizelli, Guido Cavalcanti): il saluto e lo sguardo della donna che, anziché comunicare beatitudine, uccidono (ancide; Amore che «assale»; la freccia che «taglia e divide» il cuore, secondo un codice immaginativo che risale alle Metamorfosi di Ovidio (I, 463-471: qui le frecce sono due, una dorata che fa divampare l’amore, l’altra di piombo che lo spegne): 

E il figlio di Venere: «Il tuo arco, Febo, tutto trafiggerà,
ma il mio trafigge te, e quanto tutti i viventi a un dio
sono inferiori, tanto minore è la tua gloria alla mia».
Disse, e come un lampo solcò l’aria ad ali battenti,
fermandosi nell’ombra sulla cima del Parnaso,
e dalla faretra estrasse due frecce
d’opposto potere: l’una scaccia, l’altra suscita amore.
La seconda è dorata e la sua punta aguzza sfolgora,
la prima è spuntata e il suo stelo ha l’anima di piombo.

E poi ancora: il fuoco d’amore nel quale il poeta arde, tanto da guardare la morte in faccia; la trasformazio-ne dell’amante in una statua inanimata, anche questa un’immagine che si ritroverà nel canzoniere di Cavalcanti (Tu m’hai sì piena di dolor la mente: «I’ vo come colui ch’è fuor di vita, / che pare, a chi lo sguarda, ch’omo sia / fatto di rame o di pietra o di legno»). Insomma, lo scoppio della passione è descritto come un evento dalle conseguenze tragiche, e dopo i due aggettivi iniziali, bel e gentil, non c’è termine della poesia che non abbia risonanze negative.

IL SALUTO E IL MOTIVO BIBLICO In questa atmosfera plumbea, funerea, meritano di essere notati due elementi interessanti. Il primo è l’affacciarsi del motivo del saluto, che sarà così importante nella lirica stilnovista di fine secolo, quando il saluto della donna amata verrà spesso interpretato come salus, cioè “salute, salvezza”, dando a questo gesto apparentemente ordinario una funzione quasi sacrale: la donna saluta e, insieme, salva l’amante. Il secondo è il recupero di un’immagine biblica, e precisamente dell’unico libro della Bibbia che parla (anche se sotto allegoria) dell’amore tra uomo e donna, il Cantico dei Cantici. I primi due versi del sonetto sembrano infatti riprendere il versetto 4,9 del Cantico: «Tu mi hai rapito il cuore, / sorella mia, mia sposa, / tu mi hai rapito il cuore / con un solo tuo sguardo» (ma la Vulgata dice «vulnerasti cor meum», cioè “feristi il mio cuore”, un’immagine assai prossima a quella dello sguardo che ancide adoperata da Guinizelli).

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Con quale accezione il poeta usa le parole saluto e gentile?

2 Quali sono gli effetti generati sul poeta dal «bel saluto e ’l gentil sguardo» della donna?

3 Cosa intende dire il poeta quando dichiara di restare come una «statüa d’ottono»?

ANALIZZARE

4 Individua le metafore e le similitudini presenti nel testo.

5 A dominare nel sonetto, dal punto di vista sintattico, è l’ipotassi o la paratassi? Rispondi, argomentando con esempi e provando a spiegare la ragione che ha portato il poeta a questa scelta stilistica.

6 «Taglia e divide» e «spezza e fende» sono coppie di verbi dal significato simile: ricordi il nome tecnico di questo artificio stilistico?  

7 Sguardo e reguardo sono legati da una rima ricca. Cosa vuol dire? 

INTERPRETARE

8 Rileggi questo sonetto e i testi Al cor gentil rimpaira sempre amore e Io voglio del ver la mia donna laudare, e indica:

a gli effetti dell’amore secondo Guinizelli;
b il ruolo che Guinizelli conferisce alla donna.

Stampa
  1. m’ancide: mi uccide (il verbo al singolare regge due soggetti, secondo un uso non raro nella sintassi antica).
  2. non ... merzede: non bada al fatto di commettere un peccato oppure, al contrario, di concedere un grande favore (merzede).
  3. per ... cor: attraverso il cuor.
  4. lanciò: soggetto è l’Amore: scagliò.
  5. dardo: freccia.
  6. oltre (i)n parte: da parte a parte.
  7. sì come ... vede: come chi si trova di fronte alla morte.
  8. passa: soggetto è sempre lo sguardo, che attraversa gli occhi.
  9. trono: non il “tuono” bensì il “lampo”, il “fulmine”.
  10. fer’ per la finestra: penetra attraverso la finestra. 
  11. spezza e fende: endiadi, per dire “distrugge”.
  12. remagno ... ottono: resto (inerte, senz’anima) come una statua d’ottone (l’ottone è un materiale formato da una lega di rame e zinco).
  13. ove ... ricorre: dove non ci sono più né vita né spirito (e insomma dove ogni funzione vitale è spenta).
  14. se ... rende: salvo il fatto che (la statua) conserva l’aspetto esteriore di un uomo.