Giacomo Leopardi

Zibaldone di pensieri

L’uomo ha bisogno di illusioni

Un grande poeta inglese del Novecento, Thomas Stearns Eliot (1888-1965), nel primo dei Quattro quartetti) ha scritto: «Human kind / cannot bear very much reality» (“il genere umano non può sopportare molta realtà”). Leopardi sarebbe stato d’accordo. Per poter vivere, gli uomini hanno bisogno di fabbricarsi delle illusioni, e le illusioni più solide e importanti riguardano il proprio ruolo nel cosmo, l’ampiezza delle proprie conoscenze, e il proprio destino ultraterreno. Il testo è senza data, ma risale al 1832. 

Due verità che gli uomini non crederanno mai: l’una di non saper nulla, l’altra di non esser nulla. Aggiungi la terza, che ha molta dipendenza dalla seconda:1 di non aver nulla a sperare dopo la morte.

LA SAPIENZA UMANA È uno degli ultimi pensieri copiati nello Zibaldone, e parla da sé. Si può solo notare che il «non saper nulla» non ha nulla di positivo, di consolatorio, di socratico («So di non sapere»): vuol dire che l’uomo ignora tutto, di sé e del mondo, circondato com’è da quello che in una delle sue ultime poesie chiamerà il «misterio eterno / dell’esser nostro» (Sopra il ritratto di una bella donna). Leopardi inserisce questo pensiero con qualche ritocco, anche all’inizio dell’ultima delle Operette morali, il Dialogo di Tristano e di un amico, scritta nello stesso 1832: «Il genere umano, che ha creduto e crederà tante scempiataggini [sciocchezze], non crederà mai né di non saper nulla, né di non essere nulla, né di non aver nulla a sperare». In questa pagina dello Zibaldone Leopardi aggiunge soltanto la precisazione «dopo la morte»: ma è una precisazione che fa tutta la differenza. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Illustra il contenuto di questo breve pensiero a un ipotetico interlocutore che si avvicina a Leopardi con questa prima lettura.



CONTESTUALIZZARE


2. Oltre al passo citato nell’Analisi del testo, dal Dialogo di Tristano e di un amico, anche nel canto A se stesso (> T9) Leopardi accenna alla vanità: «E l’infinita vanità del tutto», v. 16. Metti in relazione i testi e ragiona sul concetto espresso in diversi ambiti e in diversi modi (qui la prospettiva è esistenziale e filosofica, nel canto la riflessione inizia dal tema amoroso e sentimentale).



3. Anche a proposito di Leopardi alcuni critici hanno usato il concetto di “nichilismo”. La parola entrò nell’uso comune dopo la pubblicazione di un romanzo di Ivan Turgenev (1818-83), Padri e figli, del 1862, solo di pochi anni successivo all’attività di Leopardi (il romanzo parla, tra l’altro, di un giovane che si professa appunto nichilista). Di che cosa si tratta, in generale e in particolare per Leopardi?



Stampa
\r
    \r
  1. dalla seconda: dalla seconda verità, quella che non siamo nulla.
  2. \r
\r