Francesco Guicciardini

Storia d’Italia

Materia memorabile: il proemio della Storia

Perché Guicciardini scrive la Storia d’Italia? Ce lo dice lui stesso, nelle prime righe del proemio: per «scrivere le cose accadute» in Italia dopo l’arrivo di Carlo VIII, re di Francia, nel 1494, ovvero per spiegare l’origine delle calamità che, a partire da quell’anno, si sono abbattute sulla penisola. Ma più in generale, oltre che raccontare la storia recente d’Italia, Guicciardini vuole riflettere sull’instabilità delle «cose umane», e su quanto questa instabilità sia aggravata dalle «variazioni della fortuna» e dalle cattive decisioni di «coloro che dominano».

Io ho deliberato1 di scrivere le cose accadute alla memoria nostra2 in Italia, dappoi che l’armi3 de’ franzesi, chiamate da’ nostri prìncipi medesimi4, cominciorono con grandissimo movimento a perturbarla: materia5, per la varietà e grandezza loro6, molto memorabile7 e piena di atrocissimi accidenti8; avendo patito tanti anni Italia tutte quelle calamità con le quali sogliono i miseri mortali9, ora per l’ira giusta d’Iddio10 ora dalla empietà e sceleratezze degli altri uomini, essere vessati. Dalla cognizione11 de’ quali casi, tanto vari e tanto gravi, potrà ciascuno, e per sé proprio e per bene publico12, prendere molti salutiferi documenti13 onde14 per innumerabili esempli evidentemente15 apparirà a quanta instabilità, né altrimenti16 che uno mare concitato da’ venti, siano sottoposte le cose umane; quanto siano perniciosi17, quasi sempre a se stessi ma sempre a’ popoli, i consigli male misurati18 di coloro che dominano19, quando, avendo solamente innanzi agli occhi o errori vani o le cupidità presenti, non si ricordando delle spesse variazioni della fortuna20, e convertendo in detrimento altrui la potestà conceduta loro per la salute comune21, si fanno, per poca prudenza22 o per troppa ambizione23, autori di nuove turbazioni24.

LE CAUSE DEL DECLINO  Nel proemio si vedono già all’opera alcune linee interpretative che ispirano tutta la Storia d’Italia. Guicciardini non nega l’azione di Dio nella storia, ma la sua interpretazione dei fatti è laica. Due sono le cause fondamentali del declino italiano, e più in generale due sono le forze che dominano la storia umana: una, esterna agli uomini (il dominio della fortuna e l’instabilità delle cose terrene); una, propria della natura umana (la stoltezza degli uomini, e in particolare l’incapacità dei governanti). Guicciardini, che ha sempre avuto a che fare con uomini potenti, sa quanto sono importanti i fattori “personali”, soggettivi: e infatti vede un declino nel passaggio da un mondo governato da personalità abili e virtuose (Lorenzo de’ Medici a Firenze, Ferrante d’Aragona a Napoli, papa Innocenzo VIII a Roma) a un mondo governato dai loro incapaci o corrotti successori (Piero de’ Medici, Alfonso d’Aragona, il papa Alessandro VI).

IL PROGETTO  Nel proemio Guicciardini ci dice come intende realizzare il suo ambizioso progetto storiografico. Il suo proposito è quello di offrire al lettore molti documenti, cioè testimonianze ed esempli che gettino luce su ciò che è successo. L’idea di fondo è che il quadro generale della situazione italiana apparirà chiaro proprio grazie all’evidenza di queste descrizioni, un’evidenza raggiunta attraverso l’impiego di fonti sicure.

IL METODO E LO STILE  Guicciardini organizza il proemio in modo da far capire qual è il suo metodo: apre in prima persona («Io ho deliberato»), per richiamare la sua diretta esperienza a fatti di cui è stato testimone, assieme al suo lettore («le cose accadute alla memoria nostra»); espone la «materia» di cui tratta e ne dà un giudizio («memorabile e piena di atrocissimi accidenti»); dichiara il suo scopo (dare «salutiferi documenti», contribuire cioè, concretamente, alla salute della collettività). Come spesso nei proemi, lo stile è alto; Guicciardini innalza la sua lingua usando un lessico in cui non mancano i latinismi (cognizione, salutiferi, cupidità); una sintassi articolata e ricca di subordinate e di incisi; figure retoriche, come la similitudine di tradizione letteraria («né altrimenti che uno mare in tempesta»).

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Scegli alcune parole o espressioni-chiave del brano e danne una breve definizione (per esempio: 1. atrocissimi avvenimenti ; 2. …)



ANALIZZARE


2. Perché Guicciardini decide di scrivere la Storia d’Italia ?



INTERPRETARE


3. A che serve la conoscenza della storia, secondo Guicciardini?



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  1. deliberato: deciso.
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  3. alla memoria nostra: in anni recenti, ancora vivi nella mia memoria (a partire dal 1494).
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  5. l’armi: l’esercito di Carlo VIII, re di Francia (1470-1498).
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  7. chiamate … medesimi: Carlo VIII era sceso in Italia chiamato da Ludovico il Moro (1452-1508), signore di Milano, che voleva consolidare con l’aiuto francese il suo ducato lombardo, ma anche puntare alla conquista del Regno di Napoli.
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  9. materia: quella che verrà descritta.
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  11. per … loro: le “cose accadute” sono molto diverse e di grandissima importanza.
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  13. memorabile: degna di essere ricordata.
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  15. atrocissimi accidenti: eventi terribili.
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  17. sogliono ... mortali: le calamità che colpiscono (essere vessati; la frase è al passivo) gli uomini.
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  19. ira ... d’Iddio: è una delle cause delle calamità (la punizione divina), che subito lascia il posto a una spiegazione molto più terrena: l’empietà (cattiveria) degli uomini e i loro atti criminali (sceleratezze).
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  21. cognizione: comprensione.
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  23. e per sé … publico: per il suo bene e per il bene pubblico; Guicciardini parla qui con un intento morale.
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  25. salutiferi documenti: conoscenze utili.
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  27. onde: da cui.
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  29. evidentemente: con chiarezza.
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  31. né altrimenti: non diversamente; proprio come; le cose umane sono “instabili” proprio come il mare agitato dai venti.
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  33. perniciosi: dannosi.
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  35. consigli male misurati: decisioni poco ponderate, sbagliate.
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  37. di coloro che dominano: le decisioni sbagliate dei governanti causano danni, spesso ai governanti stessi, ma sempre ai popoli dominati, che ne pagano le conseguenze più gravi (come la guerra e la distruzione).
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  39. quando … fortuna: la frase spiega da che cosa deriva l’incapacità dei potenti: spesso, si lasciano trasportare o da opinioni sbagliate e da una cattiva valutazione della realtà (errori vani), o dalla loro avidità (cupidità presenti), e non tengono conto dell’azione, imprevedibile, del caso (le spesse, “frequenti”, variazioni della fortuna).
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  41. convertendo … comune: ai governanti è attribuito il potere (la potestà) perché attraverso il suo esercizio devono garantire il bene comune: ma spesso sfruttano la loro autorità per azioni che provocano danno agli altri (detrimento altrui).
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  43. poca prudenza: scarsa capacità di valutazione.
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  45. per troppa ambizione: perché sono troppo interessati ai loro interessi privati.
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  47. turbazioni: turbamenti; sconvolgimenti.
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