Carlo Porta

Lament del Marchionn di gamb avert

Melchiorre nella trappola d’amore

Il Lament comicia con un’invocazione in piena regola, come gli antichi poemi epici. Ma i destinatari del povero Melchiorre non sono le Muse bensì... gli amanti cornuti come lui.

Moros dannaa, tradii de la morosa,
pien de loeuj, de fastidi e pien de corna,
sercemm chì tucc d’intorna,
stee chì a sentì l’istoria dolorosa
del pover Marchionn,
del pover Marchionn che sont mì quell,
striaa e tiraa a bordell
de la cappa de tucc i bolgironn!1
Godeva la mia vita i mes indree
proppi campagna2, in pas e in libertaa;
i varoeul i eva faa,
seva foeura di busch quant al mestee,
e in grazia di desgrazzi
che de bagaj m’han revoltaa i garett3
aveva anch passaa nett
el pù malarbetton de tucc i dazzi4.
Seva insomma la incia de Milan,
el capp di logg, el pader di legrij,
e in tucc i cottarij
no se parlava d’olter che del Nan5.
De gionta anca sonava
fior de sonad in sull’armandorin,
e se andava a on festin
gh’eva subet la gent che se portava6.
E appont in su la sara del Battista
in dove fava el primm sto carnevaa
me sont trovaa imbrojaa
come on merla in di lazz a l’improvvista.
Mì inscì come se fa
giubianava per spass con la Tetton,
e lee con quij oggion
la me dava mej ansa a giubianà7.
Che fitt, che foi! Mì la vardava lee
e lee de scrocca la vardava mì,
i nost oeucc even lì
saldo adoss vun de l’oltra innanz indree,
ma infin daj e redaj
doeuggia, sbarloeuggia quij duu oggion de foeugh,
sont rivaa in coo del gioeugh
a brusattamm i ar come on parpaj8.

Metro: stanze con schema ABbAcDdC.

UN PUBBLICO AFFINE Melchiorre chiama a raccolta il pubblico, secondo un modulo che era tipico dei poeti canterini medievali: per esempio, Il cantare di Fiorio e Biancifiore (metà del XIV secolo) inizia così: «O buona gente, vi voglio pregare / ch’el mio ditto sia bene ascoltato, / di quel che io vi voglio dire»; e così si conclude la prima ottava del Bruto di Bertagna (fine del XIV secolo): «E priego voi, signori e bona gente, / che con efetto mi deggiate udire, / ch’io vi dirò una canzon novella / che forse mai l’odiste sì bella». Ma Melchiorre non vuole un pubblico indifferenziato: lo seleziona sulla base di un’affinità. Gli ascoltatori della sua storia sono coloro che hanno sofferto per amore pene simili alle sue.
Nel corso del racconto Melchiorre richiama varie volte l’attenzione degli ascoltatori: li chiama fioeuj (“figlioli”, ma noi useremmo “ragazzi”). La prima stanza del testo viene richiamata dall’ultima, secondo una struttura ad anello: i versi iniziali ritornano pressoché identici in chiusura del componimento, dando il segnale della fine della poesia. Nella conclusione, Melchiorre chiede a quanti lo hanno ascoltato con pazienza di “remunerarlo” con la loro compassione e consolazione.

COMPASSIONE La figura di Melchiorre, anche quando ci fa ridere, suscita compassione. È un uomo ingenuo e buono: egli non capisce come la Tettona possa continuare a ingannarlo e, dunque, non riesce a organizzare una difesa. L’amore per lei lo travolge: rimane impigliato in una relazione da cui non sa uscire. La vicenda ha alcune somiglianze, del tutto casuali, con Schiavo d’amore, uno dei romanzi più noti di William Somerset Maugham, edito nel 1915. Il protagonista si chiama Philip Carey e deve parte della sua timidezza a una malformazione al piede. Mildred, la donna di cui si innamora follemente, lo avvicina solo quando è stata abbandonata con un neonato dal suo amante. Philip la aiuta, ma lei, dopo qualche tempo, fugge con un amico di lui. I due si incontrano ancora, mentre lei fa la prostituta. Philip non la ama più, ma la accoglie in casa come governante. Mildred gli si offre: siccome viene respinta, distrugge la casa e scappa. Quando si rincontrano, lei, che è tornata a fare la prostituta, è ammalata e sta morendo.

LA FORMA Anche se si tratta di un dialetto difficile, scorrendo i versi originali, si può notare come la sintassi sia semplice. Come capita anche in Belli, il discorso sembra calarsi con naturalezza nella misura del verso: sono rare le figure retoriche di posizione (anafore e iperbati). Melchiorre utilizza una lingua popolare, che comprende le parolacce (culo, balle), il latino e il francese storpiati. Interessante il biglietto che Melchiorre trova per caso: è scritto in un italiano impreciso, scorretto, dalla grafia improvvisata.
Siccome Melchiorre è un popolano, le similitudini che usa sono tratte dal mondo che conosce: al ballo si trova preso in trappola come un merlo («come on merla in di lazz»), e si brucia le ali come una farfalla («on parpaj»).

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Nella prima strofa Melchiorre raccoglie attorno a sé i suoi ascoltatori: chi sono?

2 Quello tra Melchiorre e la Tettona è un amore che nasce dalle occhiate: racconta questa dinamica di sguardi.

3 Nelle prime strofe della poesia l’andamento è paratattico; nella seconda e terza strofa ogni proposizione principale coordinata (o doppia coordinata) occupa esattamente due versi e l’ordine sintattico (verbo in prima persona seguito dai complementi) è il medesimo.
È l’ordine di una realtà pacifica, di una vita quieta e senza pensieri. Poi però arrivano i dolori: come cambia la sintassi nelle strofe successive, in corrispondenza di questo cambiamento nella vita di Melchiorre?

INTERPRETARE

4 Porta fa chiudere l’inizio del racconto di Melchiorre con un proverbio: «sont rivaa in coo del gioeugh / a brusattamm i ar come on parpaj». È il segno di un atteggiamento fatalistico e remissivo nei confronti della vita oppure la battuta denota astuzia e prontezza? Motiva la tua opinione.

5 Spesso i proverbi non sono, come si ritiene comunemente, verità semplici e universali, eredità della “saggezza” popolare o antica, ma piccoli concentrati di pregiudizi, testimonianze di acquiescenza di fronte al destino e di incapacità critica. Prova a esaminare, da questo punto di vista, alcuni dei proverbi che conosci e confronta la tua analisi con ciò che pensano i tuoi compagni.

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  1. Amanti dannati, traditi dall’amata, pieni di noia, di fastidi e pieni di corna, mettetevi a cerchio qui intorno a me, state qui ad ascoltare la storia dolorosa del povero Melchiorre, del povero Melchiorre, che sono io quello, stregato e mandato in rovina dalla capa di tutti gli imbroglioni.
  2. campagna: è un sostantivo che assume il valore avverbiale di “ottimamente”.
  3. i garett: Melchiorre ha le gambe storte.
  4. el pù ... dazzi: a causa del suo handicap fisico, Melchiorre era stato esonerato dal servizio militare.



    Nei mesi passati godevo la mia vita proprio come un signore, in pace e in libertà; il vaiolo lo avevo fatto [e quindi non mi poteva più tornare], ero fuori dalle rogne quanto al mio mestiere, e grazie alle disgrazie che da bambino mi hanno rivoltato da capo a piedi, l’avevo scampata anche con il più maledetto di tutti i dazi.
  5. Nan: Nano, soprannome di Melchiorre.
  6. Ero insomma l’invidia di tutta Milano, il capo degli scherzi, il padre delle allegrie, e in tutte le compagnie non si parlava d’altro che del Nano. Per di più suonavo anche delle belle canzoni con il mandolino, e se andavo a una festa c’era subito gente che veniva con me.
  7. E appunto nella sala da ballo di Battista, dove lo scorso carnevale ero il primo suonatore, mi sono trovato imbrogliato, come un merlo nella trappola all’improvviso. Io, così come si fa, flirtavo per divertirmi con la Tettona, e lei con quegli occhioni mi incoraggiava a flirtare.
  8. Com’è, come non è, io guardavo lei e lei da scaltra guardava me, i nostri occhi erano sempre lì, addosso l’uno all’altra, avanti e indietro, e alla fine, dai e dai, adocchia, sbircia quei due occhioni di fuoco, sono arrivato alla fine del gioco a bruciarmi le ali come una farfalla.