Dante Alighieri

Convivio

«Mostrar sotto figura»: come funziona l’allegoria nel Convivio

Come abbiamo detto introducendo il Convivio, Dante dà nel trattato non una ma due interpretazioni delle tre canzoni che vi inserisce: un’interpretazione letterale e un’inter­pretazione allegorica. A livello letterale, Voi che ’ntendendo parla dell’amore per una donna gentile che Dante ha incontrato dopo la morte di Beatrice. Ma a livello allego­rico, Voi che ’ntendendo parla dell’incontro di Dante con la filosofia, e del nascere della sua passione per essa (rappresentata, appunto, come una «donna gentile»). Ecco come, nel dodicesimo paragrafo del secondo libro, Dante introduce il tema dell’ allegoria

Poi che la litterale sentenza è sufficientemente dimostrata, è da procedere alla espo­sizione allegorica e vera1. E però, principiando ancora da capo, dico che, come per me fu perduto lo primo diletto della mia anima2, dello quale fatta è menzione di sopra, io rimasi di tanta tristizia punto, che conforto non mi valeva alcuno3. Tuttavia, dopo alquanto tempo, la mia mente, che si argomentava di sanare, provide, poi che né ’l mio né l’altrui consolare valea, ritornare al modo che alcuno sconsolato avea tenuto a consolarsi4; e misimi a leggere quello non conosciuto da molti libro di Boezio5, nel quale, cattivo6 e discacciato7, consolato s’avea. E udendo ancora che Tulio scritto avea un altro libro nel quale, trattando dell’Amistade, avea toccate parole della con­solazione di Lelio, uomo eccellentissimo, nella morte di Scipione amico suo, misimi a leggere quello8. E avvegna che duro mi fosse nella prima entrare nella loro senten­za, finalmente v’entrai tanto entro, quanto l’arte di gramatica ch’io avea e un poco di mio ingegno potea fare; per lo quale ingegno molte cose, quasi come sognando, già vedea, sì come nella Vita Nuova si può vedere9. E sì come essere suole che l’uomo va cercando argento e fuori della ’ntenzione truova oro10, lo quale occulta cagione presenta11, non forse sanza divino imperio12, io, che cercava di consolar me, trovai non solamente alle mie lagrime rimedio, ma vocabuli d’autori e di scienze e di libri: li quali considerando, giudicava bene che la filosofia, che era donna di questi autori, di queste scienze e di questi libri, fosse somma cosa. E imaginava lei fatta come una donna gentile, e non la poteva imaginare in atto alcuno, se non misericordioso; per che sì volentieri lo senso di vero la mirava, che appena lo potea volgere da quella13. E da questo imaginare cominciai ad andare là dov’ella si dimostrava veracemente, cioè nelle scuole delli religiosi e alle disputazioni delli filosofanti14; sì che in picciol tempo, forse di trenta mesi, cominciai tanto a sentire della sua dolcezza, che lo suo amore cacciava e distruggeva ogni altro pensiero15. Per che io, sentendomi levare dal pensiero del primo amore alla virtù di questo, quasi maravigliandomi apersi la bocca nel parlare della proposta canzone, mostrando la mia condizione sotto figura d’altre cose16: però che della donna di cu’ io m’innamorava non era degna rima di volgare alcuna palesemente poetare17; né li uditori erano tanto bene disposti, che avessero sì leggiere le [non] fittizie parole apprese18; né sarebbe data [per] loro fede alla sentenza vera come alla fittizia, però che di vero si credea del tutto che disposto fosse a quello amore, che non si credeva di questo19. Cominciai dunque a dire: Voi che ’ntendendo il terzo ciel movete. E perché, sì come detto è, questa donna fu figlia di Dio, regina di tutto, nobilissima e bellissima Filosofia, è da vedere chi furono questi movitori, e questo terzo cielo. 

UN’ALLEGORIA A POSTERIORI  In questo brano, Dante fa qualcosa di molto originale. Dieci anni dopo aver scritto la Vita nova, nella quale narrava del suo amore per Beatrice, della morte di lei e del suo nuovo, momentaneo amore per una «donna gentile», reinterpreta quest’ultimo episodio, o meglio rivela quello che sarebbe il suo vero significato: la «donna gentile» non è, in realtà, una donna reale, bensì un modo per dare un’identità (allegorica) alla passione che lo ha travolto dopo la morte di Beatrice, la passione per gli studi filosofici. La canzone Voi che ’ntendendo è dunque – secondo la spiegazione di Dante – una canzone che sembra parlare dell’amore per una donna ma in verità parla dell’amore per la Filosofia. Abbiamo detto ciò che è ragionevole pensare a proposito di questa lettura allegorica, e abbiamo concluso che è probabile che essa sia stata sovrapposta in un secondo momento a testi nati come poesie d’amore. Ma come che stiano esattamente le cose, questa pagina del Convivio è estremamente interessante perché ci permette di illuminare un frammento della biografia di Dante dopo la morte di Beatrice, tra i venticinque e i trent’anni: anni che furono dedicati alla lettura dei classici latini (Cicerone, Boezio) e allo studio della filosofia. 

Esercizio:

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1. Spiega la differenza tra senso letterale e senso allegorico.

2. Cosa vuol dire che la Filosofia “fu figlia di Dio” (rr. 33-34)? Dante sta cercando di conciliare filosofia e fede?

3. Sottolinea tutti i termini che ruotano attorno al concetto di “consolazione”. Rifletti sul significato e sulla storia di questo vocabolo.

4. Che cosa significa in ambito filosofico la parola “disputazioni”? Quali «scuole delli religiosi» e quali «disputazioni delli filosofanti» poteva aver frequentato Dante?

5. Spiega: «però che della donna di cu’ io m’innamorava non era degna rima di volgare alcuna palesemente poetare» (rr. 28-29). Dante mantiene per tutta la vita questa convinzione?

CONTESTUALIZZARE

6. Chi sono Boezio e Tulio? Quali opere hanno scritto? A quali fa riferimento Dante?

Stampa

  1. Poi ... vera: terminato il commento letterale, che ha occupato i primi undici capitoli del secondo libro, si passa al commento allegorico.

  2. lo primo ... anima: si tratta di Beatrice, il primo diletto dell’anima del poeta.

  3. io rimasi ... alcuno: perduta Beatrice, Dante resta senza conforto.

  4. Tuttavia ... consolarsi: ma dopo un po’, la sua mente, che cercava (si argomentava) di guarire, fece in modo (provide) di consolarsi al modo in cui già altri si erano consolati.

  5. e misimi ... Boezio: per consolarsi Dante inizia a leggere il De consolatione philosophiae (“La consolazione della filosofia”) libro che Severino Boezio, il grande filosofo del V secolo d.C., aveva scritto quando era in carcere ed esiliato.

  6. cattivo: dal latino captivus, “prigioniero”.

  7. discacciato: esiliato.

  8. E udendo ... quello: inoltre Dante viene a sapere che anche Cicerone (Tulio) aveva scritto un libro dal titolo De amicitia nel quale il grande oratore latino consolava l’amico Lelio per la morte di un altro suo amico, Scipione: si procura e legge anche quello.

  9. E avvegna che ... vedere: e benché (avvegna che) mi fosse difficile (duro) afferrare ciò che questi testi filosofici dicevano, alla fine ci riuscii, per quel tanto che la mia conoscenza del latino («l’arte di gramatica») e il mio ingegno mi consentivano: quell’ingegno che mi aveva permesso di intravedere già in passato, in gioventù, alcune verità, come si può dedurre dalla Vita nova.

  10. E sì come ... oro: e così come si va a cercare l’argento e invece si trova, senza volerlo, l’oro (cioè: “così come si cerca talvolta una cosa e se ne trova invece una migliore”).

  11. lo quale ... presenta: che (lo quale: complemento oggetto della frase) viene prodotto da una causa a noi nascosta (occulta ragione: soggetto)

  12. non ... imperio: forse con l’aiuto di Dio.

  13. per che ... quella: ragion per cui la mia immaginazione (lo senso: soggetto) la contemplava come fosse vera con tale forza che solo a fatica potevo distrarla da quel pensiero. Insomma, Dante diventa un adepto della donna Filosofia, ne viene sedotto, proprio come se si trattasse di una donna reale.

  14. E da questo ... filosofanti: proprio come fa un amante, che va a vedere continuamente l’amata, così Dante si reca nei luoghi in cui la filosofia è coltivata, e cioè nelle scuole degli ordini religiosi (quando Dante era giovane a Firenze esistevano tre Studia, quello di Santa Maria Novella per i domenicani, quello di Santa Croce per i francescani e quello di Santo Spirito per gli agostiniani) e nelle aule universitarie dove si tenevano le disputationes (“dispute”), cioè quei pubblici dibattiti nei quali si affrontavano problemi teologici, filosofici, medici, giuridici.

  15. sì che ... altro pensiero: in capo a due anni e mezzo (trenta mesi) Dante diventa abbastanza esperto di questa materia da non voler pensare ad altro.

  16. Per che io .... d’altre cose: per questa ragione Dante, sentendosi sollevare dall’amore per Beatrice all’amore per la Filosofia, comincia a recitare la canzone Voi che ’ntendendo e manifesta la sua situazione presentandola però in modo indiretto, simulato. Le righe successive esprimono le ragioni di questa scelta.

  17. però che ... poetare: la prima motivazione: nessuna poesia in volgare («rima di volgare») sarebbe stata degna di parlare direttamente («palesemente poetare») della filosofia («la donna di cu’ io m’innamorava»).

  18. né li uditori ... apprese: la seconda motivazione: i destinatari della canzone (li uditori) non si trovavano nella disposizione giusta (bene disposti) per cogliere facilmente (leggiere) il significato reale (non fittizie) delle sue parole.

  19. però ... questo: infine: perché da parte loro (per loro) non si sarebbe creduto al senso vero (sentenza vera) con altrettanta facilità che a quello figurato («come alla fittizia»). Tutti infatti credevano («però che di vero si credea del tutto») che Dante fosse innamorato di una donna reale («disposto […] a quello amore») piuttosto che della filosofia («che non […] di questo»).