Pier Paolo Pasolini

Empirismo eretico

Nascita dell’italiano tecnologico

In Nuove questioni linguistiche (1964), un articolo pubblicato nella prima parte della raccolta di saggi Empirismo eretico, Pasolini analizza un discorso del presidente del Consiglio Aldo Moro, pronunciato in occasione dell’apertura dell’autostrada del Sole (costruita a partire dal 1956, inaugurata nell’ottobre del 1964, l’autostrada del Sole, che collega Milano a Napoli, è ancora oggi la più lunga autostrada italiana). Analizzando il lessico e la retorica di Aldo Moro, Pasolini mostra come l’industrializzazione accelerata del paese stia trasformando perfino l’italiano dei discorsi politici ufficiali. 

«La produttività degli investimenti del piano autostradale dipende dunque dal loro coordinamento in una programmazione delle infrastrutture di trasporto, che tenda a risolvere gli squilibri, ad eliminare le strozzature, a ridurre gli sperperi della concorrenza tra i diversi mezzi di trasporto, a dare vita insomma ad un sistema integrato su scala nazionale». È una frase tratta da un discorso di Moro […]: ma non si tratta di un discorso a tecnici come il quantitativo di terminologia tecnica, enorme, potrebbe far credere; si tratta di un discorso a un pubblico normale, trasmesso per televisione a un numero di italiani di tutte le condizioni, le culture, i livelli, le regioni […]. Qualcosa di fondamentale è dunque successo alle radici del linguaggio politico ufficiale. Esso, insieme al linguaggio letterario è sempre stato caratterizzato da quel fenomeno anacronistico in quanto tipicamente rinascimentale che è l’osmosi col latino1. Ora tale fenomeno è stato sostituito alla base da un altro fenomeno, l’osmosi col linguaggio tecnologico della civiltà altamente industrializzata […]. Si potrebbe dire, insomma, che centri creatori, elaboratori e unificatori di linguaggio, non sono più le università ma le aziende […]. Si può dire insomma che mai nulla nel passato [come il linguaggio tecnologicoaziendale] ebbe un tale potere di omologazione2 e di modifica su un piano nazionale e con tanta contemporaneità; né l’archetipo latino del Rinascimento3, né la lingua burocratica dell’Ottocento, né la lingua del nazionalismo. Il fenomeno tecnologico investe come una nuova spiritualità, dalle radici, la lingua in tutte le sue estensioni, in tutti i suoi momenti e in tutti i suoi particolarismi. Qual è dunque la base strutturale, economico-politica, da cui emana questo principio unico, regolamentatore di tutti i linguaggi nazionali, sotto il segno del tecnicismo e della comunicazione? Non è difficile a questo punto avanzare l’ipotesi che si tratti del momento ideale in cui la borghesia paleo-industriale si fa neocapitalistica almeno in nuce, e il linguaggio padronale è sostituito dal linguaggio tecnocratico. La completa industrializzazione dell’Italia del Nord, a livello ormai chiaramente europeo, e il tipo di rapporti di tale industrializzazione col Mezzogiorno, ha creato una classe sociale realmente egemonica, e come tale realmente unificatrice della nostra società. Voglio dire che mentre la grande e piccola borghesia di tipo paleo-industriale e commerciale non è mai riuscita a identificare se stessa con l’intera società italiana, e ha fatto semplicemente dell’italiano letterario la propria lingua di classe imponendolo dall’alto, la nascente tecnocrazia del Nord si identifica egemonicamente con l’intera nazione, ed elabora quindi un nuovo tipo di cultura e di lingua effettivamente nazionali […]. Perciò, in qualche modo, con qualche titubanza, e non senza emozione, mi sento autorizzato ad annunciare, che è nato l’italiano come lingua nazionale.

DA LINGUA DI CULTURA A LINGUA DELL’INDUSTRIA L’uomo politico Aldo Moro parla un italiano che non sembra avere più niente a che fare con l’italiano della tradizione umanistica, modellato sul latino: il suo discorso (che è rivolto non a tecnici ma a tutti gli italiani) brulica di tecnicismi come produttività, coordinamento, programmazione, infrastrutture, sistema integrato. Qualcosa è successo nel linguaggio: ma secondo Pasolini qualcosa, prima, è accaduto nella realtà extralinguistica. La sostituzione della vecchia retorica fondata sul latino con un nuovo linguaggio zeppo di termini prelevati dal gergo delle aziende e della tecnologia viene letta infatti, in questo saggio, come sintomo di un preciso cambio di egemonia politica. La lingua che sta alla base del nuovo italiano standard della comunicazione pubblica non è più ispirata alla cultura delle università, non è più governata dai professori di latino: è ora la lingua tecnica del commercio e dell’industria dell’Italia settentrionale, perché il nuovo potere che sta trasformando l’Italia è il potere economico delle grandi industrie del Nord.

L’ETÀ DEI MANAGER Dall’età paleoindustriale dei “padroni” si sta passando (e oggi, possiamo dire, si è già passati) all’età pienamente industriale dei manager: e sono loro a imporre a tutti, adesso, oltre che la loro visione del mondo, anche il loro linguaggio. Morta la tradizione umanistica nazionale, che non aveva mai saputo coinvolgere se non un numero ristretto di intellettuali, nasce – constata Pasolini – «l’italiano come lingua nazionale»: ma è l’italiano delle aziende, della tecnologia e della burocrazia, non più quello della letteratura. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. All’inizio del brano è riportato un passo del discorso di Aldo Moro: fanne una parafrasi o riformula l’enunciato.



2. Quale differenza c’è, secondo Pasolini, tra l’influenza sulla società italiana della «grande e piccola borghesia di tipo paleo-industriale» e quella della borghesia che forma «la nascente tecnocrazia del Nord»?



INTERPRETARE


3. Cerca su un quotidiano o su una rivista un discorso o un’intervista a un uomo politico. Com’è il suo linguaggio? Contiene espressioni burocratiche, dell’economia, della finanza, dell’informatica, della tecnologia?



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  1. l’osmosi col latino: la vicinanza al latino e l’imitazione – da parte di chi scriveva in italiano – del latino come lingua di prestigio.
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  3. omologazione: omogeneizzazione, assimilazione, riduzione del diverso all’uguale.
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  5. l’archetipo … Rinascimento: tra Quattrocento e Cinquecento, durante il Rinascimento, la lingua latina divenne il modello linguistico dominante per gli intellettuali italiani e a suo modo “omologò” il loro modo di esprimersi.
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