Johann Wolfgang Goethe

Viaggio in Italia

Nella terra dei limoni

Venendo dall’Europa settentrionale, il lago di Garda è il primo pezzo di “Italia mediterranea” che Goethe incontra – e uno dei più spettacolari (il villaggio di Torbole sta all’estremità settentrionale del lago). Nei mesi successivi, Goethe procede prima verso est (Venezia) e poi verso sud, soggiornando tra l’altro a Bologna, Roma, Napoli, prima di attraversare lo Stretto e visitare la Sicilia.

Torbole, 12 settembre, dopo pranzo
S
ono andato a passeggio nella frescura serale, ed è proprio un paese nuovo, un ambiente affatto diverso quello in cui mi trovo adesso. La gente vive una vita rilassata, noncurante: prima di tutto le porte non hanno serrature, ma l’oste mi assicurò che potevo star tranquillo, anche se tutto il mio bagaglio fosse consistito di diamanti; in secondo luogo le finestre sono chiuse da carta oleata anziché da vetri; infine manca una comodità molto importante, dimodoché si è abbastanza prossimi allo stato di natura. Quando chiesi al servo come soddisfare una certa necessità, egli accennò al cortile di sotto: «Qui abasso può servirsi!». Io gli domandai: «Dove?». «Da per tutto, dove vuol!» rispose cortesemente. In ogni cosa si manifesta qui la massima trascuratezza, ma anche molta vitalità e operosità. Tutto il giorno si ode tra le vicine un cicalare1, un gridare, e nello stesso tempo tutte hanno da fare qualcosa, da attendere a qualcosa. Non ho ancora visto una donna starsene in ozio.
Con enfasi italiana l’oste mi annunziò che era felice di potermi servire una trota squisitissima: le pescano vicino a Torbole, dove il torrente scende dalla montagna e i pesci tentano di risalire la corrente. L’imperatore ricava da questa pesca diecimila fiorini di appalto [...]. Ma la mia vera delizia sono le frutta2, i fichi e anche le pere, che qui, dove già crescono i limoni, devono essere eccellenti. [...]

Napoli, 25 febbraio 1787
Eccoci finalmente arrivati anche qui, con un viaggio felice e sotto buoni auspici. [...] Nei campi sono piantati filari di pioppi, sfoltiti per servir di sostegno alle viti. Così si continua fin dentro Napoli: un suolo terso, deliziosamente soffice e ben lavorato, viti d’eccezionale altezza e robustezza, coi tralci fluttuanti di pioppo in pioppo a mo’ di reti.
Alla nostra sinistra avevamo sempre il Vesuvio col suo poderoso fumacchio, e io gioivo tra me di poter finalmente contemplare quello straordinario spettacolo con i miei occhi. Il cielo era sempre più luminoso, e alla fine il sole picchiava con forza sul nostro abitacolo mobile3. Man mano che ci avvicinavamo a Napoli l’atmosfera si faceva sempre più pura; ormai ci trovavamo davvero in un’altra terra. Le case dai tetti piatti ci annunciano la diversità del cielo, anche se all’interno non debbono essere molto comode. Tutti sciamano per la strada, tutti siedono al sole finché cessa di splendere. Il napoletano è convinto d’avere per sé il paradiso e si fa un’idea ben triste delle terre del settentrione: «Sempre neve, case di legno, gran ignoranza, ma danari assai». Così si figurano il nostro stato; e per l’edificazione dell’intero popolo di Germania ho voluto annotare qui tale caratteristica.
La città stessa di Napoli si presenta piena d’allegria, di libertà, di vita: il re va a caccia, la regina è in attesa del lieto evento4, e meglio di così non potrebbe andare.

LO STRAORDINARIO SPETTACOLO Con l’anima appesantita dalla cupa atmosfera della corte nella quale ha vissuto sino ad allora, Goethe si tuffa in un nuovo mondo di persone amichevoli e in una natura floridissima. È chiaro che cosa significhi per lui l’Italia: solarità, calore, libertà, vicinanza a una felice vita primitiva (quella in cui non servono neppure le stanze da bagno!) informalità e franchezza nei rapporti umani. Ed è notevole il fatto che Goethe non faccia alcuna vera distinzione tra il Nord e il Sud del nostro Paese, che per lui il carattere italiano si rispecchi lungo tutta la penisola: sul lago di Garda trova persone rilassate, noncuranti, simpatiche, anche un po’ inclini all’ozio; e a sud trova un paesaggio ordinato, pulito, perfettamente lavorato, ed esseri umani che sembrano, semplicemente, felici di essere al mondo. Dalle foreste tedesche al sole italiano: il salto – per chi aveva visto l’Italia soltanto in dipinti e incisioni – doveva essere grandissimo.

Esercizio:

Raccontare l’Italia

1 Il diario di viaggio di Goethe oscilla fra realismo e idealizzazione. In fondo, si viaggia per conoscere realtà nuove ma anche per rinnovare o rinforzare l’idea che si ha di sé e del mondo. In quali passaggi del testo possiamo riscontrare il prevalere dell’uno o dell’altro atteggiamento?

2 Viaggiare significa scontrarsi con il diverso ma anche fare il confronto con il mondo da cui si proviene. In questo testo, Goethe, com’è naturale, parla molto dei luoghi in cui arriva e delle loro caratteristiche, ma fa anche un confronto implicito con la Germania: sciogli questa parte taciuta, e concentra l’attenzione sui passaggi in cui il viaggiatore nota, anche implicitamente, le differenze tra il modo di vivere degli italiani e quello suo e dei suoi compatrioti.

3 Agli occhi dell’autore, l’Italia è meravigliosa ma anche misteriosa: isola nel testo gli elementi che ti sembrano rimandare a questi campi semantici.

4 Quando si raccontano i viaggi, bisogna essere molto chiari nell’indicazione dei tempi e dei luoghi. Isola nel testo i passaggi in cui Goethe registra questi dati.

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  1. cicalare: chiacchierare.
  2. le frutta: così nella traduzione di Emilio Castellani. Il plurale, oggi in disuso, non era raro nell’italiano scritto fino a qualche decennio fa. Qui conferisce al passo di Goethe un che di antico. i.
  3. abitacolo mobile: la carrozza su cui viaggia Goethe.
  4.  il re ... evento: re Ferdinando IV di Borbone era un appassionato di caccia; sua moglie, Maria Carolina d’Austria, partorì ben 17 figli.