Vittorio Sereni

Diario d’Algeria

Non sa più nulla, è alto sulle ali

Durante la seconda guerra mondiale Vittorio Sereni (Luino, 1913 - Milano, 1983) è tenente di fanteria dell’esercito italiano. Inizialmente stanziata in Toscana, la divisione cui appartiene viene inviata in Grecia; poi rientra in Italia, in Sicilia, per raggiungere il fronte africano. Ma lo sbarco degli Alleati, nel 1943, la trattiene nell’isola, a opporre una resistenza impossibile. Nel luglio di quell’anno il poeta viene catturato a Trapani dagli americani e condotto insieme a molti suoi commilitoni in alcuni campi di prigionia dell’Africa settentrionale, tra Algeria e Marocco francese. Sereni potrà tornare in Italia solo nel luglio del 1945, quando l’Europa sarà stata liberata dopo mesi di violenti combattimenti: il 6 giugno del 1944 – il cosiddetto D-day – gli Alleati erano sbarcati in Normandia, occupata allora dai nazisti, cominciando un’offensiva destinata a rivelarsi decisiva per le sorti del conflitto. Proprio lo sbarco in Normandia rappresenta l’episodio storico da cui prende le mosse Non sa più nulla, è alto sulle ali.

    Non sa più nulla, è alto sulle ali
    il primo caduto bocconi1 sulla spiaggia normanna2.
    Per questo qualcuno stanotte
    mi toccava la spalla mormorando
5   di pregar per l’Europa
    mentre la Nuova Armada3
    si presentava alla costa di Francia.
   
    Ho risposto nel sonno: – È il vento,
    il vento che fa musiche bizzarre.
10   Ma se tu fossi davvero
    il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna
    prega tu, se lo puoi, io sono morto
    alla guerra e alla pace.
    Questa è la musica ora:
15   delle tende che sbattono sui pali.
    Non è musica d’angeli, è la mia
    sola musica e mi basta –.
   
    Campo Ospedale 127, giugno 1944







Metro: versi liberi

UNA PROSA PER INTERPRETARE LA POESIA  Riportiamo un passo da Algeria ’44, una breve prosa contenuta negli Immediati dintorni, libro che Sereni pubblica nel 1962.

Campo Ospedale 127, giugno. Qualche notte fa ho alzato il capo al cielo, piuttosto nuvoloso attorno a una luna flaccida e ambigua. Camminavo chiuso nel mezzo sonno. La metà ch’era sveglia ha pensato: “magari stanotte sbarcano in Europa”. Il giorno dopo ne ho avuto conferma dal giornale di Orano introdotto nel campo [Orano è una città dell’Algeria nordoccidentale, importante centro amministrativo durante il periodo coloniale]. Altri giornali, con notizie sempre più precise. Sono entrati nei giorni successivi. Mi ha colpito tra gli altri particolari l’organizzazione alleata di retrovia, che fin dal primo giorno ha permesso di sgombrare quasi subito in Inghilterra, via aerea, non solo molti feriti gravi ma anche le salme dei primi caduti.

Questo breve testo fornisce non solo una concisa descrizione delle condizioni di vita del poeta nel campo, ma anche l’interpretazione autentica del primo verso di Non sa più nulla, è alto sulle ali: il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna (v. 2), cioè il primo soldato americano colpito dai tedeschi durante lo sbarco in Normandia, Non sa più nulla (v. 1), perché è appena stato ucciso; ed è alto sulle ali perché lo si immagina mentre viene trasportato via dal campo di battaglia tramite un ponte aereo. Le ali sono quelle di un aeroplano o di un elicottero, ma potrebbero anche alludere a un volo celeste, cioè a una trasfigurazione religiosa del defunto, specie se si considera che più avanti, al v. 16, si parlerà esplicitamente di musica d’angeli. In ogni caso, scatenato dalla notizia dello sbarco in Normandia, questo «pensiero diventato persona», attraverso l’immaginazione o il sogno, arriva alla coscienza del poeta, e gli chiede di pregar per l’Europa (v. 5), nel momento in cui le truppe alleate toccano le coste francesi per sferrare l’attacco finale ai tedeschi.

IL POETA E LA CHIAMATA DELLA STORIA  Nella prima strofa, insomma, il fantasma della Storia, sotto forma di pensiero notturno, viene letteralmente a bussare sulla spalla di Sereni, per chiedergli un coinvolgimento diretto, sia pure solo ideale, nelle sorti dell’Europa. Ma l’inizio della seconda strofa dice che il poeta si sottrae alla chiamata: il mormorare di qualcuno (v. 3) che lo interroga è forse solo il rumore del vento, che fa musiche bizzarre (v. 9); la bella ripetizione, sottolineata dall’accapo, È il vento, / il vento che (vv. 8-9), traduce in parole l’esitazione di chi, nel sonno, non è ben sicuro delle proprie percezioni. Comunque sia, l’io non ha la forza di pregare per niente e per nessuno, perché pur essendo biologicamente vivo si sente, nel campo algerino, come morto – morto / alla guerra e alla pace (vv. 12-13), incapace cioè di prendere le parti dell’una o dell’altra. «È come dire: sono tagliato fuori dalla storia, dagli avvenimenti, non più in grado di agire in nessun senso», preciserà Sereni in un autocommento, descrivendo il suo stato d’animo «di estraneità, di emarginazione, di miseria».

IL SUPERAMENTO DELLA CULTURA SIMBOLISTA  Composta nel 1944, Non sa più nulla vedrà la luce nel 1947, nella prima edizione del Diario d’Algeria. Ciò che fa di questo componimento e di questa raccolta delle opere importanti e belle non è soltanto il modo in cui sanno rappresentare, e collegare insieme, la dimensione storica degli eventi collettivi e le vicende specifiche di un individuo isolato. Non sa più nulla, in particolare, è anche lo straordinario documento del percorso con cui un poeta come Sereni, accanto ad altri della sua generazione (Caproni, Luzi, lo stesso Fortini), ha saputo attraversare e oltrepassare la cultura simbolista nella quale si era formato, e che era stata alla base della sua raccolta d’esordio, Frontiera (1941).

IL RIFIUTO DI UNA CULTURA VULNERABILE  Il rifiuto della musica d’angeli (v. 16) scandito alla fine di Non sa più nulla rappresenta infatti la fine di ogni consolazione, di ogni falsa speranza, per chi vive ormai stabilmente in una condizione di prigionia materiale e psicologica. Ma rappresenta anche il rifiuto di una maniera letteraria sentita come falsa, di una cultura – quella che aveva formato i giovani come Sereni nell’epoca fascista – che ha mostrato tutta la sua vulnerabilità. Si annuncia quella tendenza “post-lirica” che Sereni farà propria negli Strumenti umani, il terzo e più bel libro di Sereni, che apparirà nel 1965. È in quelle pagine che si organizzerà in modo più sistematico la nuova «musica», cioè la nuova poesia, di Sereni; una poesia meno rarefatta, meno ossessionata dall’eleganza formale, disposta più di prima a dar conto della realtà e del suo rumore: «delle tende che sbattono sui pali».

TONO ALTO, PAROLE QUOTIDIANE  Osserviamo come questo desiderio di aderenza alla realtà si rispecchi anche nella forma del testo: il tono è tutt’altro che prosastico (il verso iniziale è uno splendido endecasillabo), ma le parole sono prese dal linguaggio quotidiano, e nella costruzione del testo Sereni non teme di ripetere dei termini già usati (musica torna tre volte negli ultimi quattro versi), o un verso intero (il secondo, che ritorna identico al v. 12): come si fa appunto parlando, con gli altri o con se stessi. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Stabilisci la geografia del testo, ovvero i luoghi in cui direttamente o indirettamente si svolge.



2. Chi è il primo caduto (v. 2)? Perché non sa più nulla ed è alto sulle ali?



3. È possibile una lettura polisemica di ali?



4. Chi tocca la spalla al poeta? Perché gli mormora di pregare? Come risponde il poeta?



5. Perché il poeta è morto / alla guerra e alla pace (vv. 12-13)?



6. Nella seconda strofa torna più volte la parola “musica”: che differenza c’è tra la musica d’angeli e la mia / sola musica?



ANALIZZARE


7. Individua gli endecasillabi.



8. Quale figura retorica di ordine è presente nei primi due versi?



9. Quale figura retorica c’è al v. 9?



10. Individua le iterazioni. Quale funzione hanno?



11. Uno dei verbi presenti nel testo è onomatopeico, quale?



CONTESTUALIZZARE


12. La poesia si inserisce nella fase di passaggio tra Ermetismo, Neorealismo e fine del Simbolismo. Individua gli elementi che possono rimandare a tali correnti e quelli che ne indicano il superamento.



INTERPRETARE


13. Fai un confronto tra questa poesia e quella di Montale intitolata Il sogno del prigioniero (contenuta in La bufera), dove il tema della prigionia è affrontato in chiave esistenziale. Scrivi un testo di analisi critica per sottolineare differenze e prossimità tra i due testi.



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  1. bocconi: steso a faccia in giù (l’opposto di “supino”, che significa steso a faccia in su).
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  3. normanna: della Normandia, la regione della Francia settentrionale in cui il 6 giugno 1944 sbarcarono gli anglo-americani.
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  5. la Nuova Armada: l’armata alleata è Nuova in riferimento al precedente storico della cosiddetta Invencible Armada di Filippo II, la flotta spagnola che nel 1588 aveva mosso guerra all’Inghilterra di Elisabetta I ed era stata sconfitta nella Manica.
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