Eugenio Montale

Le occasioni

Nuove stanze

Nuove stanze porta a un grado estremo di sviluppo l’immaginario salvifico del personaggio femminile: non Arletta, in questo caso, ma la stessa donna protagonista di Ti libero la fronte dai ghiaccioli, e che nella Bufera e altro sarà chiamata Clizia. La poesia venne composta poco tempo prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, quando già era possibile avvertire i segnali della tragedia imminente; e allude forse a un’occasione storica precisa: la visita di Hitler e Mussolini a Firenze nel 1938. Il poeta, che viveva all’epoca nel capoluogo toscano, rimase impressionato dalle tronfie parate celebrative organizzate in onore dei due dittatori, che gli apparvero quasi manifestazioni di un «inferno terreno». Nella poesia La primavera hitleriana Montale rievocherà quell’evento in chiave apocalittica. Qui, in Nuove stanze, nella quarta sezione delle Occasioni, il riferimento eventuale alla circostanza storica è meno diretto: si può pensare che il rintocco della Martinella, cioè la campana di Palazzo Vecchio dove ha sede il Comune di Firenze, cui si accenna al v. 26, sia un richiamo ai festeggiamenti per i tiranni. Certamente anche qui incombe una «follia di morte» (v. 20) sui due protagonisti della poesia: il poeta stesso e la donna.

 

    Poi che1 gli ultimi fili di tabacco
    al tuo gesto2 si spengono nel piatto
    di cristallo, al soffitto lenta sale
    la spirale del fumo
5   che gli alfieri e i cavalli degli scacchi
    guardano stupefatti;3 e nuovi anelli4
    la seguono, più mobili di quelli
    delle tue dita.



    La morgana che in cielo liberava
10   torri e ponti5 è sparita
    al primo soffio;6 s’apre la finestra
    non vista e il fumo s’agita. Là in fondo,
    altro stormo7 si muove: una tregenda
    d’uomini che non sa questo tuo incenso,8
15   nella scacchiera di cui puoi tu sola
    comporre il senso.9



    Il mio dubbio d’un tempo era se forse
    tu stessa ignori il giuoco che si svolge
    sul quadrato e ora è nembo10     alle tue porte:



20   follia di morte non si placa a poco
    prezzo, se poco è il lampo del tuo sguardo
    ma domanda altri fuochi, oltre le fitte
    cortine che per te fomenta il dio
    del caso, quando assiste.11



25   Oggi so ciò che vuoi; batte il suo fioco
    tocco la Martinella12 ed impaura
    le sagome d’avorio in una luce
    spettrale di nevaio.13 Ma resiste
    e vince il premio della solitaria
30   veglia chi può con te allo specchio ustorio14
    che accieca le pedine opporre i tuoi
    occhi d’acciaio.15





Metro: quattro strofe di otto versi, in prevalenza endecasillabi, con versi di misura minore (quinari e settenari) alla fine di ciascuna strofa e all’interno delle prime due. Numerosi nel complesso i richiami fonici, tra rime (anelli / quelli, vv. 6, 7; dita / sparita, vv. 8, 10; incenso / senso, vv. 14, 16; giuoco / poco / fioco, vv. 18, 20, 25; assiste / resiste, vv. 24, 28), rime interne (sale / spirale / spettrale, vv. 3, 4, 28; porte / morte, vv. 19, 20), quasi rime e assonanze. 

LA GUERRA ORMAI PROSSIMA   I due personaggi, un uomo e una donna, sono ritratti in un interno – un soggiorno, un salotto – al termine di una partita a scacchi, avvolti dalla spirale del fumo che si alza dal posacenere dove la donna ha spento la sigaretta. Alla battaglia simulata dal gioco degli scacchi corrisponde il presentimento di un vero conflitto; dall’esterno giungono infatti inquietanti segnali, attraverso una finestra che si apre non vista (vv. 11-12): è la guerra mondiale ormai prossima, che vedrà l’Italia scendere in campo al fianco della Germania di Hitler. Che cosa opporre a questa cieca violenza?

I VALORI INCARNATI DALLA DONNA   La risposta viene data nelle ultime due strofe: solo chi rimane al fianco della donna, provvista di una virtù metafisica tanto potente da opporsi alla follia di morte della guerra (v. 20), può sperare di resistere alla tragedia imminente, annunciata dagli specchi ustori (v. 30) che minacciano distruzione e morte. Anche se Nuove stanze non è l’ultima poesia delle Occasioni, è questo però il messaggio più importante che il libro lascia al lettore. Un messaggio che è allo stesso tempo storico e universale. Storico, perché maturato durante l’epoca del fascismo, delle dittature, della guerra imminente: la resistenza professata dal poeta è innanzitutto una resistenza contro la marea montante che sta per travolgere l’Europa e il mondo. Universale, perché i valori che la donna incarna – l’amore, un certo tipo di poesia, la cultura umanistica – sono quelli eterni che offrono all’individuo la possibilità di essere libero. Proprio sulla difesa di questi valori si fonda la missione che il poeta attribuisce alla figura di Clizia. Nella Bufera e altro quella missione conoscerà un decisivo sviluppo. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Indica i versi nei quali si trovano i seguenti contenuti:



2. Spiega il sintagma altro stormo (v. 13): a che cosa si riferisce? A quale ‘altro stormo’ si contrappone?



3. La scena descritta nella poesia appare, nel suo complesso, immersa nel silenzio, salvo che per un momento ben preciso: quale?



ANALIZZARE


4. Clizia assume una dimensione quasi sovrumana, magica. Indica le parole e le espressioni che evocano questa dimensione.



INTERPRETARE


5. Clizia non è solo una figura angelica ma ha anche – secondo il poeta – un potere. Quale?



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  1. Poi che: Dopo che.
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  3. al tuo gesto: quello della donna che spegne la sigaretta nel posacenere (piatto) di cristallo.
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  5. gli alfieri … stupefatti: gli alfieri e i cavalli, pezzi degli scacchi che si trovano sul tavolo, restano immobili e come stupefatti dinanzi alle spirali di fumo che si alzano dal piatto.
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  7. nuovi anelli: anelli di fumo, che si muovono più velocemente degli altri anelli, quelli preziosi, alle dita della donna.
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  9. morgana … ponti: la morgana, detta anche “fata morgana” (come la maga leggendaria), è un fenomeno ottico dovuto a una particolare rifrazione della luce; per effetto della morgana si disegnano nel cielo i contorni di torri e ponti immaginari, che richiamano peraltro l’architettura della stessa città di Firenze, dove è ambientata la scena.
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  11. soffio: soffio di vento; ma è anche un segnale simbolico che avverte del pericolo imminente.
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  13. altro stormo: stormo significa qui “schiera di uomini” pronti all’assalto (dal tedesco Sturm, “assalto”); è altro, cioè ben diverso e più minaccioso rispetto al finto esercito degli scacchi; tregenda: nelle leggende nordiche, è una riunione notturna di diavoli e creature malefiche; qui definisce la massa esterna, gli eserciti sul piede di guerra o forse coloro che celebrano la visita dei dittatori implicitamente paragonata a un rito satanico.
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  15. incenso: il fumo e la cenere della sigaretta diventano quelli dell’incenso, perché la figura della donna assume tratti quasi sacri, opposti alla confusione demoniaca che regna all’esterno.
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  17. tu sola … senso: la donna, dotata di virtù superiore, è la sola a conoscere il senso della vicenda (la partita a scacchi e, per metafora, il destino di guerra che sta per abbattersi su tutti).
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  19. quadrato: scacchiera; nembo: tempesta, bufera.
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  21. follia … assiste: la follia di morte non si placa a poco prezzo (cioè con facilità), se si considera poco il lampo del tuo sguardo, ma richiede altri tipi di fuoco, altre armi, cioè, che siano in grado di opporsi alla follia di morte nazifascista, al di là – spiegherà Montale stesso all’amico Silvio Guarnieri, parafrasando questi versi – delle «fitte cortine che il caso può suscitare affinché non si veda il peggio»: la scelta sembra essere tra non vedere la follia che regna all’esterno e combatterla con armi più potenti del semplice sguardo della donna. Le cortine sono le tende che oscurano le finestre; fomenta significa qui “aumenta, fa crescere”; il dio del caso è la sorte benevola; quando assiste significa “quando è propizio”.
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  23. Martinella: la campana di Palazzo Vecchio (sede del Comune), a Firenze.
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  25. impaura … nevaio: spaventa i pezzi degli scacchi (sagome d’avorio) in una luce spettrale come quella che si riflette sul terreno innevato.
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  27. specchio ustorio: specchio usato per bruciare ciò su cui si indirizza la luce.
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  29. occhi d’acciaio: la virtù metafisica, che già nella donna-angelo dello Stilnovo aveva nello sguardo la sua fonte principale, diventa adesso come un’arma da opporre agli specchi ustori del nemico (significativamente, gli occhi sono detti d’acciaio, quasi un’eco del Patto d’acciaio stretto tra le potenze dell’Asse: Italia, Germania e Giappone): resiste e vince chi, nella sua veglia solitaria, può difendersi da questa furia distruttiva che accieca le pedine (l’umanità indifesa; v. 31) grazie allo sguardo della donna.
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