Giusto de’ Conti

La bella mano

O bella e bianca mano, o man suave

In questo sonetto Giusto ha ripreso un’immagine presente nel canzoniere di Petrarca (199, 1: «O bella man che mi destringi ’l core») e intorno a essa ha costruito il suo mondo poetico.

    O bella e bianca mano, o man süave,
    che, armata, contra me sei volta a torto;1
    o man gentil che, lusingando, scorto
4   a poco a poco in pena m’hai sì grave,2



    dei miei pensieri l’una et l’altra chiave
    t’ha dato l’error mio;3 da te conforto
    aspetta il cor, che disïando4 è morto;
8   per te convien che Amor sue5 piaghe lave.6



    Poiché ogni mia salute, ogni mia spene7
    da voi sola ad ognor convien ch’io spere,8
11   et da voi attenda vita, et da voi morte,



    lasso,9 perché, perché, contra al dovere,
    perché di me pietà non vi ritene?10
14   Perché sete ver me, crudel, sì forte?11





Metro: sonetto di schema ABBA ABBA CDE DCE; da notare la consonanza e la parziale assonanza delle rime B -orto ed E -orte e l’assonanza delle rime C -ene e D -ere.

CONTRASTI  Il sonetto gioca sulla contrapposizione tra la suavità e la gentilezza che il poeta riconosce alla mano e la crudeltà che essa gli dimostra. Figure di opposizione si trovano lungo tutto il sonetto: l’alternanza dei pronomi e degli aggettivi di prima e di seconda persona (contra me, m’hai, miei, mio; t’ha, da te, per te); l’antitesi, per esempio tra vita e morte (v. 9), l’una et l’altra chiave (v. 5), la mano armata  e gentil (vv. 2-3); le immagini di contrapposizione: contra me (v. 2), contra al dovere (v. 12). Il tono emotivo del sonetto è amplificato dalle ripetizioni, sia dei pronomi personali, sia dei concetti (è morto, v. 7; attenda… morte, v. 11), e, sul finale, dall’interrogativa retorica in anafora, con perché (vv. 10-12).

Giusto de’ Conti nacque attorno al 1390, probabilmente a Roma, figlio forse illegittimo di uno dei conti di Valmontone. Studiò diritto, fu tesoriere pontificio, poi si trasferì a Rimini alla corte dei Malatesta, dove morì nel 1449. La raccolta delle sue rime, intitolata La bella mano (e si tratta di uno dei primi canzonieri italiani dotati di un titolo), contiene 135 sonetti, 5 canzoni, 3 sestine, 3 ballate e 4 capitoli; è dedicata a una giovane donna bolognese, Isabetta.

Solo da pochi anni si è cominciato a rileggere con occhi più attenti il canzoniere di Giusto de’ Conti e ci si è resi conto della sua importanza. Giusto, infatti, è riuscito a riprendere il modello di Petrarca e a renderlo più fruibile, più facile da usare, selezionandone alcuni aspetti, alcuni temi, alcuni spunti linguistici. Il suo canzoniere si intitola La bella mano, perché al centro di molti suoi testi si trova la celebrazione della mano della donna amata, che diventa anche simbolo del rapporto che la lega al poeta: proprio come la donna, la mano può essere pietosa o crudele. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. La mano è la protagonista, l’emblema attorno al quale ruota l’intero sonetto: quali caratteristiche ha? In che cosa è benevola, e in che cosa invece è crudele?



ANALIZZARE


2. In quali punti del testo ci sono delle anafore o delle ripetizioni? Quale funzione hanno?



INTERPRETARE


3. Il poeta parla di un error (v. 6): in che cosa consiste questo errore? Quale concezione dell’amore esprime un’affermazione del genere? Si tratta di un motivo già presente in Petrarca o è un motivo originale?



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  1. sei volta … a torto: ti sei rivolta contro di me, mi hai attaccato ingiustamente.
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  3. lusingando … grave: con le tue lusinghe mi hai condotto (scorto) in questa condizione così dolorosa. Il poeta si è lasciato ingannare dall’apparenza gentile della mano.
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  5. dei miei pensieri … l’error mio: è stato l’amore che provo per te a darti le chiavi della mia mente (dei miei pensieri). L’immagine dell’amore come errore è di derivazione petrarchesca: nel Canzoniere 1, 3 l’amore è infatti definito un «giovenile errore». Anche il riferimento alle chiavi è tratto dal Canzoniere 63, 11-12, in cui si legge: «Del mio cor, Donna, l’una e l’altra chiave / avete in mano». In entrambi i casi, si tratta delle chiavi della gioia e della tristezza: la donna può cioè rendere l’uomo felice o triste.
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  7. disïando: mentre desiderava.
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  9. sue: possono essere le ferite “del cuore”, o “di Amore (sul cuore)”, ma il significato non cambia molto: con la mano della donna Amore può curare le ferite che lui stesso ha causato.
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  11. lave: anche l’immagine delle ferite di Amore che devono essere curate (“lavate”) deriva da Petrarca, Canzoniere 29, 34-35: «ed ella è degno / che le sue piaghe lave».
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  13. ogni … spene: ogni mio bene, ogni mia speranza.
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  15. ad ognor … spere: è sempre opportuno che io speri (costruzione latina).
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  17. lasso: letteralmente “stanco”; quindi “povero me”.
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  19. non vi ritene: non vi trattiene (dall’essere crudele).
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  21. sete: siete.
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