Giovanni Della Casa

Rime

O Sonno, o de la queta, umida, ombrosa

Nel sonetto che segue, probabilmente composto verso il 1554 nel ritiro dell’abbazia di Nervesa, sulle colline a nord di Treviso, Della Casa riprende un motivo che era stato caro agli autori classici: l’invocazione al Sonno perché posi le sue ali su di lui e, facendolo dormire, gli faccia dimenticare per qualche ora i suoi mali. 

O Sonno, o de la queta, umida, ombrosa1
notte placido2 figlio; o de’ mortali
egri conforto3, oblio dolce de’ mali
sì gravi ond’è la vita aspra e noiosa4;

soccorri5 al core omai, che langue, e posa
non ave, e queste membra stanche e frali6
solleva7; a me ten vola, o Sonno, e l’ali
tue brune sovra me distendi e posa8.

Ov’è ’l silenzio che ’l dì fugge e ’l lume9?
E i lievi Sogni, che con non secure
vestigia10 di seguirti han per costume?
Lasso11, che ’nvan te chiamo, e queste oscure
e gelide ombre invan lusingo12. O piume
d’asprezza colme13! O notti acerbe e dure14!

 

Metro: sonetto di schema ABBA ABBA CDC DCD.

L’INVOCAZIONE DI UN INSONNE Il sonno consente di trovare pace, acquietando le sofferenze del giorno, e dunque il poeta lo invoca per trovare ristoro alle sue ansie e alle sue fatiche fisiche, aggravate dalla gotta (per questo parla di «membra stanche e frali» e, più avanti, di «piume d’a-sprezza colme»: il male non lo faceva dormire). Le quartine sono l’esempio di un tipo di argomentazione molto diffuso, quello che va dal generale al particolare: prima si enuncia una proposizione che vale per tutti (il sonno dà serenità: prima quartina) e poi la si applica a un caso specifico (il poeta: seconda quartina). Il sonno, tuttavia, non giunge: non giungono ad annunciarlo né il silenzio né i sogni. Il poeta aspetta inutilmente: le notti saranno ancora insonni e piene di affanno.         

L’ANGOSCIA HA UNA CAUSA INESPRESSA Il sonetto non parla d’amore. Il poeta non ha perso la serenità e il sonno per colpa di una donna che non corrisponde i suoi sentimenti. Egli non chiarisce l’origine della sua inquietudine, perché nella lirica antica i sentimenti che giudichiamo più profondi e importanti raramente hanno il privilegio di essere analizzati. Di questi sentimenti si preferisce raccontare non la causa ma una manifestazione esteriore, come in questo caso la perdita di sonno. Il sonetto è stato scritto in un periodo successivo al concistoro (cioè alla riunione del collegio cardinalizio) del 1555, concistoro durante il quale Della Casa sperava di essere nominato cardinale dal papa. Ciò non avvenne, e questa profonda delusione è probabilmente all’origine del tormento esistenziale che affligge il poeta.

UNA STRUTTURA “A COPPIE”  Un unico periodo abbraccia le quartine. La prima quartina si apre con l’invocazione al Sonno, che viene replicata altre quattro volte: tre volte con le apposizioni figlio, conforto e oblio, la quarta con la ripetizione o Sonno. Altre due invocazioni (O piume / O notti). Nel complesso sono forse troppo numerose e appesantiscono un po’ il dettato. La seconda quartina si apre con il verbo principale (soccorri), che ha cinque verbi coordinati: solleva, vola, distendi e posa. La pluralità bimembre inizia nelle quartine (aspra e noiosastanche e frali, distendi e posa) e domina le terzine. Vediamo come. Ci sono due interrogative, e all’interno della prima il complemento oggetto è sdoppiato: / lume. Due verbi coordinati (chiamo / lusingo) e due aggettivi (oscure / gelide). Due esclamative, nella seconda delle quali troviamo due aggettivi (acerbe / dure). Anche questa struttura retorica, al pari delle invocazioni, è particolarmente insistita.

UNO STILE SOLENNE Della Casa fu, almeno fino a Ugo Foscolo (1778-1827), il termine di paragone per lo stile grave, cioè per lo stile difficile e solenne. Le caratteristiche sintattiche che lo determinano sono l’ampiezza delle frasi, l’abbondanza delle figure di inversione (iperbati e anafore) e la frequenza degli enjambements. In generale, non tutti gli enjambements hanno la medesima forza: i più forti sono quelli che separano elementi strettamente congiunti, come un sostantivo e il suo aggettivo. In questo sonetto gli enjambements sono numerosi e forti. Questo sonetto di Della Casa è uno dei più famosi dell’intera letteratura italiana: è stato studiato e imitato nel corso dei secoli da grandi poeti come Tasso e Foscolo. La sua fortuna, anche al di fuori della cerchia degli studiosi, prosegue fino ad anni recenti: lo recita, per esempio, l’attore francese Alain Delon in una scena del film di Valerio Zurlini La prima notte di quiete (1972). E dei versi di Della Casa potrebbe essersi ricordato anche uno dei più celebri cantautori italiani, Paolo Conte, che ha dedicato al sonno – in particolare al desiderio di riposo provato dall’insonne – la canzone Sonno elefante.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Fai la parafrasi del sonetto. 

2 Il testo si apre e si chiude sull’immagine della notte. Come è caratterizzata all’inizio e alla fine del sonetto? E perché? 

3 Nel testo ci sono nove enjambements. Individuali, distinguendo tra quelli più forti e quelli meno forti. Come influiscono sul ritmo del testo? 

4 Analizza sotto l’aspetto lessicale e fonetico la prima quartina. 

5 Nella prima terzina ci sono uno zeugma e una inversione (anastrofe). Sottolineali nel testo.

CONTESTUALIZZARE

6 Il testo si presta a confronti, oltre che con il passato, anche con il futuro della letteratura e della cultura italiane. Cerca i testi, citati nell’Analisi, di Torquato Ta s s o (è un passo dal canto VIII della Gerusalemme liberata, ottava 57) e di Ugo Foscolo (vedi i sonetti Alla sera e Così gl’interi giorni) ed elabora un breve testo espositivo-argomentativo dove sottolinei, contestualizzandole, analogie fra il testo di Della Casa e quelli dei suoi “epigoni”.

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  1. queta ... ombrosa: silenziosa, umida, scura; sono tre aggettivi denotativi, cioè non hanno un significato che vada al di là di quello letterale: la notte è umida perché il suolo cede calore all’aria, rendendo possibile la condensa del vapore acqueo e la formazione della nebbia. Probabilmente il sonetto è stato scritto nell’abbazia di Nervesa sul Montello, vicino a Treviso: sono luoghi umidi e nebbiosi.
  2. placido: tranquillo.
  3. de’ ... conforto: consolazione degli uomini affannati (egri è latinismo).
  4. oblio ... noiosa: tu che fai dimenticare con dolcezza le sofferenze così pesanti, a causa delle quali la vita è dura e piena di sofferenza (noiosa). Oblio è apposizione di Sonno. Sulla base del suo etimo provenzale, l’aggettivo noioso ha nell’italiano antico un significato molto più intenso dell’attuale, collegato all’idea di dolore.
  5. soccorri ... ave: vieni finalmente a soccorrere il mio animo, che soffre e non trova pace. 
  6. frali: fragili.
  7. solleva: dai sollievo; verbo all’imperativo, come i successivi vola, distendi e posa.
  8. distendi e posa: sono una dittologia sinonimica, cioè una coppia di termini di nell’Orlando Furioso, 14, 94 («Il Silenzio va intorno e fa la scorta»).
  9. che ... lume: che sfugge la luce del giorno; e lume formano un’endiadi.
  10. con ... vestigia: con le loro orme leggere e incerte; significa che i sogni di solito accompagnano il sonno e fuggono rapidi.
  11. Lasso: ahimè. 
  12. ombre ... lusingo: inutilmente cerco di rendermi favorevole la notte.
  13. piume ... colme: materasso pieno di sofferenza; piume è metonimia: indica l’oggetto (il letto) attraverso il suo materiale.
  14. acerbe e dure: spiacevoli e dolorose. Anche questa dittologia (la coppia di aggettivi) proviene da Petrarca, (Canzoniere, 360: «morte acerba e dura»).