Denis Diderot

La signora de la Carlière

Occorrerebbe avere dei dubbi...

Il racconto, in forma di dialogo, viene scritto da Diderot nel 1772 e fa parte di un trittico di racconti morali. In ognuno di essi, Diderot sceglie un angolo d’attacco per colpire il senso comune. In particolare egli combatte l’idea che ci si possa affidare all’opinione comune, per giudicare la vita o il carattere di un individuo: la reputazione di una persona è una costruzione sociale ridicolmente infondata, superficiale, instabile. Ogni azione cambia aspetto (e valore morale) a seconda che venga osservata da vicino o da lontano.
Sull’inconseguenza del giudizio pubblico è un dialogo tra due uomini di mondo che commentano la vita di un terzo, il cavaliere Desroches: un personaggio lo conosce intimamente e lo difende, mentre l’altro conosce le sue vicende soltanto per sentito dire e, associando la sua opinione ai pettegolezzi mondani, ne dà un’immagine ridicola.
Quello che segue è l’inizio del dialogo, nel quale emergono gli errori del giudizio mondano sulla vita professionale di Desroches. Il racconto continua e si chiude con la narrazione della tragica vicenda sentimentale del cavaliere, il quale per una piccola infedeltà commessa nei confronti della moglie amatissima, viene abbandonato, pubblicamente condannato e perfino considerato responsabile della disgrazia della famiglia di sua moglie e della morte della donna. 

Giacché seguitiamo la nostra passeggiata sapreste dirmi, voi che conoscete tutti i frequentatori di questo luogo, chi è quel personaggio lungo, allampanato e melanconico che dinanzi s’è seduto, non ha mai aperto bocca e è stato lasciato solo nella sala quando tutti se ne sono andati?

- È un uomo di cui io rispetto veramente il dolore.
- E si chiama?
- Il cavalier Desroches.
- Quel Desroches che, rimasto in possesso di una fortuna immensa alla morte del padre avaro, s’è reso famoso per la sua dissipazione, le sue storie galanti e per la varietà delle sue posizioni?
- Lui in persona.
- Quel pazzo che ha subito ogni sorta di metamorfosi, e che è stato visto successivamente in collare, in cotta e in uniforme?
- Già, quel pazzo.
- Come è cambiato!
- La sua vita è un insieme di avvenimenti straordinari. È una delle vittime più infelici dei capricci del destino e dei giudizi sconsiderati degli uomini. Allorché egli abbandonò la Chiesa per la Magistratura, la sua famiglia strepitò e la stupidità della gente, che non una volta manca di prendere le parti dei padri contro i figli si mise a blaterare sullo stesso tono.
- E altrettanto baccano ci fu quando decise di lasciare il Tribunale per darsi alla vita militare. Ma, in fin dei conti, che cosa gli si poteva imputare? Un atto risoluto di cui sia voi sia io potremmo vantarci e che tuttavia lo fece passare per la testa più squilibrata che si fosse mai vista; e poi vi stupite se il blaterare senza freno di quella gente che so io mi dà fastidio, mi fa uscire dai gangheri, mi fa del male!
- Onestamente devo confessarvi di avere giudicato Desroches come lo giudicavano tutti.
- E così avvenne che di bocca in bocca, diventando l’una l’eco ridicola dell’altra, un galantuomo è ridotto a uomo da nulla; di una persona intelligente si può fare uno stupido, di una persona onesta un farabutto, di un coraggioso un incosciente e viceversa. No, quei chiacchieroni impertinenti non meritano proprio che alla loro approvazione o disapprovazione uno dia un qualche peso quando si tratta di decidere della propria esistenza. Statemi a sentire, per tutti i diavoli, e morite di vergogna. Giovanissimo, Desroches entra come consigliere in Parlamento; circostanze favorevoli lo portano in breve tempo alla Gran Camera; durante il suo turno nella sezione criminale è uno dei relatori in un processo per delitto. Le conclusioni da lui presentate fanno pronunciare la condanna a morte del malfattore. È consuetudine che il giorno dell’esecuzione coloro che hanno determinato la sentenza del tribunale si rechino in municipio per ricevere le ultime volontà dello sventurato, se questi ne ha da esprimere: cosa che avvenne in quella circostanza. Si era d’inverno. Desroches e il suo collega stavano seduti davanti al fuoco quando vennero avvertiti dell’arrivo del condannato. L’uomo, cui la tortura aveva slogato le membra, era condotto disteso sopra un materasso. Entrando si tira su, volge gli occhi verso il cielo, esclama: “Gran Dio! Giusti sono i tuoi giudizi…”. Ed eccolo, sul suo materasso, ai piedi di Desroches. “E voi siete quello che mi ha condannato? – dice rivolgendosi con voce forte – Del delitto di cui mi si accusa sono colpevole; è la verità e lo confesso; ma voi non ne avete capito niente…”. Quindi, ricostruendo l’intero processo, dimostrò in modo più che evidente come non vi fosse stata né certezza nelle prove, né giustizia nella scienza. Desroches, colto da tremito in tutta la persona, si alza in piedi, si strappa di dosso l’abito di magistrato e rinuncia per sempre al rischioso ufficio di decidere della vita degli uomini. E questo è colui che viene chiamato pazzo! Un uomo che si conosce e che teme di avvilire l’abito ecclesiastico con i cattivi costumi o di trovarsi un giorno macchiato del sangue di un innocente.
- Il fatto è che queste cose non si sanno.
- Il fatto è quando non si sa occorrerebbe tacere.
- Ma per tacere occorrerebbe avere dei dubbi.
- E che male c’è ad avere dei dubbi?
- C’è il rischio di non prestare fede a venti persone di cui si ha stima per credere a qualcuno di mai visto e conosciuto.
- Eh, caro mio, non pretendo garanti quando si tratta di asseverare il bene!
- Ma il male?...
- Lasciamo andare: voi mi sviate dal mio racconto, e mi fate diventare di cattivo umore…Intanto bisognava pure che Desroches facesse qualcosa. Acquistò una compagnia di soldati.
- Vale a dire che lasciò il mestiere di condannare i suoi simili per quello di ammazzarli senza alcuna forma di processo.
- Non capisco come si possa far dello spirito su un caso simile.
- Che volete? Voi siete di indole malinconica e io allegra.

UNA PLURALITÀ DI SGUARDI   Tutto il racconto è costruito come un gioco di prospettive. L’oggetto di osservazione è il cavaliere Desroches. Gli osservatori sono tre: i due personaggi che dialogano e la società, un soggetto collettivo che ha attribuito a Desroches la fama di pazzo. Il primo dei personaggi, che non conosce direttamente il cavaliere, aderisce all’opinione comune. Ma il secondo gli narra le vicende di Desroches da una prospettiva più intima, spiegando le motivazioni che l’hanno spinto ad agire. Da questa prospettiva il cavaliere Desroches appare come «una delle vittime più infelici dei capricci del destino e dei giudizi sconsiderati degli uomini». I suoi continui cambiamenti di carriera, generalmente ritenuti l’esito dei capricci di un folle, sono dovuti a un travaglio interiore e a un’integrità morale che possono essere compresi soltanto se osservati con attenzione che i pettegoli non sono disposti a prestare.

GIUDICARE GLI ALTRI   In genere non si conoscono a sufficienza i dettagli necessari per esprimere un giudizio sui nostri simili. E tuttavia in società non si fa che parlare degli altri. Così, le persone vengono trasfigurate nello sguardo e nel discorso altrui e «un galantuomo è ridotto a uomo da nulla; di una persona intelligente si può fare uno stupido, di una persona onesta un farabutto, di un coraggioso un incosciente e viceversa». I giudizi invertono la verità e, spesso, l’opinione incostante degli uomini ribalta pure se stessa, elogiando chi aveva deriso e biasimando chi aveva lodato. Nell’accozzaglia di punti di vista, nessuno è completamente attendibile, e meno di tutti quello generalmente accolto.

L'IMPOSSIBILITÀ DI UN GIUDIZIO OBIETTIVO   L’amico di Desroches si affligge della sua cattiva reputazione, mentre l’altro si mantiene all’inizio sul tono della chiacchiera mondana. Tratta la biografia del cavaliere come un argomento di conversazione che si presta a commenti brillanti e non come un tema serio. Invece che sondarla accuratamente, si concede motti di spirito. Il racconto non rappresenta in luce negativa quest’ultimo personaggio. Diderot riconosce pari dignità a entrambi gli interlocutori. Uno di loro è di indole malinconica, incline a piangere le sorti dei suoi simili, mentre l’altro, più gaio, le commenta scherzosamente. Questa caratterizzazione dei personaggi ricalca qui un topos classico. Nei confronti delle miserie umane sono possibili due atteggiamenti opposti ma entrambi sensati: l’austero Eraclito piange, mentre Democrito ride beffardo. Così anche i personaggi di Diderot, finché essi non accordano su un tono medio, alla fine del dialogo.
Il tema dell’impossibilità del giudizio sugli uomini viene presentato sempre come un problema, e mai come una tesi. Dubitare radicalmente della reputazione di una persona sarebbe forse necessario per rendere giustizia a quella persona, ma presenta molti inconvenienti sociali. Infatti, se si prescinde dal giudizio comune, o diventa impossibile sapere all’incirca con chi si ha a che fare, oppure ci si trova costretti ad affidarsi al giudizio di una o poche persone, cosa non meno rischiosa. Questi problemi emergono da un serrato scambio di battute: «”Il fatto è che queste cose non si sanno”. “Il fatto è quando non si sa occorrerebbe tacere”. “Ma per tacere occorrerebbe avere dei dubbi”. “E che male c’è ad avere dei dubbi?” “C’è il rischio di non prestare fede a venti persone di cui si ha stima per credere a qualcuno di mai visto e conosciuto”».

L'ESPERIENZA DI DESROCHES   Ma lo stesso tema viene declinato a vari livelli. Non compare solo nel commento alla vita di Desroches, ma anche nella narrazione di un episodio della sua vita. L’amico del cavaliere, infatti, racconta come quest’ultimo abbia rinunciato alla carriera di magistrato dopo aver pronunciato, per errore, la condanna a morte di un innocente. Desroches si sarebbe quindi reso conto dell’assurdità della pretesa di pronunciare una sentenza da cui dipende il destino di una persona. Ciò che Desroches ha appreso durante la sua esperienza di magistrato – ossia che nessun giudizio sugli uomini può mai essere del tutto certo – il lettore è portato a comprenderlo attraverso il racconto. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Perché Desroches è «una delle vittime più infelici dei capricci del destino e dei giudizi sconsiderati degli uomini»?



ANALIZZARE


2. Perché, a tuo avviso, per esporre il suo pensiero, Diderot ha scelto la forma del dialogo? Conosci altri autori, del Settecento o di altri secoli, che l’abbiano adoperata per il discorso filosofico?



INTERPRETARE


3. Quale idea della fama esprime qui Diderot? E a suo avviso quale atteggiamento dovrebbe tenere, una persona assennata, di fronte alla fama e alle chiacchiere della gente? Cita il passo in cui Diderot lo spiega.



4. Come vivere in società? Come difendersi dagli altri? È questo uno dei quesiti che tornano più spesso nella riflessione degli illuministi, ed è un quesito ancora attualissimo. Se tu dovessi indicare tre regole per una «buona vita insieme agli altri», quali sarebbero?



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