Matteo Maria Boiardo

Orlando innamorato

Orlando e Agricane: la fede, la cultura e l’amore

Quando Orlando finalmente la ritrova, Angelica è sotto assedio nella sua esotica capitale Albracà. Assedio significa eserciti e guerra, e l’epica prende piede per un po’ nei fantastici territori del romanzesco, generando anche scene grandiose, ispirate a episodi celebri dei poemi antichi, come quella della temeraria e terrificante incursione di Agricane nella città assediata, che rivaleggia con quella di Turno nel libro IX dell’Eneide di Virgilio. Ma il re Agricane di Tartaria ha assaltato Albracà perché vuole Angelica: la molla dell’azione è ancora e sempre Amore. Lo ribadisce il celebre dialogo che egli ha con Orlando sull’ideale umano del cavaliere, in una pausa del loro duello.
Fingendo di fuggire, Agricane ha attratto Orlando lontano dalle schiere in battaglia: gli eserciti di Galafrone gli fan paura «quanto un vil bottone» (30, 8), ma si è accorto che Orlando è un osso ben più duro, duro almeno quanto lui. Il paladino raggiunge Agricane in «un bel prato intorno a una fontana», in mezzo a una «selva oscura» (31, 8 e 6).

    Agrican prima rimontò in arcione,
    poi con voce suave rispondia:



    […]



    35



    […]



    «Se pur te piace meco1 battagliare,
    morto ne rimarrai su questo campo;
    ma siami testimonio il celo e il sole
    che darti morte me dispiace e duole.»



    36



    Il conte li rispose molto umano,
    perché avea preso già de lui pietate:2
      «Quanto sei»  disse «più franco e soprano,3
      più di te me rincresce in veritate,
    che serai morto, e non sei cristïano,
    ed andarai tra l’anime dannate;
    ma se vôi il corpo e l’anima salvare,
    Piglia battesmo, e lasciarotte4 andare.»



    37



    Disse Agricane, e riguardollo in viso:
    «Se tu sei cristïano, Orlando sei!
    Chi me facesse Re del Paradiso,
    con tal ventura non lo cangiarei.5
    Ma sino or te ricordo e dòtti aviso6
    che non me parli de’ fatti de’ Dei,
    perché potresti predicare in vano:
    diffenda il suo ciascun col brando in mano.»



    38



    Né più parole: ma trasse Tranchera,7
    e verso Orlando con ardir se affronta.
    Or se comincia la battaglia fiera,
    con aspri colpi di taglio e di ponta;
    ciascuno è di prodezza una lumera,8
    e sterno9 insieme (come il libro conta)10
    da mezo giorno insino a notte scura,
    sempre più franchi11 alla battaglia dura.



    39



    Ma poi che il sole avea passato il monte,
    e cominciosse a fare il cel stellato,
    prima verso il re parlava il conte:
    «Che farem», disse «che il giorno ne è andato?»
    Disse Agricane con parole pronte:
    «Ambo se poseremo12 in questo prato;
    e domatina, come il giorno pare,13
    ritornaremo insieme a battagliare.»



    40



    Così de acordo il partito14 se prese.
    Lega il destrier ciascun come li piace,
    poi sopra a l’erba verde se distese;
    come fosse tra loro antica pace,
    l’uno a l’altro vicino era e palese.15
    Orlando presso al fonte isteso giace,
    ed Agricane al bosco più vicino
    stassi colcato,16 a l’ombra de un gran pino.



    41



    E ragionando insieme tuttavia
    di cose degne e condecente17 a loro,
    guardava il conte il celo e poi dicia:
    «Questo che or vediamo, è un bel lavoro,
    che fece la divina monarchia;
    e la luna de argento, e stelle d’oro,
    e la luce del giorno, e il sol lucente,
    Dio tutto ha fatto per la umana gente».



    42



    Disse Agricane: «Io comprendo per certo
    che tu vôi de la fede ragionare;
    io de nulla scïenzia sono esperto,18
    né mai, sendo19 fanciul, volsi imparare,
    e roppi il capo al mastro mio per merto;20
    poi non si puoté un altro ritrovare
    che mi mostrasse libro né scrittura,
    tanto ciascun avea di me paura.



    43



    E così spesi la mia fanciulezza
    in caccie, in giochi de arme e in cavalcare;
    né mi par che convenga a gentilezza21
    star tutto il giorno ne’ libri a pensare;
    ma la forza del corpo e la destrezza
    conviense al cavalliero esercitare.
    Dottrina al prete ed al dottor22 sta bene:
    io tanto saccio quanto mi conviene».23



    44



    Rispose Orlando: «Io tiro teco a un segno,24
    che l’arme son de l’omo il primo onore;25
    ma non già che il saper faccia men degno,
    anci lo adorna come un prato il fiore;
    ed è simile a un bove, a un sasso, a un legno,
    chi non pensa allo eterno Creatore;
    né ben se può pensar senza dottrina
    la summa maiestate alta e divina».



    45



    Disse Agricane: «Egli è gran scortesia
    a voler contrastar con avantaggio:26
    io te ho scoperto la natura mia,
    e te cognosco che27 sei dotto e saggio.
    Se più parlassi, io non risponderia;
    piacendoti dormir, dòrmite ad aggio,28
    e se meco parlare hai pur diletto,
    de arme, o de amore29 a ragionar t’aspetto.



    46



    Ora te prego che a quel ch’io dimando
    rispondi il vero, a fè de omo pregiato:30
    se tu sei veramente quello Orlando
    che vien tanto nel mondo nominato;31
    e perché qua sei gionto, e come, e quando,
    e se mai fosti ancora inamorato;
    perché ogni cavallier che è senza amore,
    se in vista32 è vivo, vivo è senza core!»



    47



    Rispose il conte: «Quello Orlando sono
    che occise Almonte e il suo fratel Troiano;33
    Amor m’ha posto tutto in abandono,
    e venir fammi in questo loco strano.34
    E perché teco più largo35 ragiono,
    voglio che sappi che ’l mio core è in mano
    de la figliola del re Galafrone
    che ad Albracà dimora nel girone.36



    48



    Tu fai col patre guerra a gran furore
    per prender suo paese e sua castella,37
    ed io qua son condotto per amore
    e per piacere a quella damisella.
    Molte fiate38 son stato per onore
    e per la fede mia sopra alla sella;
    or sol per acquistar39 la bella dama
    faccio battaglia, e d’altro non ho brama».







Metro: ottave di endecasillabi con schema ABABABCC.

ORLANDO E LA FEDE  Spesso intento a convertire i saracini, il casto Orlando della tradizione era anche un po’ teologo; e tale resta, benché innamorato, anche nel Boiardo. Ci prova subito, all’ottava 36, a battere quel tasto, dispiacendosi che l’anima del pagano sia destinata all’inferno. All’inizio, però, gli va male: di «fatti de’ Dei» Agricane non vuol sentirne parlare (ottava 37, v. 6), e si mettono a combattere. Ma Orlando non s’è dato per vinto, e torna alla carica nella tregua notturna: forse perché il tartaro ha invocato «il celo e il sole» (ottava 35, v. 7), egli lo immagina adoratore degli astri e approfitta del cielo stellato per dirottare il discorso verso la Creazione (ottava 41, vv. 3-8). Agricane, però, non ci sta, e mette bene in chiaro il problema: «Io de nulla scïenzia sono esperto», dice (ottava 42, v. 3), ed è fiero di potersi vantare come perfetto ignorante, perfino analfabeta. La fede non sembra al centro dei suoi interessi, e infatti si parla già d’altro.

IL PERFETTO CAVALIERE FORZA E SAPIENZA  Il rapporto tra armi e dottrina, forza e cultura, brutalità e civiltà: è di questo che adesso parlano nei loro ragionamenti notturni. Violento e temibile fin da piccolo, si vede che Agricane è uno di quei tipi iperattivi che non riescono a restar fermi sui «libri»; perciò ha sempre e solo esercitato «la forza del corpo e la destrezza», ed è convinto che in questo consista la vera «gentilezza» del «cavalliero», cui bastano poche nozioni pratiche: «Dottrina al prete ed al dottor sta bene: / io tanto saccio quanto mi conviene» (ottava 43). Orlando ricorre tuttora ad argomenti teologici (ottava 44, 5-8), ma il punto che vuol fissare è ormai un altro: il «saper» rende ogni uomo più «degno», anche il guerriero (ottava 44, 3). Senza «le lettere […] si può riputare in niuno essere vera gentilezza», aveva detto Leon Battista Alberti nel primo dei Libri della famiglia: è un principio perfettamente umanistico, che Boiardo inserisce in prima fila fra i suoi ideali cavallereschi, fra le virtù cortesi che, risvegliate e aggiornate, propone a modello etico e culturale della moderna società signorile italiana. La risposta di Agricane taglia corto, com’è nel suo stile: le partite a chi è più «dotto e saggio» non le sa proprio giocare, ed è scorretto sfidarlo; la sua «natura» è diversa, non c’è niente da fare (ottava 45). Ma Boiardo può cambiare argomento perché il punto è fissato: il perfetto cavaliere deve essere anche un intellettuale. Qualche decennio più tardi, Baldassarre Castiglione sosterrà addirittura che «a niun più si convenga l’esser litterato che ad un om di guerra» (Cortegiano, I xlvi). Del resto, per tutto l’episodio Agricane e Orlando si riconoscono e si trattano come spiriti nobili e affini, entrambi cavalieri esemplari. A tutti e due spiace sinceramente l’idea di uccidere l’avversario (ottave 35-36). È per questo, in fondo, che Orlando vorrebbe battezzare il «soprano» Agricane: per farci amicizia. Ed Agricane sembra molto orgoglioso di battersi con il celebre Orlando, che identifica perché è all’altezza della sua fama (ottave 37 e 46). Non sono soltanto eccezionali guerrieri, ma gentlemen squisiti, al punto da sdraiarsi a pochi passi di distanza – da quello con cui poco prima cercavi di ammazzarti – e conversare guardando le stelle, fidandosi l’uno dell’altro, «come fosse tra loro antica pace» (ottava 40, v. 4). Sono due esseri umani che si ammirano e si onorano a vicenda; che insegnano il rispetto per le regole e il rispetto reciproco.

L'AMORE VALE PIÙ DI TUTTO  L’amore è decisivo, s’è detto. Infatti non è per la fede o per le divergenze d’opinione sul valore della lettura che Orlando e Agricane riprendono a battersi: se Agricane muore, è per amore di Angelica. Campioni di cortesia e gentilezza, non potevano non condividere la profonda convinzione che «ogni cavallier che è senza amore, / se in vista è vivo, vivo è senza core» (ottava 46, vv. 7-8). Lo dice Agricane, ma Orlando non è da meno. Anzi: il paladino è capace di diagnosticare con lucida consapevolezza la propria profonda trasformazione, la propria nuova condizione di innamorato che non combatte più per l’«onore» o la «fede», ma unicamente per dedizione amorosa, «per piacere» ad Angelica, «per acquistar la bella dama» (ottava 48). «E d’altro non ho brama», conclude Orlando, ma purtroppo stavolta chi non è da meno è Agricane, che il paladino suppone in guerra per conquistar territori, e invece è ferocemente innamorato della stessa «damisella».
Nelle ottave successive, i due si scoprono dunque rivali per un motivo ben più serio che non sia l’appartenenza a opposti eserciti, né tantomeno la diversa religione: l’amore è il valore più alto, ma è anche una passione che non concede condizioni, e la battaglia dovrà riprendere subito. Nel canto seguente il re Agricane morirà, ma la consueta strategia di chiusura in suspense permette al poeta di congedarsi dal canto XVIII con una suggestiva scena di duello al «lume della luna»:

            Sì come il mar tempesta a gran fortuna1,
            cominciarno lo assalto i cavallieri;
            nel verde prato, per la notte bruna,
            con sproni urtarno adosso e buon destrieri;
            e se scorgiano2 a lume della luna
            dandosi colpi dispietati e fieri,
            ch’era ciascun di lor forte ed ardito.
            Ma più non dico: il canto è qui finito.



1. il mar … fortuna: il mare (comincia) una tempesta sotto un gran burrasca.
2. se scorgiano: si scorgevano.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Riassumi in breve le vicende che hanno portato a questo snodo nella trama del poema.



2. In questo episodio Angelica si trova assediata nella sua città d’origine, Albracà. Dove si trova questa città, secondo la tradizione? In quale nazione attuale?



3. Perché Agricane dice di essere addolorato al pensiero di dover uccidere il rivale?



ANALIZZARE


4. Il dialogo tra i due eroi verte su tre principali argomenti: quali?



CONTESTUALIZZARE


5. Nel duello tra Orlando e Agricane emerge una sorta di fair play, un rispetto reciproco che suona quasi bizzarro per un lettore moderno. Quali sono i valori del ‘codice cavalleresco’ che i due personaggi illustrano col loro comportamento?



INTERPRETARE


6. Il fatto che gli eroi siano cristiani e musulmani influisce sul modo in cui l’autore li rappresenta?



7. Le guerre di religione non sono, purtroppo, qualcosa che riguardi soltanto il passato remoto. Leggendo i quotidiani, o informandoti attraverso internet, indica su una carta geografica le aree del mondo in cui, oggi, si combatte (anche) in nome della religione.



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  1. meco: con me.
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  3. pietate: Orlando è sicuro di vincere, ma è un peccato mandare all’inferno un così degno avversario.
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  5. franco e soprano: valoroso ed eccellente, di eccezionale valore.
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  7. lasciarotte: ti lascerò.
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  9. Chi me … cangiarei: Se anche mi volessero far re del paradiso, non farei a cambio con una tale fortuna (di combattere con Orlando).
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  11. dòtti aviso: ti avverto.
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  13. Tranchera: come ogni protagonista che si rispetti, la sua spada ha un nome proprio.
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  15. una lumera: un lume; un faro; un esempio illuminante.
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  17. sterno: stettero; restarono.
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  19. conta: racconta; si ricordi che Boiardo finge di mettere in rima il libro di Turpino.
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  21. franchi: vigorosi; invece che stanchi.
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  23. ambo se poseremo: entrambi ci riposeremo.
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  25. pare: appare.
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  27. il partito: la decisione.
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  29. palese: allo scoperto; in bella vista.
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  31. colcato: coricato.
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  33. condecente: adeguate. Come per arme, la desinenza in -e dei plurali femminili è molto frequente nel Boiardo.
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  35. io … esperto: non ho pratica in nessuna disciplina; sono impreparato in tutte le materie.
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  37. sendo: essendo; quando ero.
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  39. per merto: per ricompensa.
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  41. convenga a gentilezza: sia appropriato a uno spirito nobile.
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  43. dottor: laureato.
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  45. Io … conviene: Io so tanto quanto mi si addice; So quanto basta.
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  47. tiro … segno: colpisco il tuo stesso bersaglio; su una cosa sono d’accordo con te.
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  49. il primo onore: anche Orlando è un guerriero, e non potrebbe pensarla diversamente.
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  51. avantaggio: vantaggio.
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  53. te cognosco che: so, vedo bene che tu (invece).
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  55. dòrmite ad aggio: dormi pure tranquillo.
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  57. de arme, o de amore: Agricane non è monomaniaco delle armi: anche il suo modello di cavaliere è innamorato.
  58. \r
  59. a fé de omo pregiato: dandomi la tua parola d’uomo d’onore.
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  61. nominato: celebrato; si parla tanto di lui in tutto il mondo.
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  63. in vista: in apparenza.
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  65. Almonte … Troiano: figli di Agolante, invasore africano d’Italia nell’Aspramonte.
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  67. strano: straniero, remoto.
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  69. largo: largamente; con più dettagli.
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  71. nel girone: nella cerchia di mura della rocca, dove si sono rifugiati gli assediati.
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  73. suo paese e sua castella: il suo regno e le sue città (fortificate).
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  75. fiate: volte.
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  77. acquistar: conquistare; ottenere.
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