Giacomo Leopardi

Zibaldone di pensieri

Perché si vive? I viventi e la vita

Perché si vive? Nel pensiero seguente Leopardi tenta di rispondere a questo interrogativo, e per farlo comincia col tenere ben distinti i viventi (l’uomo e gli altri animali) e la vita.

L’uomo (e così gli altri animali) non nasce per goder della vita, ma solo per perpetuare la vita, per comunicarla ad altri che gli succedano, per conservarla. Né esso, né la vita, né oggetto alcuno di questo mondo è propriamente per lui, ma al contrario esso è tutto per la vita. – Spaventevole, ma vera proposizione e conchiusione1 di tutta la metafisica. L’esistenza non è per l’esistente, non ha per suo fine l’esistente, né il bene dell’esistente; se anche egli vi prova alcun bene, ciò è un puro caso: l’esistente è per l’esistenza, tutto per l’esistenza, questa è il suo puro fine reale. Gli esistenti esistono perché si esista, l’individuo esistente nasce ed esiste perché si continui ad esistere e l’esistenza si conservi in lui e dopo di lui. Tutto ciò è manifesto dal vedere che il vero e solo fine della natura è la conservazione delle specie, e non la conservazione né la felicità degl’individui; la qual felicità non esiste neppur punto al mondo, né per gl’individui né per la specie. Da ciò necessariamente si dee2 venire in ultimo grado alla generale, sommaria, suprema e terribile conclusione detta di sopra.

(Bologna 11 marzo 1826)

LA CONVERSAZIONE DELLA VITA Quando si parla – ripetendo una formula di un critico dell’Ottocento, Bonaventura Zumbini (1836-1916) – di “pessimismo cosmico”, si pensa a brani come questo. Non la vita è al servizio dell’uomo, ma viceversa: l’uomo esiste perché la vita si conservi. È una verità elementare, che può essere pronunciata anche con un tono meno drammatico: non è la stessa cosa dire che gli esseri umani vivono per la procreazione, e che i genitori prolungano la loro esistenza nei figli? Lo è forse, in astratto, ma la forma che Leopardi dà a questo pensiero non lascia margini di speranza, perché da questo eterno “passaggio di vita” dagli uni agli altri (non si parla di “figli”) Leopardi deduce la totale estraneità, anzi la totale inimicizia della natura non nei confronti della specie umana, che si conserva, ma degli individui, che periscono. Le frasi centrali, con quel battere e ribattere sulla nozione di esistenza, possono suonare come dei sofismi (ragionamenti capziosi), ma hanno invece una loro logica, e tragica, consequenzialità. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Qual è la conchiusione ribadita due volte in questo pensiero?



2. Circa lo scopo delle loro vite, Leopardi fa una distinzione tra uomini e animali? Oppure ritiene che gli uni e gli altri siano soggetti al medesimo destino?



INTERPRETARE


3. Cosa significa che l’uomo è «tutto per la vita»?



INTERPRETARE


4. Condividi il pensiero espresso da Leopardi? Argomenta il tuo punto di vista in un breve testo (15-20 righe).



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  1. conchiusione: conclusione.
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  3. dee: deve.
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