Eugenio Montale

La bufera e altro

Piccolo testamento

In Piccolo testamento, la prima delle due Conclusioni provvisorie, è già il sostantivo nel titolo – “testamento” – a rendere manifesta l’intenzione di tracciare un bilancio poetico ed esistenziale, un bilancio da cui emergono i valori che l’autore è disposto a difendere e a trasmettere, come una sorta di eredità.

Questo che a notte balugina1
nella calotta del mio pensiero2,
traccia madreperlacea di lumaca3
o smeriglio4 di vetro calpestato,
non è lume di chiesa o d’officina
che alimenti
chierico rosso, o nero5.
Solo quest’iride6 posso
lasciarti a testimonianza7
d’una fede che fu combattuta,
d’una speranza che bruciò più lenta
di un duro ceppo nel focolare.
Conservane la cipria nello specchietto8
quando spenta ogni lampada
la sardana9 si farà infernale
e un ombroso Lucifero10 scenderà su una prora
del Tamigi, del Hudson, della Senna11
scuotendo l’ali di bitume semimozze
dalla fatica12, a dirti: è l’ora.
Non è un’eredità13, un portafortuna
che può reggere all’urto dei monsoni14
sul fil di ragno della memoria,
ma una storia non dura che nella cenere
e persistenza è solo l’estinzione15.
Giusto era il segno16: chi l’ha ravvisato
non può fallire nel ritrovarti.
Ognuno riconosce i suoi17: l’orgoglio18
non era fuga, l’umiltà non era
vile, il tenue bagliore strofinato
laggiù non era quello di un fiammifero19.

 

Metro: trenta versi senza divisione strofica, che spaziano dalle quattro alle quindici sillabe, con una certa prevalenza di endecasillabi, specialmente verso l’inizio e alla fine del testo. Molto elaborato l’intreccio dei richiami fonici: rime (per esempio pensiero / nero; prora / ora), rime imperfette (alimenti / lenta). Piuttosto marcate anche le rime interne: rosso / posso, memoria / storia.

UN TESTAMENTO “PICCOLO” Si tratta, come dichiara il titolo, di un testamento “piccolo”, che non pretende cioè di affermare valori assoluti e universali, né di lasciare in dono risorse materiali e morali. Ciò che il «piccolo testamento» montaliano può contenere è semmai la difesa di una posizione personale orgogliosamente lontana dalle grandi ideologie che si sono affermate nell’Italia del secondo dopoguerra, rappresentate dai due partiti di massa dell’epoca: la Democrazia cristiana e il Partito comunista italiano (a essi Montale allude qui con le espressioni «lume di chiesa o d’officina», e «chierico rosso, o nero»). La fedeltà a Clizia esprime quindi, allegoricamente, la fedeltà a un’ispirazione artistica libera dalle prese di posizione ideologiche.

STILE E STRUTTURA DI FINE PERCORSO Dal punto di vista stilistico sono notevoli sia la densità di minuti oggetti familiari (lo «smeriglio di vetro»; la «cipria nello specchietto»; il «portafortuna») sia l’impiego di nomi tecnici o geografici: la sardana, Lucifero, «Tamigi, Hudson, Senna».
Dal punto di vista della struttura, la varietà nella lunghezza dei versi – brevissimi come il 6, lunghissimi come il 16 – e l’assenza di un’organizzazione strofica rappresentano una rottura rispetto ai canoni formali che Montale aveva rispettato nella maggior parte delle sue poesie. Anche da questo punto di vista, Piccolo testamento può considerarsi come la conclusione di un percorso.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Che cosa il poeta può e che cosa non può lasciare in eredità?

2 Perché il testamento è definito “piccolo”?

3 Individua espressioni e immagini che fanno riferimento all’esperienza della guerra da poco terminata.

CONTESTUALIZZARE E INTERPRETARE

4 Può effettivamente il portafortuna proteggere chi lo riceve dalle tempeste della storia?

5 Quale paradosso viene espresso nelle frasi «ma una storia non dura che nella cenere / e persistenza è solo l’estinzione»?

6 Trova informazioni sulle posizioni politiche assunte da Montale e sulle critiche che gli furono mosse da parte di intellettuali più impegnati di lui. Esponi i risultati in un testo scritto (saggio breve) oppure in una presentazione.

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  1. balugina: manda bagliori.
  2. calotta del mio pensiero: metafora che allude alla forma semisferica (a calotta, appunto, a cupola) del cervello, sede dei pensieri.
  3. traccia … lumaca: la bava lasciata dalla lumaca, lucida come la madreperla.
  4. smeriglio: la polvere abrasiva a cui si riduce il vetro calpestato.
  5. non è … nero: la chiesa e l’officina sono i luoghi simbolo delle due opposte ideologie, quella democristiana e quella comunista (sensibile alle istanze della classe operaia: di qui il riferimento all’officina). Un chierico è un “ecclesiastico” ma anche (secondo l’accezione che clerc ha in francese) un “intellettuale” (rosso, o nero: di sinistra o di destra).
  6. iride: dell’occhio o dell’arcobaleno; ma la parola, impiegata anche come titolo di una delle Silvae, richiama, al di là del suo significato, il nome di Irma/Clizia.
  7. testimonianza: da mettere in relazione anche etimologica (dal latino testis, “testimone”) con la parola testamento del titolo.
  8. Conservane … specchietto: la cenere della speranza deve essere conservata, come fosse la cipria che la donna porta sempre con sé nello specchietto da trucco.
  9. sardana: danza di origine catalana, caratterizzata dal rapido movimento in cerchio di un gruppo di ballerini. È, come sempre in Montale, sinonimo di una manifestazione infernale.
  10. ombroso Lucifero: l’ombroso Lucifero è metafora del male che, sconfitto una volta, potrà di nuovo tornare a minacciare la civiltà occidentale.
  11. Tamigi … Senna: i fiumi rispettivamente di Londra, New York e Parigi, le grandi città delle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale e, per estensione, i simboli dell’intero Occidente.
  12. l’ali … fatica: le ali nere (di bitume) del diavolo sono mezze distrutte dalla fatica.
  13. Non è un’eredità: soggetto è il dono offerto alla donna.
  14. monsoni: i forti venti tropicali, qui metafora di eventi catastrofici, che possono spegnere anche il ricordo, labile come la tela di un ragno (fil di ragno).
  15. storia … estinzione: la storia può sopravvivere in uno stato di attesa e latenza, come il fuoco quasi estinto può covare sotto la cenere.
  16. segno: la traccia lasciata da Clizia.
  17. Ognuno riconosce i suoi: i suoi nel senso degli alleati, degli esseri umani simili a lui;
  18. orgoglio: quello che ha portato il poeta a stare in disparte, a non entrare nelle dispute ideologiche del suo tempo; si collega all’umiltà non vile di cui si parla ai versi seguenti: non voler essere un chierico rosso, o nero non è stato un gesto di viltà.
  19. tenue … fiammifero: la debole luce che baluginava  in lontananza non era il semplice bagliore di un fiammifero ma qualcosa di più forte e importante: un segno, non ancora svanito, di Clizia.