Galileo Galilei

Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo

Premessa e Prima giornata

T6a L’editto del Sant’Uffizio (Premessa)

Il primo brano che leggiamo dal Dialogo è la premessa Al discreto lettore che fu posta da Galileo subito dopo la dedica al Granduca Ferdinando II de’ Medici.

Si promulgò a gli anni passati in Roma un salutifero editto, che, per ovviare a’ pericolosi scandoli dell’età presente, imponeva opportuno silenzio all’opinione Pittagorica della mobilità della Terra1.

Nel prosieguo della premessa, Galileo afferma ancora più esplicitamente di condividere in pieno il decreto del Sant’Uffizio, e difende la qualità degli scienziati italiani nel paragone con quelli stranieri.

Non mancò chi temerariamente asserì, quel decreto essere stato parto non di giudizioso esame, ma di passione troppo poco informata, e si udirono querele2 che consultori3 totalmente inesperti delle osservazioni astronomiche non dovevano con proibizione repentina tarpar l’ale a gl’intelletti speculativi4. Non poté tacer il mio zelo in udir la temerità di sì fatti lamenti5.

Giudicai, come pienamente instrutto di quella prudentissima determinazione6, comparir publicamente nel teatro del mondo, come testimonio di sincera verità. Mi trovai allora presente in Roma; ebbi non solo udienze, ma ancora applausi de i più eminenti prelati di quella Corte; né senza qualche mia antecedente informazione7 seguì poi la publicazione di quel decreto. Per tanto è mio consiglio nella presente fatica mostrare alle nazioni forestiere, che di questa materia se ne sa tanto in Italia, e particolarmente in Roma, quanto possa mai averne imaginato la diligenza oltramontana8; e raccogliendo insieme tutte le speculazioni proprie intorno al sistema Copernicano, far sapere che precedette la notizia di tutte alla censura romana, e che escono da questo clima non solo i dogmi per la salute dell’anima, ma ancora9 gl’ingegnosi trovati per delizie degl’ingegni.


T6b La pura ipotesi (Prima giornata)

Affermata la dignità delle scienze italiane, Galileo introduce il tema principale del Dialogo, chiarendo esplicitamente di procedere «in pura ipotesi matematica».

A questo fine ho presa nel discorso la parte Copernicana10, procedendo in pura ipo­tesi matematica, cercando per ogni strada artifiziosa di rappresentarla superiore11.

La questione di metodo che sta alla base dei problemi sollevati da Galileo è complessa e ancora oggi dibattuta, e non è questa la sede per discutere su quanto sia riduttivo descrivere una teoria come un’ipotesi matematica. In ogni caso, non c’è dubbio che quando Galileo scrive di trattare l’eliocentrismo come una «pura ipotesi matematica» sta rinunciando dal suo punto di vista alla parte più interessante della questione: perché Galileo non crede affatto che la teoria eliocentrica sia un semplice postulato, che può essere vero o non vero; crede invece che essa corrisponda a una realtà fisica, che dica insomma la verità su “come funziona l’universo”. Ciò diventa ancora più chiaro nel seguito della premessa:

Tre capi12 principali si tratteranno. Prima cercherò di mostrare, tutte l’esperienze fattibili nella Terra essere mezi insufficienti a concluder la sua mobilità13, ma indifferentemente potersi adattare così alla Terra mobile, come anco quiescente14; e spero che in questo caso si paleseranno molte osservazioni ignote all’antichità. Secondariamente si esamineranno li fenomeni celesti, rinforzando l’ipotesi copernicana come se assolutamente dovesse rimaner vittoriosa, aggiungendo nuove speculazioni, le quali però servano per facilità d’astronomia, non per necessità di natura. Nel terzo luogo proporrò una fantasia ingegnosa15. Mi trovavo aver detto, molti anni sono, che l’ignoto problema del flusso del mare potrebbe ricever qualche luce, ammesso il moto terrestre16. Questo mio detto, volando per le bocche degli uomini, aveva trovato padri caritativi che se l’adottavano per prole di proprio ingegno17. Ora, perché non possa mai comparire alcuno straniero che, fortificandosi con l’armi nostre, ci rinfacci la poca avvertenza in uno accidente così principale18, ho giudicato palesare quelle probabilità che lo renderebbero persuasibile, dato che la Terra si movesse19. Spero che da queste considerazioni il mondo conoscerà, che se altre nazioni hanno navigato più, noi non abbiamo speculato meno, e che il rimettersi ad asserir la fermezza della Terra, e prender il contrario solamente per capriccio matematico, non nasce da non aver contezza20 di quant’altri ci abbia pensato, ma, quando altro non fusse, da quelle ragioni che la pietà, la religione, il conoscimento della divina onnipotenza, e la coscienza della debolezza dell’ingegno umano, ci somministrano.

Sono molto chiare, qui, le reali motivazioni di Galileo, e in particolare il fatto che egli è interessato proprio alla «verità fisica» della teoria eliocentrica, sulla quale non ha dubbi. L’argomento principale di Galileo a favore dell’eliocentrismo proviene dalla sua spiegazione dei fenomeni di marea. Il periodico innalzamento e abbassamento delle acque oceaniche, infatti, è dovuto secondo Galileo alla combinazione dei moti di rotazione e rivoluzione terrestre, costituendo quindi la “prova fisica” di questi stessi moti. È interessante notare che, su questo punto fondamentale, Galileo si sbagliava completamente. La parte restante della premessa ha un carattere abbastanza convenzionale, descrivendo l’ambientazione e i personaggi del dialogo. Ecco come si conclude:

Ho poi pensato tornare molto a proposito lo spiegare questi concetti in forma di dialogo, che, per non esser ristretto alla rigorosa osservanza delle leggi matematiche, porge campo ancora a digressioni, tal ora non meno curiose del principale argomento.

Mi trovai, molt’anni sono, più volte nella maravigliosa città di Venezia in conversazione col signor Giovan Francesco Sagredo, illustrissimo di nascita, acutissimo d’ingegno. Venne là di Firenze il signor Filippo Salviati, nel quale il minore splendore21 era la chiarezza del sangue22 e la magnificenza delle ricchezze; sublime intelletto, che di niuna delizia più avidamente si nutriva, che di specolazioni esquisite. Con questi due mi trovai spesso a discorrer di queste materie, con l’intervento di un filosofo peripatetico23, al quale pareva che niuna cosa ostasse maggiormente per l’intelligenza del vero, che la fama acquistata nell’interpretazioni Aristoteliche.

Ora, poiché morte acerbissima ha, nel più bel sereno de gli anni loro24, privato di quei due gran lumi Venezia e Firenze, ho risoluto prolungar, per quanto vagliono le mie debili forze, la vita alla fama loro sopra queste mie carte, introducendoli per interlocutori della presente controversia [...].

Gradiscano quelle due grand’anime, al cuor mio sempre venerabili, questo publico monumento del mio non mai morto amore, e con la memoria della loro eloquenza mi aiutino a spiegare alla posterità le promesse speculazioni. Erano casualmente occorsi (come interviene) varii discorsi alla spezzata25 tra questi signori, i quali avevano più tosto ne i loro ingegni accesa, che consolata, la sete dell’imparare: però fecero saggia risoluzione di trovarsi alcune giornate insieme, nelle quali, bandito ogni altro negozio26, si attendesse a vagheggiare con più ordinate speculazioni27 le maraviglie di Dio nel cielo e nella terra. Fatta la radunanza nel palazzo dell’illustrissimo Sagredo, dopo i debiti, ma però brevi, complimenti28, il signor Salviati in questa maniera incominciò. 

L’autore dichiara i principali argomenti del suo Dialogo:

1. si mostrerà che nessun esperimento terrestre può farci capire se la Terra sia ferma o in moto;

2. si spiegherà in che modo il sistema copernicano renda conto dei fenomeni astronomici;

3. si dimostrerà infine che le maree si possono comprendere assumendo che la Terra sia in movimento.

I suoi personaggi Salviati, Sagredo e Simplicio, spiega infine Galileo, hanno deciso di sospendere ogni altra attività e, per alcuni giorni, dedicarsi alla discussione di questioni scientifiche sui “massimi sistemi del mondo”.

LA SCELTA DELLA FORMA DIALOGICA La decisione di riunirsi nel palazzo di Sagredo deriva quindi dalla precisa volontà di raccogliere le fila dei tanti discorsi scientifici fatti in precedenza dai protagonisti. Questa scelta di risolvere le questioni aperte attraverso la dialettica tra personaggi diversi colloca il Dialogo nell’antichissima tradizione filosofica che risaliva ai dialoghi di Platone. L’illustre paragone è sostenuto esplicitamente, in una lettera a Galileo del 1632, da Tommaso Campanella:  «Ho ricevuto i Dialoghi di Vostra Signoria Eccellentissima dal Signor Magalotti nel mese di Luglio, secondo Vostra Signoria m’havea predetto a’ 17 di Maggio, et non li scrissi subito perché mi parse meglio leggerli prima [...]. Certo che non havemo a invidiar Platone. Salviati è un gran Socrate, che fa parturire più che non parturisce, et Sagredo un libero ingegno, che senza esser adulterato nelle scole giudica di tutte con molta sagacità. Tutte le cose mi son piacciute, e vedo quanto è più forzoso il suo argomentare [quanto è più rigorosa e coerente la sua argomentazione] di quel di Copernico, se ben quello è fondamentale». 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Nel brano Galileo illustra la struttura del libro ed elenca gli argomenti che saranno affrontati, in funzione della dimostrazione conclusiva. Schematizza i passaggi salienti.



2. Riassumi i caratteri dei tre protagonisti del dialogo.



ANALIZZARE


3. Sottolinea le espressioni con le quali Galileo, quando si esprime in prima persona, attenua la portata delle sue affermazioni, presentandole come ipotesi, fantasie o astrazioni.



4. Galileo usa alcune metafore: trovane almeno tre e scioglile.



5. Pur affrontando argomenti di grande rilevanza teorica, Galileo riesce a esprimersi in una prosa molto comprensibile e vivace. Lo fa usando espressioni del parlato («Erano casualmente occorsi ... varii discorsi alla spezzata»), e riferendosi a circostanze e fatti molto concreti (per esempio a un ipotetico «straniero» che rimproverasse la cultura italiana di aver sottovalutato certe acquisizioni della conoscenza come il moto terrestre). Trova almeno altri due esempi per ciascuno dei due usi.



Stampa
\r
    \r
  1. all’opinione ... Terra: all’opinione dei filosofi pitagorici, che pensavano che la Terra si muovesse (intorno al Sole).
  2. \r
  3. querele: lamentele.
  4. \r
  5. consultori: persone chiamate a dare un parere su un certo argomento.
  6. \r
  7. non dovevano ... speculativi: non dovevano, con immediata proibizione, ostacolare coloro che si occupano della teoria dei corpi celesti.
  8. \r
  9. Non poté ... lamenti: il mio zelo non poté tacere, sentendo questi lamenti temerari, sfacciati.
  10. \r
  11. come ... determinazione: non appena fui messo al corrente di quella decisione assennatissima.
  12. \r
  13. né senza ... informazione: con informazioni da parte mia. Galileo sta insomma dicendo di aver agito addirittura come consulente nella redazione di quel decreto.
  14. \r
  15. la diligenza oltramontana: l’ingegno e lo studio dei paesi che stanno al di là delle Alpi.
  16. \r
  17. ma ancora: ma anche.
  18. \r
  19. presa ... Copernicana: nel mio discorso ho preso le parti della teoria di Copernico.
  20. \r
  21. cercando ... superiore: cercando con ogni mezzo di dimostrare la sua superiorità (rispetto alla tesi geocentrica).
  22. \r
  23. capi: argomenti.
  24. \r
  25. a concluder la sua mobilità: a dimostrare il fatto che si muove.
  26. \r
  27. quiescente: immobile.
  28. \r
  29. fantasia ingegnosa: un’idea ingegnosa.
  30. \r
  31. ammesso il moto terrestre: se si ammette che la Terra si muove.
  32. \r
  33. se l’adottavano ... ingegno: lo facevano proprio, lo adottavano come se fosse figlio della loro intelligenza. Galileo è ironico: qualcuno ha plagiato le sue idee.
  34. \r
  35. poca avvertenza ... principale: poca accortezza in una questione così importante.
  36. \r
  37. palesare ... movesse: manifestare, rendere esplicite quelle prove che potrebbero convincerlo (lo straniero menzionato poco sopra).
  38. \r
  39. non aver contezza: non sapere, non essere a conoscenza.
  40. \r
  41. il minore splendore: la qualità meno brillante, perché sovrastata da altre qualità brillantissime.
  42. \r
  43. la chiarezza del sangue: la nobiltà dei natali.
  44. \r
  45. peripatetico: il Peripato era il luogo di Atene in cui si ritrovavano gli allievi di Aristotele; l’aggettivo è poi passato a designare gli aristotelici di qualsiasi epoca.
  46. \r
  47. nel ... loro: nel fiore dei loro anni.
  48. \r
  49. alla spezzata: frammentari.
  50. \r
  51. bandito ... negozio: annullato ogni altro impegno.
  52. \r
  53. vagheggiare ... speculazioni: riflettere con argomentazioni ordinate e rigorose (e non alla spezzata).
  54. \r
  55. dopo ... complimenti: dopo i necessari, ma brevi, convenevoli.
  56. \r
\r