Italo Svevo

La coscienza di Zeno

Psico-analisi

L’ottavo e ultimo capitolo del libro, Psico-analisi, si presenta sotto forma di diario, nel quale Zeno registra le proprie osservazioni sulla psicoterapia e altri fatti che si verificano nel presente, cioè nel tempo della scrittura. La rievocazione del passato più o meno lontano è finita con il capitolo 7, Storia di un’associazione commerciale; adesso ci troviamo di nuovo nell’epoca in cui Zeno, in età già avanzata, si sottopone alla cura del dottor S.
La prima, lunga annotazione sul diario di Zeno, da cui è tratto il brano che segue, è datata 3 maggio 1915; l’ultima, 24 marzo 1916. Il diario comincia, quindi, poche settimane prima che l’Italia dichiari guerra all’Austria-Ungheria (23 maggio 1915). In effetti, non mancano nel capitolo cenni allo scoppio del conflitto; lo stesso brano finale, quello in cui Zeno immagina la possibilità di una grande esplosione che riduca la Terra allo stato di nebulosa, è legato al tema della guerra. Senonché, il modo in cui Zeno allude alla prima guerra mondiale non ha niente di realistico e di tragico (diversamente da quanto si osserva in molti racconti e poesie ispirati a quell’evento): La coscienza di Zeno si conferma, anche da questo punto di vista, come una narrazione del tutto soggettiva, in cui il valore degli episodi raccontati e lo spazio che occupano prescindono dalla loro importanza storica.

Con calma [il dottor S.] riprese la mia rieducazione! Procedeva con la sicurezza di veder fiorire ogni zolla su cui poneva il piede.
Di quella rieducazione ricordo pochissimo. Io la subii e quando uscivo da quella stanza mi scotevo come un cane ch’esce dall’acqua ed anch’io restavo umido, ma non bagnato.
Ricordo però con indignazione che il mio educatore asseriva che il dottor Coprosich avesse avuto ragione di dirigermi le parole che avevano provocato tanto mio risentimento1. Ma allora io avrei meritato anche lo schiaffo che mio padre volle darmi morendo? Non so se egli abbia detto anche questo. So invece con certezza ch’egli asseriva ch’io avessi odiato anche il vecchio Malfenti2 che avevo messo al posto di mio padre. Tanti a questo mondo credono di non saper vivere senza un dato affetto; io, invece, secondo lui, perdevo l’equilibrio se mi mancava un dato odio. Ne sposai una o l’altra delle figliuole ed era indifferente quale perché si trattava di mettere il loro padre ad un posto dove il mio odio potesse raggiungerlo. Eppoi sfregiai3 la casa che avevo fatta mia come meglio seppi. Tradii mia moglie4 ed è evidente che se mi fosse riuscito avrei sedotta Ada ed anche Alberta. Naturalmente io non penso di negare questo ed anzi mi fece da ridere quando dicendomelo il dottore assunse l’aspetto di Cristoforo Colombo allorché raggiunge l’America. Credo però ch’egli sia il solo a questo mondo il quale sentendo che volevo andare a letto con due bellissime donne si domanda: vediamo perché costui vuole andare a letto con esse5.
Mi fu anche più difficile di sopportare quello ch’egli credette di poter dire dei miei rapporti con Guido. Dal mio stesso racconto egli aveva appreso dell’antipatia che aveva accompagnato l’inizio della mia relazione con lui. Tale antipatia non cessò mai secondo lui e Ada avrebbe avuto ragione di vederne l’ultima manifestazione nella mia assenza dal suo funerale. Non ricordò ch’io ero allora intento nella mia opera d’amore di salvare il patrimonio di Ada, né io mi degnai di ricordarglielo6.
Pare che il dottore a proposito di Guido abbia fatte anche delle indagini. Egli asserisce che, scelto da Ada7, egli non poteva essere quale io lo descrissi. Scoperse che un grandioso deposito di legnami, vicinissimo alla casa dove noi pratichiamo la psico-analisi, era appartenuto alla ditta Guido Speier e C. Perché non ne avevo io parlato?
Se ne avessi parlato sarebbe stata una nuova difficoltà nella mia esposizione già tanto difficile. Quest’eliminazione non è che la prova che una confessione fatta da me in italiano non poteva essere né completa né sincera. In un deposito di legnami ci sono varietà enormi di qualità che noi a Trieste appelliamo con termini barbari presi dal dialetto, dal croato, dal tedesco e qualche volta persino dal francese (zapin p.e. e non equivale mica a sapin8). Chi m’avrebbe fornito il vero vocabolario?
[…] Finì che mi sentii molto stanco di quella lotta che dovevo sostenere col dottore ch’io pagavo. Credo che anche quei sogni non m’abbiano fatto bene, eppoi la libertà di fumare quanto volevo finì con l’abbattermi del tutto. Ebbi una buona idea: andai dal dottor Paoli9.
Non l’avevo visto da molti anni. Era un po’ incanutito10, ma la sua figura di granatiere11 non era ancora troppo arrotondata dall’età, né piegata. Guardava sempre le cose con un’occhiata che pareva una carezza. Quella volta scopersi perché mi sembrasse così. Evidentemente a lui fa piacere di guardare e guarda le belle e le brutte cose con la compiacenza con cui altri accarezza.
Ero salito da lui col proposito di domandargli se credeva dovessi continuare la psico-analisi. Ma quando mi trovai dinanzi a quel suo occhio, freddamente indagatore, non ne ebbi il coraggio. Forse mi rendevo ridicolo raccontando che alla mia età m’ero lasciato prendere ad una ciarlataneria simile. Mi spiacque di dover tacere, perché se il Paoli m’avesse proibita la psico-analisi, la mia posizione sarebbe stata semplificata di molto, ma mi sarebbe spiaciuto troppo di vedermi troppo a lungo carezzato da quel suo grande occhio.
Gli raccontai delle mie insonnie, della mia bronchite cronica, di un’espulsione12 alle guancie che allora mi tormentava, di certi dolori lancinanti alle gambe e infine di strane mie smemoratezze.
Il Paoli analizzò la mia orina in mia presenza. Il miscuglio si colorì in nero e il Paoli si fece pensieroso. Ecco finalmente una vera analisi e non più una psico-analisi. Mi ricordai con simpatia e commozione del mio passato lontano di chimico e di analisi vere: io, un tubetto e un reagente! L’altro, l’analizzato, dorme finché il reagente imperiosamente non lo desti. La resistenza nel tubetto non c’è o cede alla minima elevazione della temperatura e la simulazione manca del tutto. In quel tubetto non avveniva nulla che potesse ricordare il mio comportamento quando per far piacere al dottor S. inventavo nuovi particolari della mia infanzia che dovevano confermare la diagnosi di Sofocle. Qui, invece, tutto era verità. La cosa da analizzarsi era imprigionata nel provino e, sempre uguale a se stessa, aspettava il reagente. Quand’esso arrivava essa diceva sempre la stessa parola. Nella psico-analisi non si ripetono mai né le stesse immagini né le stesse parole. Bisognerebbe chiamarla altrimenti. Chiamiamola l’avventura psichica. Proprio così: quando s’inizia una simile analisi è come se ci si recasse in un bosco non sapendo se c’imbatteremo in un brigante o in un amico. E non lo si sa neppure quando l’avventura è passata. In questo la psico-analisi ricorda lo spiritismo13.
[…] M’imbattei poi nel dottor S. Mi domandò se avevo deciso di lasciare la cura. Fu però molto cortese, molto più che non quando mi teneva in mano sua. Evidentemente voleva riprendermi. Io gli dissi che avevo degli affari urgenti, delle quistioni di famiglia che mi occupavano e preoccupavano e che non appena mi fossi trovato in quiete sarei ritornato da lui. Avrei voluto pregarlo di restituirmi il mio manoscritto14, ma non osai; sarebbe equivaluto15 a confessargli che della cura non volevo più saperne. Riservai un tentativo simile ad altra epoca quand’egli si sarebbe accorto che alla cura non ci pensavo più e vi si fosse rassegnato.

LA MACCHINA DEL DUBBIO In questo brano Zeno ripercorre alcuni dei temi principali affrontati nei capitoli della sua autobiografia (il rapporto con il padre, la rivalità con Guido, le circostanze del matrimonio con Augusta Malfenti ecc.), presentandoli attraverso il giudizio del dottor S., con il quale deve di nuovo fare i conti. Anche se Zeno parla delle opinioni del suo medico con scetticismo e sarcasmo, finisce per ammettere, agli occhi del lettore, l’inattendibilità almeno parziale di ciò che ha narrato. La coscienza di Zeno funziona così, dall’inizio alla fine, come una perfetta e geniale “macchina del dubbio”.

ZENO, NARRATORE INATTENDIBILE PER ECCELLENZA Il dottor S. ha torto, secondo Zeno, eppure sembra che si sia avvicinato più di una volta a comprendere con lucidità le ragioni reali del comportamento del suo paziente (ad esempio, non sembra esprimere un’idea sbagliata quando dice che, per Zeno, sposare l’una o l’altra sorella Malfenti era la stessa cosa). E perché, domanda il dottor S., Zeno non ha mai parlato del «grandioso deposito di legnami, vicinissimo alla casa dove noi pratichiamo la psico-analisi, [che] era appartenuto alla ditta Guido Speier e C.»? Questo, in particolare, è un passaggio notevole almeno da due punti di vista:

• terapeutico, perché rivela la reciproca sfiducia che caratterizza il rapporto di Zeno, che nella migliore delle ipotesi omette una parte importante della verità, con il dottor S., che a sua volta non si fida del paziente e si mette a fare indagini sul suo conto, cosa che va ben al di là dei compiti di uno psicoterapeuta;

• espressivo, perché Zeno dice di non aver raccontato del deposito di Guido non conoscendo abbastanza bene il toscano (cioè: l’italiano) per nominare i vari tipi di legnami (una motivazione questa che suona ben poco plausibile).

Zeno tace, mente, dimentica, seleziona i fatti concentrando la sua attenzione su fatti secondari, mentre sorvola su quelli importanti. È il narratore inattendibile per eccellenza: e per questo ciò che dice è sempre interessante.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Ricostruisci il profilo psicologico di Zeno delineato dal dottor S.

2 Che cosa di particolarmente importante Zeno avrebbe omesso di riferire al dottore?

3 Sintetizza le controargomentazioni di Zeno in relazione a quanto osservato dal dottor S.

ANALIZZARE

4 In che cosa si differenzia il metodo del dottor Paoli rispetto a quello del dottor S.?

INTERPRETARE

5 In tutto il romanzo, il racconto di Zeno oscilla tra verità e menzogna. Ti sembra che questo valga anche per questo passo? Motiva le tue osservazioni in base ai dati testuali.

6 Nelle intenzioni del dottor S., da che cosa Zeno dovrebbe guarire? Perché, invece, Zeno non vuole veramente curarsi?

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  1. Ricordo … risentimento: Zeno associa qui esplicitamente nel sentimento di antipatia il dottor S. al dottor Coprosich, il medico che aveva assistito il padre morente e con il quale Zeno era entrato in conflitto.
  2. il vecchio Malfenti: il suocero di Zeno, padre di Augusta e Ada.
  3. sfregiai: offesi, profanai.
  4. Tradii mia moglie: se ne parla nel capitolo 6 del romanzo, La moglie e l’amante.
  5. vediamo … esse: è un passo in cui si dimostra l’abilità di Zeno nell’aggirare le questioni che coinvolgono direttamente i suoi impulsi e complessi, spostando l’attenzione su un concetto accessorio o, come in questo caso, cavandosela con una battuta spiritosa tesa a mettere in ridicolo il dottore.
  6. Non ricordò … ricordarglielo: i dubbi del dottor S. sulle ragioni dell’atto mancato di Zeno sono giustificati dalle stesse osservazioni del protagonista del capitolo precedente, Storia di un’associazione commerciale. Ma qui, volendo rispondere a tono al medico, il narratore attribuisce al gesto una ragione pratica, dando una lettura innocente del suo comportamento nei confronti di Guido (comportamento che probabilmente non è innocente).
  7. scelto da Ada: il dottore insinua che una donna bella e di buona famiglia come Ada non avrebbe potuto amare e sposare un fallito come il Guido descritto da Zeno; non solo, quindi, il dottor S. dubita del suo paziente, ma ne mette in risalto anche i tratti negativi del carattere, come l’invidia, e “rigira il coltello nella piaga” ricordandogli il rifiuto subito da una donna del fascino di Ada.
  8. sapin: abete (francese).
  9. dottor Paoli: incarna la dimensione oggettiva della medicina, fondata su dati verificabili; in questo senso, il dottor Paoli è l’opposto del dottor S. e rappresenta la cultura positivistica (che, nonostante le aperture verso la psicanalisi, era comunque alla base della formazione di Svevo, oltre che del suo personaggio Zeno).
  10. incanutito: imbiancato (nei capelli o nella barba).
  11. granatiere: soldato scelto, addestrato al lancio di granate, dotato di un fisico imponente.
  12. espulsione: fenomeno fisiologico, come un’eruzione (cutanea) o simili.
  13. spiritismo: dal punto di vista di Zeno, il paragone con lo spiritismo implica un giudizio assai severo sulla psicanalisi; nel capitolo 5 (La storia del mio matrimonio), infatti, il protagonista aveva raccontato di una seduta spiritica in casa Malfenti, in cui aveva cercato di far passare Guido Speier per un credulone e di metterlo in cattiva luce con Ada.
  14. Avrei … manoscritto: Zeno spiega come mai il dottor S. è rimasto in possesso del suo manoscritto, ma ignora ciò che lo psicanalista dichiara nel Preambolo, cioè che ha pubblicato l’autobiografia per vendetta nei confronti del paziente.
  15. equivaluto: equivalso (si ricordi sempre che l’italiano di Svevo è talvolta – come qui – incerto).