Johann Wolfgang Goethe

Faust

Questo perpetuo creare, allora, perché?

Quella illustrata da Mefistofele allo studente (vedi T8) è la strada lunga e faticosa della scienza. Sotto la guida dello stesso Mefistofele, invece, Faust sperimenta una forma di sapere ben diversa, basata sul piacere e sul superamento dei propri limiti. Il diavolo lo farà viaggiare nel tempo e nello spazio, gli permetterà di agire, modificare la storia, sedurre, disilludere, ingannare, realizzare grandi opere. Nel primo libro Faust, trasformato in un giovane cavaliere, seduce una ragazza di nome Gretchen, che subito dopo abbandona: distrutta, la ragazza affoga il figlio avuto da lui e viene per questo impiccata. Ma il rimorso non ferma Faust, che continua il suo viaggio fino a partecipare alla notte di Valpurga, il sabba di streghe che costituisce la scena culminante della prima parte.
Nel secondo volume dell'opera, Faust è ormai vecchio, e nonostante la grandezza delle opere che ha intrapreso (nel corso dei suoi viaggi nel tempo ha conosciuto e sedotto persino Elena di Troia) e le opere che ha realizzato, si sente ancora proiettato verso il futuro. Ma la sua ora sta per arrivare: i lemuri (cioè una specie di zombie, «ignudi scheletri mostri ... ibride larve formate d’ossa, di tendini e di nervi»), aizzati da Mefistofele, stanno scavando la sua tomba. Sentendo il rumore di vanghe e pale, Faust pensa che si tratti degli operai che, secondo i suoi ordini, stanno bonificando il territorio.

    FAUST  uscendo dal palazzo e tastando gli stipiti della porta
    Lo stridio delle vanghe, quanto mi fa piacere!
    È la gente che mi serve,
    che la terra riconcilia con se stessa,
    che pone confini alle onde,
5   che serra il mare con due barriere.





    MEFISTOFELE  a parte
    Ma con le tue dighe, con i tuoi moli
    ti affatichi soltanto per noi
    e a Nettuno, demonio del mare,
    stai preparando gran festino.
10   Comunque vada siete perduti...
    Gli elementi congiurano con noi,
    e tutto corre ad annientarsi.



    FAUST  Sorvegliante!



    MEFISTOFELE  Eccomi.



15   FAUST  Quanto più puoi, fa’ venire
    in massa operai su operai!
    Per stimolarli, premia, punisci
    pagali, adescali, spremili!
    Voglio avere un rapporto giornaliero
20   di quanto si allunga il canale intrapreso.



    MEFISTOFELE  a mezza voce
    Si tratta, secondo che ho avuto notizia,
    non di un fossato, ma di una fossa.



    FAUST  Una palude sotto il monte si distende
    e ammorba quanto s’è già conquistato.
25   Che anche quell’acque putride scompaiano,
    questa sarebbe l’ultima e più alta conquista.
    Aprirei spazi a milioni e milioni
    d’uomini che vi abitino
    sicuri no e invece attivi e liberi.
30   Verdi campi, fecondi! Uomini e armenti
    subito accolti dalla terra appena emersa
    avranno sede subito sotto il colle potente
    che avrà eretto una gente audace e laboriosa.
    Qui, all’interno, un paese di paradiso;
35   là, fuori, l’onda fino al limite;
    e quando eroda a irrompere violenta,
    corra unanime un impeto a colmare la breccia.
    Sì, mi sono dato tutto a questa idea,
    qui la sapienza suprema conclude:
40   la libertà come la vita
    si merita soltanto chi ogni giorno
    la dovrà conquistare.
    E così, circondati dal pericolo, vivano
    qui il bimbo, l’uomo, il vecchio, la loro età operosa.
45   Tanto folto fervore, lo potessi vedere!
    In una terra libera fra un popolo libero esistere!
    Potrei dire a quell’attimo:
    «Fermati dunque, sei così bello!
    Non potrà mai, l’orma dei giorni miei terreni,
50   per volgersi di eòni1 scomparire».
    Presentendo in me quella
    felicità tanto alta, ora godo
    l’attimo mio più alto.



    FAUST cade all’indietro, i Lemuri lo afferrano e lo pongono sul suolo



    MEFISTOFELE  Non c’è piacere che lo sazi, non c’è felicità
55   che gli basti; sempre immagini mutevoli vagheggia
    e l’ultimo mediocre vuoto attimo
    quel poveretto vorrebbe tenerselo.
    Chi con tanta energia mi contrastava
    lo vince il tempo. Il vecchio è qui disteso
60   sulla sabbia. L’orologio si ferma...



    CORO  L’orologio si ferma.
    È silenzioso come la mezzanotte.
    La lancetta va giù.



    MEFISTOFELE  Va giù. Tutto è compiuto.



65   CORO  È passato!



    MEFISTOFELE
    Passato! Che parola sciocca! Perché «passato»?
    Passato e puro nulla: identità completa.
    Questo perpetuo creare, allora, perché?
    Per travolgere nel nulla quel che è stato creato?
70   «È passato!» Come dobbiamo intenderla,
    questa parola? È come non fosse mai stato
    eppure s’agita in cerchio, come esistesse.
    Preferire, fossi io, il vuoto eterno.

UN DESIDERIO INSODDISFATTO  Nel monologo finale, Faust ripete le parole dette al momento del patto con il diavolo. I piaceri infiniti offertigli da Mefistofele avrebbero dovuto saziare la sua sete di conoscenza, avrebbero dovuto renderlo tanto soddisfatto da desiderare di “fermare l'attimo”. Ma il desiderio infinito che alberga nel cuore di Faust, lo Streben, non si è in realtà mai placato. E sarà proprio questa radicale scontentezza, questa impossibilità di fermarsi a godere delle proprie conquiste (nonostante il patto con il diavolo), a far sì che Dio lo accolga infine fra i salvati.
Il conflitto interiore di Faust ha dunque due volti: da un lato l'impulso ad agire, a migliorarsi, a dominare la natura; dall'altro le conseguenze drammatiche che tutto ciò comporta, simboleggiate dalla vendita dell'anima al diavolo. Il vitalismo di Faust, di per sé ammirevole, si abbatte come un'ascia su quanti lo circondano, a cominciare dalle figure di Gretchen e del figlio, vittime incolpevoli della sua irruenza. Fino a che punto Faust può dirsi innocente di fronte alla loro sorte? Se torniamo a leggere le prime pagine del Werther vediamo che questo tema, l'impossibilità di ritenersi innocenti nel compiere il male, è presente nella riflessione di Goethe fin dalle prime opere.

IL VITALISMO FAUSTIANO  La tragedia di Faust si è radicata profondamente nell'immaginario europeo, al punto che per indicare un desiderio insaziabile o un accordo dalle conseguenze pericolose si utilizza talvolta l'aggettivo "faustiano". Ci sono anche ragioni storiche che spiegano perché la figura di Faust sia diventata paradigmatica. Negli anni in cui Goethe scrive, l'industrializzazione e il colonialismo stanno portando l'Europa alla sua massima espansione; la capacità di penetrazione della cultura occidentale sembra non conoscere ostacoli e la parabola ascendente della borghesia tocca il suo punto culminante. Faust è, un po' come Ulisse, l'incarnazione di questo desiderio conoscitivo in infinita evoluzione, ma a differenza dell'eroe greco mostra come sia impossibile non tener conto della violenza che è implicita nella volontà di azione. L'uomo – «microcosmo di pazzia», come lo definisce Mefistofele – resta sempre, per Goethe, poco più di un apprendista stregone, che rischia di farsi sommergere e annientare dalle impreviste conseguenze di ciò che lui stesso crea o mette in moto.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Che cosa crede Faust che stiano preparando gli operai? A che cosa invece lavorano?



2. Spiega cosa intende Faust quando, all'inizio del brano (vv. 1-4), dice:



ANALIZZARE


3. Faust parla in tono ispirato, sublime, mentre Mefistofele è amaro e sarcastico. Cita due passi del brano in cui questi due diversi toni affiorano in maniera più evidente.



INTERPRETARE


4. Faust ha un'idea alta, nobile del lavoro umano. Al contrario, secondo Mefistofele gli sforzi umani non servono a niente, c’è soltanto il «vuoto eterno» (v. 73). È un finale sospeso, che non dice esplicitamente quale delle due concezioni dell'agire umano sia da preferirsi. A tuo parere, a quale delle due aderisce Goethe?



5. Faust incarna l'aspirazione alla conoscenza e al progresso: di questo, fra le altre cose, tratta l'opera di Goethe. Confronta questa concezione con quella di scrittori italiani come Parini (soprattutto nelle Odi), o Leopardi (soprattutto nella Ginestra).



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  1. per volgersi di eòni: per quanto passi il tempo. Nella mitologia gnostica, gli eoni erano gli intermediari tra Dio e la realtà sensibile; ma il termine si adopera anche per definire un amplissimo lasso di tempo.
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