Niccolò da Correggio

Rime

Sì como el verde importa speme e amore

Si tratta di un sonetto “cortigiano” come pochi altri, che unisce due motivi: il primo è l’omaggio galante, cioè l’invio di un libretto nel quale il poeta descrive le sue sofferenze alla donna che ama (forse un libro di poesie); il secondo motivo è l’indicazione dei significati che venivano attributi ai colori. 

    Sì como el verde importa speme1 e amore,
    vendetta è el rosso e il turchin gelosia,
    fermezza el negro2 e ancor melenconia,
4   el bianco mostra purità3 di core;



    el giallo avere extincto ogni suo ardore,4
    e chi veste morel secreto sia,5
    taneto puoi fastidio e fantasia,6
8   travaglia il beretin, carneo7 dolore.



    Di questo ultimo volse a te venire
    coperto el libro mio,8 se ben chi ’l manda
11   voria più presto lui i suo’ casi9 dire.



    In quel non legerai cosa nefanda,10
    né ti chiede ancor fine al mio martire,11
14   ché un bon servir tacendo assai dimanda.12





Metro: sonetto di schema ABBA ABBA CD CDCD.

UN LIBRO E I COLORI  L’invio di un sonetto che accompagna un dono è abbastanza frequente nei canzonieri quattrocenteschi: rappresenta infatti un’occasione d’incontro, di scambio reale tra amante e amata, anche se mediato dall’oggetto donato. Il motivo del dono è qui associato a un secondo motivo, il significato simbolico dei colori, che va collocato all’interno della cultura quattrocentesca e dell’esperienza della corte: esisteva, a quel tempo, un vero e proprio codice in base al quale indossare un colore piuttosto che un altro; serviva infatti a lanciare dei messaggi, soprattutto messaggi d’amore: per dirsi gelosi (turchese), o desiderosi di vendetta (rosso), o speranzosi (verde), o stufi di una relazione infelice (giallo) e così via.
Il dono viene nominato soltanto nelle terzine: è un libro con la copertina color carne. Prima di farci conoscere il dono, però, il poeta nomina dieci colori e il rispettivo significato, e solo alla fine menziona, per l’appunto, il carneo, simbolo di sofferenza. L’accumulo dei colori e dei sentimenti a essi collegati serve quindi a far risaltare il colore del libro e soprattutto il sentimento che sta provando il poeta: il dolore. L’ordine dei colori non è del tutto casuale: dominano, alla fine, i sentimenti negativi, ma l’inizio, un po’ ingannevole, è all’insegna della speranza e dell’amore.

Niccolò da Correggio (Ferrara 1450-1508), cugino di Matteo Maria Boiardo, apparteneva alla nobiltà emiliana. Fin da giovane, in anni di lotte molto accese tra le signorie padane, dovette occuparsi della difesa dei suoi territori, impegnato in attività militari e diplomatiche. Fu al servizio degli Estensi e degli Sforza, e dopo l’ascesa di Ludovico il Moro diventò un suo alleato. Catturato dai veneziani durante la guerra contro Ferrara (1482), rimase in carcere per circa un anno. Liberato, soggiornò soprattutto a Ferrara, una corte culturalmente vivace, dove scrisse un’opera teatrale, la Fabula di Cefalo. Nel 1491 si trasferì a Milano, presso Ludovico il Moro, ma dopo pochi anni, in seguito alle guerre contro i francesi, anche i rapporti con lo Sforza si incrinarono. Morì a Ferrara nel 1508.

Inserito nel circuito delle più vivaci corti quattrocentesche, fu un uomo colto e raffinato. Isabella d’Este – la potente e intelligente marchesa di Mantova – lo descrive in una sua lettera come uno dei migliori poeti e cortigiani italiani («più atilato [“dotato”] de rime et cortesie erudito cavagliere et barone che ne li tempi suoi se ritrovasse in Italia»). La raccolta delle sue rime, che non presentano uno svolgimento interno come il canzoniere di Petrarca o gli Amorum libri di Boiardo, conta più di 400 testi (soprattutto sonetti, molti capitoli, qualche canzone e una sestina).

Come si è accennato, la vita di Niccolò si spese in gran parte in missioni militari e diplomatiche per i signori della sua epoca, ma i rapporti con questi potenti non furono sempre sereni. Alcune delle sue rime esprimono una forte ostilità nei confronti della corte: un ambiente nel quale era nato e cresciuto, da cui non poteva in nessun modo prescindere, ma che – appunto – conosceva troppo bene per poterlo apprezzare.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Isola nel sonetto le parole più difficili, e spiegane il significato: per esempio, importa significa “comporta”, morel “marrone scuro” ecc. Fai attenzione ai “falsi amici”: fantasia, per esempio, non ha qui lo stesso significato che ha oggi.



ANALIZZARE


2. Nella struttura della poesia prevale l’ipotassi o la paratassi?



INTERPRETARE


3. La cosa più interessante della poesia è il modo in cui i colori sono collegati agli stati d’animo. Conosci altre opere – letterarie o figurative – in cui i colori assumano un significato simbolico (pensa per esempio alla rappresentazione di Beatrice nella Vita nova di Dante)?



4. Intervista due persone, possibilmente di età diversa e chiedi loro che sentimento o sensazione collegano a ciascuno dei colori citati nel sonetto.



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  1. Sì como: Così come; importa: significa (“porta con sé” il significato); speme: speranza, come si dice ancor oggi (“verde speranza”).
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  3. negro: il nero, che indica fermezza, cioè, costanza, fermezza d’animo, ma anche la melenconia, malinconia, tormento amoroso.
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  5. purità: purezza.
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  7. exctinto: spento; ogni suo ardore: le fiamme d’amore: chi usa il colore giallo mostra di non amare più.
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  9. morel: colore scuro, quasi nero (“moro”); secreto sia: indica che qualcosa deve restare segreto.
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  11. taneto: castano bruno; fastidio: noia; fantasia: capriccio.
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  13. travaglia il beretin: il color berrettino (grigio, color cenere) indica sofferenza; carneo: color carne; roseo.
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  15. Di questo ... mio: Il mio libretto ha voluto venire da te coperto di quest’ultimo colore; il poeta ha mandato alla donna un libretto con la copertina color carne.
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  17. se ben ... dire: sebbene chi te lo manda (cioè il poeta stesso) preferirebbe parlarti di sé di persona; più presto: piuttosto; i suo’ casi: le questioni che lo riguardano.
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  19. In quel: in quel libretto; cosa nefanda: cose empie, negative, che non si possono dire.
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  21. né ... martire: e non ti chiede di porre fine alla mia sofferenza (martire); cioè, nel libretto la donna non leggerà richieste di pietà.
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  23. ché ... dimanda: che un buon servizio (cioè un buon servitore, un amante fedele) può chiedere molte cose anche senza dire una parola.
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