Cecco Angiolieri

Rime

S’i’ fosse foco: una catena di maledizioni

La più famosa tra le poesie di Cecco Angiolieri è senz’altro il sonetto S’i’ fosse foco, famosa sia per la sua forma sia per il suo contenuto. Quanto alla forma, il meccanismo è semplice: l’intero testo è costruito su una anafora , cioè sulla ripetizione, all’inizio di ogni verso, del sintagma s’i’ fosse (“se io fossi”): Cecco dice che cosa farebbe se fosse una tal persona o cosa. Il contenuto è quello di una maledizione, di un’invettiva contro tutto e contro tutti, forse la più celebre invettiva della letteratura italiana. 

S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempestarei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandereil’ en profondo1

s’i’ fosse papa, serei allor giocondo2,
ché tutti cristiani embrigarei3;
s’i’ fosse ’mperator, sa’ che farei?
a tutti mozzarei lo capo a tondo4.

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;
s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:
similemente faria da mi’ madre.

S’i’ fosse Cecco com’i’ sono e fui,
torrei5 le donne giovani e leggiadre:
le vecchie e laide lasserei altrui6.

 

 

Metro: sonetto di schema ABBA ABBA CDC DCD

LA RETORICA AL SERVIZIO DI UN’INVETTIVA L’anafora all’inizio di ogni verso fa l’effetto di una grancassa, o di un gong, insomma di uno strumento che dà un suono forte, scandito, e richiama l’attenzione. Dà anche subito l’impressione che si stia parlando di qualcosa di molto serio e drammatico; basta fare un confronto con un’altra anafora famosissima della poesia medievale, l’inizio del canto III dell’Inferno: «Per me si va ne la città dolente, / per me si va ne l’etterno dolore, / per me si va tra la perduta gente». Cecco Angiolieri si serve di questa formula retorica in un sonetto tutto paratattico, dal lessico semplice, colloquiale. 

CECCO FA SUL SERIO? Tutto qui? No, perché Cecco è un maestro nell’uso dell’ironia, e nello svolgimento del sonetto c’è una sorpresa. I primi otto versi sono violentissimi: vorrebbe bruciare il mondo, scuoterlo, annegarlo, sprofondarlo; vorrebbe, se fosse il papa, farla pagare a tutti quanti (embrigarei); vorrebbe, se fosse imperatore, tagliare la testa a tutti. Morte e distruzione, insomma. E i vv. 9-11 sono ancora peggio, perché la violenza adesso si rivolge contro i genitori: il poeta vorrebbe che la madre e il padre morissero. Ma al v. 12 c’è il capovolgimento, e l’atmosfera di tragedia si dissolve in uno scherzo. Cecco non è né fuoco né vento né acqua né papa né imperatore: è e sarà sempre Cecco, e vorrà sempre prendersi le donne più giovani e belle, lasciando agli altri le vecchie e brutte. Insomma, il testo nasce minaccioso, cruento, e finisce in una burla. “Tutta la rabbia che ho nei confronti del mondo – è come se dicesse Cecco – si dissolve al pensiero delle belle donne”. 

LA LINGUA E LA SINTASSI Dal punto di vista formale va anche notato quello che si definisce il “tu diatribico”, cioè un interlocutore immaginario a cui il poeta si rivolge: «sa’ che farei?». È un tratto della lingua parlata che ci è familiare ancora oggi: «Ma sai che faccio? Io...», «Allora sai cosa ho fatto?». È un modo per avvicinarsi all’interlocutore (reale o fittizio), una specie di strizzata d’occhio. E va notato soprattutto che questo non è un sonetto facile da scrivere, perché non è facile costruire tanti brevi periodi ipotetici con i verbi al congiuntivo e al condizionale mantenendo le rime. Come supera Cecco questa difficoltà? Costruendo versi che contengono l’intero periodo, protasi («S’i’ fosse foco») e apodosi («ardere’ il mondo»), e che assumono così una cadenza fortemente ritmata, quasi a botta e risposta. Una tecnica che Cecco perfeziona anche in altri componimenti come la tenzone fittizia:«Becchin’amor!».

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Dal punto di vista del contenuto, il sonetto si può dividere in due parti; individuale e riassumile. 

2 Questo è un sonetto (quasi) tutto anaforico. Che effetto fa questo procedimento retorico? 

CONTESTUALIZZARE

3 In un suo saggio del 1908, lo scrittore Luigi Pirandello sostiene che Cecco Angiolieri è un poeta superficiale:

Egli tiene sempre da una parte, e sappiamo purtroppo che parte sia; e mai né contrasti né contraddizioni in lui [...]; e la sua malinconia, determinata da cause a noi ben note, non ha nulla a che vedere col profondo e sottile sentimento filosofico dell’umorista. Restano le volgarità e le trivialità.

Sei d’accordo con questo giudizio? Che cos’è il «sentimento filosofico dell’umorista»? Ci sono scrittori che a tuo avviso lo possiedono, e cioè che sanno far ridere o sorridere in modo intelligente?

4 Fare poesia attraverso le maledizioni. Conosci altre poesie o canzoni (pop, rock, rap) in cui avvenga qualcosa del genere?

INTERPRETARE

5 Se scrivessi tu il tuo personale “S’i’ fosse foco”, che cosa o chi vorresti incendiare?

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  1. mandereil’ en profondo: lo farei sprofondare.
  2. serei ... giocondo: allora sì che sarei contento.
  3. tutti cristiani embrigarei: tutti quanti metterei nelle brighe, nei guai.
  4. a tutti ... a tondo: decapiterei tutti coloro che mi trovassi intorno.
  5. torrei: prenderei; da torre, derivato di togliere, nel senso appunto di “prendere”; del resto ancor oggi si dice, colloquialmente, to’ (da togli), intendendo “prendi”.
  6. le vecchie ... altrui: e lascerei le vecchie e brutte agli altri.