Francesco Petrarca

Canzoniere

Solo e pensoso i più deserti campi: la solitudine impossibile

Per tutta la vita, Petrarca si è dovuto dividere tra una vita pubblica molto impegnativa e la solitudine degli studi (l’otium dei latini). La dialettica tra l’isolamento e il trovarsi in mezzo al vulgo (di cui parla nel sonetto proemiale) si riflette anche nel modo in cui, a partire dalla tradizione poetica precedente, concepisce il sentimento amoroso: tra i precetti dell’amore cortese c’era anche quello di tenere celato il proprio amore. Petrarca immagina che i segni del suo innamoramento siano invece troppo evidenti e teme che le genti possano accorgersene. Per questo cerca la solitudine; e tuttavia neppure in mezzo alla natura riesce a far sì che l’amore che prova resti nascosto, poiché immagina che persino «monti e piagge / e fiumi e selve» si rendano conto del suo stato. Infatti, anche nella solitudine più completa accanto a lui c’è Amore.

Solo e pensoso i più deserti campi
vo mesurando1 a passi tardi e lenti2,
e gli occhi3 porto per fuggire intenti4
ove vestigio5 uman la rena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi6
dal manifesto accorger de le genti7,
perché negli atti d’alegrezza spenti8
di fuor si legge com’io dentro avampi9:

sì ch’io mi credo10 omai11 che monti e piagge
e fiumi e selve sappian di che tempre12
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so, ch’Amor non venga sempre
ragionando13 con meco, e io con lui.

 

Metro: sonetto con schema ABBA ABBA CDE CDE.

IN PRESA DIRETTA? Ecco un testo che sembra scritto “in presa diretta”, come se l’autore ci stesse raccontando ciò che sta facendo nel momento in cui lo compone: “attraverso campi deserti, sto attento a evitare i luoghi abitati dagli altri uomini” eccetera. Ma il poeta non sta descrivendo una sua passeggiata, sta descrivendo tutte le sue passeggiate; dice infatti che Amore è sempre lì presente, dialoga sempre con lui. I verbi al tempo presente non esprimono cioè un’azione isolata, ma una consuetudine: questa vita di solitudine, di ritiro dal mondo, è la vita dell’innamorato Petrarca. 

DA DANTE A PETRARCA Il personaggio allegorico di Amore appare a Petrarca in mezzo alla natura. Il significato è chiaro: l’amore non lo abbandona mai, neppure quando è lontano da tutti. Tuttavia è importante notare che questi elementi (l’incontro con Amore in un luogo isolato, la fuga dalla folla) fanno parte di uno scenario tradizionale, che ritroviamo per esempio nella Vita nova di Dante, nel sonetto Cavalcando l’altrier per un camino, dove Dante «in mezzo della via», incontra Amore vestito da pellegrino che cammina sospirando «per non veder la gente, a capo chino». I due sonetti sono ovviamente molto diversi, ma gli elementi di base sono gli stessi: in particolare, l’incontro con Amore viene collocato in un luogo solitario per alludere probabilmente (ma molto esplicitamente in Petrarca) alla condizione di isolamento dell’amante infelice.

LEGGERE PETRARCA CON PETRARCA Nel Secretum, l’idea della solitudine come rimedio all’amore, che già in questo sonetto si dimostra illusoria, verrà messa in discussione, e Petrarca proporrà una soluzione radicalmente differente citando un passo dei Remedia amoris (“Rimedi d’amore”) del poeta latino Ovidio (43 a.C.-18 d.C.): per dimenticare l’amore non si deve fuggire dal vulgo, ma ci si deve confondere con esso. L’opera di Petrarca, che si dispiega lungo un arco cronologico molto ampio e che è quindi molto stratificata, deve essere letta facendo sempre molta attenzione ai rapporti tra i vari testi e le varie epoche. Petrarca cresce, matura, diventa vecchio, cambia spesso idee e prospettive e le sue opere rispecchiano ovviamente questi mutamenti: la solitudine poteva essere una ricetta antiafrodisiaca per il giovane amante, ma non lo è per l’uomo maturo.

LO STILE Dal punto di vista formale, sono notevoli le rime A e B, entrambe su due consonanti, -ampi ed -enti (campi / stampi; scampi / avampi; lenti / intenti; genti / spenti) ed è notevole l’avvio lento, largo del sonetto: il ritmo stesso dei primi versi sembra imitare l’incedere grave del poeta innamorato e contribuisce all’atmosfera ovattata della poesia, rendendo quasi percettibile – si potrebbe dire con un paradosso – il suono della solitudine.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE 

1 Dai un titolo a ciascuna delle strofe, come se fossero quattro sequenze distinte, poi riassumi il contenuto della lirica (in terza persona).

2 Individua i termini che indicano l’errare fisico e quelli che indicano il vagare mentale. 

ANALIZZARE 

3 Trova le coppie di aggettivi e di sostantivi coordinati. Perché Petrarca le adopera così spesso? Che effetto espressivo ottiene attraverso di esse?

INTERPRETARE 

4 Leggi ad alta voce il sonetto, con un tono che sia adeguato al suo contenuto. Se dovessi metterlo in musica, quale musica (partitura classica, canzone pop ecc.) sceglieresti? 

5 Stare da soli: è una cosa che ti affascina o che ti fa paura? Spiega oralmente le ragioni della tua risposta.

6 Nel mondo di Facebook e delle amicizie virtuali, ti sembra che le persone siano più o meno sole rispetto alle persone che vivevano all’epoca di Petrarca?

Stampa
  1. vo mesurando: la formula di andare + gerundio (vo [vado] mesurando) non indica un movimento, ma la continuità dell’azione; dunque “percorro continuamente”. 
  2. tardi e lenti: dittologia sinonimica.
  3. gli occhi ... intenti: l’espressione significa “tengo gli occhi attenti”, cioè “sto attento”, con lo stesso senso del moderno «tenere gli occhi bene aperti».
  4. fuggire: è transitivo e regge «ove vestigio uman la rena stampi». S’intenda: fuggire i luoghi segnati da piede umano. 
  5. vestigio: traccia.
  6. Altro ... scampi: il poeta non trova altra difesa (schermo), a parte la fuga in luoghi solitari, che possa salvarlo (scampi, “salvi”) dalla folla che si avvicina a lui per osservare i segni del suo dolore.
  7. manifesto ... genti: la folla si accorge, comprende chiaramente (in modo manifesto) quale sia lo stato interiore del poeta.

    *Genti

    Al plurale, gente (che deriva dal latino gens, a sua volta connesso al verbo gigno, “generare”) è un francesismo (ancor oggi, in francese si dice les gensper “la gente”); il fatto che Petrarca adoperi nella sua poesia dei francesismi non stupisce affatto, sia perché la lingua poetica italiana antica ne è piena sia perché lui stesso, che visse a lungo in Provenza, doveva conoscere bene il francese. Ma qui c’interessa l’accezione in cui il termine è usato dal poeta: le genti sono coloro da cui non si vuole esser visti, con cui non si vuole interagire, insomma, i rappresentanti di un mondo che si cerca di tenere fuori dalla porta. Petrarca è un solitario, anche un po’ un misantropo, e questa opposizione tra l’io e la gente, gli altri, è un motivo che s’incontra spesso nel Canzoniere. Nel sonetto d’apertura, questa gente è chiamata popolo: «Ma ben veggio or sì come al popol tutto / favola fui gran tempo»; nel sonetto 7 (La gola e ’l sonno) la gente è, spregiativamente, la turba: «Povera e nuda vai, Filosofia, / dice la turba al vil guadagno intesa». Molesta, pettegola, avida: la gente (o termini affini) ha quasi sempre, in Petrarca, una sfumatura negativa. 

     


  8. spenti: privi. Ma è come se fossero privati della luminosità che dà l’alegrezza.
  9. avampi: bruci, divampi. Il motivo dell’opposizione tra la condizione interiore e la sua manifestazione esteriore è molto diffuso nella poesia medievale.
  10. mi credo: credo, penso.
  11. omai: ormai, nel senso di “ora”.
  12. di che tempre: di che tenore. Petrarca utilizza spesso, qui e altrove nel Canzoniere, la figura retorica dell’enumerazione, organizzata secondo una struttura binaria (Solo e pensoso, fiumi e selve) o per polisindeto («monti e piagge / e fiumi e selve»).
  13. ragionando: parlando.