Francesco Guicciardini

Ricordi

Storia e storiografia: il valore conoscitivo

Dire che la storia non insegna nulla, che non è (come invece credeva Machiavelli) una “maestra di vita” (Storia e storiografia: l'attenzione per i dettagli), non vuol dire che non abbia senso studiarla e che il lavoro dello storico non abbia valore: se così fosse, Guicciardini stesso non avrebbe scritto tutto quello che ha scritto. Ma la storia non è un repertorio di buoni o cattivi esempi da seguire o non seguire: è – come e più della filosofia – un modo per capire gli esseri umani.

[13] Chi vuole vedere quali sieno e pensieri de’ tiranni1, legga Cornelio Tacito2, quando referisce gli ultimi ragionamenti3 che Augusto morendo ebbe con Tiberio.

[76] Tutto quello che è stato per el passato4 e è al presente, sarà ancora in futuro; ma si mutano e nomi e le superficie delle cose5 in modo, che chi non ha buono occhio6 non le riconosce, né sa pigliare regola7 o fare giudicio8 per mezzo di quella osservazione.

[110] Quanto si ingannano coloro che a ogni parola allegano e Romani9! Bisognerebbe avere una città condizionata10 come era loro, e poi governarsi11 secondo quello essemplo: el quale a chi ha le qualità disproporzionate12 è tanto disproporzionato, quanto sarebbe volere che uno asino facessi el corso13 di uno cavallo.

IL VALORE DELLA STORIOGRAFIA  Guicciardini non nega che leggere gli storici antichi possa essere d’aiuto per capire come funzionano le vicende umane: ma la lezione che se ne può trarre è più di metodo che di contenuti (Ricordo 13). Dalla storiografia si può, cioè, imparare il modo giusto per interpretare i fatti, ma non si può ricavare una regola generale di comportamento. In alcuni Ricordi (come nel 76) la posizione di Guicciardini è più sfumata, ed egli ammette che alcune situazioni del passato possono riproporsi, simili, nel futuro.

IL COMPITO DELLO STORICO  Le circostanze particolari di un evento sono sempre diverse tra loro: la sostanza delle cose è invece la stessa e può tornare immutata. L’uomo saggio, grazie alla sua capacità di analisi e alla sua esperienza, può distinguere in ogni evento gli aspetti che cambiano e quelli che ritornano uguali, e sulla base di questi tratti invariabili può capire meglio gli uomini e come funziona la storia. Anche lo storico, nelle sue riflessioni, deve far leva soltanto sull’esperienza, sulla realtà concreta, senza accettare acriticamente regole generali dedotte da altri testi storiografici (Ricordo 110).

PERCHÉ LA STORIA È UTILE  Guicciardini riflette sull’utilità della storia anche in altre sue opere, e in una lettera a Machiavelli scrive:

Vedi che, mutati solum e visi delli homini et e colori extrinseci, le cose medesime tucte ritornano; né vediamo accidente alcuno che a altri tempi non sia stato veduto. Ma el mutare nomi et figure alla cose fa che soli e prudenti le riconoschono: et però è buona et utile la hystoria, perché ti mecte innanzi et ti fa riconoscere et rivedere quello che mai non havevi conosciuto né veduto.

“Vedi che, cambiato soltanto l’aspetto esteriore degli uomini, le cose ritornano sempre uguali; e vediamo che tutti gli eventi sono già accaduti anche in altri tempi. Ma visto che i nomi e le forme delle cose sono cambiati, solo i saggi riescono a riconoscere la somiglianza: per questo la storia è buona e utile, perché ti mette davanti e ti fa riconoscere e rivedere qualcosa che non avevi mai conosciuto o visto direttamente.”
(Guicciardini a Machiavelli, da Modena, 18 maggio 1521)

LO STILE DI GUICCARDINI  In questi tre Ricordi Guicciardini riconosce la validità degli esempi storici, ma sottolinea con forza che il ripetersi degli avvenimenti non serve tanto a stabilire delle regole, quanto ad accumulare esperienza e ad allenarsi nell’esercizio della “discrezione”. La necessità di convincere il lettore di questa affermazione lo spinge a essere più immediato anche nello stile. Ecco allora l’ellissi del Ricordo 13, in cui il significato del pensiero è tutto nel “non detto”: infatti “chi vuole vedere” come si comportano i tiranni, non lo sa da queste righe, ma lo saprà leggendo Tacito; l’estrema sintesi è data anche da un lessico molto immediato e per nulla astratto, come appunto l’inizio del Ricordo, e all’energia dell’esortativo legga. Lo stesso accade nei successivi, con la forza concreta di espressioni come buon occhio (Ricordo 76) o esempi che stanno fra il proverbio e l’apologo, uno asino facessi el corso di uno cavallo (Ricordo 110).

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Riscrivi in italiano corrente i tre brani.



2. Secondo Guicciardini, gli esseri umani cambiano nel tempo o restano fondamentalmente gli stessi?



ANALIZZARE


3. Come definiresti lo stile di questi brani? Solenne / dimesso, formale / informale, alto / basso / medio? Motiva con esempi la tua risposta.



4. Sottolinea nel testo le espressioni che appartengono al registro colloquiale.



CONTESTUALIZZARE


5. Il Ricordo 110 riflette un’idea della ‘attualità’ della storia antica molto diversa rispetto a quella che aveva Niccolò Machiavelli. Pensa agli esempi antichi nel Principe, o ai Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, e giustifica questa affermazione.



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  1. tiranno: chi detiene il potere; non ha un’accezione necessariamente negativa: Guicciardini ha in mente anche il tipo di governo instaurato a Firenze dai Medici.
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  3. Cornelio Tacito: storico romano (ca. 56-120 d.C.) che conosce grande fortuna tra Cinquecento e Seicento proprio per la sua capacità di descrivere la complessità della politica di corte (l’imitazione dello stile di Tacito e la ricerca nelle sue opere di norme di comportamento politico da applicare alla realtà delle corti dei sovrani assoluti secenteschi prenderà il nome di “tacitismo”).
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  5. ultimi ragionamenti: le ultime parole di Augusto (riportate da Tacito negli Annales, I, 13), con le quali individua e giudica gli aspiranti alla sua successione (in realtà, Tacito non dice che Augusto stesse parlando con Tiberio: ma Tiberio è il suo successore e il dialogo con lui è verosimile).
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  7. per el passato: nel passato.
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  9. e nomi ... cose: gli aspetti particolari della realtà (per esempio, le istituzioni politiche, gli ordinamenti) cambiano nel tempo.
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  11. chi ... occhio: chi non sa vedere le differenze.
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  13. pigliare regola: trovare una regola.
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  15. fare giudicio: giudicare. Per trovare una regola di comportamento o giudicare un fatto è necessario essere saggi e capaci di distinguere i vari aspetti della realtà.
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  17. allegano e Romani: citano l’esempio dei Romani.
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  19. condizionata: con le stesse condizioni, con lo stesso ordinamento.
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  21. governarsi: regolarsi.
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  23. a chi ... disproporzionate: per una città contemporanea che è di natura così diversa rispetto a una città antica.
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  25. el corso: la stessa andatura. Voler seguire le stesse regole di un governo con caratteristiche così diverse è una fatica destinata al fallimento: come voler far andare un asino come se fosse un cavallo.
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