Francesco Guicciardini

Ricordi

Storia e storiografia: l’attenzione per i dettagli

La storia è davvero “maestra di vita”, come dicevano i latini e come credeva Machiavelli, che esortava i prìncipi a leggere le storie degli antichi e basava i suoi giudizi, oltre che sulla «lunga esperienzia delle cose moderne», sulla «lezione delle [cose] antique»? Nei Ricordi, Guicciardini formula alcune riflessioni che mostrano come, su questo tema, il suo punto di vista sia più complesso e sfumato.

[6] È grande errore parlare delle cose del mondo indistintamente e assolutamente1, e per dire così, per regola2; perché quasi tutte hanno distinzione3 ed eccezione4 per la varietà5 delle circunstanze,le quali non si possono fermare con una medesima misura6; e queste distinzione e eccezione non si truovano scritte in su’ libri, ma bisogna le insegni la discrezione7.

[114] Sono alcuni8 che sopra le cose che occorrono9 fanno in scriptis10 discorsi del futuro11, e quali12, quando sono fatti da chi sa, paiono a chi gli legge molto belli13; nondimeno sono fallacissimi14, perché dependendo15 di mano in mano16 l’una conclusione dell’altra, una che ne manchi, riescono vane17 tutte quelle che se ne deducono; e ogni minimo particulare18 che varii è atto a fare variare una conclusione; però19 non si possono giudicare le cose del mondo sì da discosto20, ma bisogna giudicarle e resolverle21 giornata per giornata22.

[143] Parmi che tutti gli istorici abbino, non eccettuando alcuno, errato in questo: che hanno lasciato di scrivere23 molte cose che a tempo loro erano note, presupponendole come note. Donde nasce che24 nelle istorie de’ Romani, de’ Greci e di tutti gli altri, si desidera oggi la notizia in molti capi25; verbigrazia26, delle autorità e diversità de’ magistrati27, degli ordini28 del governo, de’ modi della milizia29, della grandezza delle città e di molte cose simili, che a’ tempi di chi scrisse erano notissime e però pretermesse30 da loro. Ma se avessino considerato31 che con la lunghezza del tempo32 si spengono le città e si perdono le memorie delle cose, e che non per altro sono scritte le istorie che per conservarle33 in perpetuo, sarebbono34 stati più diligenti a scriverle35, in modo che così avessi36 tutte le cose innanzi agli occhi chi nasce in una età lontana, come coloro che sono stati presenti: che è proprio el fine della istoria.

IL COMPITO  DELLO STORICO E DELLA STORIOGRAFIA Nelle vicende umane, sempre diverse l’una dall’altra, ogni evento fa caso a sé: per questo non si può interpretare la storia sulla base di regole fisse, ma è necessario valutare le differenze che corrono tra un evento e l’altro, esercitando la propria capacità di discernimento per capire le caratteristiche particolari di ogni situazione (6). Per lo stesso motivo, dalla storia è difficile dedurre regole di comportamento: visto che i tempi e le circostanze di oggi non sono uguali a quelli di ieri, gli esempi antichi non possono essere applicati in un contesto diverso. Lo storico non può stabilire regole; il suo compito è un altro: deve capire le cause che hanno portato a un avvenimento, leggere gli avvenimenti nella loro concretezza, interpretare i fatti del passato e del presente per connetterli e capirli; con la sua riflessione cerca di capire il passato e il presente, ma non può prevedere quello che succederà (114).  
Lo storico deve leggere i singoli fatti, collegarli tra loro, spiegare le cause e gli effetti: per questo deve descrivere gli eventi con precisione, perché anche un piccolo dettaglio può essere fondamentale per capire un evento, e non è detto che il lettore conosca nei particolari il contesto di cui si sta parlando (143). Il fine della storiografia è proprio conservare la memoria degli eventi accaduti, politici e militari; per farlo, si deve descrivere tutto il contesto istituzionale necessario per capire ogni caso particolare. 

LO STILE Nella sua brevità, il Ricordo 6 è un esempio perfetto dello stile di Guicciardini; il testo è breve, le frasi sono lapidarie, la struttura sintattica e quella logico-argomentativa sono perfettamente aderenti. Guicciardini inizia ponendo una tesi generale («È grande errore...»), la dimostra spiegandola con una subordinata causale (perché) e conclude il periodo con la frase che contiene l’informazione più importante: le eccezioni, quindi i fatti veri, non si trovano scritti sui libri, ma si vedono grazie alla discrezione.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 I tre testi iniziano nello stesso modo: con il rilievo di errori o opinioni non condivise da Guicciardini; a chi pensa in maniera “sbagliata” Guicciardini oppone le proprie convinzioni. 

a Con quali formule Guicciardini introduce gli “errori” altrui? Nel Ricordo 6, per esempio, scrive «È grande errore parlare...».
b In che cosa consistono gli errori, in ciascuno dei tre Ricordi?
c Quale diversa opinione sostiene Guicciardini, in ciascuno dei tre Ricordi

INTERPRETARE

2 Che cosa significa l’espressione «distinzione ed eccezione per la varietà delle circunstanze» (Ricordo 6)? Quale concetto della storia presuppone?

3 Guicciardini ama più la pratica che la teoria. Trovi una conferma di questa propensione in questi tre Ricordi?

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  1. indistintamente e assolutamente: senza fare distinzioni e in termini generali.
  2. per regola: in nome di un solo principio generale. 
  3. hanno distinzione: sono diverse tra loro; distinzione è plurale e vuol dire “caratteristiche proprie”.
  4. eccezione: non si possono descrivere «per regola», perché molte sono le eccezioni. 
  5. per la varietà: ogni evento è diverso dagli altri. 
  6. fermare ... misura: misurare con lo stesso metro.
  7. discrezione: è la capacità di distinguere, di riconoscere la diversità propria degli eventi.

    *Discrezione
    Il termine deriva dal verbo latino discernere (formato da dis + cernere), che significa “comprendere” ma prima ancora “vagliare, separare, distinguere” (questo è il significato originario di cernere: da cui il sostantivo cernita, che designa appunto l’atto del separare, del selezionare): l’uomo saggio è, per Guicciardini, colui che sa fare delle distinzioni tra le cose e adottare ogni volta una strategia diversa per interpretarle o per volgerle a proprio vantaggio. Participio passato di discernere è discreto, che indica sia chi agisce con discrezione, con riservatezza (“una persona molto discreta”) sia, in un giudizio relativo alla qualità di una determinata cosa o persona, ciò che è abbastanza buono o abbastanza consistente: “una discreta quantità”, “uno scrittore discreto”, “avere voti discreti”.
     
  8. alcuni: il riferimento forse è a Niccolò Machiavelli, che nei suoi ragionamenti, e specie nel Principe, procede per opzioni alternative, derivando conseguenze da ogni conclusione.
  9. occorrono: succedono, accadono.
  10. in scriptis: per iscritto.
  11. fanno ... futuro: parlano del futuro.
  12. e quali: i quali discorsi.
  13. quando ... belli: se sono ben costruiti, sono piacevoli da leggere.
  14. fallacissimi: pieni di errori e ingannevoli.
  15. dependendo: il ragionamento procede per passaggi logici; se si sbaglia un passaggio, tutto il ragionamento viene meno.
  16. di mano in mano: via via.
  17. vane: errate.
  18. particulare: basta un piccolo dettaglio per far cambiare completamente il ragionamento.
  19. però: per questo.
  20. da discosto: da lontano; ma anche “in anticipo”.
  21. giudicarle e resolverle: valutare e decidere.
  22. giornata per giornata: concretamente, nella particolarità di ogni evento.
  23. hanno ... scrivere: non hanno scritto.
  24. Donde ... che: da qui deriva che. 
  25. la notizia ... capi: informazioni su molti argomenti.
  26. verbigrazia: per esempio.
  27. magistrati: cariche, magistrature.
  28. ordini: ordinamento.
  29. modi della milizia: organizzazione dell’esercito.
  30. e però pretermesse: e per questo tralasciate.
  31. se ... considerato: se gli storici antichi avessero pensato. 
  32. la ... tempo: il trascorrere dei secoli. 
  33. conservarle: conservare la memoria delle cose.
  34. sarebbono: sarebbero.
  35. diligenti a scriverle: le avrebbero descritte in modo più particolareggiato.
  36. avessi: avesse; chi legge le opere molti secoli dopo deve avere tutte le informazioni necessarie per capire le cose come chi le ha vissute dal vivo.