Torquato Tasso

Rime

Su l’ampia fronte il crespo oro lucente

Il sonetto , composto tra il 1561 e il 1562, fa parte delle rime dedicate a Lucrezia Bendidio, giovanissima cantante e damigella alla corte estense, di cui Tasso si era innamorato. Nelle quartine il poeta descrive, secondo i canoni del petrarchismo, la bellezza della donna amata; nelle terzine evoca i sentimenti che tale bellezza suscita in lui. Tasso non riesce a sottrarsi all’innamoramento perché, inaspettatamente, l’amore non passa – come vuole la tradizione – attraverso gli occhi ma attraverso le orecchie: e nelle orecchie entra, per poi raggiungere il cuore, la voce dolcissima della fanciulla.

Su l’ampia fronte il crespo oro lucente1
sparso ondeggiava, e de’ begli occhi il raggio
al terreno adducea fiorito maggio,
e luglio a i cori oltra misura ardente2:

nel bianco seno Amor vezzosamente
scherzava3, e non osò di fargli oltraggio4:
e l’aura del parlar cortese e saggio
fra le rose5 spirar s’udia sovente.

Io che forma celeste in terra scorsi6,
rinchiusi i lumi e dissi: «Ahi, come è stolto   
sguardo che ’n lei sia d’affissarsi ardito7!».

Ma del rischio minor8 tardi m’accorsi:
ché mi fu per le orecchie9 il cor ferito,
e i detti andaro ove non giunse il volto10.
 

Metro: sonetto con schema ABBA ABBA CDE CED

LA RIPRESA DELLA TRADIZIONE Sin dal primo verso, il sonetto mostra di inserirsi nel filone dei testi-ritratto, alla maniera di Petrarca (petrarchesco – e poi bembiano – è infatti l’aggettivo crespo per descrivere i capelli ricci della donna amata). Anche nella descrizione della donna amata ricorrono poi gli elementi tipici della tradizione petrarchesca (i capelli biondi, gli occhi, il candido seno), ma non manca, come si è detto, la memoria del sonetto dantesco Tanto gentile e tanto onesta pare, memoria che affiora quando della donna si predicano qualità sovraumane («forma celeste»).

UN PETRARCHISMO ERETICO Pur rifacendosi al modello del Canzoniere, il petrarchismo di Tasso è stato spesso definito eretico, dal momento che lo stile tassiano rinuncia alla compostezza e all’equilibrio del modello per cercare una cadenza più irregolare e una sintassi più franta, come mostrano qui gli iperbati e il ricorso frequente all’enjambement. È come se, attraverso questi scarti rispetto all’ordine consueto della sintassi, il poeta volesse “mimare” l’idea di un amore tormentoso, che sconvolge i sensi.

IL FULMEN IN CLAUSOLA Dalla poesia elegiaca latina sino a Petrarca e ai petrarchisti, la vista è sempre stata il medium della passione amorosa: è per questo che Tasso crede di potersi difendere dalla bellezza di Lucrezia chiudendo gli occhi. Ma, inaspettatamente, l’amore riesce a ferire il cuore del poeta passando attraverso le orecchie, come si dice nell’ultima terzina: la conclusione è un fulmen in clausola in quanto giunge del tutto imprevista, al punto da generare meraviglia prima nel poeta, che si ritrova innamorato, e poi nel lettore. Questa rielaborazione dei canoni classici, che recupera ma insieme “corregge” un tòpos consolidato della lirica amorosa, rispecchia la sensibilità manierista di Tasso e prelude a quel concettismo che sarà tipico del gusto barocco. E allo stesso canone stilistico “prezioso” appartengono le metafore che arricchiscono il sonetto, in particolare quella che evoca le caratteristiche dei mesi proiettandole sul mondo naturale (il fiorito maggio) e sul temperamento degli amanti (il torrido luglio), e quella che descrive la voce della don-na come un soffio di vento (aura) che passa tra petali di rosa. 

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Riassumi il contenuto del sonetto, mettendo in rilievo la diversa articolazione nel passaggio dalle quartine alle terzine.

2 Sottolinea nel testo parole e immagini riconducibili alla lirica d’amore stilnovista e alla tradizione petrarchesca.

3 Quali sono i sentimenti espressi dal poeta, in particolare nell’ultima terzina, e in che cosa consiste il fulmen in clausola con cui si chiude il testo? 

ANALIZZARE

4 Individua le metafore presenti nel testo e spiegane la funzione. 

CONTESTUALIZZARE

5 Confronta il sonetto di Tasso con quello di Bembo, Crin d’oro crespo e d’ambra tersa e pura: in che cosa consiste l’originalità di Tasso rispetto a Bembo?

Stampa
  1. crespo oro lucente: i capelli biondi e ricci. Tasso recupera qui un’espressione di Petrarca adoperata anche da Bembo («Crin d’oro crespo e d’ambra tersa e pura»).
  2. e de’ begli ... ardente: la luce dei begli occhi della donna portava la primavera sulla terra e il caldo ardente dell’estate nei cuori. Si noti l’iperbato al terreno... fiorito e luglio... ardentemaggio e luglio indicano la primavera e l’estate, dunque, fuor di metafora, la rinascita dell’amore e l’ardore della passione.
  3. vezzosamente / scherzava: l’avverbio è messo in rilievo dall’enjambement.
  4. non ... oltraggio: non osò ferire quel seno.
  5. rose: metafora che indica le labbra. La voce della donna (l’aura evocata) fuoriesce dalle labbra rosse come petali di rosa. 
  6. Io ... scorsi: ricorda da vicino un verso del più celebre sonetto di Dante, Tanto gentile e tanto onesta pare: «e par che sia una cosa venuta / da cielo in terra a miracol mostrare»: «forma celeste» significa appunto “entità che appartiene al cielo, che non è di questo mondo”.
  7. come ... ardito: come è stolto quello sguardo che osa fissarsi in lei. Anche qui Tasso ha forse in mente il Dante di Tanto gentile: «e li occhi no l’ardiscon di guardare».
  8. rischio minor: quello rappresentato dalla voce della donna.
  9. per le orecchie: attraverso le orecchie; la dolce voce di Lucrezia fa innamorare il poeta, che credeva di essersi messo in salvo da Amore rinunciando a guardare la donna. 
  10. e i detti ... volto: le parole giunsero là dove non era giunto il volto della donna, cioè al cuore.