Eugenio Montale

Le occasioni

Ti libero la fronte dai ghiaccioli

Il juste milieu (in francese “giusto mezzo”) tra il non capire affatto il senso della poesia e il cercare di dare invece spiegazioni fin troppo minuziose (e alla fine irrilevanti) sui contesti e sui personaggi è uno degli ideali che il poeta difese anche e soprattutto contro i suoi stessi critici. Benché possa essere utile ricostruire alcuni particolari della biografia privata dell’autore, non bisogna dimenticare che Montale ha sempre voluto trasformare le sue ispiratrici reali in figure poetiche dotate di caratteri universali.
È il caso di Irma Brandeis, che proprio nei Mottetti comincia a essere trasfigurata in una sorta di moderna donna-angelo. Il mottetto XII, Ti libero la fronte dai ghiaccioli è, in questo senso, esemplare: il poeta immagina infatti che la donna, fattasi creatura alata, compia un viaggio attraverso le regioni più alte e fredde del cielo, e che da quel viaggio torni con la fronte coperta di ghiaccio e le penne lacerate, come un uccello migratore che si sia imbattuto in un ciclone.

    Ti libero la fronte dai ghiaccioli
    che raccogliesti traversando l’alte
    nebulose; hai le penne lacerate
    dai cicloni, ti desti a soprassalti.1



5   Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
    l’ombra nera,2 s’ostina in cielo un sole
    freddoloso;3 e l’altre ombre che scantonano
    nel vicolo non sanno che sei qui.4





Metro: due quartine di endecasillabi, di cui l’ultimo tronco e due (vv. 5, 7) sdruccioli. Quasi-rime tra i vv. 1 e 6 (ghiaccioli / sole), 2 e 4 (alte / soprassalti), 5 e 8 (nespolo / vicolo).

MOTIVI RICORRENTI   Il mottetto riunisce alcuni elementi, alcuni motivi che tornano anche altre volte nelle Occasioni. La fronte evocata all’inizio del testo è una parte del corpo che compare spesso nelle descrizioni montaliane; in più di una poesia, infatti, nel descrivere il volto di Clizia, Montale si sofferma sulla fronte della donna e sulla frangia di capelli che la adorna. E ai vv. 6-7 l’immagine del sole freddoloso, la compresenza di gelo e calore è un elemento che Montale associa anche altrove alla figura di Clizia: nella poesia Iride della Bufera e altro si parla ad esempio di «fuoco in gelo». Quest’immagine potrebbe dipendere dal cognome della donna cui Clizia è ispirata, cioè Irma Brandeis: Brand in tedesco vuol dire infatti “tizzone, brace” e Eis “ghiaccio”. Il viaggio che Clizia ha appena compiuto è un viaggio simbolico, che l’ha portata dalle altezze del cielo alla terra, alla casa sicura all’interno della quale il poeta la accudisce; ma potrebbe anche essere un viaggio reale, il volo che ha portato la donna dagli Stati Uniti all’Italia. Comunque sia, resta l’immagine di una separatezza, di una (una volta tanto) felice separazione dal mondo: dentro, il poeta e la donna; fuori, tutti gli altri esseri umani, le «ombre che … non sanno che sei qui» – e ricordano un po’ gli «automi» visti nei corridoi del treno, in Addii, fischi nel buio.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Sotto quale forma appare Clizia nella prima strofa?



ANALIZZARE


2. Clizia, senhal di Irma Brandeis, viene qui trasfigurata in altro: individua le espressioni che rimandano alla sua immagine simbolica. Di quale immagine si tratta?



3. Quale effetto produce la ripetizione del termine ombra/ombre (vv. 6, 7)?



CONTESTUALIZZARE


4. In quale contesto storico è stata scritta questa poesia? E questo contesto storico è del tutto estraneo alla poesia oppure può essere significativo per la sua interpretazione?



5. Dopo esserti documentato sulla vita di Clizia, immagina di intervistarla concentrandoti su uno di questi argomenti:



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  1. ti desti a soprassalti: ti svegli a scatti. Dobbiamo dunque immaginare che la donna sia distesa sul letto, per riposarsi del lungo viaggio, e dorma un sonno nervoso.
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  3. allunga … nera: costruisci così: il nespolo allunga nel riquadro (della finestra) la (sua) ombra nera.
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  5. sole freddoloso: è un ossimoro e insieme una sinestesia, perché si incrociano percezioni diverse: il sole che si vede e il freddo che si sente.
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  7. l’altre … qui: le altre persone (insensibili all’evento, come esseri incoscienti e perciò definite ombre, come l’ombra nera del nespolo) che si infilano nel vicolo (scantonano, cioè girano, deviano) non si accorgono della presenza miracolosa della donna alata. Solo al poeta, quasi come l’iniziato di un misterioso rito, è dato assistere alla manifestazione.
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