Jean-Jacques Rousseau

Confessioni

Trasparente come un cristallo

Il brano che segue corrisponde all’inizio del primo libro, nel quale Rousseau spiega l’intento con cui si accinge a scrivere la sua autobiografia.

Mi accingo a un'impresa senza precedenti, l'esecuzione della quale non troverà imitatori. Intendo mostrare ai miei simili un uomo in tutta la verità della sua natura; e quest'uomo sarò io.

Io solo. Sento il mio cuore e conosco gli uomini. Non sono fatto come nessuno di quanti ho incontrati; oso credere di non essere fatto come nessuno di quanti esistono. Se pure non valgo di più, quanto meno sono diverso. Se la natura abbia fatto bene o male a spezzare lo stampo nel quale mi ha formato, si potrà giudicare soltanto dopo avermi letto.

La tromba del giudizio finale suoni pure, quando vorrà: con questo libro fra le mani mi presenterò al giudice supremo. Dirò fermamente: «Qui è ciò che ho fatto, ciò che ho pensato, ciò che sono stato. Ho detto il bene e il male con identica franchezza. Nulla ho taciuto di cattivo e nulla ho aggiunto di buono, e se mi è occorso di usare, qua e là, qualche trascurabile ornamento, l'ho fatto esclusivamente per colmare i vuoti della mia debole memoria; ho potuto supporre vero quanto sapevo che avrebbe potuto esserlo, mai ciò che sapevo falso. Mi sono mostrato così come fui, spregevole e vile, quando lo sono stato, buono, generoso, sublime quando lo sono stato: ho disvelato il mio intimo così come tu stesso l'hai visto. Essere eterno, raduna intorno a me la folla innumerevole dei miei simili; ascoltino le mie confessioni, piangano sulle mie indegnità, arrossiscano delle mie miserie. Scopra ciascuno di essi a sua volta, con la stessa sincerità, il suo cuore ai piedi del tuo trono; e poi che uno solo osi dirti: «Io fui migliore di quell'uomo”. […]

Mi può capitare di omettere o confondere dei fatti, di sbagliare alcune date, ma non posso ingannarmi su ciò che ho sentito né su ciò che i miei sentimenti mi hanno spinto a fare, ed è di questo che principalmente si tratta. Il vero obiettivo delle mie confessioni è far conoscere esattamente la mia interiorità in tutte le circostanze della mia vita. È la storia della mia anima che ho promesso e per scriverla fedelmente non ho bisogno di altri ricordi: mi basta, come ho fatto sinora, di entrare in me stesso.

UN'AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE Mostrandosi senza veli, Rousseau è disposto a esibire, insieme alle sue inclinazioni più nobili, anche i tratti della sua personalità che generalmente il pudore costringe a celare – pensieri ignobili, desideri ridicoli, imbarazzanti impulsi sessuali. Attraverso la letteratura egli prova a confessare ciò che è inconfessabile nel discorso quotidiano.
In apertura dell’opera, Rousseau dichiara solennemente l’unicità dell’impresa alla quale si accinge: nessuno prima di lui ha osato mostrare al pubblico tutte le pieghe del proprio animo; nessuno nei tempi a venire avrà il coraggio di imitarlo. Tuttavia esistevano già due grandissime opere autobiografiche alle quali Rousseau tacitamente si ispira: le Confessioni di Sant’Agostino (scritte all’inizio del v secolo) e i Saggi di Montaigne (1588).
L’influenza di Agostino è chiara sin dal titolo: Rousseau scrive di sé per confessarsi, ossia per rivelare i suoi vizi e peccati, trovarne le cause psicologiche, e sperare nell’assoluzione. Ma mentre Agostino si rivolgeva a Dio implorando misericordia, Rousseau si confida a un pubblico umano, per suscitare l’empatica comprensione dei lettori. Anche il riferimento al Giudizio universale e l’invocazione all’Essere supremo qui sono funzionali al giudizio umano, che è ciò che più sta a cuore a Rousseau: «Essere eterno, raduna intorno a me la folla innumerevole dei miei simili; ascoltino le mie confessioni, piangano sulle mie indegnità, arrossiscano delle mie miserie. Scopra ciascuno di essi a sua volta, con la stessa sincerità, il suo cuore ai piedi del tuo trono; e poi che uno solo osi dirti: "Io fui migliore di quell'uomo"». La sincerità di Rousseau non è affatto umile: proprio mentre confessa le sue debolezze egli le rivendica come intrinsecamente umane, tanto da affermare che nessuno che esamini se stesso con altrettanta spregiudicatezza potrà ritenersi migliore di lui. L’appello alla divinità serve a Rousseau per esortare i suoi simili a intraprendere un percorso introspettivo simile al suo. Tale percorso è poi descritto da Rousseau in termini identici a quelli di Agostino: come un ritorno in se stessi.

UN INDIVIDUO IRRIPETIBILE Per Rousseau, la difficoltà maggiore dell’impresa autobiografica è di ordine morale: come trovare il coraggio della sincerità? Come esporsi al giudizio spietato del pubblico senza cedere alla tentazione narcisistica di mostrarsi sotto una luce troppo favorevole? Montaigne si era scontrato con un ostacolo epistemologico: come catturare la verità un io in movimento? Come fissare in un’immagine qualcosa che continuamente sfugge e si trasforma? Per Rousseau questo problema non si pone. Egli ritiene che la verità interiore sia una certezza sensibile, che s’impone alla coscienza limpidamente e senza ambiguità: «Sento il mio cuore», afferma Rousseau, ed è tutto. Egli non teme le trappole dell’autoinganno, perché assume che ciascuno è trasparente a se stesso. La vera sfida è rendersi trasparenti anche agli altri, ossia rischiare di esporsi al ridicolo per conquistare finalmente quella comprensione profonda che riscalda il cuore di chi la riceve.
Le Confessioni riposano quindi su una concezione dell’io che è bene rendere esplicita: dietro alle azioni e ai sentimenti passeggeri di un individuo si trova un personaggio reale, mosso da motivazioni permanenti che appartengono a un io profondo, soggiacente alle sue espressioni cangianti. Egli non può essere giudicato dalle sue azioni, sempre distorte dalle regole del mondo sociale, ma solo dai sentimenti che egli stesso rivela con una parola sincera.
Ma di che personaggio si tratta? Il sé narrato da Rousseau è un individuo irripetibile oppure una declinazione al singolare di tratti morali comuni a molti uomini? Non si può dare una risposta univoca. Da un lato, Rousseau rivendica la sua unicità («oso credere di non essere fatto come nessuno di quanti esistono»), dall’altro egli confida che i lettori possano trovare nel racconto della sua biografia morale uno specchio delle loro esistenze. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. In che cosa sostiene di voler essere preciso Rousseau? Non tanto nelle date e nei dettagli quanto... In che cosa?



ANALIZZARE


2. In che modo, con quale artifici di stile, Rousseau riesce a dare al suo racconto un’intonazione solenne?



CONTESTUALIZZARE


3. Hai mai letto un’autobiografia? Fai, insieme ai tuoi compagni, un elenco di autobiografie (di scrittori, artisti, sportivi, politici ecc.).



4. Che differenza c’è tra l’approccio autobiografico di Rousseau e quello di altri grandi rappresentanti del genere come Agostino e Montaigne?



INTERPRETARE


5. Quale concezione dell’uomo puoi ricavare da questa introduzione?



6. Ti piacerebbe leggere l’autobiografia di ... Completa tu la frase, motivando la tua scelta.



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