Francesco Petrarca

Canzoniere

Tutta la mia fiorita e verde etade: amore in tarda età

I sonetti 315, 316 e 317 del Canzoniere, scritti dopo la morte di Laura, hanno una particolarità interessante: sono tutte e tre poesie nelle quali Petrarca immagina come avrebbe potuto essere la vita insieme a Laura una volta che sia lei sia lui fossero invecchiati: una volta cioè che quello che si chiama un po’ retoricamente “il fuoco della passione” si fosse spento. Qui viene proposto il primo testo della serie.

Tutta la mia fiorita e verde etade1
passava, e ’ntepidir sentia già ’l foco2
ch’arse il mio core, ed era giunto al loco
ove scende la vita ch’al fin cade3.

Già incominciava a prender securtade4
la mia cara nemica a poco a poco
de’ suoi sospetti5, e rivolgeva in gioco
mie pene acerbe sua dolce onestade6.

Presso7 era ’l tempo dove Amor si scontra
con Castitate8, e agli amanti è dato
sedersi inseme, e dir che lor incontra9.

Morte ebbe invidia al mio felice stato,a
nzi a la speme10; e feglisi a l’incontra11
a mezza via come nemico armato.

 

Metro: sonetto con schema ABBA ABBA CDC DCD. 

TRA UN PASSATO REALE E UN FUTURO IMMAGI­NATO Nel sonetto s’intrecciano – un po’ come nella canzone Chiare, fresche e dolci acque, ma su una superficie molto più ridotta – tre tempi differenti. Il primo è un passato rivissuto nel ricordo grazie all’imperfetto (passava, sentia, incominciava, rivolgeva): il poeta rievoca il periodo in cui stava finendo la giovinezza (la «verde etade») e la passione amorosa (il «foco ch’arse il mio core») si stava attenuando; vedendo questo, Laura («la mia cara nemica») si rassicurava e si mostrava meno ostile al poeta. Il secondo tempo è un futuro soltanto immaginato: quello nel quale i due amanti, Francesco e Laura, ormai anziani, avrebbero potuto sedersi l’uno accanto all’altra, castamente, senza più temere che la passione amorosa si riaccendesse. Il terzo tempo è un passato puntuale, un momento preciso, espresso infatti non con l’imperfetto (che è il tempo che esprime durata nel passato) ma con il passato remoto: la morte, invidiosa non ancora della felicità del poeta ma della speranza (speme) di quella felicità, si è schierata contro questa speranza («feglisi a l’incontra»), uccidendo Laura. 

LA GIOVINEZZA COME OSTACOLO Questo sonetto è originale e interessante soprattutto per due ragioni. La prima è che la poesia d’amore, tanto nel Medioevo quanto oggi, è spesso articolata come ricordo: il poeta rievoca la felicità passata, o il dolore passato, e mette in relazione quella felicità o quel dolore con il suo stato presente (pensiamo per esempio al sonetto che apre il Canzoniere. In questo sonetto, invece, Petrarca rievoca con nostalgia non la passione vissuta bensì il momento in cui quella passione stava per essere sopraffatta, vinta dall’età: e la felicità sarebbe venuta dunque non dall’amore ma dalla cessazione dell’amore, ovvero dalla possibilità di vivere a fianco di Laura senza che il poeta fosse indotto al peccato. Questa è insomma una poesia d’amore nella quale l’amore viene rappresentato come un ostacolo, un pericolo che l’età avrebbe aiutato a superare (se la morte di Laura non avesse dimostrato vano questo desiderio).

ANCHE GLI ANZIANI POSSONO AMARE La seconda ragione d’interesse ha a che fare non tanto con Petrarca quanto con la poesia lirica in generale. Di solito, nella lirica antica e medievale, l’amore è visto come una cosa che riguarda quasi esclusivamente la giovinezza. Il normale, il solido amore che lega gli esseri umani, frutto di una lunga consuetudine e del reciproco affetto, di solito non viene rappresentato in poesia. Quello che viene rappresentato, l’amore di cui parlano i poeti è quasi sempre l’amore inteso come stato d’eccezione, come avventura che non rientra nella normale esperienza della vita, cioè appunto l’amore-passione momentaneo e travolgente che è proprio della giovinezza. Questa idea – che l’amore riguardi soltanto i giovani – è già presente nei lirici latini (scrive per esempio Tibullo, Elegie, I, I 71-72: «iam subrepet iners aetas, nec amare decebit, / dicere nec cano blanditias capite», “ecco che arriva l’età della debolezza, quando non si potrà più amare, / perché le mollezze dell’amore non si vanno d’accordo coi capelli bianchi”). Ma nel Medioevo all’idea del decoro e della serietà che competono all’uomo maturo si unisce il biasimo della dottrina cristiana contro l’amore carnale. Per questo, scrivere d’amore in età matura è una debolezza di cui occorre scusarsi e giustificarsi, come fa Boccaccio nel prologo alla quarta giornata del Decameron («Sono adunque, discrete donne, stati alcuni che, queste novellette leggendo, hanno detto che [...] alla mia età non sta bene l’andare omai dietro a queste cose, cioè a ragionar di donne o a compiacer loro»). E per questo, anche, molte delle poesie d’amore che leggiamo non mettono in scena l’amore vissuto bensì la nascita dell’amore, il colpo di fulmine: non una passione dell’anima ma un evento traumatico. Petrarca tenta una strada diversa: parla dell’amore in tarda età, ma ne parla appunto come di un amore ormai liberato dal sesso, come dell’affetto che può esserci tra vecchi coniugi. Ma la morte di Laura – lamenta il poeta – ha reso impossibile questo lieto fine.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE 

1 Riassumi il sonetto, dopo aver assegnato un titolo alle quattro strofe.

2 Fai la parafrasi della seconda quartina (attenzione: devi individuare con precisione i soggetti e i complementi oggetto).

ANALIZZARE

3 Trova le metafore e le personificazioni, e sottolineale; speme, potrebbe essere scritto con la maiuscola (potrebbe cioè, a sua volta, essere una personificazione)?

4 «Tutta la mia fiorita e verde etade / passava»: a quale età della vita si riferisce Petrarca in questo sonetto?

5 Nel sonetto due soggetti sono entrambi definiti “nemici”. Chi sono? Di chi sono nemici, rispettivamente? Quali differenti sfumature assume il termine nemico nei due casi?

6 Etade, securtade, onestade, castitate. Come sono cambiate queste parole nell’italiano moderno? Quale norma linguistica puoi dedurne?

INTERPRETARE

7 Scegli il primo termine di ogni strofa (Tutta... Già... Presso... Morte) e adopera questi quattro vocaboli per scrivere una breve lirica (4-5 versi) che sviluppi lo stesso tema del sonetto.

Stampa
  1. la mia ... etade: la mia giovinezza; paragonata alla primavera, “giovinezza” dell’anno.
  2. (i)l foco: il fuoco della passione, che l’avanzare dell’età estingue poco a poco.
  3. loco ... cade: il momento culminante della vita (loco), dopo il quale l’essere umano, invecchiando («ove scende la vita»), si prepara alla morte («ch’al fin cade»); nel 1348, quando muore Laura, Petrarca ha 44 anni.
  4. prender securtade: regge «de’ suoi sospetti»: non essere più sospettosa (a causa della passione illecita, immorale del poeta). 
  5. *Sospetto

    «Soli eravamo e sanza alcun sospetto», dice Francesca da Rimini parlando con Dante nel canto V dell’Inferno: intende dire che né lei né Paolo sapevano di essere innamorati fino a quando non hanno letto la storia di Lancillotto e Ginevra. La parola sospetto è legata etimologicamente al verbo latino suspicere, “guardare da sotto”, e nella lirica d’amore esprime bene la forza inaspettata della passione: l’individuo non ha sospetti, non crede di dover stare in guardia, e senza che si accorga, senza avvisaglie, l’amore lo travolge con quello che oggi chiameremmo “colpo di fulmine”. Nel terzo sonetto del Canzoniere, Petrarca descrive così l’attimo del suo innamoramento per Laura, all’età di ventitré anni: «Tempo non mi parea da far riparo / contra’ colpi d’Amor: però m’andai / secur, senza sospetto» (“Non mi pareva possibile proteggermi dall’amore: perciò me ne andai, senza nulla temere”). Nel sonetto Tutta la mia fiorita, invece, Petrarca immagina l’età in cui, spente le passioni, si spengono anche i sospetti, e non è più necessario, per Laura, agire con circospezione (altro termine che appartiene al campo semantico della vista: circumspicere in latino significa “guardarsi intorno”).

     


  6. rivolgeva ... onestade: la sua dolce onestà faceva sì che le pene che soffrivo si convertissero  in un piacere.
  7. Presso: vicino (nel tempo). 
  8. si ... Castitate: perché invecchiando gli appetiti sessuali si spengono.
  9. dir ... incontra: dire ciò che sentono, confessarsi vicendevolmente. 
  10. anzi ... speme: anzi, alla speranza (perché il poeta non si trovava ancora in quella felice condizione di casta amicizia: la sentiva solo arrivare, con sollievo). 
  11. feglisi a l’incontra: le (alla speranza) si fece incontro.