Giuseppe Parini

Poesie varie

Un sonetto sulla nascita

Una delle accuse che più frequentemente vengono rivolte alla poesia settecentesca è quella di essere una poesia vuota, frivola, eccessivamente attenta alla forma, e di adattarsi senza problemi a qualsiasi occasione (matrimoni, battesimi, morte di cagnolini ecc.). Parini partecipa a questo gioco, e vi si applica con grande slancio e impegno, dando vita ad alcuni di quelli che verranno poi considerati i suoi capolavori. Lo dimostrano i componimenti scritti per le riunioni dell’Accademia dei Trasformati, a Milano. I Trasformati discutono un po’ di tutto (filosofia, scienza, letteratura ecc.) e organizzano delle sedute “a tema” nelle quali i soci intervengono su argomenti prefissati: l’aria, la vita in campagna e così via. È molto probabilmente per un incontro del 1759, sul tema “Il corpo umano”, che Parini scrive questo sonetto , che ha come oggetto il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo.

    Nel maschio umor1 più puro un verme2 sta,
    che poi che uscito in altra stanza entrò,
    in un cert’uovo3 ad albergar sen va
4   che solo in vita mantener lo può.



    La madre poscia4 in alimento dà
    del sangue a lui, che in lei soverchio errò;5
    sì ch’uom perfetto in nove lune egli ha
8   onde portar le brache al mondo o no.6



    Ma stanco alfin di star rinchiuso più,7
    squarcia il mantel8 che sino allor vestì,
11   poi ch’è rivolto colla testa in giù.9



    Nicchia10 la madre; ed ei con mani e piè
    s’aiuta, insin che11 ’l primo varco aprì.
14   Così nasce il villano,12 il papa e il re.





Metro: endecasillabi tronchi.

PRECISIONE ANATOMICA E CURA FORMALE   Da questo sonetto è possibile intuire qual era uno degli scopi principali dell’Accademia dei Trasformati: aggiornare la letteratura, adoperarla per parlare delle più recenti scoperte della filosofia, della scienza politica e, come in questo caso, della medicina. La nascita dell’uomo è descritta con buona precisione anatomica, ma questa precisione non va a scapito della cura formale: l’espressione è chiara, brillante, spiritosa, e anche mirabilmente concisa (non è facile, in quattordici versi, raccontare l’arco di tempo che va dal concepimento alla nascita).

LA NEGAZIONE SU BASE SCIENTIFICA DELLA SUPERIORITÀ DI CLASSE   Tuttavia Parini non si limita alla descrizione, ma coglie l’occasione per trarre una morale: le dinamiche della nascita (dal concepimento al parto) sono uguali per tutti gli esseri umani, siano essi contadini (villano), papi o re. Ogni pretesa superiorità di una classe sociale sull’altra non ha nessuna giustificazione fisiologica e, perciò, non ha ragione di sussistere. Nel sonetto, questa idea non è argomentata attraverso una serie di deduzioni, come si farebbe in un trattato: è semplicemente enunciata nell’ultimo verso, che ha la funzione del fulmen in clausula (letteralmente il “fulmine nella conclusione”, ovvero la battuta, breve e inaspettata, che chiude un periodo o un discorso o un testo, e che mira a lasciare una forte impressione nel lettore.). Vale a dire che il testo è articolato in due parti molto diseguali. Nei primi tredici versi c’è una spiegazione dettagliata, quasi tecnica, di un fatto che riguarda la fisiologia umana: come nascono i bambini. Nel verso finale c’è un brusco cambiamento di tono e di registro: il lettore capisce che questo in realtà non è un sonetto su “come nascono i bambini” bensì un sonetto sull’eguaglianza di tutti gli uomini, una riflessione non sulla fisiologia umana bensì sulla filosofia morale. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Fai la parafrasi del sonetto.



2. Come spesso accade nella forma del sonetto, è proprio nell’ultimo verso che l’autore introduce elementi di meraviglia o di commento. In che cosa consiste questo cambiamento di contenuto?



ANALIZZARE


3. Quali sono le parole del testo che appartengono al lessico scientifico? Che cosa vogliono dire esattamente (fai una ricerca su un dizionario storico, che dia cioè anche gli antichi significati delle parole: per esempio il Grande Dizionario della Lingua Italiana «Battaglia»).



CONTESTUALIZZARE


4. Fai una ricerca su che cos’è il fulmen in clausula: quali poeti ne hanno fatto uso, anche in altre epoche diverse rispetto a quella di Parini?



5. Dopo aver letto la IV parte del Giorno (La notte) di Parini, confronta questi versi con il sonetto antologizzato. L’idea di Parini è che gli uomini siano tutti uguali: ma nei due testi formula questa idea in modo assai diverso. Come?



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  1. maschio umor: sperma.
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  3. verme: spermatozoo.
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  5. uovo: è l’ovulo femminile.
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  7. poscia: poi.
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  9. soverchio errò: affluì in abbondanza.
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  11. sì ch’uom … o no: così che in nove mesi (lune) giunge a perfetta formazione un essere umano (uom) che potrà essere maschio (portar le brache) o femmina.
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  13. più: ulteriormente.
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  15. mantel: è la placenta che ospita il feto.
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  17. è rivolto ... giù: poche settimane prima della nascita, il feto si mette a testa in giù per facilitare il parto.
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  19. Nicchia: si lamenta; il termine si usa specificamente per indicare i gemiti emessi dalle partorienti.
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  21. insin che: fino a quando.
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  23. villano: contadino.
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