Niccolò Machiavelli

Lettere

Una disavventura a Verona: una lettera a Luigi Guicciardini

Non bisogna pensare agli autori che si studiano a scuola come a monumenti lontani dalle passioni e dalle miserie umane. La vita di Machiavelli fu piena di passioni e piena di miseria. Ma egli ebbe anche una virtù rarissima: il saper ridere di sé, anche nelle situazioni che sembrerebbero meno adatte al riso e all’ironia.
Nel dicembre 1509 Machiavelli si trova a Verona. Incontra per caso una vecchia camiciaia che lo porta quasi di forza nel suo negozio. Qui, nel buio della stanza, lo lascia solo ed esce chiudendosi la porta alle spalle. Dall’oscurità sbuca una donna, evidentemente una prostituta. Machiavelli aveva una vera fissazione per le donne, perciò non si lascia scappare l’occasione... Al momento di congedarsi, prende in mano un tizzone dal camino, accende una lanterna, e... Questa è la descrizione che di quel momento, e di quella povera donna, fa al suo amico Luigi Guicciardini.

E facto che io l’ebbi1 [cioè “una volta consumato l’atto sessuale”], venendomi pure voglia di vedere questa mercatantia2, tolsi un tizone di fuoco d’un focolare che v’era e accesi una lucerna che vi era sopra; né prima el lume fu apreso che ’l lume fu per cascarmi di mano3. Omè, fu’ per cadere in terra morto, tanto era bructa quella femina. E’ se le vedeva prima un ciuffo di capelli fra bianchi e neri cioè canuticci4 e benché l’avessi al cocuzolo del capo calvo, per la cui calvitie5 a lo scoperto si vedeva passeggiare qualche pidochio, nondimeno pochi capelli e rari le aggiugnevono con le barbe loro fino in su le ciglia6; e nel mezzo della testa piccola e grinzosa haveva una margine di fuoco, ché la pareva bollata ad la colonna di Mercato7; in ogni puncta delle ciglia di verso li ochi8 haveva un mazeto di peli pieni di lendini9; li ochi li aveva uno basso ed uno alto ed uno era maggiore che l’altro, piene le lagrimatoie di cispa ed e nipitelli dipilliciati10: il naso li era conficto sotto la testa aricciato in sù, e l’una delle nari tagliata piene di mocci; la bocca somigliava quella di Lorenzo de’ Medici11, ma era torta da uno lato e da quello n’usciva un poco di bava, ché per non haver denti non poteva ritener la sciliva12; nel labbro di sopra haveva la barba lunghetta ma rara: el mento haveva lungo aguzato, torto un poco in su, dal quale pendeva un poco di pelle che le adgiugneva infino ad la forcella della gola13. Stando adtonito ad mirar questo mostro, tucto smarrito, di che lei accortasi volle dire: «Che havete voi messere?» ma non lo dixe perché era scilinguata14; e come prima aperse la bocca n’uscì un fiato sì puzzolente, che trovandosi offesi da questa peste due porte di due sdegnosissimi sensi, li ochi e il naso15, e messi ad tale sdegno, che lo stomaco per non poter sopportare tale offesa tucto si commosse16 e, commosso oprò sì, che io le rece’ addosso17; e così pagata di quella moneta che la meritava mi partii.
E per il cielo che io darò18, io non credo, mentre starò in Lombardia, mi torni la foia19; e però voi ringratiate Iddio della speranza havete di ritrovar tanto dilecto, e io lo ringratio che ho perduto el timore di havere mai più tanto dispiacere20.

UNA DISAVVENTURA GROTTESCA  È una lettera o una gag comica? Le due cose insieme. È chiaro che Machiavelli ha vissuto la disavventura che racconta. Ma è anche chiaro che, nel raccontarla all’amico, la colorisce, la esagera, carica i toni per ricavare, da una storiaccia con una prostituta, un piccolo capolavoro di quel genere che si chiama grottesco: si inorridisce, leggendo, perché Machiavelli, al fuoco di una lanterna riesce a vedere tutte le bruttezze del mondo riunite insieme sul volto della povera donna: mezza calva, pidocchiosa, segnata in testa da una cicatrice, strabica, cisposa, il naso e la bocca deformi, bavosa, senza denti, baffuta, gozzuta, col fiato pesante... Si inorridisce, ma alla fine questo incredibile cumulo di difetti fisici (Machiavelli riesce ad andare avanti nella descrizione per una dozzina di righe!) sortisce l’effetto opposto, che è appunto l’effetto che l’autore vuole ottenere: si ride, proprio come quando capita di vedere uno di quei film “facili” e un po’ volgari che sfruttano la comicità dei corpi. Il sigillo finale è l’immagine di Machiavelli che “ripaga” la poveretta vomitandole addosso («io le rece’ addosso»): vera o non vera, è una scena da teatro di strada; vera o non vera, ci vuole molta sfacciataggine e molta vis comica per poterla raccontare, e non c’è dubbio che Machiavelli possegga entrambe queste qualità.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Riassumi il contenuto del testo in non più di 5 righe.



2. «La bocca somigliava quella di Lorenzo de’ Medici»: che cosa significa questa frase?



INTERPRETARE


3. Per la descrizione della donna Machiavelli sembra rifarsi a una tradizione parodica che affonda le sue radici nella poesia comico-realistica del Medioevo, una tradizione venata da una forte misoginia. Dopo aver svolto una piccola ricerca (cerca con queste parole-chiave: poesia comico-realistica, parodia figura femminile, Cecco Angiolieri, Rustico Filippi ) raccogli una piccola antologia di testi (poesie, novelle) che trattano questo argomento; scrivi poi una breve introduzione a questa antologia.



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  1. Facto che io l’ebbi: una volta consumato, cioè, l’atto sessuale.
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  3. questa mercatantia: questa mercanzia; cioè la donna con cui era appena stato.
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  5. né prima ... mano: e appena il lume si accese, mancò poco che non mi cadesse dalle mani.
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  7. canuticci: bianchicci.
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  9. per la cui calvitie: sulla parte calva della sua testa.
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  11. nondimeno ... ciglia: e tuttavia (nonostante fosse in gran parte calva) i pochi e radi capelli avevano le radici (le barbe loro ) che si univano alle ciglia.
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  13. una margine ... Mercato: il segno di un’ustione, tanto che sembrava bollata come un animale di quelli che si marchiano al Mercato Vecchio a Firenze.
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  15. di verso gli ochi: in direzione degli occhi, quasi a coprirglieli.
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  17. lendini: uova di pidocchi.
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  19. piene ... dipillicciati: i solchi degli occhi pieni di cispe, e gli orli delle palpebre (enipitelli ) spelacchiati.
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  21. quella di Lorenzo de’ Medici: una bocca larga e sottile, non bella a vedersi soprattutto in una donna.
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  23. la sciliva: la saliva.
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  25. le adgiungeva ... gola: le arrivava alla fossetta della gola.
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  27. scilinguata: balbuziente.
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  29. due porte ... naso: con una metafora usuale, gli occhi e il naso sono, rispettivamente, la porta della vista e la porta dell’olfatto.
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  31. si commosse: si turbò.
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  33. e, commosso ... addosso: e, una volta turbatosi (commosso ) si comportò, operò in modo tale che (oprò sì ) io le vomitai addosso.
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  35. per il cielo che io darò: scommetto il mio posto in cielo.
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  37. mi torni la foia: mi torni la smania di stare con una donna.
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  39. però ... dispiacere: perciò voi ringraziate Dio della speranza che avete di potervi procurare ancora questo piacere (il sesso); e io lo ringrazio perché non ho più paura di avere un dispiacere così grosso (vale a dire che l’avventura è stata tanto terribile che ora Machiavelli non ha più paura di niente).
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