Guittone d’Arezzo

Rime

Una risposta al Guinizelli di Io voglio del ver

C’è un sonetto di Guittone d’Arezzo, l’altro maestro della “generazione di mezzo” (quella che sta tra i siciliani e gli stilnovisti) che sembra quasi una risposta a Io voglio del ver di Guinizelli, perché parla dell’abitudine che certi amanti hanno di paragonare la loro donna a un fiore, o a una gemma, o a una stella, e da questi amanti prende le distanze.

    S’eo tale fosse, ch’io potesse stare,
    senza riprender me, riprenditore1,
    credo farebbi alcuno amendare
4   certo, a lo mio parer, d’un laido errore2;



    che3, quando vol la sua donna laudare,
    le dice ched è bella come fiore,
    e ch’è di gemma over di stella pare4,
8   e che ’n viso di grana5 ave colore.



    Or tal è pregio, per donna avanzare
    ched a ragione maggio è d’ogni cosa
11   che l’omo pote vedere o toccare6?



    Che Natura né far pote né osa7
    fattura alcuna né maggior né pare8,
14   for ched alquanto l’om maggior si cosa9.







Metro: sonetto di schema ABAB ABAB (schema a rime alternate tipicamente duecentesco, molto raro dallo stilnovo in poi) ACA CAC (la rima A ritorna uguale nella fronte e nella sirma: è quello che si definisce un sonetto “parzialmente continuo”). A e B consuonano; rima equivoca ai vv. 10 e 14 (cosa è prima sostantivo poi verbo).    

UN ESSERE SUPERIORE  Che cosa dice, in sostanza, Guittone? Che la donna è un essere superiore, la creatura perfetta della natura, e quindi è sbagliato volerla paragonare a bellezze della natura come i fiori, le stelle, le gemme, come fanno spesso i poeti. Se questo è il senso complessivo del testo, restano aperte due domande.

GUITTONE STA CRITICANDO GUINIZELLI?  La prima domanda è: il poeta a cui pensa Guittone è Guinizelli, l’autore del sonetto Io voglio del ver, dove si trovano le stesse parole e le stesse metafore che troviamo in S’eo tale fosse? È possibile: «bella come fiore» (v. 6), scrive Guittone; «asembrarli la rosa e lo giglio» (v. 2), scrive Guinizelli. Gemma e stella sono i termini di paragone usuali, secondo Guittone; e Guinizelli parla appunto della «stella dïana» (Venere, v. 3) e di «oro ed azzurro e ricche gioi per dare» (v. 7). Il rapporto sembra probabile. Tuttavia, nei primi due versi Guittone ci dice che non sta parlando soltanto degli altri poeti, sta parlando anche di sé: “Se io potessi rimproverare gli altri senza rimproverare al contempo me stesso”. Ovvero: anche lui ha usato, nelle sue poesie, quelle similitudini e quelle metafore che – dice adesso – non rendono piena giustizia alla superiore nobiltà delle donne. Questo è un sonetto polemico, dunque, ma è una polemica che Guittone rivolge prima di tutto contro sé stesso.

QUAL È IL VERO SOGNIFICATO DEL SONETTO?  Di qui nasce la seconda domanda. Che cosa vuol dire, veramente, Guittone? È pentito per aver parlato in quel modo delle donne? Vuol davvero prendere le distanze dal modo in cui i poeti “cortesi” ne fanno l’elogio? È possibile. Ma se rileggiamo con attenzione il testo vediamo affacciarsi un’altra possibile interpretazione. Guittone non dice che il paragone con i fiori, le stelle, le gemme sia sbagliato in sé: dice che non è sufficiente, perché la donna è qualcosa di molto più bello e importante. Guittone, insomma, sembra voltare le spalle alla retorica cortese solo per rendere alla donna il più cortese degli omaggi, per dichiararla superiore a ogni altra creatura della terra o del cielo. Nessun pentimento, dunque, e nessuna vera polemica nei confronti degli altri poeti-amanti: solo il desiderio di trovare un modo ancora più iperbolico di lodare la donna amata.

STRUTTURA E STILE  Lo stile del testo è fluido, discorsivo, ricco di parallelismi: «riprender me, riprenditore» (v. 2); «di gemma over di stella» (v. 7); «vedere o toccare» (v. 11); «pote né osa» (v. 12); «maggior né pare» (v. 13). E anche la struttura ha un suo saldo impianto argomentativo, che segue le partizioni metriche del testo: prima Guittone enuncia il tema del testo, la “colpa” dei poeti-amanti che paragonano le donne alle bellezze della natura (vv. 1-8) ; poi formula una domanda retorica, proprio come si fa nei dibattiti (vv. 9-11); infine dice la sua opinione: niente (se non forse l’uomo) può essere ritenuto uguale o superiore alla donna (vv. 12-14).

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Riassumi in poche righe il contenuto del sonetto.



ANALIZZARE


2. Qual è il significato del verbo riprendere? Si può dire anche oggi «sono stato ripreso dall’insegnante» nel senso di “rimproverato”? O è un uso ormai desueto?



CONTESTUALIZZARE


3. Il bersaglio del sonetto, si è detto, potrebbe essere Guido Guinizelli. Su che cosa si appunterebbe, in particolare, la critica di Guittone?



Stampa
\r
    \r
  1. S’eo ... riprenditore: Se non avessi commesso io stesso il peccato di cui mi lamento, e potessi rimproverare gli altri senza rimproverare, insieme a loro, me stesso. Il peccato è, come si capirà subito, aver paragonato la donna amata alle meraviglie della natura. Da notare il poliptoto riprendere/riprenditore.
  2. \r
  3. credo ... errore: credo proprio che farei qualcuno pentire (amendare) di un brutto (laido) errore.
  4. \r
  5. che: pronome relativo che si riferisce ad alcuno.
  6. \r
  7. e ... pare: è bella come una gemma preziosa o una stella.
  8. \r
  9. di grana: di melograno; ovvero: ha il viso colorito, roseo.
  10. \r
  11. Or ... toccare: Ebbene, forse che questo significa celebrare convenientemente una donna, che è cosa migliore di ogni altra cosa che si possa vedere o toccare?. Paragonare la donna amata agli elementi naturali è quasi un’offesa: la donna, dice il poeta, è molto più nobile di loro.
  12. \r
  13. né ... osa: non può né sa (osa).
  14. \r
  15. fattura ... pare: creatura migliore o uguale.
  16. \r
  17. for ... cosa: se non che l’uomo si ritiene (si cosa) migliore di lei.
  18. \r
\r