Dante Alighieri

Vita nova

Un’altra vita: l’inizio della Vita nova

All’inizio della Vita nova Dante descrive il primo incontro con Beatrice, a nove anni. La sua apparizione somiglia a un miracolo e ha su Dante l’effetto di un trauma. I medievali credevano che le varie funzioni del corpo (respirazione, diffusione del sangue nelle membra, digestione eccetera) fossero regolate da particolari fluidi chiamati spiriti. Ebbene, la visione di Beatrice turba a tal punto l’equilibrio di questi spiriti da trasformare completamente la personalità di Dante fanciullo, che da quel momento non pensa ad altro che a trovare l’occasione per rivedere Beatrice.

In quella parte del libro della mia memoria dinanzi alla quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica la quale dice Incipit vita nova. Sotto la quale rubrica io trovo scritte le parole le quali è mio intendimento d’asemplare1 in questo libello2, e se non tutte, almeno la loro sentenzia3. Nove4 fiate5 già apresso lo mio nascimento era tornato lo cielo della luce6 quasi a uno medesimo punto quanto alla sua propria girazione7, quando alli miei occhi apparve prima la gloriosa donna della mia mente,la quale fu chiamata da molti Beatrice, li quali non sapeano che si chiamare8. Ella [...] quasi dal principio del suo anno nono apparve a me, e io la vidi quasi dalla fine del mio nono. Apparve vestita di nobilissimo colore umile e onesto sanguigno9, cinta e ornata alla guisa10 che alla sua giovanissima etade si convenia.
In quel punto dico veracemente che lo spirito della vita, lo quale dimora nella secretissima camera11 del cuore, cominciò a tremare sì fortemente, che apparia nelli menomi polsi12 orribilmente; e tremando disse queste parole: «Ecce Deus fortior me, qui veniens dominabitur michi!13». In quel punto lo spirito animale14, lo quale dimora nell’alta camera15 nella quale tutti li spiriti sensitivi16 portano le loro percezioni, si cominciò a maravigliare molto, e parlando spezialmente alli spiriti del viso17, disse queste parole: «Apparuit iam beatitudo vestra!18». In quel punto lo spirito naturale19, lo quale dimora in quella parte ove si ministra lo nutrimento nostro20, cominciò a piangere, e piangendo disse queste parole: «Heu, miser, quia frequenter impeditus ero deinceps!21». D’allora innanzi, dico che Amore segnoreggiò la mia anima, la quale fu sì tosto a lui disponsata22, e  cominciò a prendere sopra me tanta sicurtade23 e tanta signoria per la virtù che li dava la mia imaginazione, che me convenia24 fare tutti li suoi piaceri compiutamente25. Elli mi comandava molte volte che io cercasse per vedere questa angiola giovanissima; onde26 io nella mia puerizia27 molte volte l’andai cercando, e vedeala28 di sì nobili e laudabili portamenti29, che certo di lei si potea dire quella parola del poeta Homero: «Ella non parea figliuola d’uomo mortale, ma di Dio». E avegna che30 la sua imagine, la quale continuamente meco stava, fosse baldanza d’Amore a signoreggiare me31, tuttavia era di sì nobilissima virtù, che nulla volta sofferse32 che Amore mi reggesse sanza lo fedele consiglio della Ragione in quelle cose là dove cotale consiglio fosse utile a udire.

BEATRICE: UN’APPARIZIONE È l’inizio del libro, ed è un inizio solenne, stilisticamente sostenuto. Occorre dunque leggere e parafrasare il testo con molta attenzione, paragrafo per paragrafo. Nella prima parte del testo, Dante paragona la sua memoria a un libro e dice che nelle prime pagine di questo libro si trova una rubrica (cioè un titolo, dal latino ruber, “rosso”, perché in inchiostro rosso venivano scritti i titoli nei manoscritti antichi) che recita: «Comincia una nuova vita». Il libro della Vita nova è appunto la registrazione, la copia di ciò che Dante trova in questa parte della sua memoria.
Il cielo del Sole – racconta poi Dante – aveva già fatto nove giri intorno alla Terra, cioè erano passati nove anni dalla nascita di Dante, quando gli apparve una donna gloriosa (perché destinata alla gloria del cielo) che molti chiamavano Beatrice senza sapere il valore del nome che pronunciavano (perché Beatrice è “colei che dà la beatitudine”). Si tratta di Bice Portinari, figlia di Folco (i Portinari erano una delle più insigni famiglie fiorentine), morta nel 1290 all’età di ventiquattro anni. Il primo incontro con lei – se il racconto di Dante è veritiero, se non è solo una finzione letteraria – ha quindi luogo nel 1274. Beatrice ha appena compiuto nove anni, Dante sta per compierne dieci. Beatrice appare a Dante vestita di un abito modesto, non vistoso, di colore rosso, con una cintura semplice come conveniva al suo essere bambina. Questi dettagli sono importanti perché nel seguito della Vita nova l’umiltà anche esteriore sarà una delle caratteristiche salienti del personaggio di Beatrice. 

GLI EFFETTI DELLA VISIONE DI BEATRICE SUGLI “SPIRITI” Nella seconda parte del testo c’è un cambio di prospettiva, e l’attenzione si concentra non più su Beatrice ma su Dante, non su colei che è guardata ma su colui che guarda. E la descrizione degli effetti che la visione di Beatrice ha su di lui viene scandita in tre tempi: all’inizio, nel momento dell’incontro, racconta Dante, il soffio vitale («lo spirito della vita») che sta al centro del cuore cominciò a tremare a tal punto che le pulsazioni erano visibili anche nei polsi. In altri termini, Dante ha un fortissimo batticuore (come capita, in effetti, quando si è innamorati) e dice a se stesso: «Ecco un dio più forte di me, che venendo mi dominerà!». Successivamente nel momento dell’incontro, continua Dante, la facoltà sensitiva («lo spirito animale»), che sta nel cervello («l’alta camera»), si meravigliò molto, e parlò così agli spiriti che governano la visione: «Ecco apparsa la vostra beatitudine», cioè la donna che vi farà beati. Infine, conclude Dante, la facoltà che governa il nutrimento e la digestione («lo spirito naturale»), e che risiede nel fegato, cominciò a piangere e disse: «Povero me, che d’ora in poi sarò spesso ostacolato!». 

LE CONSEGUENZE DELL’AMORE Si passa poi dal piano della descrizione al piano della riflessione sulle conseguenze che l’incontro con Beatrice ha avuto per la vita di Dante. Da quel momento in poi l’amore s’impadronì dell’anima (che si “sposò” con l’amore: fu disponsata) e dell’immaginazione di Dante, tanto da obbligarlo a fare tutto ciò che l’amore voleva. Dante descrive così, con questa inedita immagine di “matrimonio” tra l’anima e l’amore, la forza della passione e l’indissolubilità del vincolo che da allora lo legò a Beatrice. 
La forza della passione, racconta Dante, lo obbligava a cercare continuamente Beatrice. Perciò Dante, nella sua puerizia, si sforzò spesso di vederla, e la vedeva così nobile e modesta nei comportamenti che davvero le si addicevano le parole di Omero: «Non pareva figlia di esseri umani ma di un dio» (ma nell’Iliade sono parole riferite a Ettore: «d’un mortale / figlio ei non parve, ma d’un dio» [trad. di Vincenzo Monti]). E benché, conclude, la sua immagine, che il poeta portava continuamente nella mente, facesse sì che Amore prendesse forza su di lui, mai, dichiara Dante, questa immagine nobilissima e virtuosissima consentì (sofferse) che Dante stesso venisse guidato da Amore senza l’ausilio della ragione. In altre parole: la passione fu sempre temperata dalla ragione, Dante non commise atti moralmente illeciti, ed entrambi si mantennero casti. 

UN AMORE VOLUTO DA DIO Così si conclude questa prima scena, che introduce i due protagonisti, Dante e Beatrice, e l’entità, l’ipostasi (cioè la personificazione) che fa da mediatore tra i due, cioè l’Amore. È difficile immaginare un inizio più solenne per un racconto che, in fin dei conti, non parla se non dell’inizio di una “normale” storia d’amore. Un incontro, un colpo di fulmine: non è accaduto a molti? Non accade continuamente? Sì, e tuttavia il Dante trentenne riconosce in questo evento in sé banale il segno di un destino voluto da Dio. Beatrice non è solo una bella ragazza fiorentina, perché la sua vita e la sua morte in giovane età hanno un significato che trascende la sfera terrena: Dante lo rivelerà progressivamente al lettore nel corso della Vita nova. Ma il vero e proprio disvelamento si avrà nella Commedia, quando – nel paradiso terrestre, in cima al purgato-rio – Dante incontrerà di nuovo, tra i beati, la donna amata in gioventù. Allora l’aura di miracolo che circonda Beatrice nella Vita nova prenderà consistenza, e si chiarirà il valore salvifico (la salvezza dell’anima) che questa “normale storia d’amore” ha per Dante.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Trova nel testo le indicazioni di tempo e, aiutandoti con la biografia di Dante, ricostruisci la cronologia dell’evento. 

2 Perché l’autore dice che per lui inizia una “vita nuova”? 

3 Che cosa significa «la quale fu chiamata da molti Beatrice, li quali non sapeano che si chiamare»?

4 Per parlare della propria memoria Dante fa ricorso a un paragone: quale? Perché come termine di paragone (in latino comparatum) viene scelto proprio questo oggetto?

5 Trova i verbi che Dante usa per descrivere l’apparizione di Beatrice: quale atmosfera contribuiscono a creare?

6 Individua e trascrivi le espressioni che descrivono Beatrice. Si tratta di caratterizzazioni fisiche? Motiva la tua risposta.

CONTESTUALIZZARE E INTERPRETARE

7 Dante spiega la dinamica dell’innamoramento ricorrendo alla teoria degli “spiriti” già incontrata tra i poeti stilnovisti. Individua i passi relativi e parafrasali integrando il tuo testo con informazioni (che troverai con una ricerca sull’enciclopedia o su internet) intorno alla loro accezione medico-fisiologica. 

8 Se dovessi scrivere la tua autobiografia, a quali eventi significativi daresti speciale rilievo? Come inizieresti? Prova.

Stampa
  1. asemplare: copiare. 
  2. libello: libretto. 
  3. sententia: il succo, la sostanza.
  4. Nove: come Dante spiegherà più avanti nel libro, il nove è il numero di Beatrice, anzi «questo numero fue ella medesima»: perché nove sono i cieli, secondo il sistema tolemaico, e «tutti e nove [...] perfettissimamente s’aveano [stavano] insieme» (19, 5-6) quando lei nacque, e perché il nove contiene il tre come sua radice, e il tre è il numero della Trinità. Di qui l’affiorare del numero nove in vari punti del racconto di Dante su Beatrice (che in latino è Beatrix, parola che nella sua stessa desinenza contiene quel numero espresso in caratteri romani: IX).
  5. fiate: volte
  6. cielo della luce: cielo del Sole; l’astro che dà la luce al mondo, e che si credeva girasse intorno alla Terra.
  7. quanto ... girazione: ricordiamo che secondo il sistema tolemaico seguito da Dante il Sole gira intorno alla Terra: dunque l’espressione significa che nella sua orbita (girazione), il Sole è tornato per la nona volta nel punto esatto in cui era quando Dante è nato.
  8. li quali ... chiamare: i quali non sapevano il valore del nome che stavano pronunciando; vale a dire che il nome di Beatrice aveva in sé un valore salvifico che molti, pur chiamandola a questo modo, non sapevano percepire.  
  9. sanguigno: rosso.
  10. alla guisa: nel modo.
  11. nella ... camera: nel luogo più interno.
  12. menomi polsi: nelle più impercettibili pulsazioni.
  13. «Ecce ... michi»: «Ecco un dio più forte di me, che venendo mi dominerà». Si noti che gli spiriti, così come le altre personificazioni, non parlano in volgare ma in latino, che è la lingua più nobile e universale (e anche quella della scienza medica: si sta parlando infatti del funzionamento del corpo umano).
  14. spirito animale: la facoltà sensitiva, che sovrintende al funzionamento dei cinque sensi. 
  15. alta camera: il luogo più alto (del corpo), cioè il cervello
  16. spiriti sensitivi: gli spiriti che comunicano al cervello le percezioni sensoriali. 
  17. spiriti del viso: gli spiriti che governano la vista, che permettono agli esseri umani di vedere.
  18. «Apparuit ... vestra»: «Già è apparsa la vostra beatitudine», cioè la visione che renderà gli occhi beati. 
  19. spirito naturale: la facoltà che governa il nutrimento e la digestione.
  20. si ministra ... nostro: si regola la funzione digestiva, avviene la digestione del cibo. Si tratta, secondo la concezione di Dante, del fegato
  21. «Heu ... deinceps»: «Povero me, poiché d’ora in poi sarò spesso ostacolato». 
  22. tosto ... disponsata: si sposò immediatamente con lui (con Amore).
  23. tanta sicurtade: tanta sicurezza, cioè tanta forza, tanto ascendente.
  24. me convenia: mi era necessario, dovevo.
  25. compiutamente: completamente.
  26. onde: per cui.
  27. puerizia: la parte della vita che sta tra l’infanzia e l’adolescenza.
  28. vedeala: la vedevo.
  29. laudabili portamenti: atteggiamenti lodevoli, nobili.
  30. avegna che: benché.
  31. fosse ... me: [la forza dell’immagine di Beatrice] dava forza ad Amore, che mi dominava.
  32. sofferse: permise, consentì.