Andrea Cappellano

De amore

Vademecum per il perfetto amante

Come si è accennato, il trattato venne scritto da Andrea, in latino, alla corte di Francia. È un libro che ha un destinatario, un certo Gualtieri, al quale Andrea si rivolge, come a un allievo, all’inizio del suo discorso. Di questo Gualtieri resta traccia nella documentazione: si tratta infatti di un giovane di nome Gautier, nato intorno al 1163, ciambellano del re di Francia presso il quale anche Andrea soggiornò. Ecco come comincia il trattato: «Carissimo Gualtieri, l’incessante affanno del tuo amore mi spinge a chiarire e a spiegarti con parole mie come l’amore possa mantenersi intatto tra gli amanti, e come gli amanti non amati possano strapparsi i dardi di Venere conficcati nel cuore.» 
Come amare e come smettere d’amare: questi i due campi nei quali Andrea fa le sue osservazioni. Ne diamo qui di seguito una piccola antologia in traduzione italiana.

Cos’è amore


L’amore è una passione innata che procede per visione e per incessante pensiero di persona d’altro sesso, per cui si desidera soprattutto godere l’amplesso dell’altro, e nell’amplesso realizzare concordemente tutti i precetti d’amore.
Che l’amore sia passione, si vede facilmente. Infatti, prima che l’amore sbocci da tutte e due le parti, non esiste angoscia maggiore, perché l’amante teme sempre che l’amore non ottenga l’effetto desiderato e che siano inutili le sue fatiche. Teme anche i pettegolezzi della gente e tutto ciò che gli può nuocere, perché le cose non compiute vengono meno al più piccolo turbamento [...]. E anche quando si compie l’amore di entrambi, le paure non diminuiscono perché l’uno e l’altro amanteteme di perdere per le fatiche di un altro ciò che con molta fatica ha ottenuto – cosa che risulta più dura dell’essere delusi nella speranza e sentire che la fatica non porta frutti [...]. Ti dimostro chiaramente che la passione è innata poiché la passione, a ben guardare la verità, non nasce da nessuna azione; ma la passione procede dal solo pensiero, che l’animo concepisce davanti alla visione. Quando, infatti, uno vede una donna che corrisponde al suo amore e che è bella secondo il suo gusto, subito in cuor suo comincia a desiderarla, e quanto più la pensa, tanto più arde d’amore [...], e comincia a pensare alle fattezze della donna, a riconoscere le sue membra, a immaginare i propri gesti, e a frugare i segreti di quel corpo che desidera possedere tutto per il proprio piacere.


L’effetto d’amore


Questo è l’effetto d’amore: poiché il vero amante non può peccare di avidità, l’amore dà bellezza all’uomo incolto e rozzo, dà nobiltà anche ai più umili, rende umili anche i superbi, e l’innamorato generalmente è molto compiacente con tutti. Che cosa meravigliosa è l’amore che fa splendere l’uomo di tante virtù e gli insegna ad avere tanti buoni costumi!


Le persone adatte all’amore


Considero ora quali persone siano adatte a portare le armi d’amore. E devi sapere che chi è padrone della propria mente, è pronto a svolgere le opere di Venere, tanto che può essere trafitto dagli aculei d’amore, a meno che non glielo impedisca l’età, la cecità o l’eccesso di piacere. L’età è un impedimento per i maschi dopo i sessantacinque anni e per le femmine dopo i cinquanta: l’uomo è in grado di accoppiarsi ma il suo piacere non diventa amore perché il calore naturale, a partire da quell’età, comincia a perdere le sue forze, mentre il freddo cresce sempre di più e getta l’uomo in varie angustie e l’assale con l’insidia di molte malattie, sicché altro piacere non ha a quest’età oltre al mangiare e al bere. Analogamente la femmina prima dei dodici anni, e il maschio prima dei quattordici, non può militare nell’esercizio d’amore. Dico tuttavia e affermo con certezza che il maschio prima dei diciotto anni non può essere un vero amante perché fino a quell’età arrossisce d’ogni minima cosa, e il rossore non solo impedisce all’amore di realizzarsi ma realizzato lo spegne. E c’è un’altra ragione ancora più valida, perché prima di questa età l’uomo non è per niente fedele ma è variabile e mutevole.


Come si mantiene amore


Chi desidera tenere vivo a lungo il proprio amore, deve soprattutto fare in modo che l’amore non sia svelato a nessuno oltre i propri confini e resti nascosto a tutti. Quando l’amore arriva a conoscenza di tutti, subito perde il naturale incentivo e viene a mancare. L’amante deve in ogni cosa mostrarsi saggio all’amante, misurato e gentile, e mai turbarne l’animo con atti odiosi. Ma è anche tenuto ad andare incontro ai bisogni dell’amante condividendo le sue fatiche e assecondandone i giusti desideri [...]. Inoltre, se incautamente fa qualche sciocchezza che turba l’animo dell’amante, deve ammettere con volto compunto d’essersi comportato male per cancellare l’ira o deve trovare un’altra scusa valida. Ognuno deve lodare poco l’amante tra la gente e non gli conviene parlare di lei troppo a lungo o riparlare, e raramente deve frequentare la sua contrada; anzi, se vede la sua amante in compagnia di altre persone, non deve fare nessun cenno col corpo e deve considerarla come un’estranea, affinché nessuno trami contro il suo amore e trovi il pretesto per parlarne male, perché gli amanti non devono scambiarsi cenni se non sono sicuri d’essere al sicuro da ogni inganno [...]. Inoltre, la regola generale impone che gli amanti non devono tralasciare ma anzi seguire col massimo impegno tutto ciò che il principio e la dottrina di cortesia insegnano. L’amore è tenuto a usare gioiosi e dolci piaceri carnali, tali e tanti però che non diano fastidio all’amante.


Come cresce amore dopo che si è compiuto


Prima di tutto si dice che [l’amore] cresce se gli amanti si vedono e incontrano raramente e con difficoltà, perché quanto più è difficile scambiarsi piaceri, tanto più cresce la voglia e il desiderio di amare. E l’amore cresce anche quando uno degli amanti si mostra all’altro arrabbiato, perché subito l’amante teme che la rabbia dell’amante duri per sempre. L’amore cresce quando vera gelosia che è nutrice d’amore afferra uno dei due amanti. E se pure l’amante non è afflitto da vera gelosia ma da volgare sospetto, ugualmente l’amore cresce e acquista più forza [...]. E se vieni a sapere che qualcuno si dà da fare per toglierti l’amante, immediatamente cresce amore, e l’amerai di più. E ti dico di più: se sai perfettamente che un altro fa l’amore con la tua amante, avrai più desiderio dei suoi piaceri, quando grandezza e nobiltà di cuore non ti difendono da questa perversione. E anche il cambio di residenza, passato o futuro, fa crescere amore, come pure i castighi e i rimproveri che i genitori infliggono agli amanti, perché i rimproveri e le botte non solo fanno crescere l’amore che è già compiuto ma spingono al compimento l’amore che è ai suoi inizi.

UNA PASSIONE CARNALE Abbiamo scelto cinque brevi brani che hanno diversi motivi d’interesse. Il primo dà una definizione formale dell’amore, definizione che in latino suona così: «Amor est passio quaedam innata procedens ex visione et immoderata cogitatione formae alterius sexus». Una passione innata che viene stimolata dalla visione e poi dal pensiero costante dell’aspetto di una persona che appartiene all’altro sesso. È una definizione che, nella sua brevità, contiene già alcuni elementi interessanti. Intanto, la passione di cui qui si parla è una passione carnale, non spirituale («si desidera» scrive Andrea «soprattutto godere l’amplesso dell’altro»: siamo lontani dalle atmosfere eteree della lirica stilnovista, anche se gli stilnovisti conoscono e citano il De amore). In secondo luogo, la precisazione relativa all’«altro sesso» esclude l’amore omosessuale. A quel tempo, e per molti secoli ancora, l’unica relazione amorosa su cui si potesse riflettere, ufficialmente, era quella tra uomo e donna (non che non esistesse l’omosessualità, ovviamente: ma non la si considerava materia degna di essere dibattuta, se non con spirito censorio).

VISIONE E RIFLESSIONE In terzo luogo, il meccanismo attraverso il quale nasce e si sviluppa l’amore è definito con nettezza: prima si vede quello che diventerà l’oggetto della passione, poi si pensa continuamente (smodatamente) a esso. Visione e riflessione: è la medesima dinamica che affiora in poesie italiane del Duecento come Amore è uno desio che ven da’ core di Giacomo da Lentini: 

Amore è uno desio che ven da’ core
per abondanza di gran piacimento;
e li occhi in prima genera[n] l’amore
e lo core li dà nutricamento.
[...] quell’amor che stringe con furore
da la vista de li occhi ha nas[ci]mento:

E il linguaggio di Andrea ispira forse anche Dante nel quinto canto dell’Inferno, quando Francesca racconta dello sbocciare della passione di Paolo per lei:

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta;
[...]

L’AMORE NOBILITA Il secondo brano esprime un concetto fondativo della lirica duecentesca italiana, e soprattutto dello Stilnovo. L’amore nobilita, sia nel senso che rende più raffinate le persone rozze sia nel senso che rende più buone e compiacenti le persone arroganti; insomma, la passione amorosa ingentilisce gli animi di qualunque essere umano le sia soggetto. È l’idea che ispira versi come i seguenti, tratti da Io voglio del ver di Guido Guinizelli:

Passa per via adorna, e sì gentile
ch’abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa ’l de nostra fé se non la crede;
e’ non le pò apressare om che sia vile;
ancor ve dirò c’ha maggior vertute:
null’ om pò mal pensar fin che la vede.

La donna rende umili gli orgogliosi, e fa “pensare bene” chiunque le si avvicini. S’intende: Guinizelli (come gli stilnovisti) non pensa all’amore carnale, Andrea Cappellano sì: ma l’idea dell’amore come passione trasfigurante, che migliora l’indole di chi la prova, è la stessa.

A QUANTI ANNI SI COMINCIA AD AMARE? Il terzo brano apre uno spiraglio interessante (e divertente) sui costumi sentimentali e sessuali degli uomini e delle donne del Medioevo. Possiamo dire che il progresso, nel campo dell’igiene e della medicina, ha sensibilmente cambiato quei costumi (per esempio estendendo anche alla cosiddetta “terza età” la pratica del sesso); e che la storia della mentalità e della sensibilità ha modificato la percezione dell’adolescenza, che per il trattatista medievale è un’età inadatta all’amore («il maschio prima dei diciotto anni non può essere un vero amante perché fino a quell’età arrossisce d’ogni minima cosa, e il rossore non solo impedisce all’amore di realizzarsi ma realizzato lo spegne»), mentre per noi oggi è l’età in cui, precisamente, le passioni dominano sul raziocinio, rendendole onnipotenti (ma Andrea ha in mente l’amore coniugale, quello che richiede fedeltà e costanza; per noi post-romantici la parola amore evoca quasi immediatamente, all’opposto, quella variabilità e mutevolezza che Andrea condanna: si tratta insomma di due tipi diversi d’amore).

LA PASSIONE VA NASCOSTA Il quarto brano (Come si mantiene l’amore) mette in luce un aspetto interessante per l’interpretazione della poesia romanza del Medioevo. Tra i trovatori (e poi tra i poeti italiani) ha grande importanza il motivo del celar, cioè il dissimulare la propria passione di fronte a coloro che potrebbero danneggiarla (questi “nemici degli amanti” sono quelli che in provenzale si chiamano lauzengiers, in italiano malparlieri). Per questo essi, nelle loro liriche, non citano esplicitamente i nomi delle donne amate, ma li nascondono sotto un senhal, uno pseudonimo. E per questo nella Vita nova Dante si inventerà una donna-schermo, cioè una innamorata fittizia, che gli consenta di non manifestare pubblicamente il suo amore per Beatrice. Questa pagina del De amore codifica insomma un atteggiamento di discrezione, di riservatezza, che impronta di sé tutta la lirica antica (e che in realtà ispira anche il modo in cui ancor oggi viene vissuto l’amore: non è bene, non è educato, non è rispettoso nei confronti del partner parlare troppo liberamente delle proprie vicende sentimentali).

CHE COSA ACCENDE LA PASSIONE Il quinto brano, infine, abbozza un elenco delle circostanze che fomentano la passione: la lontananza (per Andrea non è affatto vero che «Lontano dagli occhi, lontano dal cuore»), i litigi, la gelosia, la concorrenza degli altri amanti. Insomma, più accidentata è la strada dell’amore, più gli amanti si ostinano a percorrerla. Se sia vero o no, è affidato al giudizio di ognuno: ma fa riflettere il fatto che, a nove secoli dalla scrittura del De amore, gli ingredienti fondamentali di questa passione siano rimasti più o meno gli stessi.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Dopo aver letto il testo, riassumilo indicando, a proposito dell’amore:

a che cosa è;
b quali effetti produce;
c a quale età è bene farne esperienza;
d che cosa consente di tenerlo vivo;
e come è possibile farlo crescere.

2 Se consideri la lingua nella quale è scritto il trattato e il recupero, nel suo impianto, dell’Ars amatoria e dei Remedia amoris di Ovidio, a quale pubblico ti sembra sia indirizzato questo trattato?

CONTESTUALIZZARE

3 Leggi i testi di Bernart de Ventadorn (Quando vedo l’allodola) e di Jaufre Rudel (Quando le giornate): ti sembra che in essi siano presenti alcuni dei principi codificati nel De amore?

INTERPRETARE

4 Il 7 marzo 1277 il trattato di Andrea Cappellano fu condannato dal vescovo di Parigi Etienne Tempier, che ne proibì la lettura. Tuttavia, grande fu la sua fortuna, non solo presso gli scrittori medievali, ma anche in età moderna e contemporanea. E anche più fortunato fu, naturalmente, il tema sul quale Andrea aveva riflettuto, soprattutto in età romantica. Nel 1822 il grande scrittore francese Stendhal pubblicò il saggio De l’amour (“Dell’amore”). Fai una ricerca su quest’opera e presentala alla classe attraverso una relazione scritta, mettendone anche in evidenza le analogie e le differenze rispetto al De amore.

Stampa