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I piaceri della vita

Johan Huizinga è stato uno storico olandese (1872-1945). Il suo saggio L’autunno del Medioevo, pubblicato nel 1919, è dedicato soprattutto alle corti di Borgogna e delle Fiandre del XV secolo: in questo libro, Huizinga descrive il momento di passaggio tra Medioevo e Rinascimento, partendo non tanto dai fatti politici e militari, ma dal cambiamento dei modi di vivere e di pensare (ad esempio, con il Rinascimento si afferma l’idea che vivere pienamente la propria vita con gioia sia lecito, e non un peccato).

Si suol considerare il desiderio della vita bella come l’elemento più caratteristico del Rinascimento. In essa vediamo la più perfetta armonia tra l’appagamento della sete di bellezza nell’opera d’arte e nella vita stessa; l’arte serve la vita e la vita l’arte come mai prima. Ma anche in questo caso la linea di separazione fra Medioevo e Rinascimento è stata tracciata con troppa sicurezza. La brama di rivestire la vita stessa di bellezza, l’arte raffinata di vivere, la variopinta estrinsecazione di un ideale di vita, sono assai più antiche del Quattrocento italiano. Gli stessi motivi d’abbellimento della vita che i Fiorentini continuano a sviluppare, non sono che vecchie forme medievali: Lorenzo de’ Medici, non meno di Carlo il Temerario, rende omaggio all’antico ideale cavalleresco come alla forma nobile della vita. Egli scorge nel duca di Borgogna, nonostante lo sfarzo barbarico di costui, sotto certi riguardi addirittura il suo modello. L’Italia ha scoperto nuovi orizzonti di bellezza ed ha accordato la vita su un tono nuovo, ma l’attitudine di fronte alla vita che si è soliti considerare caratteristica del Rinascimento, cioè lo sforzo di trasformare la propria vita, magari con affettazione, in un’opera d’arte, non fu punto inventata dal Rinascimento.
La grande svolta nella concezione della vita si ha piuttosto nel trapasso dal Rinascimento all’età moderna. Il cambiamento avviene quando l’arte e la vita incominciano a divergere e quando si comincia a godere l’arte non più nella vita stessa come una normale, nobile parte della gioia di vivere, ma fuori della vita, come una cosa altamente venerabile, a cui ci si rivolge in momenti di elevazione o di riposo. L’antico dualismo che separava Dio e il mondo, è tornato in tal modo sotto forma diversa, cioè come separazione fra arte e vita. Tra i piaceri della vita si è tracciata una linea. Sono divisi in due parti, una superiore, l’altra inferiore. Per l’uomo del Medioevo erano tutti peccaminosi; oggi tutti sono ritenuti permessi, ma la loro dignità morale è differente a seconda della loro maggiore o minore spiritualità.
Invariate rimangono le cose che possono trasformare la vita in un godimento. Oggi come allora sono: la lettura, la musica, le arti figurative, i viaggi, il godimento della natura, lo sport, la moda, le varie forme di vanità sociale (ordini cavallereschi, cariche onorifiche, adunanze) e lo stordimento dei sensi. Il limite tra godimenti superiori e inferiori è oggigiorno per i più fra il godimento della natura e lo sport; ma quel non è fisso. Probabilmente lo sport, per lo meno in quanto è arte del vigore fisico e del coraggio, tornerà presto o tardi ad essere ammesso fra i godimenti superiori. Per l’uomo medievale, invece, il confine stava nel migliore dei casi immediatamente dietro la lettura; persino il diletto della lettura poteva esser santificato soltanto dall’aspirazione alla virtù o alla sapienza, e, in quanto alla musica e alle arti figurative, erano buone unicamente quando servivano la fede: il godimento di per sé era di natura peccaminosa. Il Rinascimento si era liberato dall’idea della rinunzia a ogni gioia della vita come a qualcosa in sé peccaminosa, ma non aveva ancora trovato una nuova linea di separazione fra gioie superiori e inferiori; esso voleva godersi tutta la vita senza darsene pensiero.

(J. Huizinga, L’autunno del Medioevo, Sansoni, Firenze 1985)

L’autunno del Medioevo è un libro molto utile per capire il momento di passaggio tra Medioevo e Rinascimento: Huizinga crede che gli uomini del XV secolo, immersi in un mondo di violenza e di morte, cerchino di allontanarsene, trovando rifugio in un mondo alternativo di sogno, regolato da riti sociali, giochi di corte, tenzoni, arte. Naturalmente, alcuni aspetti del Rinascimento, come gli ideali cavallereschi, sono ancora fortemente legati al mondo medievale; ma con il Rinascimento (e, più avanti, con l’Illuminismo) si impone anche un nuovo modo di vedere le cose: l’uomo, anziché fuggire in un mondo creato ad hoc, cerca di cambiare il mondo in cui vive.
Huizinga, inoltre, nota come sia proprio con il Rinascimento che gli uomini cominciano ad apprezzare i “piaceri” della vita che ancora oggi anche noi consideriamo tali: il corteggiamento, la musica (laica), i viaggi, lo sport. Anche per questo il passaggio dal Medioevo al Rinascimento segna uno spartiacque importante nella cultura europea.